domenica 30 marzo 2014

Tenshi no Tamago: Recensione

Titolo originale: Tenshi no Tamago
Titolo inglese: Angel's Egg
Regia: Mamoru Oshii
Soggetto originale: Mamoru Oshii - Yoshitaka Amano
Sceneggiatura: Mamoru Oshii
Character Design: Yoshitaka Amano
Musiche: Yoshihiro Kanno
Studio: Studio DEEN - Tokuma Shoten
Formato: Film
Durata: 71'
Anno di uscita: 1985


http://lanostrarivoluzione.blogspot.it/2014/03/tenshi-no-tamago.html


Un film per tutti e per nessuno.

"Tenshi no Tamago", che tradotto significa "L'uovo dell'angelo", è un lungometraggio partorito dalla feconda unione dei due geni di Mamoru Oshii e Yoshitaka Amano. Tale perla è da ritenersi "sine dubio" uno dei film d'animazione maggiormente sperimentali e atipici mai creati, sia considerando la foggia estetica sia andando a guardare la sfera narrativa e concettuale: un vero e proprio "unicum" nell'ambito della cinematografia nipponica. Purtroppo la sua uscita nelle sale è stata accolta con freddezza dal pubblico e presto il suo nome è svanito dalle scene, obliato nei meandri del tempo, per rimanere noto e apprezzato solo da pochissimi appassionati.
Si tratta di un film molto particolare, caratterizzato da continui intrecci di allegorie, simboli e metafore, tanto che il compito di districarne il senso appare significativamente difficoltoso. In realtà si tratta di un lungometraggio a cui non si può dare un'unica interpretazione, è la sensibilità dello spettatore a fare da padrona e a plasmarne il senso.

"Tenshi no Tamago" è, in primo luogo, un'affascinante esperienza estetica di grande caratura e raffinatezza, una poesia di immagini, di suoni, ma soprattutto di silenzi, capace di grande suggestione. Sin dagli esordi ci immerge in scenari cupi e opprimenti, i fondali appaiono quasi dipinti e vividi, tanta è la loro accuratezza. Le animazioni si rivelano eleganti e aggraziate, studiate nel dettaglio: si noti ad esempio il fluire dei capelli della bambina, questi vengono disegnati uno per uno e l'effetto si palesa tremendamente realistico. Le musiche, composte da cori eterei, quasi sacri, concretizzano un'atmosfera onirica, ai limiti tra sogno e realtà.
In tale contesto, alienante e stordente, si muoveranno le uniche due figure presenti: una bambina, custode dell'uovo titolare del film, e un uomo in viaggio, armato di un fucile a forma di croce e le cui mani sono segnate dalle stimmate.
La scena si divide precipuamente tra gli ambienti all'interno dell'arca e la fatiscente e inquietante città morta sulle rive del mare.


Un'esegesi completa di ogni sequenza richiederebbe troppo spazio e apparirebbe quantomeno fuori luogo in questa sede. Sembra quindi doveroso, all'estensore di questa recensione, trattare solo alcuni simbolismi cardine, per offrire un piccolo assaggio dei possibili significati del film, che si giostrano in un sottofondo concettuale variamente assortito, tra esistenzialismo, nichilismo e religiosità.
In primis si può scovare agevolmente un sostanzioso numero di riferimenti alle religioni cristiana ed ebraica: i pesci e i pescatori, il fucile a forma di croce, l'angelo, l'albero della vita, la cattedrale gotica, l'arca. Non ritengo che in questa sede siano stati posti in essere per mero gusto esotico e trastullo estetico, sia andando a considerare l'importanza di alcuni passi biblici recitati in alcune sequenze, sia alla luce del fatto che poco tempo prima di realizzare il film Oshii si era interessato al cristianesimo, per poi abbandonarlo. Una premessa importante, viste le tematiche in questione.

Ma andiamo al punto fondamentale, il fulcro dell'opera è costituito dal rapporto tra le due allegorie della bambina e dell'uomo, e nella loro relazione con l'uovo. I dialoghi sono ridotti all'osso, e spesso sembra che le due figure siano incapaci di comunicare tra loro. Il loro rapporto e atteggiamento con l'uovo è antitetico e configgente. La bambina infatti confida ciecamente che in esso vi sia custodito un tesoro prezioso e di inestimabile valore, che esso nasconda una verità rassicurante, tanto che crede di sentire dei rumori provenire dall'interno. Si tratta di un atteggiamento quasi "religioso", che si fonda sulla fede, su un'intima e innocente convinzione personale. Al contrario l'uomo, il guerriero, è in preda al dubbio, anela la conoscenza non bastandogli la parola della bambina, incarna uno spirito quasi filosofico, scientifico (ancora, la bambina potrebbe simboleggiare la purezza e ingenuità dell'infanzia, mentre l'uomo l'età adulta che ne tradisce le ingenue speranze). Egli non sa resistere alla tentazione della conoscenza e viene meno al suo patto, tradendo l'innocente fiducia della ragazzina, rompe il fragile scrigno per denudare la verità e vederla con i suoi occhi, finendo tuttavia per rivelare che esso è vuoto. Al suo risveglio (forse una metafora del disincanto, del destarsi da un sogno) la piccola si troverà innanzi all'empia scena, comprendendo che tutto ciò in cui fino a quel momento aveva creduto e confidato era solamente un prodotto della sua mente, un'illusione. L'intero mondo in cui credeva si basava su false convinzioni che aveva costruito lei stessa in base alle sue speranze, l'uovo infatti è vuoto. Incapace di accettare una simile verità si lancia in una disperata e futile corsa verso il nulla, verso un baratro (simbolo della mancanza di ogni certezza, di ogni appiglio), per poi cadere da un precipizio e affogare in un corso d'acqua. Stupenda e intrisa di lirismo è l'immagine che vede l'avvicinarsi della bambina al riflesso della "lei" adulta generatosi sulla superficie dell'acqua: le due si fondono e danno vita a un'innumerevole quantità di nuove uova, di altri dubbi di cui il mondo adulto e disilluso è triste annunciatore.


Altre due sequenze, tra le innumerevoli allegorie di quest'opera, sono a mio avviso da ricordare, sempre per ricondursi al tema nichilistico: quella dei pescatori, cui abbiamo già fatto riferimento, e quella finale.
I pescatori sono raffigurati come degli uomini grigi e inespressivi, tutti identici tra loro tanto da non poterli distinguere. Sono una massa uniforme che si produce in una continua, insensata e quanto mai distruttiva caccia a delle ineffabili ombre a forma di pesce, che tuttavia non possono sperare di catturare con i loro arpioni. Gli uomini infine sono uguali, cadono nel medesimo errore di credere in mendaci ideali, di dedicare la loro vita alla rincorsa di ombre, di sogni e chimere che non esistono, come ad esempio il senso dell'esistenza oppure di Dio, e altri falsi idoli comuni alla stirpe di Adamo. La verità è che non esiste alcuna divinità (simboleggiata dal pesce anche nel rosone della cattedrale), essa è solo un'ombra cui l'uomo non può fare a meno di dare la caccia, ma che non può afferrare.


La scena conclusiva, infine, fa trasparire un forte senso di insignificanza delle vicende e dei dolori umani, che scorrono inutilmente, meno rilevanti di un pezzetto di muffa e muschio sulla chiglia di una nave. L'imbracazione, rovesciata, sembra un'arca che è naufragata, portando l'umanità alla deriva di un oceano nero e denso come la pece. Una conclusione cupa e sconfortante, di rara suggestione. 



12 commenti:

  1. Ottima recensione per il miglior film anime a mio avviso,ma onestamente potrebbe rivaleggiare con i grandi film live del passato decontestualizzandoli ovviamente. Oshii era al top in questo film,poi il design di Amano,da vero pittore,è sublime.Spero si possa far conoscere questo capolavoro ignorato ai più.Sono Texhnolyze ^^

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    1. Anche per me entra nel podio dei migliori film animati, almeno, tra quelli che ho visionato.

      A proposito di Amano, qui c'è un'intervista dove parla anche di Tenshi, seppur brevemente e senza dire nulla di epocale, ma è interessante.

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  2. Interessante,grazie per il suggerimento.

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  3. Finalmente ci ho capito qualcosa! Arigatou <3

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    1. Nonostante Oshii abbia dichiarato che ognuno può attrubuire alla sua opera il significato che meglio crede, in TnT continuo a vederci il dramma della perdita della fede e delle illusioni infantili.

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  4. Bella recensione; aggiungerei che le uova che crescono quando la bambina si getta nel precipizio indicano soprattutto la nascita della vera vita: la bambina chiusa in se stessa e nella sua illusione non cresce e non porta progresso(così come la religione) ma, una volta rotto l'uovo ed essendo uscita dall'illusione(si potrebbe anche dire che l'uovo rappresenti il suo guscio), riesce a crescere ed uscire fuori così da essere veramente viva. Tuttavia il contatto con la realtà è traumatico, infatti le persone hanno bisogno di illusioni per vivere e per questo si getta.

    Secondo voi cosa rappresenta l'acqua? Essendo un elemento onnipresente ha una certa rilevanza nel film. Sembra quasi il vero dio del racconto in quanto da vita ma al tempo stesso la toglie(diluvio universale) e non ha niente di immaginario in quanto è concreta.

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    1. L'acqua e' principalmente un simbolo di mutamento, in quanto assume la forma dell'oggetto che la contiene in un continuo divenire. Nel caso di TnT mi rifarei all'interpretazione di Jung, che paragona l'inconscio ad un lago surreale. In fondo l'opera e' il sogno onirico di un Oshii in preda a determinati turbamenti interiori - in primis l'abbandono della fede cristiana a favore dell'agnosticismo.

      L'acqua e' altresi' un simbolo uterino, legato alla madre terra, allo stesso modo dell'uovo, simbolo molto potente che tratto anche nella recensione di Yume Nikki. :)

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    2. Tuttavia c'è un elemento contrario all'interpretazione dell'acqua come divenire: la bambina dopo che riempie l'ampolla d'acqua e torna a "casa" la ripone vicino ad un'altra e si nota che intorno al perimetro delle stanze ci sono ampolle pietrificate. Quindi quest'ultimo elemento pone la visione dell'acqua in modo statico come se trascendesse il tempo. Sono solo sensazioni perchè questa scena non sono riuscito ad interpretarla ancora.

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    3. La bambina riempiendo l'ampolla d'acqua cerca di "catturare" il divenire e l'inconoscibile - molto probabilmente mediante la fede -, ma poi questa cosa le sfugge di mano. Anche nel passo che citi a parer mio si palesa il tema ricorrente dell'intera opera.

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    4. Rispondo anche a oni90
      Molto bella l'idea di raccogliere l'inconoscibile, grazie a voi mi sono fatto un idea: la bambina cerca di catturare l'inconoscibile cioè l'acqua(perchè quest'ultima nel film è rappresentata anche come una sorta di forza divina) così come cerca di fare di religione ma si rivela essere assolutamente inutile in quanto è impossibile conoscere l'inconoscibile. Così spreca la sua vita alla ricerca dell'inafferrabile e questo divenire è scandito dall'accumularsi delle ampolle non dell'acqua stessa(almeno in questo caso). Così si delinea anche il contrasto che c'è tra il tempo eterno della religione(tuttavia illusorio) e quello reale scandito dall'accumularsi delle ampolle.

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  5. Per me ci azzecca la connessione con il divenire, anche perché l'acqua scandisce il passare del tempo, infatti ne aggiunge una ogni volta e queste sono tantissime, l'immagine evocata è quella di un enorme tempo trascorso.

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