sabato 16 aprile 2016

Toradora!: Recensione

 Titolo originale: Toradora!
Regia: Tatsuyuki Nagai
Soggetto: Yuyuko Takemiya & Yasu
Sceneggiatura: Mari Okada
Character Design: Yasu (originale), Masayoshi Tanaka
Musiche: Yukari Hashimoto
Studio: J.C. Staff
Formato: serie televisiva di 25 episodi
Anni di trasmissione: 2008 - 2009


Taiga e Ryuuji, la tigre e il dragone, sono fatti l'una per l'altro. Lei è dolce, insicura e sensibile, ma si nasconde dietro ad un temperamento aggressivo e irriverente; lui invece è il classico bravo ragazzo della porta accanto, un meticoloso casalingo il cui carattere è in completa antitesi con l'aspetto fisico - quello di un teppista dallo sguardo tagliente. Si sa già come andrà a finire la storia: soltanto il dragone può competere con la tigre, pertanto il loro destino è già segnato fin dal principio. Tuttavia, dacché non è la meta che importa veramente, ma il cammino che si compie per raggiungerla, le due anime così vicine, ma in realtà parecchio distanti tra loro - proprio come le stelle, citando un dialogo dell'opera -, attraverseranno una moltitudine di ordinarie vicissitudini prima di unirsi: lui è innamorato di un'altra, lei di un'altro, e all'inizio tra i due c'è soltanto una strana amicizia, che pare la concreta realizzazione dell'ideale familiare di cui lei necessita, essendo una bambolina minuta ignorata e abbandonata a sé stessa da due genitori divorziati e assenti.

«Quella ragazza, beata lei... è egocentrica, confusionaria... però non si nasconde mai dietro a una maschera. Eppure, con tutto questo, ha degli amici sinceri... e ha te, Takasu!» [Ami Kawashima si rivolge a Ryuuji Takasu in merito a Taiga Aisaka]

Commedia scolastica sentimentale, solare e disimpegnata, quasi caricaturale, che nella seconda parte - non senza andare incontro ad una stridente inversione di marcia - si rivela molto più incline al melodramma e ad alcune "struggenti" suggestioni da soap opera, "Toradora!" è uno degli anime recenti più acclamati nel suo genere, una sorta di "Kimagure Orange Road" di una nuova generazione di fan. Cliché in tutto e per tutto, dalla caratterizzazione dei personaggi - tra i quali emerge Taiga Aisaka, per ovvi motivi eletta dal fandom come incontrastata regina delle tsundere -, alle dinamiche sociali che li coinvolgono, l'opera imbastisce una poetica dell'adolescenza e delle agrodolci sensazioni ad essa annesse, e lo fa in un modo molto "giapponese" stricto sensu, abbozzando alcune tematiche quali l'integrazione nella società e il rapporto tra "vero io" e "falso io/maschera" senza risultare eccessivamente pretenziosa e prolissa - in modo perfettamente conforme al suo target di riferimento giovanile.


La minuta "tigre palmare" della situazione, completamente refrattaria alle rigide regole della società nipponica - ha chiuso con la famiglia e non si interessa a nulla, senza alcuna prospettiva per il futuro, in quanto è mantenuta e benestante -, inizialmente, senza rendersene conto, trova in Ryuuji la figura paterna ideale in grado di sopperire alle sgradevoli carenze affettive lasciate dal genitore originale, completamente disinteressato a lei e oltremodo inaffidabile e indifferente. A livello di tematiche, la serie gioca molto su questa "necessità di avere un padre": in uno degli episodi meglio riusciti, quello in cui viene celebrato il Natale, Taiga rivela a Ryuuji di credere ancora nella venuta di Babbo Natale, un mito della sua infanzia sopravvissuto nel corso del tempo come padre-sostituto. Non c'è pertanto da stupirsi quando Ryuuji, una volta venuto a conoscenza del fatto, si veste da Babbo Natale e s'intrufola nella casa della sua amata, incontrando il suo apprezzamento e la sua tacita commozione. Ryuuji è il padre che Taiga ha sempre desiderato, pertanto a questo punto non c'è bisogno di alcun travestimento: Taiga lo smaschera e s'innamora veramente di lui, lasciandosi alle spalle il suo asincrono succedaneo infantile. Questo gioco dello "smascheramento" permane in tutta l'opera: in quella che reputo la migliore scena della serie, una Taiga furiosa fa a botte con la capoclasse Sumire Kanau, rea di avere snobbato Yuusaku Kitamura - il classico bravo ragazzo secchione cliché -, che è innamorato di lei (e di cui Taiga a sua volta s'illude di essere innamorata). Nel culmine della violenta messinscena, Sumire scoppia a piangere e rivela le sue vere ragioni, i suoi veri sentimenti: la sua proverbiale sicurezza è andata perduta e il suo volto si contorce privo di carisma, in preda al disagio. La sua maschera è stata buttata giù dal dolore fisico, dalla soppressione del formalismo - metafora molto cara ai giapponesi.


D'altra parte, lasciando stare i personaggi maschili, che sono privi di spessore e completamente funzionali alle loro - ben più carismatiche - controparti femminili, vale la pena soffermarsi su Ami Kawashima, altro personaggio che necessita di essere "smascherato". Ella è una modella molto famosa, pertanto è già venuta a contatto con il mondo degli adulti, una cosa sostanzialmente estranea a tutti gli altri protagonisti dell'anime. L'atteggiamento di Ami, che ovviamente s'innamora di Ryuuji - si osserva una sfumatura decisamente harem nella serie: il protagonista piace a tutte e ovviamente è troppo imbranato per accorgersene - è quello di una ragazza brillante che cerca di sedurre il ragazzo che le piace mediante provocazioni sessuali, avances studiate a tavolino e altri schematismi ben rodati appartenenti ad un mondo agli antipodi rispetto a quello incerto e fugace dell'adolescenza. Inutile dire che l'artificiosità del comportamento di Ryuuji - il cui "rimabambimento" talvolta si rivela eccessivo e stridente con i momenti più "realistici" dell'opera - farà sì ch'ella non raggiunga mai il suo scopo, sebbene vada incontro ad un percorso di crescita che la trasformerà da personaggio in conflitto con il vero sé stesso a "piccola donna" matura e dignitosa, che comprende di aver soltanto giocato a fare l'adulta e che a sua volta si fa portatrice del talento innato di Taiga nel buttare giù le maschere altrui - soltanto grazie ad Ami il gioco dell'harem si frantumerà, lasciando spazio ai veri sentimenti e al vero aspetto degli altri personaggi. Insomma, Ami perde la sua battaglia sentimentale con stile, matura grazie ad essa e lascia il palcoscenico dell'adolescenza con più consapevolezza dei suoi limiti, mettendo da parte il suo stridente narcisismo.


Non c'è invece molto da dire su Minori Kushieda, la terza ragazza che ruota attorno a Ryuuji: si tratta della classica compagna di classe allegra e solare, a tratti un po' stupida, che non è abbastanza sicura della strada da intraprendere nella sua vita - i fantasmi e le fantasticherie che dominano il suo immaginario personale sono manifestazioni del suo attaccamento all'infanzia, e il principale interrogativo ch'ella si pone nel corso della serie è se abbandonarli o meno - ogni adolescente prima o poi deve fare i conti col principio di realtà e con il conseguente abbandono del principio del piacere (Freud docet). Kushieda vaga senza polarizzazione nel limbo tra adolescenza e adultità, infatti è ancora tremendamente idealista, sino al punto di lasciare alla sua amica del cuore il ragazzo che le piace in nome di un vago, ingenuo e romantico ideale d'amicizia e benessere comune. Ciò detto, a parer mio lo "smascheramento" di Kushieda avviene in modo fin troppo repentino: da iniziale ragazza solare cliché, nella seconda parte dell'anime la suddetta si trasforma in un coacervo di lacrime e complessi in modo alquanto innaturale.


Gli episodi di "Toradora!" sono dei comunissimi affreschi di vita quotidiana; si passa dalle sfuriate casalinghe della "tigre" e del "dragone" alla classica gita al mare con i compagni di classe, passando per una divertente recita teatrale piazzata nel bel mezzo di una moltitudine di eventi ordinari e prevedibili in cui l'interazione tra i personaggi ha la precedenza su tutto. La passeggiata romantica benedetta dal tramonto, lui che cammina rendendosi conto di quanto lei sia gentile e premurosa nonostante tutto, le riflessioni di entrambi - talvolta eccessivamente artefatte, ma mai ridondanti. L'atmosfera che si viene a creare, grazie altresì alle splendide musiche - composte da un vasto assortimento di brani brillanti e orecchiabili, tra i quali emerge il commovente, bellissimo "Lost my Pieces" - e alla buona regia, è senz'altro il punto forte dell'opera, che cerca di replicare i contenuti di "Karekano" arricchendoli con scene alquanto incisive, che nei punti chiave della sceneggiatura comunicano una certa malinconia mista ad un agrodolce senso di perdita.


Sostanzialmente, andando al di là delle apparenze, "Toradora!" è un anime molto conservatore: Taiga e Ryuuji si baciano soltanto con il consenso dei nonni di lui; la famiglia non si può abbandonare, per nessun motivo, neanche se è nel torto; la riconciliazione è obbligatoria e ha la priorità su tutto, compreso l'amore per il proprio patner. Inoltre, Taiga non si ridurrà mai a fare la mantenuta a vita: il recupero della figura paterna - istituzione centrale nella famiglia giapponese - mediante l'affezione verso Ryuuji comporta per la ragazza un percorso d'integrazione nella società con conseguente presa di coscienza delle proprie responsabilità. Pertanto, vedendolo sotto quest'ottica, il finale a dir poco anticlimatico della serie non stupisce affatto; peccato tuttavia che l'iniziale "alone ribelle" dell'opera venga placato senza le dovute precauzioni, dando origine ad alcuni passaggi stridenti col resto delle vicende trattate.


Certamente, chiudendo qui il mio scritto, "Toradora!", se guardato con il giusto sguardo, si rivela un'opera più "giapponese" - e pertanto più interessante - di quello che sembra nella superficie; ciononostante, sebbene gli aspetti tecnici siano eccellenti per il genere di appartenenza, alcune imperfezioni ne minano le fondamenta, già comunque consolidate e sviluppate da altre opere precedenti - molto probabilmente ignote  ai più. Tuttavia, per chi scrive, quando una serie ha qualcosa da dire, e lo fa utilizzando dei meccanismi già esplorati nella loro totalità da altri artisti e autori, magari aggiornando il tutto con un mood più che appropriato, in grado di scuotere un minimo l'animo di chi guarda, lasciando spazio a qualche riflessione ed emozione, allora sì, di certo merita di essere ricordata. Ricordata come un qualcosa di piacevole, a tratti esilarante, a tratti amara e incerta, senza la giusta sfumatura, eppure densa di colori caldi e brillanti. Proprio come l'adolescenza.














4 commenti:

  1. Visto ai tempi su Rai 4. Non mi ha mai preso veramente.

    La storia è s tratti carina, sopratutto nelle parti comiche (l'episodio più bello è sicuramente quello natalizio). Alcuni personaggi sono accattivanti, sopratutto kawashima, mentre altri sono cliché visti e rivisti. Sopratutto i protagonisti risultano sostanzialmente vuoti e mai piacevoli. Il finale è veramente brutto e rovina quello che di buono si era messo in campo.

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  2. Il finale è brutto perché, come dico nella recensione, l'anime è molto conservatore. Le fughe romantiche non sono permesse dalla tradizione. XD

    Ami e Taiga non le ho trovate "vuote". Gli altri forse sì. Non mi sono cmq dispiaciuti... in questo caso, de gustibus. :)

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  3. C'e' anche da dire che degli adolescenti postmoderni devono per forza di cose essere quantomeno "frivoli" e "vuoti". Perche' e' lo stesso contesto in cui si muovono ad esserlo. Toradora! da parte sua cerca di contrastare questa "vuotezza" mediante un approccio molto conservatore, facendo passare il messaggio che la famiglia, la figura paterna ecc. sono in grado di colmare i bisogni interiori dei personaggi - i quali ovviamente si adattano al convenzionalismo soltanto dopo essersi "smascherati" a vicenda, in quanto il conoscere se stessi e' un dono molto prezioso. Mi sembra abbastanza onesto come messaggio, dopotutto. :)

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