giovedì 16 aprile 2026

Addio alle armi, un romanzo di Ernest Hemingway


Ero da tempo alla ricerca di un libro in cui perdermi, di una storia che in qualche modo mi catturasse portandomi in un mondo altro ben distante da questa rovinosa contemporaneità che tutti stiamo vivendo. Un sabato pomeriggio, spulciando tra gli scaffali del secondo piano della Feltrinelli di Torino, sotto consiglio di mia madre, direi che questo libro l'ho infine trovato. Farewell to Arms mi  ha permesso per un po' di giorni di fuggire dalla realtà ma è comunque una letteratura del reale, con i suoi dialoghi secchi, le sue descrizioni quasi cinematografiche, i suoi avvenimenti di guerra in cui l'invenzione autoriale è palesemente ridotta al minimo (Hemingway fece effettivamente l'autista di ambulanze in Italia durante la WWI e durante quel periodo ebbe altresì una storia d'amore con un'infermiera inglese). I luoghi narrati sono anche i miei di luoghi, dei luoghi in cui ho amato, e forse è anche per questo che il romanzo mi ha preso così tanto: Milano, Udine e l'alto Vicentino. 

giovedì 2 aprile 2026

Rivedere Megazone 23 nel 2026


"Il mondo sta cambiando, non sarà più possibile vivere facendo ciò che ci piace", ammette a un certo punto uno dei personaggi di Megazone 23, un OVA che un Io abbastanza diverso da quello attuale aveva recensito molti anni fa. Il cartone animato, o anime che dir si voglia, è un prodotto degli anni ottanta, gli anni della guerra fredda e del (fittizio) boom economico giapponese, la cosiddetta baburu keizai, per chi volesse approfondire. La storia è questa: Shogo è un ragazzotto che si muove per una vibrante,  colorata e caotica Tokyo anni ottanta; a un certo punto entra per caso in possesso di una gigantesca moto in grado di trasformarsi in un robottone, un'arma segreta sviluppata dal governo; poi vabbè, conosce la bella Yui, la tipica ragazza che la darebbe volentieri a un vecchio pur di avere una parte in un film di serie B (trattasi di una questione etologica, diciamo, forse non c'entra lo spirito del tempo). Messa così sembrerebbe una roba banale, e in effetti 'sto Megazone 23 un qualcosa di banale lo è, dico almeno a livello di sceneggiatura (come mai i militari ammazzano la ragazzina che gira il film amatoriale sulla supermoto di Shogo ma lui di fatto è libero di tenersela e di farci ciò che vuole? Boh!). La cosa che nel duemilaventisei colpisce duro, comunque, è la seguente: la Tokyo in cui si muovono i personaggi, o meglio,  il mondo di benessere e prosperità in cui avvengono le vicende, di fatto è una simulazione gestita da un supercomputer, il cosiddetto Bahamut (e no, Matrix non esisteva ancora nel 1985). E  il mondo reale è cosa ben diversa dall'illusione: la Tokyo dei miracoli economici di Shogo e dell'arrapata Yui è un  simulacro contenuto all'interno di un'astronave gigantesca i cui militari, gli unici a conoscere il segreto di Bahamut, sono in perenne lotta contro indecifrabili forze aliene. Una volta che Bahamut viene spento dagli uomini di guerra e potere, ed ergo il velo di Maya squarciato, Shogo, Yui e compagnia brutta devono imparare a fare i conti con un mondo completamente diverso da quello a cui erano abituati. Ma non ne hanno gli strumenti, sono stati colti alla sprovvista.