martedì 6 ottobre 2020

Il Danno

 

Sono andato fino a Udine un po' per simulare, per rivivere, ciò che avevo perso. Perché la mia compagna abitava in un'altra città, una città molto simile a Udine. Sono andato a trovare un'amica: e senza neanche dei secondi fini, se devo essere sincero. Volevo soltanto passare davanti al Veneto, in treno, dove vive quella che era la mia donna/ex convivente, che ora non c'è più, per cercare di capire se avrei potuto tornarci per rivedere i miei amici veneti senza scoppiare a piangere. Tipo la stazione di Padova, dove l'avevo conosciuta per la prima volta. O Bassano, dove ci eravamo divertiti un mondo. 

La mia amica di Udine, se la mia ex era una "bimba" semplice, dolce e solare, è una cupa dark lady. Quando dico "dark lady" non intendo una metallara che fa finta di essere pericolosa e misteriosa. Intendo una roba tipo Il danno di Josephine Hart. 

 

In passato questa ragazza è stata danneggiata. I tagli sulle braccia e sulle gambe che si infligge/infleggeva sono il riflesso di ciò che le è stato fatto. Il suo corpo è come una rosa nei suoi anni migliori, ma con le spine conficcate verso l'interno anziché verso l'esterno.

Il danneggiamento in natura si ripercuote sempre su ciò che sta intorno. Mi chiedo talvolta se esista un danneggiamento intrinseco, ontologico,  ossia se il "danno" in quanto tale sia la vera essenza delle cose, e che tutto, nonostante le mirabili leggi della fisica, sia venuto fuori dal nulla in modo tossico e poco oculato. Il Noumeno di cui parlava Schopenauer? Credo di sì, intendo qualcosa di simile.

Mi ha sempre attratto questo archetipo della dark lady, perché mi ci ritrovo molto: non a caso ho sempre adorato la Fosca di Tarchetti. Il protagonista, tra la "bimba" e la dark lady, sceglie la dark lady, che è la personificazione della morte, e si fa uccidere durante un amplesso.

Ma la dark lady è molto bella e gentile, ti capisce subito al volo, quindi è piacevole stare con lei. Non ho paura delle cose terribili sul suo passato che mi dice in confidenza, né la vedo come una persona malata da compatire. Mi fa vedere il suo autoritratto, in un bar. La sedia su cui si è disegnata sembra una persona che la tira dentro; la faccia è martoriata da brutali colpi di penna. C'è un meccanismo, nell'inconscio di questa ragazza, che le suggerisce di odiarsi, di distruggersi. A tenerla su, medicinali e qualche amico, spesso di sesso maschile (la bella ragazza problematica stimola sia sentimenti paterni che predatori nell'uomo: un mix micidiale). 

 


Non mi faccio problemi a offrirle qualsiasi cosa, mi basta che per le due giornate in cui sarò lì sia un minimo felice. E' anche un modo per non sentirmi una merda io, dato che, nonostante il lavoro e la mia nuova vita in solitaria vadano bene, ultimamente non brillo certo di autostima.

Il tempo è grigio e plumbeo, e non avverto di certo, a Udine, il calore che provai a Vicenza. 

Andiamo nella comunità di recupero in cui vive, e mi fa vedere alcune sue opere che mi piacciono molto. Sono foto o collage di braccia piene di tagli. Sono la rappresentazione del suo dolore, che cerca di sublimare mediante l'arte. Nonostante non abbia mai finito le scuole per via dei suoi problemi, è molto intelligente e si diverte a psicoanalizzarmi. La cosa mi intriga.

Questi ammiccamenti filosofici si alterneranno a copiosi leit motiv sul sesso, estremo o no (altro modo per sublimare) , o riflessioni sui nostri rispettivi passati personali, mentre fuori dal centro commerciale in cui ci eravamo rifugiati scoppiava un acquazzone. Certamente, andare a Udine è servito: siamo entrambi convinti che, bene o male, un minimo ci capiamo. Consolazione reciproca credo.

Per la cena lei si mette in tiro, bella come non mai, e durante l'aperitivo inizia a parlare dei suoi progetti di vita (cosa che mi rincuora in un certo senso). Io tra me e me penso a tutto quello che invero non sono diventato, e ai miei grigi, infiniti anni su libri pieni di equazioni e concetti complessi. Ma anche io, come lei alla sua età, volevo essere tipo un artista, o un qualcosa di semplice, di "artigianale". O uno psicologo, volendo. 

Mi chiede se voglio comprare una casa a Udine, ma declino l'offerta. Queste cittadine non fanno proprio per me, mi ricordano in qualche modo la provincialità di mio padre.  

 

 

Durante la cena, siamo più silenziosi. La cucina Friulana è molto pesante,e in un certo senso mi sento fisiologicamente saturo. In un pub, davanti ad un bicchiere di Molinari, ci riaccendiamo. Fra lunghissimi discorsi su fisica e filosofia,  metto in chiaro che mi piace, ma che in generale non me la sento di avere una relazione. Anche lei, per ovvi motivi, concorda. Poi si stupisce che io non sia scappato prima, e inizia a dirmi cosa vorrebbe da un uomo. E che è egocentrica, che vuole tutto, che uno deve accettare il fatto che lei si possa o debba suicidare ad un certo punto della sua vita. Che è di facili costumi, che non ha aspettative dalla vita, no figli, no matrimonio. Tutte cose che mi aspettavo da una personalità borderline. In un certo senso, essere al di là dalle convenzioni sociali, con la morte in tasca, conferisce un potere immenso, anche se illusorio, perché poi c'è la sofferenza correlata al fatto di essere perennemente tagliati fuori, di essere degli esclusi.

Ai suoi traumi passati si aggiunge altresì l'anomia del nostro tempo. L'ego smisurato, sia se siamo coscienti o no di averne uno, in questo caso è l'unico appiglio che rimane per non cadere nel baratro del vuoto più totale. Si tratta di una reazione meccanica, citando Boogiepop Phantom (del quale guardacaso la mia amica sembra quasi un personaggio)

La serata finisce con lei che mi dice che sono frustrato, che sono eccitato dalle pratiche erotiche che mi ha descritto durante il pomeriggio e basta. Le dico che secondo me queste cose non colmano certi vuoti, e che se la volessi solo per il sesso, sarei andato semplicemente con una prostituta. Molto probabilmente, anche chi non è stato programmato per amare necessita pur sempre di amore (la programmazione di cui parlo è correlata al rapporto con la madre nella prima infanzia, "mother is the first other", e qui la mia amica diventa una sorta di Asuka). A questo punto, mi bacia molto intensamente, e poi se ne va, racattata, come prestabilito, da un suo "amico".

Rimane Udine nella notte, con l'aria gelida che mi arriva sul capo ricurvo a guardare per terra mentre brancolo nel buio. 

L'indomani dice di essere andata a dormire alle sette, e che quindi non ci sarà. 

Vagherò per Udine come un fantasma, con una leggera preoccupazione che col suo "amico" non siano successe cose brutte, dato che di cose brutte ne ho viste molte pure io. 

E poi esce il Sole, vedo della gente felice, delle donne con degli uomini e con dei bambini. Gente che suona per la strada, che fa foto, che ride, che vive. Cerco di non sentirmi un estraneo, cosa che in un certo senso mi sono sempre sentito in mezzo agli altri, e di pensare che un giorno, forse, potrò anche io essere felice come loro, con qualcuno accanto che mi ami veramente, anche nei miei momenti più cupi. Perché la dark lady, in fondo, è una sfumatura della mia anima. Ma bisogna cercare di non cedere all'inevitabile negativo che è in noi e fuori di noi.


Durante il viaggio di ritorno, quando passo davanti a Vicenza, plumbea anche lei, sento il vuoto ingigantirsi nel mio corpo. Ma neanche una lacrima. Per contrastarlo, cerco di ripensare alle sensazioni di cui sopra. 


Ora il treno sfreccia nel buio. Le immagini della serata precedente sono sfocate, il paesaggio fuori dal finestrino è veloce e mutevole. Così ho conosciuto la mia dark lady, e prima di lei, la bimba solare, proprio come il protagonista di Fosca. Entrambe mi hanno lasciato qualcosa, e ora sono qui, solo con me stesso.  

Sono sul treno della vita, proprio come quello di Matsumoto.

2 commenti:

  1. Questa tua malinconia ti ha reso particolarmente ispirato. D'altro canto anche il nostro amato Anno ha partorito il suo capolavoro nel suo peggior periodo. In ogni caso, ti mando un caloroso abbraccio e un sincero augurio per il futuro. Ciao! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie! In questo post c'è praticamente la sintesi di un libro che avrei voluto scrivere anni fa, ossia una sorta di Fosca ai giorni nostri. La dark lady che avevo immaginato era esattamente come quella che ho conosciuto nella vita reale. Ci sono due dark lady comunque, quella dentro me e quell'altra in carne ed ossa. Quella dentro di me è la più pericolosa sicuramente. Quella fuori di me invece penso sia nel pieno della sua apocalisse adolescenziale. I tagli, il suicidio... fenomeni di disagio interiore, ma comunque struggenti nella loro banalità. Vivere, e sopratutto vivere cercando di amare, è la cosa più coraggiosa, più impegnativa, più consapevole ed egotisticamente distaccata di tutte.

      Elimina