sabato 27 dicembre 2014

Nozomi in the Sun (Jane e Micci/Che segreto!): Recensione

Titolo originale: Sasurai no Taiyō
Regia: Chikao Katsui
Soggetto: basato sul manga di Keisuke Fujikawa e Mayumi Suzuki
Sceneggiatura: Keisuke Fujikawa, Hiroyuki Hoshiyama, Shunichi Yukimuro
Character Design: Shinya Takahashi
Musiche: Hideki Fuyuki
Studio: Mushi Production
Formato: serie televisiva di 26 episodi
 Anno di trasmissione: 1971


"Sasurai no Taiyou", conosciuto in italia per i suoi adattamenti denominati "Jane e Micci" e "Che Segreto!" è il primo anime musicale della storia. Non esistendo alcun gruppo di fansub inglese che si sia preso l'onere di fornire un'adattamento fedele all'originale, ho dovuto seguire l'anime nella sua versione "Che Segreto!", nella quale i nomi dei personaggi sono stati italianizzati. L'opera tratta la storia di Nozomi (Nicoletta), una ragazza di umili origini la quale deve farsi strada nel mondo della musica partendo da zero; molteplici saranno i colpi bassi, le torture psicologiche e le cattiverie pure delle quali ella sarà l'oggetto, sopratutto da parte della sua odiosa rivale Miki (Michela), una ragazza ricca, altolocata, che ovviamente può permettersi sconti ed agevolazioni nella sua carriera di cantante grazie al denaro e alle raccomandazioni dei genitori.

sabato 20 dicembre 2014

Caro Fratello: Recensione

 Titolo originale: Oniisama e...

 Titolo inglese: Brother, Dear Brother 

Autore: Riyoko Ikeda

 Tipologia: Shoujo Manga 

 Edizione italiana: Star Comics

Volumi: 4

Anno di uscita: 1975  



"Oniisama e...", alias "Caro Fratello" per noi italiani, è un'ottimo esempio di shojo anni '70 d'autore. All'epoca, i manga rivolti alle ragazze erano molto melodrammatici, tragici, conditi da eventi spiacevoli, storie d'amore (anche omosessuali) coadiuvate da un triste destino, critica sociale più o meno velata. Uno shojo del 1975 adesso come adesso verrebbe catalogato come seinen. Sono infatti innumerevoli le scene di morte, di disperazione, di violenza fisica e psicologica; inoltre, Ryoko Ikeda, l'autrice di "Versailles no Bara", in questo caso sembra averci calcato un bel po' la mano. Persino l'annichilente e nichilista finale non stona affatto con le precedenti pagine, grondanti pura tragedia greca mista a disagio esistenziale - si pensi al personaggio di Rei Asaka/"Saint-Just" e alla sua camera piena di specchi, la quale riflette la narcisistica solitudine del suo animo -, incomprensioni e amori - spesso proibiti - non corrisposti.

martedì 16 dicembre 2014

Avalon: Recensione

 Titolo originale: Avalon
Regia: Mamoru Oshii
Soggetto: Kazunori Ito, Mamoru Oshii
Sceneggiatura: Kazunori Ito
Musiche: Kenji Kawai
Casa di produzione: Bandai Visual, Media Factory, Miramax
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 2011


 2001, Mamoru Oshii torna sul palcoscenico internazionale con una nuova opera: "Avalon". Questa volta il "maestro" si destreggia nel girare un film in "carne e ossa", anziché animato, e la sua mano è chiaramente visibile anche solo per quanto riguarda le inquadrature, il ritmo lento e lo stile minimale (senza dimenticare l'immortale "Bassethound").
Tuttavia è il lato tematico quello che rispecchia maggiormente l'influsso artistico da parte dell'autore. Oshii sfodera le sue lame più affilate e le fa danzare assieme, nuovamente, per colpire in modo incisivo e tagliente il cuore dello spettatore. Non penso che corrisponda a empietà l'affermare che questo film riunisca la maggior parte dei suoi topoi più caratteristici, dalla critica sociale all'indagine dei sensi attraverso la realtà virtuale. Nondimeno, ciò che è vecchio e ciò che è nuovo qui si mescolano, dando vita a un film estremamente brillante e piacevole da seguire.

venerdì 12 dicembre 2014

Kant: Recensione

 Titolo originale: Kant

Soggetto: Takeshi Otani

Disegni: Roberto Pentassuglia, Marianna Guarnieri

Seneggiatura: Roberto Pentassuglia

 Tipologia: Produzione Indipendente

Volumi: 1

Anno di uscita: 2014 

 

«L'incontro avviene la prima sera d'estate. Si entra nel bosco come bambini e se ne esce come adulti. Non è un cambiamento fisico quanto una sorta di consapevolezza.
Noi l'abbiamo sempre considerato un gioco, un'avventura, una curiosità morbosa di sapere come sarebbe stato una volta avuto il proprio Es.
Per diventare adulti nella società bisogna mostrare il proprio Es. L'incontro avviene nel bosco che circonda il villaggio.
Lo chiamiamo villaggio perché così ci hanno insegnato, ma potrebbe essere un borgo o una grande città. Le parole non bastano per descrivere l'essenza delle cose. Per questo serve l'Es. E' ciò che caratterizza le persone e i luoghi. I nomi e le descrizioni non sono nulla di fronte all'immagine.
Dare vita ad un'idea, fornirle voce e corpo, questo è il miracolo che chiamiamo Es. Queste presenze dotate di vita propria sono il sigillo del destino. Indicano cosa diventerai nella vita, quali grandi mete ti sono destinate.
»

mercoledì 10 dicembre 2014

Ai City: Recensione

Titolo originale: Ai Shiti
Regia: Kouchi Mashimo
Soggetto: basato sull'omonimo manga di SYUFO
Sceneggiatura: Hideki Sonoda
Character Design: Chuuichi Iguchi
Musiche: Shiro Sagisu
Studio: Toho, Movic, Ashi Productions
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 1986


In una marea di robaccia dimenticata, c'è sempre della robaccia buona. "Ai City" emerge dal marasma degli OAV anni '80 filo-statiunitensi in modo quanto mai eclatante e sborone: già la scena di apertura è tutta un programma. Si accendono le luci della città, ed ecco che parte una musica J-POP composta da un'ispirato Shiro Sagisu che rimanda ai gloriosi fasti di "Megazone 23"; le trombe midi squillano, le chitarre elettriche ringhiano aggressive, scandiscono note possenti, meccaniche; sono ritmi da musica dance, quella vera, e vengono giustamente coadiuvati da un cantato banale e senza senso alcuno. E lo spettatore, che se ne sta lì, sdraiato sul divano con lo sguardo apatico e fiacco, anch'egli diventa anni '80. Gli crescono i capelli, con tanto di tinta ed acconciatura Glam Rock, mentre si esalta di fronte all'inseguimento iniziale alla "Miami Vice" animato a ventiquattro frames al secondo, pieno di luci, colori, ombreggiature e riflessi studiati al dettaglio. I grattacieli, le donne alte due metri, gli esper che devastano tutto muovendosi con delle coreografie che paiono appena uscite da un video di Michael Jackson... che l'esaltazione abbia inizio. Ci vuole lo stato d'animo giusto: gli anni '80 bisogna sentirli dentro. Bisogna riviverli.

lunedì 8 dicembre 2014

Remì Senza Famiglia - Recensione


  Titolo originale: Ie Naki Ko
Regia: Osamu Dezaki
Soggetto: basato sul romanzo "Senza Famiglia" di Hector Malot
Sceneggiatura: Haruya Yamazaki, Tsunehisa Ito
Character Design: Akio Sugino
Musiche: Takeo Watanabe
Studio: Tokyo Movie Shinsha
Formato: serie televisiva di 51 episodi
Anni di trasmissione: 1977-1978


«Remì, ti senti felice o infelice in questo momento? Pensaci, voglio una risposta precisa.» 
«Non... non lo so proprio.» 
«E' una risposta giusta. Purtroppo non possiamo mai saperlo. Se tu pensi alla tua felicità di una volta, allora ti capita di sentirti infelice adesso. E se invece ti senti felice adesso e pensi di essere stato infelice in passato, questo vorrebbe dire che non sai cosa sia la felicità. Sai ragazzo, da questo villaggio è uscito un uomo che un giorno diventò Re. Non voleva essere povero, e così si mise a lavorare sodo, e combatté, e uccise molti nemici, e alla fine diventò il Re di Napoli. Ma quell'uomo una volta mi disse che rimpiangeva i giorni in cui era un semplice ragazzo di paese. Non mi disse il perché, ma io lo sapevo benissimo.
Non possiamo cambiare il destino di una persona, né il suo passato né il suo presente, e non sappiamo se è felice o no.
» [Vitalis si rivolge a Remì]

sabato 29 novembre 2014

Princess Sarah (Lovely Sara): Recensione

  Titolo originale: Shoukoujo Sara
Regia: Fumio Kurokawa
Soggetto: Hidemi Kamata, Ryûzô Nakanishi, Keiko Mukuroji, basato sul romanzo "La Piccola Principessa" di Frances Hodgson Burnett
Sceneggiatura: Ryuuzou Nakanishi
Character Design: Shunji Saida
Musiche: Yasuo Higuchi
Studio: Nippon Animation
Formato: serie televisiva di 46 episodi
Anno di trasmissione: 1985


Le vicende di "Princess Sarah" avvengono nella tetra Londra vittoriana. Sarah Crewe è la figlia di una ricca famiglia Inglese residente in India, e da poco si è trasferita in Inghilterra, presso il rinomato collegio femminile di Miss Minchin. All'intelligente Sarah, orfana di madre, rimane sono più il padre, il quale, una volta portata la figlia al collegio, è costretto a tornare in India per lavoro. In seguito ad una disgrazia, avrà inizio la triste e drammatica avventura di Sarah, la quale diventerà poverissima; una vera e propria schiava, maltrattata e derisa dai suoi ipocriti, invidiosi e spietati aguzzini: Miss Minchin, Miss Lavinia e i loro rispettivi lacché. Le crudeltà che dovrà subire la piccola la porteranno addirittura ad un passo dalla morte...

lunedì 24 novembre 2014

Simoun: Recensione

Titolo originale: Simoun
Regia: Junji Nishimura
Soggetto: Fūkyōshi Oyamada
Character Design: Asako Nishida
Musiche: Toshihiko Sahashi
Studio: Studio Deen
Formato: serie televisiva di 26 episodi
Anno di trasmissione: 2006


Incredibile come certe opere d'animazione possano passare del tutto inosservate al grande pubblico, senza che venga loro dato un minimo di attenzione o di interesse nonostante il pregio di cui si possono fregiare. Simoun è di certo un esempio eclatante di questo fenomeno che, ingiustamente, lo ha reso quasi sconosciuto ai più. In effetti difficile è immaginare il target di pubblico a cui sia ipoteticamente destinata una tale opera, data la pesantezza e difficoltà dei temi trattati ci si rende conto che abbiamo di fronte una serie estremamente di nicchia.

sabato 22 novembre 2014

serial experiments lain: Recensione

 Titolo originale: serial experiments lain
Regia: Ryutaro Nakamura
Soggetto: Production 2nd (Yoshitoshi ABe, Yasuyuki Ueda)
Sceneggiatura: Chiaki J. Konaka
Character Design: Yoshitoshi ABe (originale), Takahiro Kishida
Musiche: Reiichi Nakaido
Studio: Triangle Staff
Formato: serie televisiva di 13 episodi
Anno di trasmissione: 1998


La società giapponese degli anni novanta entrò definitivamente nella postmodernità. Le problematiche legate ad una società che doveva cambiare repentinamente, con continuità, al fine di contrastare la dilagante crisi economica adattandosi nel contempo all'esponenziale sviluppo del settore terziario, indussero un grande disagio nella gioventù dell'epoca, che si sentiva svuotata e senza punti di riferimento stabili su cui contare. I creatori di anime degli anni novanta avevano ben chiaro il tipo di prodotti che potessero soddisfare un pubblico del genere, e sapevano bene che, ovviamente, i casi più problematici di consumatori ossessivi-compulsivi si rifugiavano in un crescente escapismo virtuale a base di internet e di videogiochi, tutti neonati artifici in grado di mettere al riparo una gioventù sempre più debole ed alienata da un'acerba, frenetica e caotica realtà esterna. Insomma, con l'avvento in Giappone della postmodernità (intesa nella sua accezione sociologica e filosofica), i vagiti di postmodernismo già osservabili in alcune opere d'animazione degli anni settanta e ottanta presero definitivamente piede, arrivando in alcuni casi a rinunciare completamente ad una struttura narrativa lineare e coerente, preferendo mettere in scena i problemi psicologici e sociologici di una società giapponese appena uscita dalla sua breve, ma intensa, fase moderna. "serial experiments lain" (con la "s" minuscola) è una di queste opere, e si dimostra ancora oggi attualissima, giacché registi postmoderni attuali - come ad esempio Masaaki Yuasa: si pensi al suo notevole "The Tatami Galaxy" - fanno intendere dai loro lavori che il Giappone di oggi sia più che mai postmoderno; e che le tematiche sociologiche e speculative legate alla suddetta corrente di pensiero facciano ancora molta presa sui giovani giapponesi dell'attuale generazione. 

domenica 16 novembre 2014

La Storia della Principessa Splendente: Recensione

 Titolo originale: Kaguya-hime no monogatari
Regia: Isao Takahata
Soggetto: basato sull'antico racconto popolare giapponese "Taketori monogatari"
Sceneggiatura: Isao Takahata, Riko Sakaguchi
Character Design: Ken'ichi Konishi
Musiche: Joe Hisaishi
Studio: Studio Ghibli
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 2013


Nel 2013, con "Kaguya-hime no Monogatari", Isao Takahata - uno dei più grandi registi della storia dell'animazione giapponese - lascia ai posteri il suo testamento spirituale, un'opera estremamente essenziale e allo stesso tempo molto profonda e densa di simbolismi. Il film è basato su un antico racconto popolare giapponese, il "Taketori no Monogatari"; tale soggetto, estremamente atavico e quanto mai distante dall'attuale cultura occidentalizzata del Giappone moderno, viene plasmato dall'inconfondibile stile dell'autore, il quale gli conferisce uno stile evanescente e strettamente personale.

sabato 15 novembre 2014

Blame!: Recensione

Titolo: Blame!

Autore: Tsutomu Nihei

 Tipologia: Seinen

 Edizione italiana: Panini Comics

Volumi: 10

Anno di uscita: 1998


   
 "maybe on earth, maybe in the future"

Quando pensiamo alle caratteristiche peculiari che ogni buon manga (in via generale) dovrebbe presentare, solitamente mettiamo in primo piano elementi come una trama avvincente, personaggi ben caratterizzati, una narrazione fluida et similia. Tale genere di valutazioni e di aspettative, tuttavia, viene completamente stravolto e privato di senso quando ci si approccia ad un manga come Blame. Non aspettatevi dunque una trama che catturi, che sia corposa o facilmente decifrabile, non aspettatevi personaggi carismatici con solidi background, non aspettatevi di capire qualcosa fin da subito (anzi non aspettatevi proprio di capire qualcosa). Tutto ciò non ha veramente importanza. Nihei non punta su questi elementi, almeno, non principalmente. Si tratta quindi di un fumetto decisamente atipico, per apprezzarlo veramente si deve assumere un punto di vista diverso dal solito.

Anatolia Story: Recensione

 Titolo originale: Sora wa akai kawa no hotori

 Titolo inglese: Anatolia Story 

Autore: Chie Shinohara

 Tipologia: Shoujo Manga 

 Edizione italiana: Star Comics

Volumi: 28

Anno di uscita: 1995 

 

Yuri è una ragazza giapponese come tante altre, che, un giorno come un altro, viene trasportata indietro nel tempo a Hottusa, la capitale dell'antico impero Ittita. La quindicenne è stata invocata attraverso un incantesimo dalla regina Nakia, la spietata vedova imperiale, che la vuole utilizzare come sacrificio umano: il sangue di Yuri è infatti l'elemento chiave di cui la regina ha bisogno per lanciare una maledizione contro i principi Ittiti, in modo da far salire al trono il suo prediletto figlio Giuda. La storia del manga progredisce attraverso un percorso di crescita personale della giovane Yuri, la quale, oltre ad avere una difficile storia d'amore con principe Kail Mursili, dovrà allo stesso tempo sfuggire ai molteplici tranelli e intrighi di corte orditi dalla vedova imperiale. Nelle selvagge e arcaiche terre del fiume rosso il bagaglio culturale della protagonista, derivante dalla sua precedente esistenza nel mondo moderno, sarà fondamentale, e contribuirà, unito alle sue doti militari e al suo innegabile buonsenso, alla sua ascesa verso lo status di incarnazione vivente della dea Isthar presso il popolo Ittita.

sabato 8 novembre 2014

Gosenzosama Banbanzai!: Recensione

  Titolo originale: Gosenzosama Banbanzai!
Regia: Mamoru Oshii
Soggetto & sceneggiatura: Mamoru Oshii
  Character Design: Satoru Utsunomiya
Direttore Artistico: Yuji Ikeda
Musiche: Kenji Kawai
Studio: Studio Pierrot
 Formato: serie OVA di 6 episodi
Anni di uscita: 1989 - 1990


"Gosenzosama Banbanzai" è un miniserie di OAV del 1989 sceneggiata e diretta da Mamoru Oshii, celebre autore noto per film quali "Ghost in the shell", "Lamu-Beautiful dreamer" e "Patlabor".
Inizio anni '90, periodo in cui il giovane Oshii era in una fase ancora sperimentale del suo percorso artistico, in cerca di nuove modalità espressive e di narrazione. Questa piccola serie di soli sei OAV ne è una controprova evidente, considerato lo stile decisamente non convenzionale che la caratterizza. Come fin troppo spesso succede, perle di questo spessore cadono nel dimenticatoio dei capolavori ignorati dal grande pubblico, nonostante il pregio di cui si possono fregiare, risultando ben al di sopra della maggior parte dei prodotti mediocri che dilagano negli ultimi tempi, i quali tuttavia godono di un un successo strabiliante e quantomai immeritato.
Quando parliamo di "Gosenzosama Banbanzai" ci stiamo riferendo quindi a un'opera estremamente di nicchia, adatta a un pubblico ristretto di appassionati.

venerdì 7 novembre 2014

Kanashimi no Belladonna: Recensione

Titolo originale: Kanashimi no Belladonna
Regia: Eiichi Yamamoto
Soggetto: basato sul libro "Satanism and Witchcraft" di Jules Michilet
Sceneggiatura: Yoshiyuki Fukuda, Eiichi Yamamoto
Character Design: Kuni Fukai
Musiche: Masahiko Satou
Studio: Mushi Productions
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 1973


"Kanashimi no Belladonna", alias "Belladonna della Tristezza", è una rilettura dell'emancipazione femminile in chiave psichedelica e postmoderna. Concepito originariamente da Osamu Tezuka e diretto da Eiichi Yamamoto, questo film è l'ultimo della trilogia Animerama, comprendente "Cleopatra" e "A Thousand & one Nights", entrambi diretti da Tezuka stesso prima del suo abbandono della Mushi Productions per dedicarsi completamente ai manga. Misconosciuto e intellettualoide capolavoro visivo anni '70, "Kanashimi no belladonna" è un concentrato di arte visuale decisamente d'avanguardia.

mercoledì 29 ottobre 2014

The Tatami Galaxy: Recensione

  Titolo originale: Yojouhan Shinwa Taikei
Regia: Masaaki Yuasa
Soggetto: Tomihiko Morimi
Sceneggiatura:Makoto Ueda
Character Design: Nobutake Ito
Musiche: Michiru Oshima
Studio: Madhouse
Formato: serie televisiva di 11 episodi
Anno di trasmissione: 2010

 
Un giapponese che parla del Giappone, Hiroki Azuma, nel suo libro sulla filosofia postmoderna, definisce l'otaku come un consumatore ossessivo-compulsivo paradossalmente caratterizzato dallo snobismo tipico del periodo Edo. L'otaku è anche un costruttore di mondi immaginari, un escapista che ama sostituire le tristi esperienze - e delusioni - del quotidiano con mondi fittizi e illusori, amando feticci anziché persone reali - volendo, anche eleganti donne-artefatto legate ad arcaici canoni di bellezza, non più riscontrabili in una frenetica società animalizzata come quella giapponese. E' bene specificare che quello dell'otaku sia un caso limite del giovane figlio della postmodernità, soggetto in genere alienato dal mondo che lo circonda, giacché non riesce a trovare in esso - e in sé stesso - punti di riferimento stabili con cui identificarsi. Il protagonista di "The Tatami Galaxy" indubbiamente soddisfa tutti questi requisiti, a parte il non essere un consumatore ossessivo-compulsivo: egli è una persona passiva, dalla parlantina veloce e dal flusso di coscienza delirante, costantemente alla ricerca del "bello" in un mondo che non rispecchia affatto le sue elevate pretese snobistiche. In ogni episodio lo sventurato andrà incontro a determinati fallimenti sul piano sociale e sentimentale, arrivando addirittura a rinchiudersi in casa come un vero e proprio hikikomori, oppure ad amare platonicamente una bambola - a suo dire - bellissima, dalla raffinata pettinatura e dal portamento elegante. Con una regia estremamente dinamica, postmoderna, estremizzata, dilatata e nevrotica, l'ottimo Masaaki Yuasa mette in scena una commedia incentrata sui problemi tipici di un giovane giapponese dall'identità frammentaria, non definita - egli non ha nemmeno un nome - che si appresta a intraprendere le prime relazioni sentimentali e ad affrontare l'ambiente universitario.

domenica 26 ottobre 2014

Great Mazinger (Il Grande Mazinga): Recensione

 Titolo originale: Gureeto Majinga
Regia: Tomoharu Katsumata, Nobuo Onuki, Takeshi Tamiya, Tetsuo Imazawa, Masayuki Akehi
Soggetto: Go Nagai
Sceneggiatura: Keisuke Fujikawa, Susumu Takajira, Tohojiro Andou
Character Design: Keisuke Morishita
Mechanical Design: Go Nagai, Ken Ishikawa, Gosaku Ota
Musiche: Michiaki Watanabe
Studio: Toei Animation
Formato: serie televisiva di 56 episodi
Anni di trasmissione: 1974 - 1975


Quando si parla di "Mazinger" inevitabilmente si tira in ballo un mito, un'opera iconica sia in Italia che in Giappone, la quale ancora oggi ha numerosi estimatori in tutto il mondo. Il merito di questa grande fama, tuttavia, non è solo di "Mazinger Z", ma anche del suo seguito, il sommo "Great Mazinger", il quale ha aggiornato sotto tutti gli aspetti il suo prequel, diventando una delle punte di diamante del celebre robotico nagaiano, corrente stilistica che dominerà incontrastata nelle opere affini degli anni settanta, sino all'avvento dello "sci-fi boom" inaugurato dai film di "Corazzata Spaziale Yamato" e di "Star Wars", nel quale il robotico verrà differenziato in molteplici modi, assai eterogenei e spesso più affini alla fantascienza e alla space opera di ampio respiro che al robotico nagaiano tout court (gli esempi più celebri di questo fatto sono "Gundam", "Ideon" e "Baldios").

sabato 25 ottobre 2014

Mazinger Z (Mazinga Z): Recensione

Titolo originale: Majinga Z
Regia: Yugo Serikawa, Tomoharu Katsumata
Soggetto: Go Nagai
Sceneggiatura: Hirokazu Fuse, Hiroyasu Yamaura, Keisuke Fujikawa, Susumu Takaku
Character Design: Keisuke Morishita, Yoshiyuki Hane
Mechanical Design: Go Nagai, Ken Ishikawa, Gosaku Ota
Musiche: Michiaki Watanabe
Studio: Toei Animation
Formato: serie televisiva di 92 episodi
Anni di trasmissione: 1972 - 1974

 
Al giorno d'oggi, esattamente nel momento in cui il genere robotico è stato sviscerato in tutti i modi possibili, e si è evoluto o involuto a seconda del contesto, del target di riferimento e del periodo storico di maggiore o minore fertilità artistica degli autori, affrontare la visione di "Mazinger Z" significa tornare indietro nel tempo a osservare, con interesse storico e culturale, com'era il robotico ai suoi primordi; "Mazinger Z" è infatti il grande capostipite del genere, uno degli anime più influenti della storia e il primo paradigma che detterà legge fino all'avvento degli altrettanto epocali "Gundam" e "Macross".

sabato 18 ottobre 2014

Litchi De Hikari Club: Recensione

Titolo originale: Litchi De Hikari Club

 Titolo inglese: Lychee Light Club 

Autore: Usamaru Furuya

 Tipologia: Seinen Manga 

 Edizione italiana: Goen

Volumi: 1

Anno di uscita: 2006

 


Nella fuligginosa città industriale c'è una sola fonte di luce... il Club della Luce. Una confraternita segreta composta da giovani ragazzi che ha sede in una sporca fabbrica abbandonata. Essi sono al punto di avviare il coronamento del loro sogno, una sofisticata "macchina pensante" umanoide il cui scopo primario è quello di rapire belle ragazze. Allo stesso tempo, i collegiali, e la loro solidarietà reciproca, stanno devolvendo in una melma neonazista coronata da paranoie omicide, estetismo perverso e, talvolta, omosessualità repressa...

sabato 11 ottobre 2014

Steins;Gate - Loading Area of Déjà vu: Recensione

Titolo originale: Gekijōban Steins;Gate - Fuka Ryōiki no Dejavu
Regia: Kanji Wakabayashi
Soggetto: (basato sul videogioco originale di 5pb & Nitroplus)
Sceneggiatura: Jukki Hanada
Character Design: huke (originale), Kyuuta Sakai
Musiche: Takeshi Abo
Studio: WHITE FOX
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 2013


 
Dopo gli eventi della serie principale, Rintaro, colpito da dei continui déjà vu legati ai drammatici ricordi risalenti alle wordline alternative, fatica ad accettare la nuova realtà della wordline definitiva, da lui denominata "Steins;Gate". Questo creerà dei problemi al suo "Reading Steiner", che si sovraccaricherà, generando un'interferenza quantistica con un'altra wordline in cui egli non è mai esistito, e in cui nessuno si ricorda di lui. Spetterà a Makise Kurisu risolvere il problema, viaggiando indietro nel tempo per poter salvare il suo amato...

mercoledì 8 ottobre 2014

L'invincibile Ninja Kamui: Recensione

 Titolo originale: Ninpuu Kamui Gaiden
Regia: Hio Kobayashi
Soggetto: basato sull'omonimo manga di Sampei Shirato
Sceneggiatura: Junji Tashiro
Character Design: Shuichi Seki
Musiche: Ryoichi Mizutani
Studio: Tele-Cartoon Japan, Eiken studio 
Formato: serie televisiva di 26 episodi
Anno di trasmissione: 1969


In un periodo Edo cupo, senza luce, pieno di povertà e ingiustizie, il Ninja disertore Kamui vaga senza meta, con il solo scopo di sopravvivere agli attacchi dei sicari inviati dal clan Iga, dal quale è stato allevato fin da bambino come killer professionista. La solitudine del guerriero è totale: egli può solamente continuare a fuggire, non può fidarsi di nessuno, pena la morte.

sabato 4 ottobre 2014

Steins;Gate: Recensione

Titolo originale: Steins;Gate
Regia: Hiroshi Hamasaki, Takuya Sato
Soggetto: (basato sul videogioco originale di 5pb & Nitroplus)
Sceneggiatura: Jukki Hanada
Character Design: huke (originale), Kyuuta Sakai
Musiche: Takeshi Abo
Studio: WHITE FOX
Formato: serie televisiva di 24 episodi
Anno di trasmissione: 2011


Rintaro Okabe è un bizzarro inventore di aggeggi senza alcuna utilità pratica il quale si è autodichiarato "Mad Scientist", ovvero "Scienziato Pazzo". Un giorno, insieme a Daru, il suo geniale assistente hacker, riesce a creare uno strano congegno in grado di mandare e-mail nel passato. Questo fatto incuriosirà l'inizialmente scettica Makise Kurisu, una giovanissima e brillante fisica teorica, che si unirà ai membri dello strampalato "laboratorio" di Rintaro al fine di scoprire la causa dell'insolito fenomeno, forse correlato alle oscure cospirazioni legate al CERN di Ginevra...

lunedì 29 settembre 2014

Sakamichi no Apollon: Recensione

Titolo originale: Sakamichi no Apollon
Regia: Shinichiro Watanabe
Soggetto originale: Yuki Kodama
Sceneggiatura: Ayako Katoh/Yuko Kakihara/Shinichiro Watanabe
Character Design: Nobuteru Yuki
Musiche: Yoko Kanno
Studio: Mappa/Tezuka Production
Formato: serie di 12 episodi
Anno di uscita: 2012


Shinichiro Watanabe, il regista di "Cowboy Bebop", torna finalmente con una nuova serie, per di più coadiuvato a livello musicale da un astro luminoso quale Yoko Kanno, apprezzatissima compositrice a cui dobbiamo un vastissimo repertorio di bellissime colonne sonore.
Un'occasione rara, uno spettacolo da non perdere, un anime da guardare assolutamente: questo, almeno, era ciò che pensavo quando mi sono approcciato per la prima volta a "Sakamichi no apollon", opera dalle credenziali stratosferiche, molto chiacchierata negli ultimi tempi.

domenica 28 settembre 2014

Midori - La Ragazza delle Camelie: Recensione

Titolo originale: Midori Shoujo Tsubaki
Regia: Hiroshi Harada
Soggetto: Suehiro Maruo
Sceneggiatura: Hiroshi Harada
Character Design: Hiroshi Harada
Musiche: J. A. Seazer
Studio: produzione indipendente
Formato: film cinematografico 
Durata 52'
Anno di uscita:1992


Nella filosofia orientale, sopratutto nel buddhismo, il tema riguardante la linea di demarcazione tra illusioni e realtà è dominante. Al di là della ruota dell'esistenza, che imprigiona le creature nell'eterno ciclo del Samsara, c'è l'assoluto, il quale allo stesso tempo è il nulla. La sofferenza prodotta dalla vita nel mondo dell'illusione è uno dei temi chiave degli insegnamenti del Buddha. Così come la liberazione dalla sofferenza derivante dalle illusioni create dalla nostra mente. Ora provate a immaginare una trasposizione horrorifica e malata di tale concezione, nella quale il vivere è pura angoscia. Una cosa nauseante. Macabra. Grottesca. Questa è l'idea che ha avuto Hiroshi Harada, il quale, da solo, per cinque anni, ha creato questo controverso film, "Midori/Shoujo Tsubaki", basandosi sul manga di Suehiro Maruo, adattamento a fumetti di una "Kamishibai" (lett. "dramma su carta"), ovvero un racconto folkloristico giapponese tramandato in passato dai monaci buddhisti attraverso le "emakimono" (lett. "pergamene immagine").

sabato 27 settembre 2014

Space Adventure Cobra: Recensione

  Titolo originale: Supesu Kobura
Regia: Osamu Dezaki
Soggetto originale: Buichi Terasawa
Sceneggiatura: Buichi Terasawa, Haruya Yamazaki, Kenji Terada, Kosuke Miki, Kosuke Mukai
Character Design: Akio Sugino
Musiche: Kentarou Aneda
Studio: Tatsunoko  Formato: serie televisiva di 31 episodi
Anni di trasmissione: 1982 - 1983


Cobra è un'avventuriero senza alcuno scrupolo morale di sorta, che vaga nello spazio a bordo della sua astronave accompagnato dall'assistente androide Lady Armaroid. Egli deve perennemente fuggire dalla grande organizzazione detta "Gilda dei Pirati", la quale intende ucciderlo per punire le sue intromissioni nei propri affari criminali. Per sfuggire all'organizzazione, Cobra decide di cambiare i propri connotati attraverso un intervento chirurgico, di cancellare i suoi ricordi e di rincominciare una vita normale nei panni del modesto impiegato Johnson. Una serie di circostanze casuali, tuttavia, spingeranno Johnson a ricordare il suo passato, e lo metteranno di nuovo davanti all'inevitabile scontro contro la temibile gilda comandata da Lord Salamender. Cobra potrà contare sulla Psychogun, un'arma contenuta nel suo braccio in grado di trasformare la sua energia psichica in raggi distruttori, e sulla sua costituzione sovrumana, la quale gli permetterà di sopravvivere in circostanze molto pericolose...

lunedì 22 settembre 2014

Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo: Recensione

Titolo originale: Ōkami Kodomo no Ame to Yuki
Regia: Mamoru Hosoda
Soggetto: Mamoru Hosoda
Sceneggiatura: Mamoru Hosoda, Satoko Okudera
Character Design: Yoshiyuki Sadamoto
Musiche: Masakatsu Takagi
Studio: Studio Chizu
Formato: film cinematografico 
Durata 117'
Anno di uscita: 2012


Hana è una ragazza mite, solare e riservata, che un giorno, all'università, si innamora di un misterioso uomo-lupo. Diventata madre, divide i suoi sforzi tra l'impresa di arrivare alla fine del mese e l'educazione dei suoi figli Ame e Yuki. Per proteggere il segreto dei suoi bambini, che mutano continuamente da cuccioli pelosi a marmocchi con le guance rosee, una volta rimasta sola, Hana decide di trasferirsi con loro in un piccolo villaggio di campagna. Circondati dalla vegetazione lussureggiante, Ame e Yuki dovranno scegliere se diventare uomini o lupi, preparandosi ad affrontare la vita e il destino...

venerdì 19 settembre 2014

Kyashan - Il Ragazzo Androide: Recensione

  Titolo originale: Shinzo Ningen Casshern
Regia: Takao Koyama, Yoshiyuki Tomino, Yuji Nunokawa
Soggetto originale: Tatsuo Noshida
Sceneggiatura: Hiroshi Sasagawa, Akiyoshi Sakai, Naoko Miyake
Character Design: Tatsuo Yoshida, Yoshitaka Amano
Musiche: Shunsuke Kikuchi
Studio: Tatsunoko
 Formato: serie televisiva di 35 episodi
Anni di trasmissione: 1973 - 1974


Il Dottor Azuma è il più grande esperto di androidi della Terra. Un giorno, nel suo tetro castello, in seguito a un guasto delle apparecchiature, un androide originariamente creato per servire l'uomo prende coscienza di sé, si battezza "Buraiking Boss" e si ribella al suo creatore. Armato della fredda logica e degli androidi costruiti dal Dottor Azuma, Buraiking Boss decreta la fine del genere umano, siccome lo ritiene dannoso per la sopravvivenza dell'ecosistema terrestre. Tetsuya Azuma è il figlio del Dottor Azuma, e decide di diventare un androide al fine di fronteggiare le armate di Buraiking. Il padre, dopo aver inizialmente esitato, compie un pericoloso esperimento, esaudendo la richiesta del figlio: nasce Casshern, l'uomo artificiale; egli verrà aiutato dalla madre, la quale ha fatto trasferire la sua coscienza nel cigno meccanico Swanee, e da Luna, una ragazza umana in possesso di un'arma micidiale costruita dal padre: la "MF Gun".

Iczer One: Recensione

 Titolo originale: Tatakae! Iczer-1
Regia: Toshihiro Hirano (Toshiki Hirano)
Soggetto & sceneggiatura: Toshihiro Hirano (basato sul suo fumetto originale)
Character Design: Toshihiro Hirano
Mechanical Design: Masami Obari
Monster Design: Junichi Watanabe
Musiche: Michiaki Watanabe
Studio: AIC
Formato: serie OVA di 3 episodi
Anni di uscita: 1985 - 1987


Indubbiamente "Iczer One" ha fatto scuola. Concepito interamente da Toshiki Hirano, animatore e character designer di grande rilievo negli anni '80 ("Megazone 23", "Dangaioh"), questa miniserie di tre OAV, assieme al contemporaneo "Megazone 23", segue perfettamente la moda lanciata da "Macross" aggiornandola per l'home video. In Giappone, dal 1985 in poi, venivano sfornati molti OAV di questo tipo, prodotti destinati ad un gruppo ristretto di otaku interessati esclusivamente ad aspetti tecnici quali design, animazioni, musiche, cliché fantascientifici fini a sé stessi e non necessariamente legati ad una struttura narrativa coerente. Dopo il successo del film di "Macross: Do You Remember Love?" del 1984, gli otaku creatori e consumatori di anime vennero dirottati nel mercato OAV, e soltanto con l'arrivo di "Evangelion", serie la quale chiuderà il percorso di "canonizzazione" del fenomeno otaku indotto da "Macross" e dal qui presente "Iczer One", gli otaku potranno godere di una fascia serale adibita esclusivamente a loro uso e consumo.

mercoledì 10 settembre 2014

Kino no tabi - The Beautiful World: Recensione

 Titolo originale: Kino no tabi - The Beautiful World
Regia: Ryutaro Nakamura
Soggetto originale: Keiichi Sigsawa
Sceneggiatura: Sadayuki Murai
Character Design: Suga Shigeyuki
Musiche: Ryo Sakai
Studio: Wombat
Formato: serie televisiva di 13 episodi
Anno di trasmissione: 2003

Se qualcuno mi chiedesse, "Perché viaggi?". Gli risponderei, "Viaggio perché sono un viaggiatore"

"Kino no Tabi - The Beautiful World" è una serie di tredici episodi diretta da Ryutaro Nakamura, nome che forse evocherà in più di qualcuno di voi il ricordo del ben noto "serial experiments lain". Ebbene, così come "Lain", anche "Kino no Tabi" è una serie che mantiene una cifra prettamente intellettuale e filosofica, risolvendosi in una visione forse non altrettanto criptica ed ermetica, ma sicuramente di grande valore e interesse.

Brain Powerd: Recensione

 Titolo originale: Brain Powerd
Regia: Yoshiyuki Tomino
Soggetto: Hajime Yatate, Yoshiyuki Tomino
Sceneggiatura: Yoshiyuki Tomino
Character Design: Mutsumi Inomata
Mechanical Design: Mamoru Nagano, Takumi Sakura
Musiche: Yoko Kanno
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 26 episodi
Anno di trasmissione: 1998

 
"Brain Powerd" è un robotico anni '90 decisamente nella media. Scritto e diretto interamente da Yoshiyuki Tomino nella sua fase post-depressione (vi ricordate quel mattatoio di "V Gundam"?), questo anime è una vera e propria celebrazione della figura femminile in salsa New Age. Ancora una volta, con quest'opera, il regista torna ad affrontare il tema a lui più caro, quello dell'incomunicabilità tra le persone, aggiungendoci anche riflessioni sulla crisi della famiglia moderna in cui la figura della "madre che cresce i figli" è diventata sempre più rara. Infatti, molti personaggi di "Brain Powerd" sono tormentati dal rapporto che hanno (o hanno avuto) con i genitori, soffrono per la perdita della madre (o della nonna) come figura di riferimento, sono abbandonati a loro stessi.
In quest'opera, così come nel successivo "Turn A Gundam" (che uscirà un anno dopo, nel 1999), si osserva che Tomino ha riacquisito fiducia nel genere umano: i suoi messaggi sono coadiuvati da un insolito "happy ending" assai più positivo dei truculenti finali di "Z Gundam", "Ideon" e "Aura Battler Dunbine".

domenica 7 settembre 2014

Mobile Suit Gundam: Recensione

 Titolo originale: Kidō Senshi Gundam
Regia: Yoshiyuki Tomino
Soggetto: Hajime Yatate, Yoshiyuki Tomino
Sceneggiatura: Hiroyuki Hoshiyama, Yoshihisa Araki, Masaru Yamamoto, Kenichi Matsuzaki, Yoshiyuki Tomino
Character Design: Yoshikazu Yasuhiko
Mechanical Design: Kunio Okawara
Musiche: Yuji Matsuyama, Takeo Watanabe
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 43 episodi
Anni di trasmissione: 1979 - 1980


Universal Century, anno 0079. L'umanità ha raggiunto un livello di progresso tecnologico talmente avanzato che le ha permesso di colonizzare lo spazio. Il Principato di Zeon, situato nella colonia spaziale orbitante di Side 3, dichiara la sua indipendenza nei confronti della Federazione Terrestre, scatenando un violento conflitto noto come "Guerra di un anno".
Zeon è inizialmente avvantaggiato dall'uso di un rivoluzionario tipo di arma, il Mobile Suit Zaku, un robot corazzato antropomorfo pilotato da un essere umano. Durante l'intrusione di una squadra di Zaku nella colonia federale di Side 7, il giovane Amuro Rei si ritroverà, in seguito ad alcune circostanze casuali, a dover pilotare il Gundam, un prototipo di Mobile Suit creato dalla Federazione al fine di fronteggiare la minaccia di Zeon. Il giovane, assieme agli altri soldati improvvisati della White Base, un mezzo bellico dalla tecnologia d'avanguardia adibito a nave profughi, si ritroverà nel bel mezzo di una vera e propria guerra, nella quale il talento dei suoi giovanissimi compagni, unito alla tecnologia della White Base e dei Mobile Suit, potrebbe contribuire a ribaltare le sorti del conflitto a favore della Federazione...

mercoledì 3 settembre 2014

L'imbattibile Daitarn 3: Recensione

Titolo originale: Muteki Kojin Daitarn 3
Regia: Yoshiyuki Tomino
Soggetto: Hajime Yatate, Yoshiyuki Tomino
Sceneggiatura: Hiroyuki Hoshiyama, Yoshihisa Araki
Character Design: Norio Shioyama
Mechanical Design: Kunio Okawara
Musiche: Takeo Watanabe
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 40 episodi
Anno di trasmissione: 1978 - 1979

 
Il dottor Haran Sozo era un brillante scienziato il quale conduceva delle ricerche su Marte. Egli riuscì a creare una nuova forma di cyborg al fine di potenziare la razza umana, i Meganoidi. Tuttavia, essi diventarono autonomi e sfuggirono al suo controllo, ed egli sparì, in circostanze misteriose, con tutta la sua famiglia, lasciando al figlio Haran Banjo un robot gigante di sua invenzione: il Daitarn. Il figlio del dottor Sozo si ritroverà, dopo esser fuggito da Marte, sulla Terra, a dover combattere contro i Meganoidi, i quali progettano, comandati dall'enigmatico Don Zauser e dalla glaciale Koros, di trasformare tutta la razza umana in cyborg. Al fianco di Haran Banjo ci saranno Beauty Tachibana, una bellissima biondona dalle forme perfette, svampita, figlia di un famoso imprenditore; Reika Sanjo, un'agente dell'Interpol dalla sofisticata femminilità, tuttavia molto meno appariscente della sua collega bionda; Garrison, un maggiordomo tuttofare alla "Batman"; Troppy, un orfanello che ama combinare guai...

giovedì 28 agosto 2014

La Fenice: Recensione

 Titolo originale: Hi no Tori

 Titolo inglese: Phoenix 

Autore: Osamu Tezuka

 Tipologia: Shonen Manga 

 Edizione italiana: Hazard Edizioni

Volumi: 16

Anno di uscita: 1967


 

La summa della poetica tezukiana, un'opera cosmica la quale racchiude le riflessioni dell'autore sulla vita e sull'esistenza. Uno dei grandi evergreen della storia del fumetto.

lunedì 25 agosto 2014

Kill La Kill: Recensione

Titolo originale: Kill La Kill
Regia: Hiroyuki Imaishi
Sceneggiatura: Kazuki Nakashima
Character Design: Sushio
Musiche: Hiroyuki Sawano
Studio: Trigger
Formato: serie televisiva di 24 episodi
Anni di uscita: 2013


Se siete soliti bazzicare per la rete, e vi ritenete un minimo appassionati di animazione giapponese, è quasi impossibile che ultimamente non abbiate sentito nominare almeno una volta Kill La Kill, la serie che "ha salvato gli anime". D'altronde, diversi mesi prima che la serie stessa iniziasse ad essere trasmessa, il suo nome era già diffuso come il Verbo, e l'hype del pubblico considerevolmente al di fuori di qualsiasi scala di misurazione. Invero, nonostante l'espressione "Anime is saved" fosse nata più per ironia che per altro, tale entusiasmo tra gli internauti un fondamento ce l'aveva ugualmente: Kill La Kill si presentava come l'ultima fatica del ben noto Hiroyuki Imaishi, coadiuvato da quella parte di Gainax che l'ha seguito nel suo esodo verso il nuovo studio appena nato (Trigger). Insomma, le credenziali erano tutto fuorché povere.

domenica 24 agosto 2014

Legend of the Galactic Heroes: Recensione

Titolo originale: Ginga Eiyū Densetsu
Regia: Noboru Ishiguro
Soggetto: (basato sui romanzi originali di Yoshiki Tanaka)
Sceneggiatura: Shimao Kawanaka
Character Design: Matsuri Okuda
Mechanical Design: Naoyuki Kato
Musiche: Shin Kawabe
Studio: Artland, Magic Bus
Formato: serie OVA di 110 episodi
Anni di uscita: 1988 - 1997

 
Ci sono pochi casi, rarissime eccezioni, nelle quali un semplice mezzo d'intrattenimento diventa vera e propria arte, nonché veicolo di profonde argomentazioni - in qusto caso filosofia politica, storia, natura umana, etica - rendendole accessibili ai più in modo genuino, avvincente, senza alcuna mistificazione ed ambiguità di sorta. "Ginga eiyū densetsu" - "Legend of the Galactic Heroes", alias "LOGH" per noi occidentali - è una di queste rare opere, un vero e proprio capolavoro riconosciuto all'unaminità in tutto il mondo per la sua indubbia caratura artistica. Questa mastodontica serie di OAV, tratta dai romanzi fantascientifici di Yoshiki Tanaka, è il punto d'arrivo finale della space opera epica giapponese, filone inaugurato dall'epocale "Corazzata Spaziale Yamato", altro capolavoro indimenticabile con il quale "Ginga eiyū densetsu" condivide il regista, Noboru Ishiguro, il maggiore direttore di space opera del Sol Levante.

martedì 19 agosto 2014

Monster: Recensione

 Titolo originale: Monster

 Titolo inglese: Monster 

Autore: Naoki Urasawa

 Tipologia: Seinen Manga 

 Edizione italiana: Planet Manga

Volumi: 18 (9 nella nuova edizione) 

Anno di uscita: 1995



Ad essere del tutto sincero mi risulta alquanto difficile recensire Monster, non tanto perché non abbia un'idea ben precisa a riguardo, bensì perché prima di leggerlo mi aspettavo un "qualcosa" e il fumetto mi ha dato tutt'altro. Il fatto è che questo "altro" è comunque un "qualcosa" di molto positivo sebbene non proprio ciò per cui, spesso, questo titolo viene esaltato e apprezzato.

giovedì 14 agosto 2014

RahXephon: Recensione

 Titolo originale: RahXephon
Regia: Yutaka Izubuchi
Soggetto: BONES, Yutaka Izubuchi
Sceneggiatura: Yutaka Izubuchi, Hideaki Anno (non accreditato), Chiaki J. Konaka, Hiroshi Ohnogi, Ichirou Ohkouchi, Yoji Enokido
Character Design: Akihiro Yamada (originale), Hiroki Kanno
Mechanical Design: Michiaki Sato, Yoshinori Sayama
Musiche: Ichiko Hashimoto
Studio: BONES
Formato: serie televisiva di 26 episodi
Anno di trasmissione: 2002

 
"RahXephon" rientra perfettamente in quel sottogenere che definisco "robotico misterico". Un robotico misterico è caratterizzato dalla presenza di un super-robot dotato di poteri divini e di tematiche religiose, esoteriche e new age che contribuiscono allo sviluppo della trama (quindi "Evangelion" non rientra nella mia classificazione, in quanto nella serie originale questi elementi sono fittizi e non funzionali al finale).

mercoledì 13 agosto 2014

Lady Oscar - Versailles no bara: Recensione

 Titolo originale: Versailles no Bara
Regia: Tadao Nagahama (ep.1-12), Osamu Dezaki (ep.13-42)
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Riyoko Ikeda)
Sceneggiatura: Yoshimi Shinozaki, Masahiro Yamada, Keiko Sugie
Character Design: Shingo Araki, Michi Himeno, Akio Sugino (ep.13-42)
Musiche: Koji Magaino
Studio: Tokyo Movie Shinsha
Formato: serie televisiva di 42 episodi
Anni di trasmissione: 1979 - 1980

"I just want to make one thing clear: a rose is a rose whether it blooms in red or white. A rose can never become a lilac." - André, rivolgendosi a Oscar.

"Versailles no bara", da noi conosciuto come "Lady Oscar", è uno dei pochi anime giapponesi in grado di trascendere il concetto stesso di animazione, elevandolo a qualcosa di superiore e immortale. Si tratta di arte allo stato puro, di un dramma storico dal carisma e dal fascino inarrivabili; una storia epica, potente, che ha ammaliato intere generazioni di spettatori diventando un fenomeno di culto sia in Italia che all'estero.