martedì 6 ottobre 2020

Il Danno

 

Sono andato fino a Udine un po' per simulare, per rivivere, ciò che avevo perso. Perché la mia compagna abitava in un'altra città, una città molto simile a Udine. Sono andato a trovare un'amica: e senza neanche dei secondi fini, se devo essere sincero. Volevo soltanto passare davanti al Veneto, in treno, dove vive quella che era la mia donna/ex convivente, che ora non c'è più, per cercare di capire se avrei potuto tornarci per rivedere i miei amici veneti senza scoppiare a piangere. Tipo la stazione di Padova, dove l'avevo conosciuta per la prima volta. O Bassano, dove ci eravamo divertiti un mondo. 

La mia amica di Udine, se la mia ex era una "bimba" semplice, dolce e solare, è una cupa dark lady. Quando dico "dark lady" non intendo una metallara che fa finta di essere pericolosa e misteriosa. Intendo una roba tipo Il danno di Josephine Hart. 

venerdì 25 settembre 2020

Dictators, Saviors and Refugees

 

And I, too, live inside me and very often don't know who I am,
I know, I'm not a hero, I hope that I'm not damned
I'm just a man, and killers, angels, all are these,
Dictators, saviors, refugees
In war and peace
As long as Man lives
 
Un breve post riflessivo. "Sei il mio Salvatore" mi diceva la persona che motivava la mia vita.  Volendo essere sincero, il mio ego era compiaciuto da queste esternazioni. Certo, la avevo tolta da una situazione abbastanza imbarazzante, facendole superare un brutto periodo. In qualche modo, il "salvarsi" era stata una cosa reciproca. Ma salvarsi da cosa? Dalla tristezza, dalla solitudine? Perché proiettandoci uno nell'altro, aspettative di vita incluse (almeno per quanto mi riguarda), avevamo dimenticato che ci eravamo salvati da noi stessi. 
Ma "noi stessi" è una cosa da cui non si può fuggire. Ed ecco che, con il passare del tempo, il Salvatore diventava Tiranno, e il salvato diventava Vittima (quanto è comodo sentirci sempre Vittime di qualcosa o qualcuno). O viceversa. 
Dictators, Saviors and Refugees, proprio come cantava Hammill. 

martedì 15 settembre 2020

Instagram e Kojève: riflessioni personali

 

 Era inevitabile che, dato il mio "nuovo" status di single - che si protrarrà per anni, credo... ma va bene così -, prima o poi sarei finito su Instagram. Ma mi ha terrorizzato, ancora più di Facebook (che bene o male mi serve per stare connesso con gli eventi/amici che riguardano il mondo di Magic:The Gathering, che per me, ora come ora, oltre ad essere una passione, è anche un modo per arrotondare lo stipendio). 

Ma perché un social basato sulle foto dovrebbe farmi paura? Perché vedo che in esso, ormai, la sessualizzazione tipica della società liquida del consumo ha raggiunto vette inenarrabili. C'è la ragazzina di quindici anni in pose osè che si fa seguire da milioni di cinquantenni arrapati, c'è quella oggettivamente brutta che crede di essere una diva, e che spalanca le cosce normodotate per ricevere qualche migliaio di like. E così via. Lo spettacolo è raccapricciante anche sul fronte maschile: novelli sosia di Fabrizio Corona, tatuati, mafiosi e palestrati, stabiliscono i nuovi canoni virtuali di ciò che un uomo dovrebbe essere. E le donne, imprigionate negli standard stabiliti dall'I.A., fanno foto tutte uguali (tipo quella classica dove fanno vedere gambe e piedi) con il seguitone di follower sbavanti che le seguono.  La comunicazione è nulla: aggiungono o vengono aggiunte solo per avere follow o like, in modo tale da compiacere il loro ego narcisistico-ipertrofico, accresciuto dall'illusione di non essere meri oggetti (fanta)sessuali destinati a svanire in un click.

sabato 11 luglio 2020

Il senso della vita: Riflessioni personali


Ed eccomi qui di nuovo. Questo sarà un post un po' insolito, molto simile al precedente Che cos'è stato e cos'è per me Evangelion: un post personale. Ora come ora, giunto a trent'anni (che sto per superare), e in seguito a momenti molto difficili, mi ritrovo a pensare al mio passato e a me stesso. 
Se mi guardo allo specchio, non vedo più quel bambino sognatore che ero, con tutti i riccioli da angioletto e la propensione a fare smorfie di vario tipo (anche se alcune mie smorfie del passato le conservo tutt'ora). Da piccolo ero un grande sognatore. Più gli eventi intorno a me andavano in malora, più sentivo il bisogno di fare grandi cose. E suoniamo la chitarra! E il pittore! E lo scienziato! E il poeta! (Vincitore del premio poetico giovanile "Uomo tu Puoi" di Buttigliera Alta, mica giuggiole!)

martedì 7 luglio 2020

OFF: Recensione

Sviluppatore: Mortis Ghost (Martin Georis)
Piattaforma: PC (Rpg Maker 2003)
Character Design: Mortis Ghost
 Musica: Alias Conrad Coldwood
  Durata: 4 ore di gioco circa
     Anno di uscita: 2007


OFF, insieme a Yume Nikki, è uno dei videogiochi amatoriali più "strani" e "famosi" mai creati da un singolo individuo utilizzando Rpg Maker 2003. Allo stesso modo di Yume Nikki, OFF, pur essendo sviluppato da un ragazzo belga, ne condivide il mood estremamente cupo e malato: OFF è una vera e propria odissea nel mal di vivere contemporaneo. 
Dotato di un fandom molto ristretto e underground, nel quale figura altresì Toby Fox, il creatore del ben più famoso Undertale (il quale è palesemente ispirato a OFF), il gioco si presta a più livelli di lettura, il cui denominatore comune è certamente il nichilismo e il senso di vuoto che ne deriva. 
Se Yume Nikki era una rappresentazione di solitudine e violenza interiore, OFF, la cui metanarrazione si contorce su famiglia nucleare e società dei consumi, portando di fatto al nulla (come dice il titolo stesso del gioco: la switch OFF che spegne ogni cosa, ogni ideale, la stessa vita), sebbene sia anch'esso a suo modo incentrato sul tema della solitudine, è molto più filosofico in senso lato. Il protagonista è "Il battitore", un giocatore di Baseball (!) con la sacra missione (a suo dire) di purificare il mondo, ed è aiutato dai suoi tre add-ons Alpha, Omega e Epsilon, i quali rimandano alla trinità divina Cristiana. Il mondo in questione è infantile (infatti una delle interpretazioni del gioco è che sia il prodotto di un bambino), ma allo stesso tempo alienante, in cui degli impiegati denominati "Elsens", contrariamente al battitore, sono deboli e privi di ideali, e si fanno esplodere la testa a furia di fare lavori monotoni che riguardano numeri, produzione di zucchero (che nel gioco è un vero e proprio elemento naturale, assieme ad esempio alla plastica e al metallo, materie prime dei prodotti di consumo) e così via.