sabato 29 novembre 2014

Princess Sarah (Lovely Sara): Recensione

  Titolo originale: Shoukoujo Sara
Regia: Fumio Kurokawa
Soggetto: Hidemi Kamata, Ryûzô Nakanishi, Keiko Mukuroji, basato sul romanzo "La Piccola Principessa" di Frances Hodgson Burnett
Sceneggiatura: Ryuuzou Nakanishi
Character Design: Shunji Saida
Musiche: Yasuo Higuchi
Studio: Nippon Animation
Formato: serie televisiva di 46 episodi
Anno di trasmissione: 1985


Le vicende di "Princess Sarah" avvengono nella tetra Londra vittoriana. Sarah Crewe è la figlia di una ricca famiglia Inglese residente in India, e da poco si è trasferita in Inghilterra, presso il rinomato collegio femminile di Miss Minchin. All'intelligente Sarah, orfana di madre, rimane sono più il padre, il quale, una volta portata la figlia al collegio, è costretto a tornare in India per lavoro. In seguito ad una disgrazia, avrà inizio la triste e drammatica avventura di Sarah, la quale diventerà poverissima; una vera e propria schiava, maltrattata e derisa dai suoi ipocriti, invidiosi e spietati aguzzini: Miss Minchin, Miss Lavinia e i loro rispettivi lacché. Le crudeltà che dovrà subire la piccola la porteranno addirittura ad un passo dalla morte...

lunedì 24 novembre 2014

Simoun: Recensione

Titolo originale: Simoun
Regia: Junji Nishimura
Soggetto: Fūkyōshi Oyamada
Character Design: Asako Nishida
Musiche: Toshihiko Sahashi
Studio: Studio Deen
Formato: serie televisiva di 26 episodi
Anno di trasmissione: 2006


Incredibile come certe opere d'animazione possano passare del tutto inosservate al grande pubblico, senza che venga loro dato un minimo di attenzione o di interesse nonostante il pregio di cui si possono fregiare. Simoun è di certo un esempio eclatante di questo fenomeno che, ingiustamente, lo ha reso quasi sconosciuto ai più. In effetti difficile è immaginare il target di pubblico a cui sia ipoteticamente destinata una tale opera, data la pesantezza e difficoltà dei temi trattati ci si rende conto che abbiamo di fronte una serie estremamente di nicchia.

sabato 22 novembre 2014

serial experiments lain: Recensione

 Titolo originale: serial experiments lain
Regia: Ryutaro Nakamura
Soggetto: Production 2nd (Yoshitoshi ABe, Yasuyuki Ueda)
Sceneggiatura: Chiaki J. Konaka
Character Design: Yoshitoshi ABe (originale), Takahiro Kishida
Musiche: Reiichi Nakaido
Studio: Triangle Staff
Formato: serie televisiva di 13 episodi
Anno di trasmissione: 1998


La società giapponese degli anni novanta entrò definitivamente nella postmodernità. Le problematiche legate ad una società che doveva cambiare repentinamente, con continuità, al fine di contrastare la dilagante crisi economica adattandosi nel contempo all'esponenziale sviluppo del settore terziario, indussero un grande disagio nella gioventù dell'epoca, che si sentiva svuotata e senza punti di riferimento stabili su cui contare. I creatori di anime degli anni novanta avevano ben chiaro il tipo di prodotti che potessero soddisfare un pubblico del genere, e sapevano bene che, ovviamente, i casi più problematici di consumatori ossessivi-compulsivi si rifugiavano in un crescente escapismo virtuale a base di internet e di videogiochi, tutti neonati artifici in grado di mettere al riparo una gioventù sempre più debole ed alienata da un'acerba, frenetica e caotica realtà esterna. Insomma, con l'avvento in Giappone della postmodernità (intesa nella sua accezione sociologica e filosofica), i vagiti di postmodernismo già osservabili in alcune opere d'animazione degli anni settanta e ottanta presero definitivamente piede, arrivando in alcuni casi a rinunciare completamente ad una struttura narrativa lineare e coerente, preferendo mettere in scena i problemi psicologici e sociologici di una società giapponese appena uscita dalla sua breve, ma intensa, fase moderna. "serial experiments lain" (con la "s" minuscola) è una di queste opere, e si dimostra ancora oggi attualissima, giacché registi postmoderni attuali - come ad esempio Masaaki Yuasa: si pensi al suo notevole "The Tatami Galaxy" - fanno intendere dai loro lavori che il Giappone di oggi sia più che mai postmoderno; e che le tematiche sociologiche e speculative legate alla suddetta corrente di pensiero facciano ancora molta presa sui giovani giapponesi dell'attuale generazione. 

domenica 16 novembre 2014

La Storia della Principessa Splendente: Recensione

 Titolo originale: Kaguya-hime no monogatari
Regia: Isao Takahata
Soggetto: basato sull'antico racconto popolare giapponese "Taketori monogatari"
Sceneggiatura: Isao Takahata, Riko Sakaguchi
Character Design: Ken'ichi Konishi
Musiche: Joe Hisaishi
Studio: Studio Ghibli
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 2013


Nel 2013, con "Kaguya-hime no Monogatari", Isao Takahata - uno dei più grandi registi della storia dell'animazione giapponese - lascia ai posteri il suo testamento spirituale, un'opera estremamente essenziale e allo stesso tempo molto profonda e densa di simbolismi. Il film è basato su un antico racconto popolare giapponese, il "Taketori no Monogatari"; tale soggetto, estremamente atavico e quanto mai distante dall'attuale cultura occidentalizzata del Giappone moderno, viene plasmato dall'inconfondibile stile dell'autore, il quale gli conferisce uno stile evanescente e strettamente personale.

sabato 15 novembre 2014

Blame!: Recensione

Titolo: Blame!

Autore: Tsutomu Nihei

 Tipologia: Seinen

 Edizione italiana: Panini Comics

Volumi: 10

Anno di uscita: 1998


   
 "maybe on earth, maybe in the future"

Quando pensiamo alle caratteristiche peculiari che ogni buon manga (in via generale) dovrebbe presentare, solitamente mettiamo in primo piano elementi come una trama avvincente, personaggi ben caratterizzati, una narrazione fluida et similia. Tale genere di valutazioni e di aspettative, tuttavia, viene completamente stravolto e privato di senso quando ci si approccia ad un manga come Blame. Non aspettatevi dunque una trama che catturi, che sia corposa o facilmente decifrabile, non aspettatevi personaggi carismatici con solidi background, non aspettatevi di capire qualcosa fin da subito (anzi non aspettatevi proprio di capire qualcosa). Tutto ciò non ha veramente importanza. Nihei non punta su questi elementi, almeno, non principalmente. Si tratta quindi di un fumetto decisamente atipico, per apprezzarlo veramente si deve assumere un punto di vista diverso dal solito.

Anatolia Story: Recensione

 Titolo originale: Sora wa akai kawa no hotori

 Titolo inglese: Anatolia Story 

Autore: Chie Shinohara

 Tipologia: Shoujo Manga 

 Edizione italiana: Star Comics

Volumi: 28

Anno di uscita: 1995 

 

Yuri è una ragazza giapponese come tante altre, che, un giorno come un altro, viene trasportata indietro nel tempo a Hottusa, la capitale dell'antico impero Ittita. La quindicenne è stata invocata attraverso un incantesimo dalla regina Nakia, la spietata vedova imperiale, che la vuole utilizzare come sacrificio umano: il sangue di Yuri è infatti l'elemento chiave di cui la regina ha bisogno per lanciare una maledizione contro i principi Ittiti, in modo da far salire al trono il suo prediletto figlio Giuda. La storia del manga progredisce attraverso un percorso di crescita personale della giovane Yuri, la quale, oltre ad avere una difficile storia d'amore con principe Kail Mursili, dovrà allo stesso tempo sfuggire ai molteplici tranelli e intrighi di corte orditi dalla vedova imperiale. Nelle selvagge e arcaiche terre del fiume rosso il bagaglio culturale della protagonista, derivante dalla sua precedente esistenza nel mondo moderno, sarà fondamentale, e contribuirà, unito alle sue doti militari e al suo innegabile buonsenso, alla sua ascesa verso lo status di incarnazione vivente della dea Isthar presso il popolo Ittita.

sabato 8 novembre 2014

Gosenzosama Banbanzai!: Recensione

  Titolo originale: Gosenzosama Banbanzai!
Regia: Mamoru Oshii
Soggetto & sceneggiatura: Mamoru Oshii
  Character Design: Satoru Utsunomiya
Direttore Artistico: Yuji Ikeda
Musiche: Kenji Kawai
Studio: Studio Pierrot
 Formato: serie OVA di 6 episodi
Anni di uscita: 1989 - 1990


"Gosenzosama Banbanzai" è un miniserie di OAV del 1989 sceneggiata e diretta da Mamoru Oshii, celebre autore noto per film quali "Ghost in the shell", "Lamu-Beautiful dreamer" e "Patlabor".
Inizio anni '90, periodo in cui il giovane Oshii era in una fase ancora sperimentale del suo percorso artistico, in cerca di nuove modalità espressive e di narrazione. Questa piccola serie di soli sei OAV ne è una controprova evidente, considerato lo stile decisamente non convenzionale che la caratterizza. Come fin troppo spesso succede, perle di questo spessore cadono nel dimenticatoio dei capolavori ignorati dal grande pubblico, nonostante il pregio di cui si possono fregiare, risultando ben al di sopra della maggior parte dei prodotti mediocri che dilagano negli ultimi tempi, i quali tuttavia godono di un un successo strabiliante e quantomai immeritato.
Quando parliamo di "Gosenzosama Banbanzai" ci stiamo riferendo quindi a un'opera estremamente di nicchia, adatta a un pubblico ristretto di appassionati.

venerdì 7 novembre 2014

Kanashimi no Belladonna: Recensione

Titolo originale: Kanashimi no Belladonna
Regia: Eiichi Yamamoto
Soggetto: basato sul libro "Satanism and Witchcraft" di Jules Michilet
Sceneggiatura: Yoshiyuki Fukuda, Eiichi Yamamoto
Character Design: Kuni Fukai
Musiche: Masahiko Satou
Studio: Mushi Productions
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 1973


"Kanashimi no Belladonna", alias "Belladonna della Tristezza", è una rilettura dell'emancipazione femminile in chiave psichedelica e postmoderna. Concepito originariamente da Osamu Tezuka e diretto da Eiichi Yamamoto, questo film è l'ultimo della trilogia Animerama, comprendente "Cleopatra" e "A Thousand & one Nights", entrambi diretti da Tezuka stesso prima del suo abbandono della Mushi Productions per dedicarsi completamente ai manga. Misconosciuto e intellettualoide capolavoro visivo anni '70, "Kanashimi no belladonna" è un concentrato di arte visuale decisamente d'avanguardia.