sabato 12 dicembre 2015

Homunculus: Recensione

Titolo originale: Homunculus
Autore: Hideo Yamamoto
Tipologia: Seinen Manga
Edizione Italiana: Planet Manga
Volumi: 15
Data di uscita: 2003


Manabu Ito, che vuole studiare l'uomo in ogni suo aspetto, decide d'intraprendere un esperimento di trapanazione del cranio su un individuo, al fine di poterne studiare gli effetti sulla psiche. Colui che diventerà la sua cavia è Susamu Nakoshi, un ex assicuratore divenuto clochard che vive  nella sua vecchia macchina - alla quale è visceralmente legato, come se si trattasse di una persona -, in cui dorme rannicchiato come un feto a suo agio nell'utero materno. Nel parcheggio che separa il parco in cui vivono i senzatetto completamente esclusi dalla società e un hotel di lusso in cui si raduna l'elite borghese della città, Susamu è in bilico tra due realtà completamente agli antipodi; questa sua condizione di "intermediario tra due mondi" affascina Manabu, le cui conoscenze spaziano dalla medicina sino alla psicologia - egli incarna l'aspetto "razionale" dell'uomo, che cerca di dare una spiegazione ad ogni cosa mediante le costruzioni dell'intelletto. Una volta subita la trapanazione, Susamu scopre che con l'occhio sinistro è in grado di vedere i conflitti interiori delle persone, che si presentano sotto forma di orripilanti e bizzarri homunculus. Ha così inizio il lisergico viaggio dei due protagonisti tra inconscio e realtà, un percorso ostico e tendente all'oscurità nel quale, man mano che ci si avvicina alla sostanza dell'essere, si avverte un prepotente vuoto che inghiotte ogni cosa, coadiuvato dalla tirannia dell'ego e del formalismo. Esiste veramente una sostanza nell'uomo e nella sua società, oppure più si scava a fondo spinti dalla propria antropofagia più ci s'immerge in uno sgradevole e raccapricciante abisso senza alcuna via d'uscita? E' possibile essere sé stessi senza diventare prigionieri di sé stessi? Alla base di tutti i conflitti esteriori tra persone vi sono dei conflitti interiori irrisolti e rimossi dalla coscienza? 


Nel momento in cui l'arte si fa carico di trovare una risposta a simili interrogativi, il rischio ch'essa si riveli inadeguata a rispecchiare con trasparenza e lucidità l'angosciosa condizione umana si fa forte, e il rischio di scadere nel vano, per non dire ridicolo, è dietro la porta. Ma non è questo il caso di "Homunculus", un'opera che si colloca nei confini più lontani ed insondabili del suo media di riferimento, trattandosi di uno straniante testamento "spirituale" intriso di un sincero, quotidiano nichilismo, messo nero su bianco da un autore così intelligentemente folle da aver vissuto in prima persona la vita del clochard al fine di mettersi nella stessa condizione del suo protagonista, in modo tale da accrescere il realismo dell'opera, nonché la sottigliezza della sua critica sociale, che s'insidia negli aspetti più sgradevoli della cultura consumistica di massa sezionandola come se si trattasse di un cadavere soggetto ad un'autopsia.  Perché ciò che non possiede anima si rivela soltanto un corpo privo di vita, in cui lo scorrere del sangue, il calore della carne e il pulsare del cuore non sono nient'altro che mere reazioni meccaniche. E se fosse l'assenza di anima l'essenza stessa dell'uomo?

«Sai, una volta conoscevo un meccanico. Capiva che guasto aveva una macchina soltanto ascoltandone il motore.
Anche l'odore e le vibrazioni contano. L'importante è capire lo stato d'animo della macchina. Solo i principianti aprono il cofano per cercare i guasti.
Lui diceva... che le macchine sono più difficili da trattare delle donne.
»  
«Forse ha ragione.»  
«E' un grave sbaglio considerare i meccanismi nient'altro che tali.
Perché al giorno d'oggi gli uomini assomigliano alle macchine più delle macchine stesse.
»

Una persona sottile come la carta, dallo spessore pressoché nullo, che cammina per la strada principale della città nella quale, tra le tante mostruosità che la popolano, vi è uno yakuza divorato dal senso di colpa, il cui homunculus si manifesta come un bambino imprigionato nella corazza di un robot; una ragazzina di sabbia la cui forma varia in base al contenitore/società in cui viene versata, che posa come un manichino dietro la vetrina di un negozio, vendendo la propria biancheria intima ai maniaci come se tale atto, perfettamente conforme al sistema malato che la imprigiona, si trattasse di un grandioso gesto di ribellione; un uomo la cui testa termina in un glande; un medico/cane rabbioso pronto a prevaricare il più debole; un clochard dal triste passato che si rinchiude in un grosso uovo, in modo tale da non interagire più con l'esterno, con i propri ricordi e le proprie responsabilità. La natura umana, così come appare all'occhio sinistro di Susamu, è talmente variegata e deprimente da sembrare quasi senza speranza; nondimeno, guardando all'interno dell'inconscio degli altri, egli gradualmente ne guarisce le nevrosi, riportando in superficie quelle cose sgradevoli ch'erano state rimosse dalla coscienza. Ma l'uomo è un animale bugiardo, le cui menzogne sono talmente radicate nella sua natura da non poter essere eliminate, sopratutto quando si tratta di mentire a sé stessi. Ed ecco che man mano che Susamu riesce a debellare gli homunculus altrui, emerge il suo conflitto interiore, il dilemma dell'apparenza in un mondo che privilegia la forma in quanto privo di sostanza. Completamente assorbito da sé stesso sino al punto di praticare la spermatofagia, egli fa proprie le nevrosi degli altri, perdendo via via il contatto con la realtà, barattando la sua maschera/essenza con  l'oblio.  


L'incontro "provvidenziale" con Nanako, la misteriosa bugiarda appartenente ai tetri ricordi della vita precedente del protagonista, rappresenta l'ultimo appiglio sul quale egli può contare per redimersi; nel volto della donna, Susamu vede i volti di tutte le donne con cui si è unito, quasi come se si trattasse di un archetipo dal viso bianco come la carta, sul quale è possibile riscrivere tutto partendo da zero. Eppure fu la stessa Nanako in passato a dire a Susamu che l'uomo va rappresentato in bianco su uno sfondo nero - l'inconscio, la notte buia dentro ad ognuno di noi. Tra sguardi taglienti come lame di rasoio, persone che diventano ombre, volti deformati dal desiderio e dalla sete di potere e denaro, la malattia della postmodernità colpisce i due opposti che si attraggono, che desiderano riscoprire il loro atipico amore, immancabilmente distorto e alienato da contingenze dalle quali è impossibile fuggire. 


E' quindi una lettura complessa, "Homunculus". Traendo ispirazione dal concetto junghiano di persona, Hideo Yamamoto ha creato un manga psicologico e filosofico dai molteplici livelli di lettura, alcuni più palesi, altri comprensibili soltanto mediante una certa dose di riflessione. La narrazione/non narrazione si rivela serrata e studiata nei minimi dettagli, e con il proseguire delle vicende si assiste ad un brusco spostamento verso una dimensione interiore via via sempre più simbolica, inquietante e tetra.
I dialoghi sono ben pochi, ma alquanto incisivi e carichi di significato; l'autore è un maestro nel far parlare le immagini, e riempie le sue tavole di particolari che racchiudono in un certo senso la totalità di ciò che vuole esprimere - occhi, deformazioni della prospettiva, realismo nella descrizione delle distorsioni della percezione e degli inganni della mente. Il finale, perfettamente coerente con quanto l'ha preceduto, è a dir poco spiazzante, e fa luce sul significato ultimo dell'opera, nonché sulla nevrosi collettiva indotta dall'individualismo spinto all'estremo che i paesi civilizzati stanno vivendo, con i loro imponenti edifici grigi costruiti sul terreno del profitto fine a sé stesso, del freddo vuoto dell'animo che divora ogni vera pretesa di progresso e comunicazione, smascherando la facciata dell'industrialismo e del benessere, lasciando trasparire il volto d'un cadavere che vive nutrendosi delle sue stesse luride carni.







13 commenti:

  1. Adoro questa opera; è certamente fra le mie preferite!

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  2. Gran recensione che centra in pieno il nocciolo di un manga tanto complesso quanto stupendo. Rileggendo la recensione mi sono venuti in mente passaggi, che ormai avevo dimenticato, e linee conduttrici atte a ricordarmelo in tutta la sua essenza.

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  3. @Nyu

    L'ho letta soltanto di recente, e di punto in bianco è finita nella mia personale top 10, dritta al secondo posto, preceduta soltanto dal Narutaru di Mohiro Kitoh. Se devo essere sincero, mi sono vergognato di non aver mai letto prima questo capolavoro.

    @Tex

    Grazie mille per la tua genuina impressione. ;)

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  4. "Completamente assorbito da sé stesso sino al punto di praticare la spermatofagia"

    Che vuol dire completamente assorbito da se stesso? Questo concetto lo possiamo ritrovare praticamente dopo che Nakoshi entra in contatto con gli Homunculus. Mi spiego meglio: l'opera è essenzialmente il viaggio di un uomo ormai svuotato della sua essenza nel ritrovo della stessa. Tuttavia una volta ritrovato se stesso si accorge che al di fuori di lui non esiste nessun altro,o meglio solo proiezioni del suo io, l'uomo è solo.
    Ora, la spermatofagia diventa una abitudine quando il protagonista è un guscio vuoto e proprio per questo la pratica: è l'unico modo che ha per sentirsi vivo, attraverso i SENSI(calore,odore e sapore) percepisce qualcosa che viene dall'interno del suo corpo, qualcosa che gli è proprio e lo caratterizza come umano. Con questo voglio dire che la pratica non perchè È assorbito da se stesso ma proprio perchè VUOLE ESSERE assorbito da se in quanto svuotato della sua essenza.
    A conferma di ciò questa abitudine viene rinvangata quanto incontra l'homunculus della ragazza e con una regia magistrale l'autore ci mostra contemporaneamente cosa praticano i due personaggi per rimanere attaccati alla loro umanità.

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  5. Carina la tua osservazione, ma secondo me Nakoshi alla fine non trova proprio nulla: l'uomo postmoderno vede soltanto sé stesso in quanto in questo contesto l'individualismo viene spinto all'estremo (il famoso narcisismo di chi non ha più punti di riferimento con i quali delimitare la propria individualità). E da qui la solitudine. Il punto è che questo individualismo è altresì un simulacro, e pertanto il nulla, il vuoto spirituale.

    Non c'è pertanto niente da ritrovare, mancano proprio i presupposti per costruire un qualcosa che renda veramente "umani". Di mio vedo Homunculus come una storia di pura disumanità, più che una ricerca di un'umanità che mai potrà essere trovata.

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  6. Non sono d'accordo, sembra tu stia sovrapponendo lo stato primo e ultimo del protagonista. All'inizio cronologico il protagonista non è un umano, cioè è solo apparenza, conformazione al modello imposto dalla società(così come la ragazza di sabbia), un scatola vuota e questo corrisponde al nulla, al vuoto spirituale.
    Essendosi accorto di ciò vuole ritornare ad essere umano attraverso la liberazione della materialità, la posizione di un feto(rinascita), il contatto con i barboni e anche e soprattutto attraverso il contatto con gli homuncoli(se stesso) che sono appunto le proiezioni delle distorsioni del suo animo. Tutte queste sono inconfutabili prove della ricerca dell'umanità.
    Arriva la fine in cui prevale l'individualismo e qui sono d'accordo con te. Ma l'individualismo non è una condizione prettamente umana, così come la solitudine, che si acquisisce in seguito alla comprensione di se e dei propri limiti? Nakoshi alla fine trova la condizione prettamente umana della solitudine in contrasto con la condizione di macchina senza emozioni qual'era prima.
    Quindi, secondo me, non bisogna confondere l'individualismo col nulla, perché il presupposto dello stesso è proprio l'io, mentre per la macchina è il nulla spirituale.

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  7. L'individualismo di cui parlo non è un individualismo "sano", ma "spinto all'estremo", come ho detto. E' un narcisismo malato che impedisce di vedere altro al di là di sé stessi. Nakoshi è un novello Narciso, in pratica. In lui non c'è mai stato nulla di spirituale, con o senza società (lui "guarisce" le altre persone, ma diventa dipendente da questa cosa, in quanto non la fa in modo distaccato, ma soltanto perché ci gode). Il ritorno allo stato embrionale si potrebbe anche vedere come regressione, come un ritorno all'utero materno.

    Non ho mai visto/sentito di una crescita spirituale basata sul narcisismo. L'illuminato non vede soltanto sé stesso, vede oltre sé stesso. Vede il tutto ed è consapevole di esserne una parte infinitesimale.

    La macchina è il nulla spirituale, certo. Ma l'io spinto all'estremo non ha nulla di consapevole. Non vedo illuminazione in una ricaduta nella meccanicità.

    Lui ha guarito gli altri vedendo in loro, c'è stato un contatto. Per i giapponesi questo è importante. L'emozione, il vincolo sociale. La questione della comunicazione, sia interna che esterna. [SPOILER A SEGUIRE] Ma alla fine, Nakoshi rimane solo. Non c'è nessuno a salvarlo. Arrivano dei poliziotti con la sua stessa faccia per sbatterlo in galera, se non erro (palese metafora della sua prigionia egotistica).

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  8. Allora perchè ci gode "guarendo" gli altri?
    È chiaro che negli altri vede se stesso, la sua anima e quando guarisce gli altri in realtà guarisce se stesso. Lui gode per questo e per lo stesso motivo si interessa così tanto ali homuncoli. Gli altri sono lo specchio del nostro "io". Cos'altro potrebbero essere? Non possono essere nient'altro che questo in quanto non sono espressione di un mondo esteriore ma del mondo interiore che esiste ed è solo del protagonista. Questa è la prova certa che qualcosa al di là dell'apparenza esiste(almeno nel Nakoshi del presente).

    Ho mai parlato di crescita "sana" della spiritualità?
    Si potrebbe dire che il ritorno alla spiritualità lo rende malato. Il suo percorso e quindi il ritorno sbagliato della coscienza lo fa impazzire, non il nulla. È sbagliato perchè, così come dicevi, vede soltanto se stesso e non è consapevole di essere una parte del tutto. Allora è diventato un novello narciso. Ma questo che vuol dire? Egli assorbe tutti gli homunculi a causa dell'identificazione con l'oggetto, così da spostare l'energia psichica non più sull'esterno ma verso l'interno. Ora l'attenzione non si sposta più sugli oggetti esterni ma sull'Io, divenuto l'oggetto dell'amore. Così Nakoshi ormai vede(PERCEPISCE) solo se stesso, ha bisogno di se e lo cerca ,fino alla pazzia, negli altri( lo faceva anche prima con gli homuncoli).
    Come fa questo ad essere espressione del nulla? Ha solo rivolto troppo l'attenzione su di se perdendo il contatto col mondo. È malato di narcisismo, ed una macchina non può essere nè malata nè tanto meno di narcisismo e soprattutto non può percepire se stessa.

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  9. Mmmmmm secondo me ti farebbe bene leggere qualcosa di Gurdjieff/Ouspenski (la definizione esoterica di "uomo macchina" l'hanno inventata loro).

    "Gli altri sono lo specchio del nostro "io"."

    Più che questo, citando Claudio Naranjo, direi che noi tutti siamo incompleti e che abbiamo bisogno degli altri per completarci, come un gioco di specchi. Ma non mi sembra questo il caso del finale di Homunculus, in quanto per "completarsi armonicamente con gli altri" il narcisismo serve a ben poco.

    "Come fa questo ad essere espressione del nulla? Ha solo rivolto troppo l'attenzione su di se perdendo il contatto col mondo. È malato di narcisismo, ed una macchina non può essere nè malata nè tanto meno di narcisismo e soprattutto non può percepire se stessa."

    Questa roba si chiama alienazione, e un uomo macchina è alienato. Eccome se lo è. E l'alienazione è una forma di nulla, di nulla interiore.

    "Si potrebbe dire che il ritorno alla spiritualità lo rende malato."

    Secondo me no. Un ritorno alla spiritualità non fa ammalare nessuno.

    "a causa dell'identificazione con l'oggetto"

    Eccoci qua. Bingo. Infatti Gurdjieff e Ouspenski dicono che l'uomo macchina s'identifica con gli oggetti, cosa che lo fa alienare.

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  10. Ti consiglio di criticare le mie interpretazioni facendo riferimento all'opera così come sto facendo io, del resto non hai analizzato le "prove" che ho dato in favore della mia tesi ma solo quest'ultima. Comunque

    "come un gioco di specchi"

    Hai ripetuto ciò che ho detto. Del resto lo dice anche il protagonista. Guardare gli altri significa guardare se stessi ed infatti non avviene un "completarsi armonicamente con gli altri" ma un "cercare se stessi negli atri" che è lo sviluppo del racconto e non corrisponde alla fine.

    "Questa roba si chiama alienazione, e un uomo macchina è alienato. Eccome se lo è. E l'alienazione è una forma di nulla, di nulla interiore."

    L'alienazione è indubbia ed avviene dopo l'identificazione con gli oggetti. L'uomo sarebbe una macchina se il processo si fermasse qui. Ma non è così per Nakoshi perché è malato di narcisismo e come ti ho spiegato prima va oltre la mera identificazione. Il narcisista identifica l'oggetto con l'Io per far investire l'energia psichica inconscia non più sull'esterno ma verso l'Io. Quindi l'uomo nella sua totalità è sì l'oggetto ma è oggetto amato da se stesso ergo è amante/amato. Ed è questo che mostra il finale, la voglia di andare verso se stesso(poliziotti). Dal punto di vista psicologico è perfettamente umano.

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  11. Non puoi fornire "prove" certe su un'opera strettamente allegorica che si presta a più livelli di lettura, e pertanto necessita della contestualizzazione per essere compresa e analizzata con profitto - dal mio punto di vista, ovviamente.

    "Hai ripetuto ciò che ho detto. Del resto lo dice anche il protagonista."

    Ok, in fondo psicologicamente parlando siamo lì. Il punto è se contestualizzare o no nel postmoderno giapponese questa cosa. Io lo faccio (e pertanto parlo di alienazione, narcisismo, rigetto del contatto con le altre persone e quindi follia), mentre tu no (e fai un discorso più "psicologico").

    "Il narcisista identifica l'oggetto con l'Io per far investire l'energia psichica inconscia non più sull'esterno ma verso l'Io. Quindi l'uomo nella sua totalità è sì l'oggetto ma è oggetto amato da se stesso ergo è amante/amato. Ed è questo che mostra il finale, la voglia di andare verso se stesso(poliziotti). Dal punto di vista psicologico è perfettamente umano."

    Da quel che ho capito il succo del tuo discorso è che prima il protagonista era una macchina perché vincolato alla società e ai suoi meccanismi, mentre dopo, una volta diventato pazzo, assume i connotati di un uomo. Ergo umanità significa prigionia, follia. Ci potrebbe anche stare. Però, essendo Homunculus interpretabile su più livelli di lettura, ti potrei anche dire che il finale simboleggia l'incapacità dell'uomo di trascendere l'uomo stesso (la metafora dell'arresto). Come direbbe Protagora, "L'uomo è misura di tutte le cose": è impossibile percepire la realtà (e pertanto gli altri) al di fuori del proprio essere. Ciò detto, chiudendo la parentesi, quello che volevo dire prima (la mia intepretazione del finale) è che il protagonista non riesce a trascendere il suo stato di macchina (cosa sulla quale tu non sei d'accordo), perché rimane imprigionato in sé stesso, senza riuscire a compiere una crescita consapevole (e sottolineo consapevole) come tutti gli altri (con i quali bene o male riusciva a comunicare). Perché la prima cosa che ci dice Gurdjieff (che mi pare venga citato nel manga) è che un uomo diventa uomo soltanto quando è consapevole di sé stesso, altrimenti resta una macchina. E in follia e narcisismo non c'è alcuna vera consapevolezza/coscienza del Sé.

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  12. Non puoi fornire prove certe ma comunque una teoria si deve fondare su prove. Un'interpretazione campata per aria non avrebbe senso.

    "il finale simboleggia l'incapacità dell'uomo di trascendere l'uomo stesso"

    In effetti si potrebbe anche integrare con la mia interpretazione.

    Ora ho inteso cosa intendi per macchina. Abbiamo visto questo concetto sotto due punti di vista, forse la stessa definizione di "macchina" non mi sembra completamente adeguata a questo tipo di situazione; difatti anche un animale non è cosciente di se ma non è una macchina. Sono solo idee buttate così, non darci troppo peso.

    Ci starebbe comunque una analisi psicologica approfondita del personaggio per poi immegerlo nel contesto postmoderno. ;)

    Grazie per il confronto, sono arrivato a fare analisi più profonde e a comprendere un punto di vista diverso dal mio.
    Comunque questa recensione, come le altre del resto, è di altissimo livello. :)

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  13. "Non puoi fornire prove certe ma comunque una teoria si deve fondare su prove. Un'interpretazione campata per aria non avrebbe senso."

    Beh, ovvio.

    "forse la stessa definizione di "macchina" non mi sembra completamente adeguata a questo tipo di situazione"

    Però nella citazione del manga da me riportata nella recensione si parla di uomo macchina. Non è una cosa proprio campata per aria, ma presente nell'opera - e in modo alquanto evidente.

    "difatti anche un animale non è cosciente di se ma non è una macchina."

    Cartesio ti direbbe il contrario. XD

    Cmq per comprendere pienamente queste cose imho occorrerebbe leggere Ouspenski.

    "Sono solo idee buttate così, non darci troppo peso"

    Dipende dalla comprensione dei termini che si utilizzano in determinati contesti, cosa non sempre immediata in discorsi complessi come quello che abbiamo fatto in questa sede. Molto probabilmente rileggendo il tutto fra un po' di tempo troverai delle sfumature che ti erano sfuggite... e la stessa cosa potrebbe valere anche per me.

    "Ci starebbe comunque una analisi psicologica approfondita del personaggio per poi immegerlo nel contesto postmoderno. ;)"

    Direi che è il contesto postmoderno a permettere un'analisi psicologica del personaggio, perché esso si ritrova immerso nel suddetto completamente, allo stesso modo dell'autore che l'ha creato. E' proprio questo che ho cercato di abbozzare nei miei interventi, utilizzando alcuni riferimenti culturali presenti nell'opera.

    "Grazie per il confronto, sono arrivato a fare analisi più profonde e a comprendere un punto di vista diverso dal mio."

    Di niente, qui dentro sei sempre il benvenuto. :)

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