sabato 10 maggio 2014

Baldios - Il guerriero dello spazio: Recensione

Titolo originale: Uchū Senshi Baldios
Regia: Kazuyuki Hirokawa
Soggetto & sceneggiatura: Akiyoshi Sekai
Character Design: Osamu Kamijo
Mechanical Design: Hajime Kamegaki, Gen Sato
Musiche: Kentaro Haneda
Studio: Ashi Productions
Formato: serie televisiva di 34 episodi
Anni di trasmissione: 1980 - 1981


Cosa dire di "Baldios"? Che è semplicemente splendido, cos'altro aggiungere? Anime dichiaratamente antimilitarista, il capolavoro di Akiyoshi Sekai rappresenta una tappa fondamentale per il genere del robotico d'autore. Si tratta di un anime venuto alla luce in un periodo molto creativo per l'animazione giapponese, in cui gli autori facevano molteplici tentativi di differenziazione dal robotico tradizionale: con "Combattler V" si iniziò a caratterizzare i personaggi e gli antagonisti in modo più complesso rispetto agli standard nagaiani; nel frattempo era in corso una certa ricerca del realismo, che prima di culminare in "Gundam", avvenne attraverso l'inserimento nel plot di alcuni robotici di scenari di guerra "verosimili", campi profughi et similia ("Zambot 3", "Danguard Ace", "General Daimos"); oppure, come nel caso di "Baldios" e "Ideon", con contaminazioni colte degne della letteratura sci-fi di ampio respiro. Nel contesto del suddetto periodo di transizione tra robotico nagaiano e real robot, che va dal 1977 incluso al 1981 incluso (la data di uscita dei tre epocali film riassuntivi di "Gundam"), "Baldios" si afferma come opera assai matura, potente e avanti per la sua epoca. Ci regala atmosfere malinconiche, a tratti crudo realismo, cattivi che poi così cattivi non sono (la truce e tormentata Afrodia è una delle migliori "cattive" di sempre); muove una poetica critica alla guerra, all'odio verso i "diversi", all'utilizzo di armi nucleari. Guardando "Baldios" avremo modo di immergerci in altri temi molto adulti, paragonabili a quelli affrontati nell'"Ideon" tominiano (tra l'altro uscito lo stesso anno).


La trama potrebbe inizialmente ricordare un classico incipit alla Matsumoto: in seguito ad una catastrofe nucleare, una razza aliena dalla tecnologia superiore ha esaurito le risorse del suo pianeta, e adesso cerca un nuovo spazio vitale, che guardacaso sarà la terra. Il giovane Marin fa parte di questa razza aliena e, per una serie di circostanze, si ritroverà a dover combattere dalla parte dei terrestri. Non sarà facile all'inizio: in "Baldios" c'è anche il razzismo, e il protagonista dovrà soffrire parecchio prima di essere accettato dai suoi comprimari.


La difesa della terra è affidata ai Blue Fixer, un gruppo ristretto di individui che possono pilotare il Baldios, che risiede nella fortezza delle scienze ed è stato creato da un geniale professore (in questo caso rappresentato da una carismatica figura femminile), esattamente come richiedono i dettami nagaiani. E' infatti curioso notare come "Baldios" rifletta perfettamente il periodo di transizione in cui è uscito, in quanto sebbene sia caratterizzato da vari cliché robotici e ingenuità conformi alla tradizione precedente, allo stesso tempo cerchi di differenziarsene il più possibile, anche attraverso la "dissacrazione" del super robot.
 

E' da notare che alla ventesima puntata si parla di blocco occidentale e blocco orientale, di missili nucleari nascosti sottoterra e di vari intrighi politici tra potenze economiche: "Baldios" è indubbiamente figlio della guerra fredda; la "paura dell'atomo" è altresì un tema caratteristico di "Ideon", allo stesso modo di molti altri anime illustri del periodo: ad esempio, con "Dougram" (1981), Ryosuke Tahakashi descriverà nuovamente il conflitto USA-CCCP, questa volta con una rivisitazione sci-fi molto realistica ed accurata, trattando la rivoluzione cubana e le questioni politiche simili. Anche nell'epocale "Macross" (1982) gli armamenti nucleari degli Zentradi sono figli del loro tempo.

 
"Baldios" dà molta rilevanza alle vicende dei personaggi, ai loro sentimenti e alle loro riflessioni: essi sembrano gli attori di una tragedia greca, come si può facilmente intuire dal rapporto di amore-odio tra i due protagonisti e dalla dicotomia "eros-thanatos" onnipresente nei vari rapporti interpersonali dell'opera. Il super-robot non comparirà in alcune puntate e, se lo farà, o il combattimento durerà pochissimo, oppure i protagonisti scenderanno dal mecha per risolvere il problema a piedi; in un episodio, addirittura, il robot verrà quasi distrutto e dovrà miseramente ritirarsi, compromettendo le sorti della battaglia in corso. Insomma, "Baldios" rinuncia definitivamente allo schema tokusatsu nagaiano, caratterizzato dal tipico "mostro della settimana", per concentrarsi sul melodramma e sulla psicologia dei personaggi, in modo assai approfondito per l'epoca.
 

In questo anime la guerra viene presentata come un enorme e freddo meccanismo che imprigiona i personaggi e li costringe ad agire in modo falsato e brutale. Afrodia, alla quale il protagonista Marin ha ucciso il fratello, dirà a quest'ultimo: "ho smesso di essere donna nello stesso momento in cui tu hai ucciso mio fratello", ed egli replicherà: "non sapevo neanche che egli fosse tuo fratello". L'incomunicabilità e i giochi del caso tengono i due protagonisti prigionieri dei loro rispettivi ruoli di oppressore/salvatore; l'odio per la morte di una persona cara diviene una reazione meccanica impersonale, indotta da una pura circostanza casuale...


La sigla di chiusura originale giapponese è semplicemente splendida: la bellissima Afrodia non indossa più la sua tetra divisa militare e prende per mano Marin, il suo tanto odiato nemico. E tutti gli altri guardano stupiti, mentre cala il sole all'orizzonte. Almeno nella sigla i due hanno superato le incomprensioni, l'odio e i freddi meccanicismi militareschi: Afrodia e Marin sono riusciti ad ammettere che si amano.


In "Baldios" non ci sono riempitivi inutili. Ogni puntata ha il suo perché e la sua vicenda, quasi sempre drammatica, che contribuisce alla crescita dei personaggi. Come era accaduto anche per "Gundam" un anno prima, la serie soffre del taglio di budget dovuto allo scarso share della prima messa in onda: quando un anime è troppo avanti con i tempi succede sempre così, infatti anche "Ideon" avrà la stessa sorte un anno dopo. Per conoscere il vero finale di "Baldios" è quindi necessario passare al film, realizzato grazie ai numerosi solleciti dei fans. Il lettore avrà dedotto autonomamente che le animazioni non sono un granché, così come certe scelte di design poco azzeccate, molto probabilmente condizionate dal basso budget della serie (le buffe astronavi blu a forma di girino, tanto per dirne una). Tuttavia, con i suoi personaggi e la sua poetica, "Baldios" non può fare a meno di impressionare lo spettatore ancora adesso. Le sue virtù stanno nella sostanza, non nella forma.
 

Nonostante il progressivo peggioramento delle animazioni, le ultime quattro puntate della serie sono estremamente angosciose, cupe, piene di oscurità e disperazione. Il trauma subito dalla psicologia dei giapponesi dopo l'attacco nucleare da parte degli Americani a Hiroshima e Nagasaki si fa sentire, e come in "Ideon", assume proporzioni apocalittiche. Nella trentaquattresima puntata un geniale colpo di scena farà balzare giù dalla sedia lo spettatore, mettendo bene in luce il significato ultimo dell'opera.


In definitiva, personalmente considero "Baldios" un grande cult del passato, e lo metto ben volentieri nell'olimpo dell'animazione giapponese assieme a titoli del calibro di "Corazzata Spaziale Yamato", "Capitan Harlock", "Lady Oscar", "Queen Millennia", "Gundam", "Ideon", "Galaxy Express 999", "Ashita no Joe" ed affini. Questa serie è un evergreen: le tematiche che affronta, i suoi messaggi e la sua indubbia classe sono senza tempo e non invecchieranno mai.

 










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