sabato 11 luglio 2020

Il senso della vita: Riflessioni personali


Ed eccomi qui di nuovo. Questo sarà un post un po' insolito, molto simile al precedente Che cos'è stato e cos'è per me Evangelion: un post personale. Ora come ora, giunto a trent'anni (che sto per superare), e in seguito a momenti molto difficili, mi ritrovo a pensare al mio passato e a me stesso. 
Se mi guardo allo specchio, non vedo più quel bambino sognatore che ero, con tutti i riccioli da angioletto e la propensione a fare smorfie di vario tipo (anche se alcune mie smorfie del passato le conservo tutt'ora). Da piccolo ero un grande sognatore. Più gli eventi intorno a me andavano in malora, più sentivo il bisogno di fare grandi cose. E suoniamo la chitarra! E il pittore! E lo scienziato! E il poeta! (Vincitore del premio poetico giovanile "Uomo tu Puoi" di Buttigliera Alta, mica giuggiole!)

E poi arrivarono pure i cartoni giapponesi, che contribuirono ad amplificare la mia fantasia e le mie velleità di aspirante genio di nonsochecosa. E le figurine di Magic: The Gathering, che mi hanno salvato la vita più volte, fornendomi degli amici nonostante le mie (passate) difficoltà a socializzare, e una cosa a cui fa piacere pensare, sopratutto quando la mente se ne andava -negativamente - per conto suo.
La mia vita, da piccolo, è stata molto difficile. Ma grazie ad una persona, ho potuto studiare e avere una certa "solidità" (materiale, non psicologica). E ora sono qui, adulto, con molti meno capelli ed un dottorato in Fisica, una casa in una grande città e, finalmente, un lavoro serio che non sia la solita merda precaria universitaria. Quella persona è mia madre: e solo ora, a trent'anni, forse l'ho capita. Prima della consapevolezza, che si raggiunge soltanto mediante la sofferenza e l'esperienza, la vedevo come una sorta di Maetel: a tratti dolce, a tratti terribile. Forse capendo lei ho capito la donna in generale, ma non ne sono sicuro. Tutti quelli che (ci) conoscono bene mi hanno detto che sono la versione maschile di mia madre. Ma dai, non l'avrei mai detto... Rimettiamola così allora: capendo lei ho capito meglio me stesso. Le donne rimarranno sempre un enigma, anche se per me sono fondamentali. 

 Mia madre, quando ero piccolo, mi portava sempre in giro in treno. Ancora adesso vivo senza macchina, e adoro i treni. Come Maetel, mi ha sempre protetto dalle insidie della vita (e della povertà, quando di soldi non ce n'erano, neanche per riscaldarsi durante l'inverno). Sempre come Maetel, aveva un lato "oscuro" che da piccolo mi faceva una certa paura. Le difficoltà che in seguito avrò con le ragazze forse vengono da questo. Oltre ai treni, mia madre mi ha anche passato la passione per gli anime, la letteratura e la musica.

Quando avevo quattordici anni, avevo cercato alcune risposte nell'esoterismo. In pratica: perché sono qui? Perché la gente soffre?  E giù a studiare Gurdjeff, Paramahansa Yogananda, Jung, la Cabala Ebraica ecc. 
"Bisogna lavorare su stessi! Il Centro di Gravità Permanente! Shinji/me stesso è l'uomo Cabalistico! L'inconscio collettivo mi ha detto che Odino/Raoh verrà giù dal cielo!". E intanto, con la mia prima fidanzatina delle medie era stato un disastro (e la colpa era più che altro mia), con mio padre era sempre peggio (qui il discorso era molto complesso, e non mi va di parlarne dato che ormai è morto), e non sviluppavo superpoteri alla Gesù Cristo (mannaggia). Il mio (ex) zio, che si credeva un superuomo, mi incitava in queste cose, ma una volta adulto, ho capito che si stava illudendo pure lui, e che, nonostante la maschera di maschio alpha, era un debole, e che stava fuggendo dalla realtà mediante queste cose. Le nozioni esoteriche sono per la maggiorparte cazzate, perché l'uomo, per sua natura, chiude il recinto soltanto quando i buoi son già scappati. Lo ripeto: la consapevolezza la si acquisisce soltanto vivendo, non con nozioni teoriche o facendo yoga per otto ore al giorno (ho conosciuto yogi e scrittori di esoterismo razzisti, ottusi ed intolleranti ad esempio, sia maschi che femmine). 

« Sa Florinda, che famo? Leggiamo il nuovo post di AkiraSakura?»

 Venendo al sodo, la mia consapevolezza personale è che tutto sia transitorio, e che in qualche modo vivere significhi dire addio (anche a se stessi). La cosa veramente fondamentale è come si affronta la sofferenza. La sofferenza più totale, che non finisce mai, conduce alla morte. La sofferenza temporanea, invece, apre gli occhi. La stessa cosa si potrebbe dire del piacere, che non può esistere senza sofferenza. Ma perché tutta questa sofferenza? Personalmente, penso proprio che Schopenauer avesse ragione, da acuto osservatore della natura quel'era. La realtà è l'oggettivazione di una voglia/desiderio aprioristico senza finalità alcuna. Period. Da qui la non-finalità dell'esistenza. Diversamente dagli animali, gli uomini (ma non tutti, moltissimi uomini sono meri animali travestiti), hanno la coscienza, che li mette in grado di avere un ego, che stride con la naturale impermanenza delle cose. L'ego è il nemico dei cosiddetti "mistici", ma allo stesso tempo è ciò che ci rende umani. Spetta alla vita farci trovare il giusto equilibrio dentro noi stessi, perché noi stessi siamo tutto ciò che realmente abbiamo. "Si guarisce solamente da soli" mi disse una volta mia zia. Ed è vero. Uno può ripetere ad un'altra persona, che magari ama, infinite volte la verità, infinite volte la cosa giusta, ma the real thing verrà afferrata soltanto nel momento in cui la si vivrà. Proprio per questo motivo, da adulto, penso che l'unica animazione giapponese veramente illuminata sia quella di Takahata Isao, sintetizzabile in una sola, fondamentale asserzione: devi vivere e basta. (D'altronde, scegliere la morte, come ci ricorda Schopenauer, significherebbe soltanto darla vinta alla Voglia/Wille primigenia). L'unico pezzo di esoterismo che davvero considero valido, ora come ora, è la famosa frase di Carlos Castaneda che riporto qui:

«Solo allora saprai che qualsiasi strada è solo una strada, e che non c'è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare. Ma il tuo desiderio di insistere sulla strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura e dall'ambizione. Ti avverto. Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. Questa è una domanda posta solo da un uomo molto vecchio. Il mio benefattore me l'ha detta una volta quando ero giovane, e il mio sangue era troppo vigoroso perché la comprendessi. Ora la comprendo. Ti dirò cosa è: questa strada ha un cuore? Tutte le strade sono uguali; non portano da nessuna parte. Sono strade che passano attraverso la boscaglia o che vanno nella boscaglia. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma io non sono da nessuna parte. La domanda del mio benefattore ha adesso un significato. Questa strada ha un cuore? Se lo ha, la strada è buona. Se non lo ha, non serve a niente. Entrambe le strade non portano da nessuna parte; ma una ha un cuore e l'altra no. Una porta a un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L'altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte. L'altra ti indebolisce.»

Anche io, adesso come adesso, mi sento da nessuna parte. Ma ciò non è il male, ma il luogo a cui tutto tende realmente. Questa posizione mi fa sospendere il giudizio sugli altri o sulle loro azioni: ora come ora, dentro di me, mi sento un po' come la protagonista di Kino no Tabi. Io viaggio, i miei occhi osservano, ma non mi va di giudicare. Se una cosa mi fa male alle mani, prima o poi cadrà senza che me ne accorga. Se una strada non andrà bene, se ne proverà un'altra, l'importante è avere cura di sé e non arrendersi al negativo

Ascolto questa canzone su Youtube ogni giorno, perché ci vedo un compendio di Bellezza. Lei è bellissima, l'arrangiamento è bellissimo: dico a livello di complessità. I tempi a cui rimanda paiono belli, forse perché vanno a toccare certe corde emozionali...

Forse, la cosa che realmente accende in me la scintilla è la bellezza. La donna è bellezza, perché nasce come bimba, diventa donna e poi madre. La fisica degli inizi del '900, ossia meccanica quantistica e relatività, è pura bellezza ed eleganza. Certe musiche, certi disegni, certi paesaggi della natura, sono tutte cose bellissime. Magic: The Gathering è un bel gioco, con la sua bella arte e le sue regole complesse ma armoniche. La bellezza in qualche modo è unità nella complessità. E questo vale anche per la bellezza interiore. 
Quindi sì, ben venga la vita. Altro, oltre alla vita, non c'è. La vita ingloba tutto ma allo stesso tempo conduce al nulla (la morte). E davanti allo specchio, mi chiedo a che cosa siano serviti questi trent'anni di vicende che ho passato. Eppure, ogni singolo legame, ogni singola cosa, sia positiva che negativa, ha avuto la sua giusta collocazione, il suo giusto senso, anche se agrodolce. Le cose sono andate così perché dovevano andare così, non c'è modo di cambiarle. Si può tuttavia cambiare sé stessi, diventando un tutt'uno con la vita. Anche se ho meno capelli, gli occhi più penetranti, sul mio volto si intravede un leggero, sereno sorriso. Anche se non sono poeta, non sono chitarrista, non sono un famoso scienziato né uno scrittore... forse sono tutte queste cose, ma, allo stesso tempo, nessuna di esse.
„Solo allora saprai che qualsiasi strada è solo una strada, e che non c'è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare. Ma il tuo desiderio di insistere sulla strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura e dall'ambizione. Ti avverto. Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. Questa è una domanda posta solo da un uomo molto vecchio. Il mio benefattore me l'ha detta una volta quando ero giovane, e il mio sangue era troppo vigoroso perché la comprendessi. Ora la comprendo. Ti dirò cosa è: questa strada ha un cuore? Tutte le strade sono uguali; non portano da nessuna parte. Sono strade che passano attraverso la boscaglia o che vanno nella boscaglia. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma io non sono da nessuna parte. La domanda del mio benefattore ha adesso un significato. Questa strada ha un cuore? Se lo ha, la strada è buona. Se non lo ha, non serve a niente. Entrambe le strade non portano da nessuna parte; ma una ha un cuore e l'altra no. Una porta a un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L'altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte. L'altra ti indebolisce.“

Fonte: https://le-citazioni.it/frasi/1419046-carlos-castaneda-solo-allora-saprai-che-qualsiasi-strada-e-solo-un

9 commenti:

  1. Anonimo (*lui*)13 luglio 2020 12:32

    Proverò a commentare a ragion veduta quando avrò trent'anni, sempre che per allora io non mi sia del tutto mentalmente disintegrato. Ho comunque l'urgenza di lasciare un poema, scusami!
    Al momento ne ho nove di meno, ma mentalmente mi sento, ad essere ottimisti, sedicenne. Posso dire di non aver mai vissuto momenti concretamente duri dal punto di vista materiale e di avere stimato i miei genitori e parenti e amici, credo soprattutto grazie alle esperienze che hanno vissuto e al modo in cui le hanno accolte, di volta in volta con gioia, con curiosità o con pazienza e sopportazione. Purtroppo io invece desidero estremamente stabilità e monotonia e mediocrità, e questo mi "taglia fuori dalla realtà" - sia dal punto di vista "ideale" che da quello "concreto", per così dire. Posso dire di avere (più o meno) (avuto) qualche relazione sociale e di essere (stato) stimato, di essere aiutato e di cercare (a volte efficacemente, più spesso no) di aiutare. (Avrei decisamente bisogno di vedere me stesso dall'esterno.)
    Ho sempre considerato come senso della vita la curiosità "infantile", rigorosamente indirizzata verso qualunque cosa diversa da me ovvero non in una direzione precisa, il che mi ha portato, come dicevo, a stimare e ad essere stimato. Il fatto che essa abbia tentato di specializzarsi ed evolversi si può forse considerare una scarsa crescita. Ora, spero di riuscire a concretizzare qualcosa dei miei sogni più o meno vaghi (simili ai tuoi giovanili), cosa finora mai accaduta (mi manca persino il premio di poesia giovanile! :-)), o viceversa di giungere alla stabilità e monotonia che ho spesso desiderato, anche se temo che nessuna delle due sarebbe ciò che davvero mi servirebbe.

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    1. Anche se scegli la monotonia, arriveranno lo stesso gli scossoni. Non si scappa dalla vita!

      Gurdjeff diceva che bisogna vedersi dall'esterno sì, ma finché sei nella tua cameretta da solo magari ci riesci, il problema è farlo in situazioni di tensione. Per questo le tecniche di costruzione del sé sono abbastanza limitate.

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  2. La vita è un mistero. Tutti ne siamo vittime (anche io nel mio piccolo sto con Schopenauer), non conosco Gurdjeff ma credo che "bisogna vedersi dall'esterno" sia riferito all'interazione sociale e, soprattutto in stuazioni di tensione, serve proprio a conoscersi e a crescere. Lasciami dire che osservare senza giudicare è una delle nozioni esoteriche che tu definisci cazzate: giudicare è come respirare, se non lo fai muori (magari non fisicamente ma psichicamente).. forse ci riescono quelli che raggiungono l'illuminazione (altra nozione esoterica?)..
    Saluti da un tuo lettore

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    1. Forse è proprio vero che i santi non sanno di esserlo... altra nozione "esoterica" direi. Quanta verità nel tuo commento comunque. :)

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    2. Quello che intendevo comunque in sostanza è questo: nonostante io abbia studiato tanto esoterismo da ragazzino, ho fatto comunque degli errori madornali nella mia vita. Ora che ho perso pure la mia fidanzata storica, anche se qui la "colpa" non è soltanto mia ma di entrambi, ho iniziato a capire molte cose nel dolore, cose che magari prima recitavo a memoria come fanno molti sedicenti esoteristi.

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    3. Di solito dopo Schopenhauer si passa a Kierkegaard: la vita può essere compresa solo all'indietro ma va vissuta in avanti.
      Forse studiare certe cose non ti esime dal commettere errori ma ti permette di rifletterci analiticamente ed evitare di ripeterli facendone esperienza (il nome che diamo ai nostri errori-Oscar Wilde). E' più facile a dirsi che a farsi, io ammetto di non riuscirci quasi mai.

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    4. Si è tutto facile a dirsi perché siamo umani, e la natura umana è una brutta cosa.

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    5. "Di certo nella vita non ci sono solo incontri felici, ci sono anche tanti avvenimenti tristi e dolorosi. È molto difficile accettare che certe sventure siano volute dal destino e che non si sia nulla che possiamo fare per evitarle, però la mia idea è questa: probabilmente anche gli eventi tristi e dolorosi hanno un significato. Alla fine non esistono avvenimenti inutili, perché dopotutto io credo nel destino."
      - Ringo Oginome

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    6. In un certo senso sì, sta a noi trovare il significato delle giornate di pioggia, anche se è più difficile. Poi il sole arriverà.

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