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sabato 24 settembre 2016

Suicide Club: Recensione del film

Titolo originale: Jisatsu Sākuru
Regia: Sion Sono
Soggetto: Sion Sono
Sceneggiatura: Sion Sono
Musiche: Tomoki Hasegawa
Casa di produzione: For Peace Co. Ltd., Omega Project
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 2001


Tōkyō, primi anni Duemila. Una squadra speciale della polizia indaga su una tendenza che sta prendendo piede negli ultimi tempi tra i giovani Giapponesi: quella di mettere in atto dei veri e propri suicidi di massa, in cui nutriti gruppi di adolescenti si tolgono la vita con una sconcertante quanto agghiacciante indifferenza, nelle modalità e nei luoghi più disparati. Credendo che dietro a tutto ciò ci sia un vero e proprio culto istigatore, il detective Kurada – indirizzato da una ragazza nota sulle community online con il nickname di Kōmori ("Pipistrello") – inizia a seguire la pista di un misterioso sito internet che riporta quotidianamente il numero delle vittime; nel frattempo un nuovo gruppo j-pop composto da cinque ragazzine inizia a fare le sue prime apparizioni televisive, riscontrando in tutto il Giappone un successo clamoroso.

sabato 16 aprile 2016

Toradora!: Recensione

 Titolo originale: Toradora!
Regia: Tatsuyuki Nagai
Soggetto: Yuyuko Takemiya & Yasu
Sceneggiatura: Mari Okada
Character Design: Yasu (originale), Masayoshi Tanaka
Musiche: Yukari Hashimoto
Studio: J.C. Staff
Formato: serie televisiva di 25 episodi
Anni di trasmissione: 2008 - 2009


Taiga e Ryuuji, la tigre e il dragone, sono fatti l'una per l'altro. Lei è dolce, insicura e sensibile, ma si nasconde dietro ad un temperamento aggressivo e irriverente; lui invece è il classico bravo ragazzo della porta accanto, un meticoloso casalingo il cui carattere è in completa antitesi con l'aspetto fisico - quello di un teppista dallo sguardo tagliente. Si sa già come andrà a finire la storia: soltanto il dragone può competere con la tigre, pertanto il loro destino è già segnato fin dal principio. Tuttavia, dacché non è la meta che importa veramente, ma il cammino che si compie per raggiungerla, le due anime così vicine, ma in realtà parecchio distanti tra loro - proprio come le stelle, citando un dialogo dell'opera -, attraverseranno una moltitudine di ordinarie vicissitudini prima di unirsi: lui è innamorato di un'altra, lei di un'altro, e all'inizio tra i due c'è soltanto una strana amicizia, che pare la concreta realizzazione dell'ideale familiare di cui lei necessita, essendo una bambolina minuta ignorata e abbandonata a sé stessa da due genitori divorziati e assenti.

sabato 20 febbraio 2016

La malinconia di Haruhi Suzumiya: Recensione

 Titolo originale: Suzumiya Haruhi no Yūutsu
Regia: Tatsuya Ishihara
Soggetto: Nagaru Tanigawa
Sceneggiatura: Fumihiko Shimo, Joe Ito, Katsuhiko Muramoto, Nagaru Tanigawa, Shoji Gato, Tatsuya Ishihara, Yutaka Yamamoto
Character Design: Noizi Ito
Musiche: Satoru Kosaki
Studio: Kyoto Animation
Formato: serie televisiva di 14 episodi
Anno di trasmissione: 2006


Il 2006 è stato un anno spartiacque per l'animazione giapponese. A suo modo, "Suzumiya Haruhi no Yuuutsu" è stata un'opera influente nella storia dell'animazione, in grado di rappresentare una nuova generazione di otaku ben diversa da quella cresciuta con "Evangelion" e decisamente agli antipodi rispetto alla storica avanguardia formata dagli ormai decrepiti ragazzi dello studio Nue, ovvero Hideaki Anno, Shoji Kawamori, Toshiki Hirano e soci. Con questo anime prende definitivamente piede il concetto attuale di moe, del quale i primi vagiti - trascurando il lolicon ideato da Hideo Azuma ed esploso nei primi anni ottanta, che a tutti gli effetti rappresenta l'antesignano più vecchio di questa corrente stilistica - erano già comparsi nella seconda metà degli anni novanta, epoca nella quale la messa in onda in fascia serale di "Evangelion" aveva definitivamente canonizzato la cultura otaku. "Suzumiya Haruhi no Yuuutsu" in un certo senso ricorda i pucciosi deliri nonsense delle opere strettamente moe di quel periodo, "Di Gi Charat" in primis, e nondimeno li aggiorna con un nuovo design più curato e attento ai dettagli, uno dei tanti tratti caratteristici di uno stile che in seguito verrà abusato e ripetuto fino alla nausea: "Lucky Star", K-On!" et similia porteranno avanti quanto inaugurato da "Suzumiya Haruhi no Yuuutsu" nel peggiore dei modi possibili, elevando il moe a uno dei paradigmi predominanti del loro media di riferimento. Commercialmente si passa quindi dalla produzione di modellini di mecha alla vendita di figure di personaggi femminili: la via di mezzo indubbiamente è stata "Evangelion", che a suo modo era in parte moe e in parte robotico, ovviamente secondo i canoni della sua epoca (il suddetto tuttavia ha fatto vendere più figure di Asuka e Rei che modellini di unità Eva, il che è tutto dire). Pertanto, per motivi commerciali, l'attenzione dello spettatore viene definitivamente spostata verso i personaggi: non servono più dei robot che si fanno la guerra, non serve più una trama, non servono più melodrammi e contenuti impegnati. L'importante è che l'otaku si "innamori" di un determinato personaggio femminile, pertanto un'ambientazione scolastica e qualche riflessione intellettualoide sono delle cose più che sufficienti a fare da contorno a un vuoto pneumatico in cui si muovono varie ragazze estremamente pucciose e kawaii, nonché sessualizzate secondo i dettami del caratteristico vedo/non vedo che tanto stimola le fantasie erotiche maschili. 

venerdì 1 gennaio 2016

Tsukihime: Recensione

 Titolo Originale: Tsukihime
Autore: Kinoko Nasu
Disegni: Takeshi Takeuchi
Tipologia: Visual Novel
Piattaforma: Windows
 Data di uscita: 2000


Ci sono varie leggende su "Tsukihime", la mitologica visual novel Type-Moon incentrata su un complesso dramma a tinte fosche e spettrali, che si snoda attraverso molteplici percorsi narrativi in grado d'incastrarsi tra loro a regola d'arte, toccando numerose tematiche care ai giapponesi e affascinando il lettore/giocatore occidentale con un mood veramente particolarissimo, a metà strada tra la malinconia e l'atavica nostalgia.

 «Questo è il mondo della Luna.
Ogni cosa è una linea in un desolato deserto.
L'urlo della morte si erge su tutto ciò che vedo.
Gli eventi del mondo scompaiono al mio tocco.
Essere in grado di vedere la morte delle cose significa essere obbligati a contemplare la fragilità e l'incertezza del mondo.
La terra è una linea che qui è assente, e il cielo sembra in procinto di cadere in qualsiasi momento.»

Rilasciata nella sua versione definitiva al Comiket Invernale del 2000, la doujin firmata Kinoko Nasu, con i disegni del suo amico ed ex compagno di scuola Takeshi Takeuchi, è in breve tempo diventata un'oggetto di culto: appena successiva alla novantina light novel "Kara no Kyoukai" e antecedente al fortunatissimo brand legato a "Fate/stay night", l'opera principe del novelist ha contribuito in larga parte al successo della Type-Moon presso i fans interni ed esterni al Giappone, sdoganando un profiquo merchandising legato ai personaggi dell'universo narrativo creato dall'autore.

sabato 19 dicembre 2015

Aku no Hana (manga): Recensione

Titolo Originale: Aku no Hana
Autore: Shuzo Oshimi
Tipologia: Shounen manga
Edizione Italiana: Planet Manga
Volumi: 11
 Data di uscita: 2009


E' meglio omologarsi ai modelli imposti dalla società, oppure assumersi l'onere di pecora nera, andando contro tutto e tutti, alla ricerca del mondo dall'altra parte, ovvero di una dimensione in cui è possibile essere sé stessi senza alcun compromesso?
“Aku no Hana” si approccia a tale interrogativo molte volte, imbastendo una poetica dell'adolescenza e del suo superamento carica di frustrazioni represse, rabbia giovanile, tormento esistenziale che sfocia in ludibria e violenza.

«Dedico questo manga a tutti i ragazzi e a tutte le ragazze che stanno subendo ora la pubertà e le sue torture, e a tutti coloro che ne sono stati vittime in passato.» [Shuzo Oshimi]

Combattuto tra due compagne di classe della sua stessa età, Takao Kasuga, un ragazzo introverso con una passione - apparente, in quanto soltanto superficiale e indotta più che altro dalla sua necessità di sentirsi diverso dagli altri - per la poesia di Baudelaire, si ritrova ad indossare i panni del pervertito, dello squalificato, dell'escluso dalla società. L'attrazione viscerale che prova per Sawa Nakamura, vera e propria femme fatale odiata e disprezzata da tutti a causa della sua diversità, lo porterà ad interrogarsi sulla natura della sua stessa esistenza, e a iniziare un percorso di crescita alquanto doloroso, nel quale è inevitabile venir spogliati della propria maschera e delle umane convenzioni; un cammino dall'adolescenza all'adultità la cui meta dovrebbe condurre in quel mondo dall'altra parte in cui Nakamura desidera fuggire, lontana dalla società che la soffoca, costituita da quegli insetti di merda dalle belle facce pulite e tirate a lucido dietro alle quali si nascondono degli orripilanti mostri privi d'umanità. Ci si chiede pertanto chi siano i veri pervertiti: Takao, la cui sessualità repressa dalle contingenze esterne e dalla sua chiusura al mondo ha fatto sì ch'egli rubasse la tuta di Nanako, la ragazza più popolare della classe, per praticare la masturbazione? Nakamura, con il suo temperamento aggressivo e provocatore che in sostanza non è nient'altro che una reazione violenta alla pressione che esecitano su di lei la solitudine, l'incomprensione e l'emarginazione? La stessa Nanako, combattuta tra la sua apparenza di ragazza-angelo e la sua sostanza di persona debole e priva di spessore, nonché perennemente soffocata dal carisma e dalla sensualità innata di Nakamura, nel contesto del "triangolo amoroso" il cui epicentro è Takao?

lunedì 29 settembre 2014

Sakamichi no Apollon: Recensione

Titolo originale: Sakamichi no Apollon
Regia: Shinichiro Watanabe
Soggetto originale: Yuki Kodama
Sceneggiatura: Ayako Katoh/Yuko Kakihara/Shinichiro Watanabe
Character Design: Nobuteru Yuki
Musiche: Yoko Kanno
Studio: Mappa/Tezuka Production
Formato: serie di 12 episodi
Anno di uscita: 2012


Shinichiro Watanabe, il regista di "Cowboy Bebop", torna finalmente con una nuova serie, per di più coadiuvato a livello musicale da un astro luminoso quale Yoko Kanno, apprezzatissima compositrice a cui dobbiamo un vastissimo repertorio di bellissime colonne sonore.
Un'occasione rara, uno spettacolo da non perdere, un anime da guardare assolutamente: questo, almeno, era ciò che pensavo quando mi sono approcciato per la prima volta a "Sakamichi no apollon", opera dalle credenziali stratosferiche, molto chiacchierata negli ultimi tempi.

martedì 24 giugno 2014

Princess Tutu: Recensione

 Titolo originale: Princess Tutu
Regia: Jun'ichi Satō/Shōgo Kōmoto
Soggetto: Chiaki J. Konaka/Mamiko Ikeda/Michiko Yokote/Rika Nakase/Takuya Sato
Sceneggiatura: Jun'ichi Satō/Kiyoko Sayama/Shougo Kawamoto/Tatsufumi Tamagawa/Yū Kō
Character Design: Ikuko Itō
Musiche: Kaoru Wada
Studio: Hal Film Maker
Formato: serie televisiva di 26 episodi
Anno di trasmissione: 2002


Spesso si può essere portati erroneamente a credere che le fiabe siano un genere di racconti adatti solamente ai bambini, solite propinare una qualche morale costruita a puntino senza riuscire ad addentrarsi in riflessioni dotate di una certa maturità e profondità. Ritengo che questo sia uno dei più gravi errori e pregiudizi in cui si possa incorrere. "Princess Tutu" è la prova inoppugnabile di come una fiaba possa rivelarsi incredibilmente significativa, tragica e dolce. Questa serie non è altro, infatti, se non una bellissima fiaba, anzi, a voler essere precisi, la si dovrebbe considerare la fiaba delle fiabe, la storia per antonomasia, poiché la riflessione che propone va a incidere sul significato stesso della costruzione di una storia, del ruolo dei suoi personaggi e della funzione del suo autore.

domenica 6 aprile 2014

Shoujo Kakumei Utena: Adolescence Mokushiroku (FILM) - Recensione

Titolo originale: "Shoujo Kakumei Utena: Adolescence Mokushiroku"
Titolo inglese: "Revolutionary girl Utena: The Adolescence of Utena" 
Regia: Kunihiko Ikuhara
Soggetto originale: Kunihiko Ikuhara/Be papas
Sceneggiatura/screenplay: Enokido Youji
Character Design: Shinya Asegawa
Musiche: Hideato Amari/J.A. Seazer/Shinkichi Mistumune
Studio: J.C. Staff
Formato: Film 
Durata: 81'


Correva l'anno 1999 quando il celebre regista Kunihiko Ikuhara donò al mondo uno dei film più eccentrici, anticonformisti e rivoluzionari che l'animazione giapponese avesse mai avuto il coraggio di offrire. Stiamo parlando di Shoujo Kakumei Utena: Adolescence Mokushiroku (apocalisse adolescenziale), opera che si ricollega al progetto mediatico creato dai Be-Papas, la cui peculiarità è quella di estendere il più possibile il soggetto originale a vari veicoli espressivi, quali musical, manga, anime e videogiochi, una strategia commerciale vincente che sarà ripresa più volte dai posteri.

domenica 23 marzo 2014

La rivoluzione di Utena: Recensione

Titolo originale: Shoujo kakumei Utena
Regia: Kunihiko Ikuhara
Soggetto originale: Be-Papas
Character Design: Shinya Hasegawa
Musiche:  J. A. Seazer/Shinkichi Mitsumune
Studio: J.C.Staff
Formato: serie televisiva
Numero di episodi: 39
Anno di uscita: 1997

http://lanostrarivoluzione.blogspot.it/2014/03/la-rivoluzione-di-utena-recensione.html

Verso il finire degli anni '90, in particolare tra il '95 e il '97, si è assistito a un fiorire di opere dalla grandissima caratura e dal valore artistico che ancora ad oggi non penso siano stati eguagliati in splendore. Immagino che ricordiate anche voi il ben noto "Neon Genesis Evangelion", considerato tra gli anime più innovativi e sperimentali della sua epoca, o anche "Ghost in the Shell" di Mamoru Oshii, che ha portato l'animazione a vette di incredibile lirismo visivo con il suo complesso e metafisico simbolismo. Ebbene, tra le varie opere magne di questo periodo va collocata, a pieno e meritato titolo, anche "La rivoluzione di Utena".