sabato 26 luglio 2014

Welcome to the N.H.K: Recensione

 Titolo originale: NHK ni Youkoso!
Regia: Yusuke Yamamoto
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Tatsuhiko Takimoto & Kendi Oiwa)
Sceneggiatura: Satoru Nishizono
Character Design: Takahiko Yoshida
Musiche: Pearl Brothers
Studio: GONZO
Formato: serie televisiva di 24 episodi
Anno di trasmissione: 2006

 
Sato è un debole: ha lasciato l'università e da quattro anni non esce mai di casa. Un giorno di apatia come un altro. Mentre se ne sta disteso con lo sguardo vacuo in mezzo alla sua disordinata camera, piena di cianfrusaglie e fetenti sacchi dell'immondizia, bussa alla sua porta una testimone di Geova. Aperta la porta, a fianco della vecchia brontolona, se ne sta in disparte una ragazza esile, dai lineamenti fini e dagli occhi neri come il diamante, la quale ripara dal sole la sua pelle, bianca come il latte, proteggendosi con un apposito ombrello. Ella è Misaki, una ragazza che stranamente sa tutto di Sato, e che vorrebbe aiutarlo a uscire dalla sua condizione di hikikomori attraverso la stipulazione di un grossolano contratto, consistente nell'obbligo di partecipazione a degli incontri serali nel parco tra i due: delle vere e proprie sedute psicoanalitiche improvvisate. All'alienato Sato la provvidenza farà reincontrare anche Yamazaki, un ex compagno di liceo dal carattere forte e dai nervi molto sensibili, il quale si è trasferito a Tokyo per perseguire il suo sogno otaku: diventare uno sviluppatore di giochi erotici. Questi sono i tre protagonisti di "Welcome to the N.H.K.", quello che personalmente reputo uno degli anime più significativi e impegnati degli ultimi anni. L'opera - apparentemente superficiale, ma in realtà molto intelligente e profonda - parla della condizione dei giovani giapponesi di adesso; della società giapponese di adesso - si potrebbe generalizzare -, presentando un ritratto realistico e quanto mai preoccupante. E' l'anime che rappresenta un'intera generazione di ragazzi senza valori, senza punti di riferimento da seguire, indeboliti da una società competitiva, sfacciatamente ipocrita e consumistica; uno slice of life che offre spunti di riflessione molto ampi colpendo perfettamente nel segno, con il suo stile godibile e introspettivo.


- E' tutto un complotto - dice la senpai Hitomi, l'ex compagnia di liceo dalle manie complottiste, ormai diventata un'impiegata come tante altre, insoddisfatta dal lavoro e dalla vita. Hitomi, che come Sato ricorre agli psicofarmaci e alle droghe leggere per fuggire dalla realtà. Lo status di alienati dei personaggi è reso magistralmente, con tanto di vere e proprie incursioni nelle loro paranoie, allucinazioni e complessi; il tutto avviene con modus operandi tragicomico, spesso alquanto spiazzante. Nessuno dei protagonisti si salva, e quello che sembrerà il più forte si ritroverà comunque a dover affrontare il duro scontro contro la spietata realtà. Urge quindi imputare la colpa di tutti i mali a qualcuno o a qualcosa, non importa se sia la N.H.K., la famiglia, la società o addirittura Dio - memorabile il discorso di Misaki su Dio, che quasi sembra assumere toni cosmici: Dio ci ha abbandonato; un mondo che tanto ci rende infelici è sicuramente il frutto di un essere malvagio; siamo soli nell'universo, abbandonati a noi stessi e nella più completa e ontologica solitudine. 


"Welcome to the N.H.K." ha avuto un grande successo in tutto il mondo, e spesso molti occidentali si sono identificati nei protagonisti, nelle loro problematiche e nella loro alienazione. Ergo l'anime non si sofferma solamente su problematiche tipicamente giapponesi, le quali possono essere il definitivo fallimento del sogno otaku, oppure la presenza di una società competitiva e opprimente che soffoca l'identità dei più giovani. "Welcome to the N.H.K." si colloca perfettamente nel climax della post-modernità. Sato, così come Misaki e tutti gli altri personaggi dell'anime, sono individui in crisi i quali non riescono ad adattarsi a un mondo in continuo e repentino cambiamento, nel quale ogni certezza è perduta. Ogni riferimento è perduto. L'identità personale è perduta. La conoscenza umana è verso la via della totale saturazione. Il mostruoso ed esponenziale sviluppo di scienza e tecnica - sopratutto nel settore terziario -, congiunto alla tipica mentalità post-consumistica di massa, hanno distrutto l'individuo sul nascere, hanno stroncato i sogni e le speranze di molti giovani, i quali si ritrovano alienati e isolati, incapaci di identificarsi con qualcosa di solido in un mondo abnorme, mostruoso, ipocrita e basato esclusivamente sul profitto; una melassa in continuo e frenetico mutamento mascherata da "società civile". Il recente sviluppo del fenomeno hikikomori anche al di fuori del Giappone, testimoniato da recenti studi psicologici, dovrebbe far molto riflettere. 


La frammentazione della personalità dei giovani protagonisti, le loro debolezze e incapacità di relazionarsi con gli altri - fino ad arrivare a casi estremi nei quali alcuni di essi riescono a comunicare solamente attraverso internet - parlano chiaro; il benessere economico non basta, anzi, possiede dall'altra faccia della medaglia il fattore isolamento totale. Isolamento spesso coadiuvato da un apatico individualismo narcisistico - sono diventato Dio - direbbe il nostro Sato. 


Solamente quando finiscono i soldi si smette di essere hikikomori. Si esce di casa e si va a lavorare. Ma l'alienazione rimane, il sapore acerbo di una vita senza riferimenti persiste; anche l'amore ne esce sconfitto - l'amore in Giappone non è mai esistito: l'abbiamo importato dall'Occidente - afferma un nervoso e disilluso Yamazaki. L'agrodolce finale di "Welcome to the N.H.K." sta a simboleggiare questo: una vittoria che allo stesso tempo è una sconfitta. Perché è impossibile sconfiggere il grande mostro che vuole la nostra infelicità. Si può momentaneamente ignorare, ma egli, un giorno, potrebbe tornare a distruggere le nostre false convinzioni e sicurezze, quelle cose che ci permettono di sopravvivere al mondo frenetico e alienante che noi stessi abbiamo creato - o che gli altri, prima di noi, hanno creato per noi. O esclusivamente per loro stessi. Chi lo sa. Potrebbe essere stata la N.H.K., in fondo. Oppure Dio. L'incertezza è totale, così come la precarietà della nostra esistenza.


L'anime in sé è tecnicamente buono; musicalmente un po' 'zappiano', con tanto di sigla di apertura indelebile, sigla finale iconica e splendide musiche introspettive - "Hitori Bocchi" -, una delle quali fiorisce in un assolo di chitarra in grado di lasciare emozioni che non si cancellano - quello di sottofondo alla già citata scena del discorso di Misaki su Dio, scena che per me, assieme a molte altre, è già diventata un cult. 


E' bello guardare "Welcome to the N.H.K.". Personalmente l'avrò rivisto almeno quattro volte. I personaggi, il mood che crea, le riflessioni a cui dà adito, il contesto in cui è uscito ne fanno a mio avviso un vero e proprio capolavoro. Peccato che molte cose siano state sviluppate con completezza inferiore al manga - si pensi al percorso di maturazione del fratello della capoclasse di Sato - e che animazioni e disegni in una certa parte della serie subiscano un calo visibile (per poi tuttavia riprendersi nelle battute finali). Per il resto, l'anime è abbastanza fedele alla novel originale, dalla quale riprende - pur essendo meno introspettivo - molti dialoghi e il finale, aggiungendo alcuni capitoli del manga, che ai tempi della realizzazione dell'anime era ancora in corso. 


Questa visione la consiglio anche ai non appassionati di anime e manga. Chissà, forse anche loro, come molta gente che ho conosciuto e alla quale ho fatto vedere l'anime, in esso troveranno molti spunti di identificazione e molte problematiche che direttamente li coinvolgono. 












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