Sono poco avvezzo alla letteratura fantasy, dico da adulto, trentatré anni compiuti a Gennaio (sono del Capricorno ovviamente). Da ragazzino ho letto Tolkien molte volte, ma da adulto ho poi capito che ne ero così ossessionato perché il mondo reale, in fin dei conti, mi ripugnava, e preferivo rifugiarmi in universi fantastici. Mi colpì particolarmente una dedica presente su una copia del Signore degli Anelli all'epoca regalata a una mia parente dal suo fidanzato: "Qui potremmo essere sempre insieme, al riparo dalle cose brutte". Scrivo questo perché secondo me la creazione di un romanzo, anche se realistico, è il tentativo di fuga per eccellenza: ci si rifugia nel proprio mondo, anche se questo mondo è fatto di rielaborazioni soggettive di ricordi/persone/traumi personali. L'arte, tutta l'arte reale (non quella delle I.A. o le puttanate nerd commerciali che vengono spacciate dai più per arte), è un mero tentativo di riparazione. In pratica, l'autore di un'opera d'arte o letteraria reale sta semplicemente cercando di salvarsi tramite di essa. "Ci si salva da soli e si muore da soli", in fondo (queste parole non vengono da me, ma da una giovane artista che conobbi circa due anni fa: rimanendo in tema fantasy, devo ammettere che mi sono rimaste scolpite dentro come scritture runiche).
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mercoledì 3 maggio 2023
domenica 22 marzo 2020
Dream Hunter Rem: Recensione
Titolo originale: ドリームハンター麗夢
Soggetto & Regia generale: Okuda Seiji
Character Design: Moori Kazuaki
Musiche: Gotou Hideo, Manabe Heitaro, Kawai Kenji
Prodotto da: Anime R & co.
Formato: serie OAV di 3 episodi
Anno: 1985
Rem è un'investigatrice dell'ignoto. 44 Magnum alla mano, il suo lavoro consiste nell'entrare nei sogni altrui al fine di sconfiggere i demoni che vi risiedono; ovviamente, questa idea di base apre a molte possibilità, sia grafiche che "filosofiche". Per ovvie ragioni commerciali, la ragazza è una simpatica loli dai capelli verdi, che all'occorrenza indossa una divisa sexy à la Leda, seguendo la moda OVA del periodo. Ma non fermiamoci alle apparenze: sebbene inizialmente sia stato concepito come mero porno d'autore, Dream Hunter Rem, quello fatto e finito, è tutto sommato pregevole. Tecnicamente parlando, abbiamo un cast di animatori stellare, tra i quali spicca Oobari Masami, ben noto per i suoi robotici mozzafiato. Nel terzo episodio, forse il più struggente, le musiche sono di Kawai Kenji, ben noto per i suoi lavori con Oshii Mamoru... insomma, la perizia tecnica dell'opera, che di fatto è un minestrone postmoderno di generi che va dal fantasy all'horror più inquietante, non si discute. Ma c'è anche dell'altro.
Etichette:
combattimento,
Fantasy,
gore,
horror,
mecha,
splatter,
surrealismo
giovedì 12 marzo 2020
Dragon League: Recensione
Titolo originale: ドラゴンリーグ
Regia: Takamoto Yoshihiro
Soggetto: Takashiro Saeki
Sceneggiatura: Mitsui Hideki
Character Design: Kobayashi Kazuyuki, Tannai Tsukasa
Musiche: Fujino Kouchi
Prodotto da: Fuji TV, NAS
Formato: serie TV da 39 episodi
Anno: 1993
Ben pochi si ricorderanno di Dragon League, piccolo capolavoro dimenticato che si aggirava per le televisioni regionali italiane nei primi anni del duemila. Questa recensione è una piccola dichiarazione d’amore ad un anime in grado di appassionarmi sia da piccino che adulto; anche se, purtroppo, da adulto ho dovuto accontentarmi dell’unica versione reperibile su internet, ossia quella in spagnolo presente su Yutube (con qualità video molto discutibile, essendo un VHS rip).
Dragon League sostanzialmente parte dall’idea di base di fondere Kyaputen Tsubasa con Dragon Quest, gioco che all’epoca aveva molto successo presso i giovani. Purtuttavia, l’opera certamente gode di vita propria, e vanta di un chara impeccabile, di un ultimo arco apocalittico in pieno stile 90s e di personaggi in grado di bucare lo schermo.
Dragon League sostanzialmente parte dall’idea di base di fondere Kyaputen Tsubasa con Dragon Quest, gioco che all’epoca aveva molto successo presso i giovani. Purtuttavia, l’opera certamente gode di vita propria, e vanta di un chara impeccabile, di un ultimo arco apocalittico in pieno stile 90s e di personaggi in grado di bucare lo schermo.
Etichette:
apocalittico,
dinosauri,
Fantasy,
Spokon
martedì 6 gennaio 2015
The Vision of Escaflowne: Recensione
Titolo originale: Tenku no Escaflowne
Regia: Kazuki Akane
Soggetto: Hajime Yatate, Shoji Kawamori
Sceneggiatura: Akihiko Inari, Hiroaki Kitajima, Ryota Yamaguchi
Character Design: Nobuteru Yuki
Mechanical Design: Kimitoshi Yamane
Musiche: Yoko Kanno, Hajime Mizoguchi
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 26 episodi
E' risaputo che negli anni '90 la MTV anime night fosse stata un'evento
epocale per tutti gli appassionati di animazione giapponese del
belpaese. Titoli come "Evangelion", "Cowboy Bebop", "Trigun",
"Escaflowne" e compagnia andavano in onda regolarmente, facendo
appassionare le nuove generazioni alla cultura nipponica. Questo status
mitologico dell'evento ha fatto sì che spesso si commettesse l'errore di
associare a quasi tutte le opere andate in onda all'epoca lo status di
capolavoro assoluto/pietra miliare dell'animazione, in quanto il fansub e
la cultura anime su internet non erano ancora sviluppati a sufficienza.
Questo è quello che a mio avviso è successo con "Escaflowne", un anime
pienamente nella media, stereotipato al massimo, dalle notevoli lacune
di sceneggiatura; ma, tuttavia, dipinto dai più come mostro sacro
dell'animazione, a causa del fatto che sia uscito al posto giusto e nel
momento giusto, quando l'animazione giapponese di tipo mecha in Italia
non era ancora un fenomeno di larga portata - in precedenza, comunque,
erano stati trasmessi dalle televisioni regionali un gran numero di
robotici anni '70 (martoriati da dialoghi inventati e doppiaggi
casarecci), ma non i robotici anni '80, quelli più affini alle opere
mandate in onda su MTV. Vorrei inoltre osservare che spesso questo fatto
accade anche con "Evangelion", che pur essendo un ottimo prodotto, in
Italia viene quasi all'unanimità ritenuto un "mostro sacro" prima del
quale non c'era assolutamente nulla, nonostante i suoi debiti nei
confronti dell'opera di Tomino ed il suo palese citazionismo robotico
anni '70/'80, tuttavia innovativamente aggiornato con filosofia
esistenzialista, postmodernismo e introspezione psicologica, a
discapito della trama. "Escaflowne", nonostante goda anch'esso tra i più
dello status di capolavoro intoccabile, è un caso diverso da
"Evangelion": non ha praticamente innovato nulla, neanche il modo
di raccontare il "drama" robotico: si tratta del classico anime ad alto
budget costruito a tavolino per avere successo di pubblico, senza alcun
merito effettivo a parte il vile denaro sborsato dai produttori, che fa
sì che la grafica sia così bella e le animazioni così fluide da rendere
il prodotto comunque appetibile al consumatore. Anche le musiche di
Yoko Kanno sono un punto di forza dell'opera, anche se non sono al
livello delle OST di "Cowboy Bebop" e "Turn A Gundam", a mio avviso i
suoi vertici massimi.
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Fantasy,
guerra,
Kazuki Akane,
mecha,
Shoji Kawamori
sabato 15 novembre 2014
Anatolia Story: Recensione
Titolo originale: Sora wa akai kawa no hotori
Titolo inglese: Anatolia Story
Autore: Chie Shinohara
Tipologia: Shoujo Manga
Edizione italiana: Star Comics
Volumi: 28
Anno di uscita: 1995
Yuri è una ragazza giapponese come tante altre, che, un giorno come un
altro, viene trasportata indietro nel tempo a Hottusa, la capitale
dell'antico impero Ittita. La quindicenne è stata invocata attraverso un
incantesimo dalla regina Nakia, la spietata vedova imperiale, che la
vuole utilizzare come sacrificio umano: il sangue di Yuri è infatti
l'elemento chiave di cui la regina ha bisogno per lanciare una
maledizione contro i principi Ittiti, in modo da far salire al trono il
suo prediletto figlio Giuda. La storia del manga progredisce attraverso
un percorso di crescita personale della giovane Yuri, la quale, oltre ad
avere una difficile storia d'amore con principe Kail Mursili, dovrà
allo stesso tempo sfuggire ai molteplici tranelli e intrighi di corte
orditi dalla vedova imperiale. Nelle selvagge e arcaiche terre del fiume
rosso il bagaglio culturale della protagonista, derivante dalla sua
precedente esistenza nel mondo moderno, sarà fondamentale, e
contribuirà, unito alle sue doti militari e al suo innegabile buonsenso,
alla sua ascesa verso lo status di incarnazione vivente della dea
Isthar presso il popolo Ittita.
giovedì 3 luglio 2014
Spice&Wolf: Recensione
Titolo originale: Ookami to Koushinryou
Titolo inglese: Spice and Wolf
Regia: Takeo Takahashi
Soggetto originale: Isuna Hasekura
Sceneggiatura: Naruhisa Arakawa
Character Design: Kazuya Kuroda
Musiche: Yūji Yoshino
Studio: Imagin
Formato: serie televisiva da 13 episodi
Anno di uscita: 2008
Tratta dall'omonima serie di light novel partorita dalla fervida mente
di Isuna Hasekura, "Spice&Wolf" si presenta fin dagli esordi come
un'opera "sui generis", penetrando un campo che, invero, appare
piuttosto inesplorato dall'animazione giapponese. Sto parlando, come
indubbiamente avrà già intuito chi conosce la serie, dell'economia e del
commercio. L'anime infatti si concentra sulle vicissitudini di Craft
Lawrence, un solitario mercante che viaggia per il mondo con il suo
fedele carro, commerciando in vari paesi e città assieme ad una assai
bizzarra compagna. Tale non è altri che la seducente Holo: una dea-lupo,
legata al culto della fertilità della terra, in cui purtroppo le
persone hanno smesso di credere. Così, divinità oramai inutile e
reietta, Holo decide di compiere un nostalgico viaggio di ritorno verso
il suo paese d'origine.
sabato 12 aprile 2014
Haibane Renmei: Recensione
Titolo originale: Haibane Renmei
Regia: Tomokazu Tokoro
Soggetto originale: Yoshitosi ABe
Sceneggiatura: Yoshitoshi ABe
Character Design: Takada Akira
Musiche: Kou Ootani
Studio: Radix
Formato: serie televisiva di 13 episodi
Anno di trasmissione: 2002
Regia: Tomokazu Tokoro
Soggetto originale: Yoshitosi ABe
Sceneggiatura: Yoshitoshi ABe
Character Design: Takada Akira
Musiche: Kou Ootani
Studio: Radix
Formato: serie televisiva di 13 episodi
Anno di trasmissione: 2002
"Haibane Renmei", anime del 2002 ideato da Yoshitoshi Abe, trova
ispirazione dal romanzo "La fine del mondo e il paese delle meraviglie"
di Haruki Murakami, dal quale tuttavia si distanzia notevolmente,
traendone solamente alcuni simboli e spunti.
E' davvero un piacere immenso avere l'occasione di potere spendere qualche parola a riguardo. Non penso di commettere empietà alcuna nell'affermare che, ad oggi, "Haibane" sia forse una delle migliori opere che abbia mai visto e che meriti di brillare incastonata nel firmamento dei capolavori da ricordare.
E' davvero un piacere immenso avere l'occasione di potere spendere qualche parola a riguardo. Non penso di commettere empietà alcuna nell'affermare che, ad oggi, "Haibane" sia forse una delle migliori opere che abbia mai visto e che meriti di brillare incastonata nel firmamento dei capolavori da ricordare.
domenica 30 marzo 2014
Tenshi no Tamago: Recensione
Titolo originale: Tenshi no Tamago
Titolo inglese: Angel's Egg
Regia: Mamoru Oshii
Soggetto originale: Mamoru Oshii - Yoshitaka Amano
Sceneggiatura: Mamoru Oshii
Character Design: Yoshitaka Amano
Musiche: Yoshihiro Kanno
Studio: Studio DEEN - Tokuma Shoten
Formato: Film
Durata: 71'
Anno di uscita: 1985
Un film per tutti e per nessuno.
"Tenshi no Tamago", che tradotto significa "L'uovo dell'angelo", è un
lungometraggio partorito dalla feconda unione dei due geni di Mamoru
Oshii e Yoshitaka Amano. Tale perla è da ritenersi "sine dubio" uno dei
film d'animazione maggiormente sperimentali e atipici mai creati, sia
considerando la foggia estetica sia andando a guardare la sfera
narrativa e concettuale: un vero e proprio "unicum" nell'ambito della
cinematografia nipponica. Purtroppo la sua uscita nelle sale è stata
accolta con freddezza dal pubblico e presto il suo nome è svanito dalle
scene, obliato nei meandri del tempo, per rimanere noto e apprezzato
solo da pochissimi appassionati.
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