martedì 17 marzo 2020

Che cos'è stato e cos'è per me Evangelion: un post personale


Ho finito l'ultima revisione della mia recensione di Evangelion (mi scuso se ho cancellato tutti i commenti ma date le continue revisioni, avere tot commenti riferiti a versioni vecchie della recensione era leggermente confusionario). In questo post, spiego perché ho deciso di impostarla in modo "più oggettivo" possibile, avvalendomi altresì della consulenza dell'amico Gualtiero Cannarsi, che ha accesso a molto più materiale originale di me (io non so il giapponese e questa è una grande limitazione per qualsiasi animefan o recensore/studioso che sia). 
Come molte persone nate all'inizio degli anni novanta, ho conosciuto Evangelion su MTV, quando avevo circa dodici anni. Il sabato pomeriggio, subito dopo mangiato, a Torino, casa di mia nonna paterna, era un momento sacro (a casa della mia nonna materna, casa in cui vivevo dato che i miei genitori erano divorziati, non si riusciva a prendere MTV). Nadia, quando ero più piccolo, mi aveva flashato per tutto l'apparato mistico/SF e per la generale intelligenza della regia - le tematiche della morte e dell'ambiguità della scienza, che per un bambino sono quasi inintelligibili, ma cariche di fascino. 

Ma Evengelion era ancora più "strano". Come me, Shinji aveva un rapporto difficile col padre, e una madre che lo accontentava sempre in tutto. Non avevo avuto modo, la prima volta, di vedere tutte le puntate, perché l'affidamento predisponeva che vedessi mio padre, e che quindi andassi a casa di mia nonna a vedere Eva, una volta ogni quindici giorni. Ma quel poco che avevo visto mi aveva scosso, sopratutto la scena del treno, dove c'erano quei ragazzi, così vicini alla mia età, molto tristi e insoddisfatti. E il finale. 
Passò qualche anno e alla mia fumetteria di fiducia a Torino, che ora non esiste più, arrivarono i dvd, serie completa Dynamic. Mi riguardai tutta la serie, e capii che, allo stesso modo di Shinji, ero fottuto. Un mio amico, tale S. (non farò mai nomi qui per motivi di privacy), mi disse che io ero Shinji. Non aveva torto. Ma un po' lo era anche lui. 
All'epoca, avrò avuto quattordici anni, il meglio che potessi fare nella mia vita era, durante le vacanze o i weekend, andare a giocare a Magic: The Gathering nei vari negozi di Torino (dei quali oramai ne esisteranno soltanto più uno o due al massimo) con i miei amici della città. In campagna, dove andavo a scuola, e dove viveva mia madre con sua madre, non si giocava così intensamente a Magic e non si guardavano così intensamente gli anime

 Cimeli dell'adolescenza: parte I

Non ci aspettavamo un granché dal futuro: io avevo il carico di tutte le grandi aspettative di mia madre, e infatti mi aveva fatto studiare, cosa che mio padre non voleva, ma nonostante ciò ero già molto pessimista. Più che altro, vivevo e basta, senza avere un vero scopo. 
S. era messo più o meno come me, e poi, tra tanti altri che non menziono, c'era A., il nostro idolo, che andava in giro a fare il matto (e che qualche anno dopo venne addirittura arrestato). La droga si portò via alcuni miei amici, ma era normale: erano passati dalla droga delle figurine, di internet e degli anime alla droga che ci si spara direttamente in vena. Ma quando eravamo adolescenti, e in qualche modo innocenti, per noi il top erano i momenti di raccolta o davanti a un televisore a vedere Eva : "wow, che figa Ayanami, me la scoperei...  macché, tanto sfigati come Shinji siamo... cosa vuoi fare?" o a giocare a Magic (a cui gioco tutt'ora, anche se non è più bello come una volta). 

 Cimeli dell'adolescenza: parte II

Mi ricordo quando andavamo dal nostro amico cartolaio, anche lui con una passione per gli anime, a vedere i pornazzi di Eva o a comprare petardi giganti per fare più casino possibile - imprecando contro quei "vecchi di merda" che reputavamo complici di una sorta di complotto a danno della nostra generazione (il problema era che avevamo già percepito il forte divario generazionale presente in Italia: non eravamo neanche eccessivamente cretini). Il nostro status di "Shinji Ikari" italiani era una forma di autocoscienza. Un giorno, dato che somigliava alle robe di Eva, mi feci arrivare, proprio da questo cartolaio magico (ex buttafuori di una discoteca, ci sentivamo protetti!) il Perfect Works di Xenogears, il mio primo acquisto online, che conservo tutt'ora come un cimelio della mia adolescenza. Dopo che la mia prima fidanzatina mi lasciò - o meglio, io lasciai lei, perché avevo paura di essere ferito, proprio come Shinji -, decisi di dedicarmi più intensamente ad anime e videogiochi. Lì c'erano tante waifu che non mi avrebbero dato problemi sentimentali di sorta.

 Cimeli dell'adolescenza: parte III. Forse l'oggetto a cui sono più affezionato.

La grande crisi finanziaria del 2008 (avevo diciotto anni) per noi non fu traumatizzante: essenzialmente, nella nostra visione del mondo o del futuro non cambiò nulla. Prima c'erano state le Torri Gemelle, altra cosa surreale come gli Apostoli in Eva. Nonostante gli insegnanti provassero a sensibilizzare me e i miei compagni di classe su questo tipo di argomenti, queste cose non ci toccavano più di tanto. 
Ma perché tutte queste reminiscenze? Perché, per la mia generazione, Evangelion è stata la Bibbia. Non siamo stati come i fanboy di Goldrake, che mangiavano le merendine durante il boom economico. Quando noi abbiamo visto Evangelion, le strade della città puzzavano di merda, le nostre famiglie (sempre se esistevano ancora) tiravano la cinghia, e il futuro era soltanto un verbo da studiare sui libri di scuola. Non mi feci molti problemi a rinunciare alla mia carriera di musicista (suonavo la chitarra), perché tanto non mi aspettavo niente dalla vita. Tutti i problemi di Shinji, sia con le ragazze che suo padre, erano i miei problemi, erano i nostri problemi. E non eravamo in grado di risolverli. Contrariamente ai nerd degli anni ottanta, la nostra generazione di nerd era più cupa, più violenta, più estrema. E infatti i fanboyismi inerenti Eva, sin dai tempi in cui se ne parlava veramente tanto nei blog o nei forum online, erano sempre stati i più accaniti possibili. Attaccare Eva significava attaccarci nell'intimo, mettere in discussione il nonsense di cui eravamo fatti. 

Cimeli dell'adolescenza: parte IV. 

Capita però che, modulo vari intoppi lungo il cammino, si cresca, o almeno si provi a farlo (dato che per palesi motivi economici l'odierna società globalizzata voglia che si rimanga diciottenni/stagisti a vita). Per me, ora che ho trent'anni, Eva è una cosa della mia adolescenza e basta. Le carte di Magic e qualche anime ogni tanto, sempre se sono in un periodo in cui non ne sono saturo, son rimasti. Il resto è passato sotto il ponte come un fiume che attraversa una piccola cittadina al crepuscolo. 
L'idea di essere fottuto certamente rimane, e infatti noi millennials, indipendentemente dagli studi, siamo decisamente più poveri di chi è venuto prima. L'approccio a Evangelion come serie d'animazione, invece, è cambiato, e infatti, avendo del tempo a disposizione causa Coronavirus - l'ennesimo scricchiolio di un sistema globalizzato che non sta in piedi e che andrà riveduto, pena stragi peggiori di questa -, ho deciso di fare uno scritto il più "con i piedi per terra possibile". E pertanto più "non-personale" possibile. Ora come ora, sentendomi meno marcio dell'epoca in cui lo vidi, preferisco Nadia, perchè almeno è un anime per bambini, e quindi senza malizia. Ma il rispetto per il lavoro e per la vita di Anno, che mi è sempre sembrato (almeno fino a prima del Rebuild) così intelligente e dotato, rimane.

 
 Sia mia madre che mia zia non avevano capito Evangelion, e ne parlavano male. Mio zio invece ci vedeva riferimenti esoterici dato che era appassionato di esoterismo, ma nulla più. Evangelion ha fatto veramente colpo soltanto sulla nostra generazione di millennials. Forse questa sigla è l'unica cosa che sia piaciuta a mia madre, dato che è una ben nota canzone di Sinatra! 

Mio padre mi aveva trasmesso la passione per gli APP, che ascoltavo nel periodo in cui vedevo Eva da adolescente. Non era difficile associare certe canzoni all'opera, anche a livello di mood, senza scomodare "Children of the Moon" o gli occhi nel cielo di Nadia (la nave di Gargoyle).

13 commenti:

  1. Sai, Francesco... ho sempre apprezzato il tuo lavoro sul blog, come sai.
    Ma stavolta ti sei superato, non tanto per una questione di analisi dell'opera (che effettivamente resta quasi tra le righe) quanto per l'analisi che hai fatto di te stesso e del momento storico.
    Shinji... c'è un po' di Shinji in tutti noi, io forse non mi sono sentito mai davvero fottuto (anche se lo sono) però posso immaginare come ti senti.
    Grazie per aver condiviso questo pezzetto di storia e di vita, ma fidati... sento che sotto sotto tu non sei solo Shinji... o sbaglio? ;)

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille per l'apprezzamento, davvero. :)

      Ero Shinji quando avevo l'età di Shinji. Ora non so bene come definirmi. Penso che cmq quando uno cerca di costruirsi una vita con la sua donna, cosa non banale di questi tempi, non sia più veramente Shinji Ikari al 100%.

      Elimina
    2. Sei Hotaru :D
      Vero, Shinji è una fase della vita in un preciso momento della vita.

      Moz-

      Elimina
    3. Saturno è il mio pianeta, sono nato il 14 Gennaio :)

      Elimina
  2. Perlomeno questa clausura forzata ti ha riportato sul tuo fantastico blog! Grande, come sempre! Saluti! :)

    RispondiElimina
  3. Magnifico Blog e magnifici articoli/recensioni.
    Farai altri approfondimenti sulla figura dell'otaku?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non lo so. Di materiale ce n'è già parecchio. Abbiamo il post sulla postmodernità, quello sul moe, la rece nuova di Eva... vedremo. Forse potrei condividere con voi lettori qualche altro ricordo, dato il tempo buio che stiamo vivendo.

      Elimina
  4. Gran bella analisi. Mi rivedo molto in certi aspetti, anche se la differenza fondamentale con la mia vita è che io ho visto Evangelion a 18-19 anni, ad adolescenza abbastanza inoltrata (anche se credo che la mia adolescenza sia stata - anche fisiologicamente - un po' ritardata rispetto alla norma, ma questo è un altro discorso), ma comunque l'impatto penso che sia stato travolgente quanto il tuo (ha anche cambiato i miei gusti in fatto di film ed opere letterarie).

    "E infatti i fanboyismi inerenti Eva, sin dai tempi in cui se ne parlava veramente tanto nei blog o nei forum online, erano sempre stati i più accaniti possibili. Attaccare Eva significava attaccarci nell'intimo, mettere in discussione il nonsense di cui eravamo fatti. "

    Ahimè quanto è vero. Anche se c'è da dire che pure gli haters hanno un accanimento a volte ingiustificato verso questa serie. Sarà perchè nel profondo ha toccato anche loro ma preferiscono adottare il meccanismo della negazione? Perchè come hai detto tu e qualcuno qui, alla fine siamo un po' tutti Shinji, per un motivo o per un altro.
    Comunque il "nonsense di cui eravamo fatti" mi sembra un'esagerazione. In generale, leggendo l'articolo, ho l'impressione che anche altre situazioni siano interpretate in modo un po' troppo pessimistico.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, grazie per il commento. Anche io avevo pensato la cosa della "negazione" di un certo modo di essere per non farsi schifo da soli. E infatti molti haters che ho conosciuto erano piccoli stupiShinji pure loro.

      Lo scritto comunque non è pessimista, ma semplicemente realista, schietto. L'ottimismo mi sembra una bella parola, che magari fa sentire bene interiormente, ma non mi risulta molto credibile in questa epoca. Nietzsche parlava di "nichilismo attivo". Ecco, il mio modo di vedere le cose è simile. Della serie: la vita è tutto un nonsense, ma si va avanti lo stesso.

      Elimina
  5. Bella riflessione.
    Aggiungo una cosa mia, tanto per fare.
    Ci stavo pensando giusto ieri, quale fosse il periodo più brutto della mia vita.
    Sicuramente quello delle medie, poco ma sicuro.
    Genitori distanti, insegnanti svogliati e disinteressati, la mentalità da branco della classe che aliena chi non è come loro, le prime pulsioni sessuali che portano ai primi disagi e mille altri piccoli tasselli che ingigantiscono quel mondo che dura 3 anni.

    Per quanto vedessi Evangelion in quel periodo, non mi sono mai sentito uno Shinji Ikari.
    Mi ero più che altro dispiaciuto che la storia si rovesciasse su stessa, ma di lì a poco di Eva mi sono disinteressato, tuffandomi a pieno in tutti quello che i manga e gli anime potevano offrire per coprire tutte le mancanze che sentivo di avere.

    A ripensarci, ero uno Shinji, e lo sono stato per tantissimo tempo.
    Poi con il tempo si cresce, si matura e si capisce che nulla è impossibile, basta solo rimboccarsi le maniche e prendere le redini della propria vita.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per questa bella riflessione. Qualcosa di bello nei miei anni "adolescenziali" c'è stato. Il problema per me sono state le superiori, e il bullismo, pure quello, non è mancato (vedasi il post sulla postmodernità, in cui affronto l'argomento). All'università ho studiato e basta, e quindi è come se la mia vita fosse stata in stand-by per 7 anni. E da questo sacrificio ci ho guadagnato poco o nulla, purtroppo.

      Elimina
  6. Buonasera, articolo interessante.
    Io con Evangelion sono passato da fanboy accanito(in realtà non ho mai provato amore per tale serie, ma piuttosto una cieca "venerazione") a "Non è ispirante" dopo averlo visto 5/6 volte. In particolare non nego che dice molte cose interessanti e vagamente profonde ma è il COME lo fa il problema. L'effetto che ha avuto sulle persone é variabile: gli haters potrebbero ricavarne qualcosa di buono o nulla, mentre i fanboy dipende; Eva è un'esperienza catartica che può riflettere ciò che sei, ma appunto il fanboy rischia di autocompiacersi nell'essere shinji. Non penso che Eva abbia avuto un'influenza positiva sulla mia vita, ma non sono neanche dispiaciuto di averlo visto, perché grazie a Eva ho compreso meglio me stesso (a posteriori) e mi ha portato a vedere le opere di Ikuhara, ben più ispiranti, fiduciose (senza perdere di vista la realtà) e con più Amore con la A maiuscola.

    RispondiElimina