Nel 2011 si era molto parlato di Mahou☆Shoujo Madoka Magica, una serie animata giapponese di quell'anno, anche nota col titolo internazionale in latino (!) classico (!!) di PUELLA MAGI MADOKA MAGICA (si pronuncia "puèlla màGHI màdoka màGHIca", con la fonetica restituta). Persino sulle varie board online nostrane vi era stata una certa frizione tra sostenitori e detrattori dell'anime, dove la critica più comune che veniva mossa verso l'opera di Shinbou Akiyuki e Urobuchi Gen era quella di un eccessivo, nauseante manierismo espressivo, ovverosia il suo replicare Sailor Moon, Narutaru, Bokurano, persino Pretty Cure, ma senza la verve del passato, quanto piuttosto e per contro applicandovi un'estetica loli-moe esasperata, compiaciuta e allucinata (allucinante?), frammista a sprazzi di scene e scenari che si sarebbero potuti definire post-dada, ecc. C'era inoltre chi paragonava la serie alla coeva Mawaru Pingdrum di Ikuhara Kunihiko, con cui in effetti non aveva e non ha nulla a che spartire, da cui ulteriore fraintendimenti di lettura. Detto tutto questo, è platealmente ovvio che Madoka Magica sia innanzitutto un'opera creata da otaku marci e rivolta e dedicata ad altri otaku marci,
e quindi pienamente postmoderna e
intimamente, strutturalmente autoreferenziale, decadente e degenerativa, oltreché pornograficamente violenta e voyeuristicamente lubrica. In pratica si tratta si qualcosa di realmente, e forse volutamente, disgustoso. Più che la tipica sospensione di incredulità di una narrazione fantastica, quest'opera parrebbe quasi voler instaurare nel pubblico una sorta di "sospensione di dignità", come a stipulare tra autori e fruitori un patto-non-detto di vittimistica e indulgente autocommiserazione dell'essere dei patetici reietti sociosentimentali. Tuttavia, come spesso accade con la finzione giapponese, anche dinanzi ai peggiori deragliamenti di depravazione, la serie ha comunque un
significato preciso, forte e chiaro, che chi scrive ritiene di valore. Credo sia per questo che, in passato (anche se con un usuale ritardo, perché sono tardo) mi sforzai, quasi mi violentai a guardare gli episodi fino all'ultimo, sorbendone l'amaro veleno sino a ingollarne sinanco l'aspro calice. Il significato vale più di tutto, il contenuto prima della forma, sempre, sempre. Eppure, scoprii con mio sommo sgomento, alla gran parte degli "appassionati" italiani sembra che il senso ultimo di questa serie sia tragicamente
sfuggito, dunque in questo post – privo di qualsivoglia tempismo – cercheremo di enuclearlo così da metterlo in brillante luce. Perché non è mai troppo tardi per capire qualcosa, o il bene di non si sa chi, come sempre. Dacché ognuno so salva da sé.
