sabato 9 agosto 2014

Porco Rosso: Recensione

Titolo originale: Kurenai no buta
Regia: Hayao Miyazaki
Soggetto & sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Musiche: Joe Hisaishi
Studio: Studio Ghibli
Formato: film cinematografico
Durata: 94'
Anno di uscita: 1992


Nel periodo storico compreso tra le due guerre mondiali, Marco Pagot alias Porco Rosso, un ex pilota veterano della prima guerra mondiale, lavora come cacciatore di taglie. Egli è vittima di un sortilegio che l'ha trasformato in maiale, ed è combattuto per il suo amore verso l'amica d'infanzia Gina, una bellissima cantante italiana rimasta vedova più volte a causa della guerra. L'arrivo di Curtis, un pilota americano tanto abile quanto sfacciato e pieno di sé, è una nuova sfida per l'asso dalle sembianze suine, il quale, durante la sua ordinaria caccia ai pirati, farà anche conoscenza della geniale e giovanissima meccanica Fio, e di tanti altri personaggi...


Mi piace molto associare "Porco Rosso" a "My favorite things", un brano jazz di Oscar Hammerstein II, tra l'altro brillantemente interpretato da John Coltrane e Thelonius Monk. Infatti, allo stesso modo del celebre divertissment jazzistico, "Porco Rosso" è un film "giocattoloso", in cui Miyazaki ha inserito, senza pretese di sorta, tutte le cose che più gli piacciono; ed ecco sfilare i molteplici aerei d'epoca, che svolazzano liberi nel cielo infinito; i vari riferimenti alla cultura occidentale, in particolare italiana (l'Italia è il paese in cui è ambientato il film); Fio, la tipica ragazzina di miyazakiana memoria, che con il cappello da aviatore in testa sembra la sorella gemella di Nausicaa della valle del vento; i vari riferimenti antifascisti fini a loro stessi, riassunti egregiamente dalla celebre frase «meglio porco che fascista», una frecciatina che di certo, in un contesto coloratissimo ed innocuo come quello del film, non tradisce neanche minimamente il socialismo da poltrona tipico di un autore tanto populista negli intenti, ma squisitamente otaku e borghese nei fatti.


«Per il mio modo di vedere le cose, l'animazione è roba per bambini. “Porco Rosso” vola verso la direzione di questa asserzione. Come produttore penso ancora che “Porco Rosso” sia troppo idiosincratico ad un film per un pubblico generalista. Il fatto che sia diventato un successo è stato un colpo di fortuna inaspettato. In realtà è qualcosa di disturbante.» [Hayao Miyazaki]

L'embrione di ciò che sarà “Porco Rosso” si tratta di “Hikoki Jidai” (“L'era degli aeroplani”), un fumetto disegnato dallo stesso Miyazaki per una rivista di modellismo, la cui ipotetica trasposizione animata di quarantacinque minuti era stata considerata dal produttore Toshio Suzuki un possibile fallimento, e pertanto inizialmente bocciata. Il progetto divenne realtà soltanto quando lo Studio Ghibli raggiunse un accordo con la JAL: il lavoro di Miyazaki sarebbe stato il primo cartone animato proiettato esclusivamente sui voli internazionali della rinomata compagnia aerea. “Porco Rosso” a questo punto viene trasformato in un vero e proprio film, proiettato in anteprima assoluta su alcuni voli della JAL e in seguito regolarmente distribuito nelle sale cinematografiche. La campagna pubblicitaria della pellicola fu un qualcosa di colossale: in essa vennero investiti trecento milioni di yen, che si andarono ad aggiungere ai settecento milioni necessari per realizzare il lungometraggio, che con il suo incredibile incasso di ben due miliardi e ottocento milioni di yen (con grande stupore dello stesso Miyazaki, che si aspettava un flop) rimane ancora oggi il film d'animazione giapponese più redditizio della storia del medium. 

 
Fatta luce sulla singolare fase di produzione dell'opera, sembra proprio che Miyazaki-san abbia diretto questo film per se stesso: in quest'ultimo, infatti, non manca il suo caratteristico e personalissimo escapismo, quella tendenza a creare mondi immaginari fiabeschi che rinnegano in toto determinati fatti e accadimenti realmente esistiti; lo aveva già fatto con "Il mio vicino Totoro", negando completamente il dopoguerra, e torna a farlo ancora con "Porco Rosso", nel quale i riferimenti al vero fascismo - quello delle discriminazioni, dell'olio di ricino, della feroce guerra d'Etiopia, con i suoi stermini di massa a base di armi chimiche - sono praticamente inesistenti. Da notare l'affascinante esperienza mistica al di sopra delle nuvole di Marco Pagot, che assiste alla raffigurazione autoriale dell'assoluto, del divino, operata con migliaia di aerei che simboleggiano il volo come metafora totalizzante, il distacco assoluto tipico della poetica del regista. Indubbiamente questa scena lascia molto il segno, anche grazie all'ausilio della splendida e suggestiva musica di sottofondo. Oltre al volo e al misticismo, un'altra cosa molto cara a Miyazaki è la figura mitologica di Prometeo, l'uomo coraggioso che sfida l'assoluto e le autorità (si pensi alla carismatica Eboshi di "Princess Mononoke"), in questo caso rappresentato dal protagonista del film, l'alter-ego suino del celebre Barone Rosso, che si è spinto al di là delle nuvole sfidando Dio stesso - rimanendo tuttavia da esso punito, attraverso la trasformazione in porco. E' bello anche leggere tra le righe una certa affinità del film con la fiaba del brutto ranocchio: sarà infatti il bacio finale di Fio a far cambiare la faccia del nostro virile e atipico protagonista, anche se questa cosa non è molto esplicita.

 

«I maiali sono creature che potrebbero essere amate, ma non sono rispettate. Sono sinonimi di avidità, obesità, depravazione. La parola “maiale” in sé è usata come insulto. Non sono agnostico o quant'altro, ma non mi piace una società che ostenta la sua rettitudine. La rettitudine degli Stati Uniti, la rettitudine dell'Islam, la rettitudine della Cina, la rettitudine di questo o quel gruppo etnico, la rettitudine di Greenpeace, la rettitudine dell'imprenditore... tutti loro pretendono di essere nel giusto, mentre invece tentano di costringere gli altri ad adeguarsi ai loro standard. Li reprimono per mezzo di un enorme potere militare, politico, economico, o attraverso l'opinione pubblica.
Io stesso ho un numero di cose che reputo giuste. E alcune altre che mi fanno arrabbiare. Attualmente, sono una persona che si arrabbia molto più facilmente della maggiorparte della gente, ma cerco sempre di partire dall'assunzione che gli esseri umani siano folli. Sono disgustato dalla nozione che l'uomo sia l'essere ultimo scelto da Dio. Ma credo che vi siano cose a questo mondo bellissime, importanti, per cui vale la pena lottare. Ho fatto dell'eroe un maiale perché ciò era il modo più adatto per esprimere queste mie emozioni.» [Hayao Miyazaki]

Siccome le dinamiche della tragedia greca si ripetono anche nella modernità, sebbene con modalità differenti, il maiale-Prometeo Marco Pagot per il regista incarna altresì quella tipica sovversività otaku insofferente al dominio delle istituzioni e alla pressione dell'antropocentrismo malato che legittima le follie e gli errori dell'uomo, che arroccato nel suo narcisismo, esalta una morale fittizia e subordinata al potere e al controllo (che nell'ottica socialista di Miyazaki nel film viene rappresentato dal fascismo, mentre invece Curtis, con la sua frivolezza, di fatto è una parodia dell'americanismo).


«“Porco Rosso” è un prodotto dei primi anni novanta, nei quali la mia visione del mondo era stata messa in discussione dagli eventi del mondo reale. E' anche il prodotto del mio tentativo di costruirmi un modo di vivere più forte, un modo più forte di vedere le cose. Proprio adesso, mi sento come se avessi compreso i miei personali quesiti filosofici un briciolo meglio di prima, ma le risposte non mi sono arrivate facilmente, e sono certo che il mio prossimo lavoro [“Mononoke Hime”] rifletterà questa cosa.» [Hayao Miyazaki]

Alla luce delle parole del regista e della particolarità del film, in “Porco Rosso” s'intravede una certa “maturazione” dell'autore, che da un lato fugge dalla realtà e dall'altro cerca di “addomesticarla”, facendo passare tale approccio alla durezza del vero come una sorta di percorso di crescita interiore, sebbene a parer mio si tratti di una tendenza non di certo estranea all'otakuzoku, quella necessità di “attutire” e “rielaborare” in modo apparentemente maturo dei fatti che non si ha il coraggio di affrontare da persone adulte, ovvero rinunciando alle proprie fantasie e simulacri.


Personalmente, ho trovato la sceneggiatura di "Porco Rosso" troppo lenta; ciononostante, tale caratteristica è comune alla maggiorparte dei film di Miyazaki, i quali si sorreggono su una perizia stilistica di prim'ordine ed un talento visionario innato: in essi la trama o la sceneggiatura sono fattori del tutto secondari, in quanto il loro autore è in grado di vedere e rappresentare il mondo con lo sguardo trasognato di un bambino; ergo il modo corretto di approcciarsi alla maggiorparte delle opere del suddetto è con lo sguardo di un pargolo, siccome egli è un vero e proprio "artista bambino che fa roba per bambini", il cui punto forte è un autorale sense of wonder dall'interessante surrealismo.


In conclusione, tenendo anche conto delle splendide animazioni (squisitamente tradizionali), dei bellissimi disegni e della buona regia, considero "Porco Rosso" un ottimo divertissment, il quale gode di una scena molto suggestiva e indelebile, la quale va assolutamente ricordata nella storia del cinema - mi riferisco ovviamente all'esperienza mistica del nostro Prometeo con la faccia di maiale. I fan di Miyazaki con questa visione conosceranno meglio il loro idolo, in quanto il marcato citazionismo del film, che arriva addirittura a tirare dentro spaghetti al pomodoro e film occidentali d'annata, consiste nel bagaglio personale di "favorite things" del maestro - proprio come dice il testo dell'omonimo brano jazz.

Bibliografia e articoli correlati

Francesco Prandoni, “Anime al Cinema”, pag 142.

Trish Ledoux, “Anime Interviews: The First Five Years of Animerica, Anime & Manga Monthly (1992-97)”, intervista a Miyazaki contenuta da pag 26 a pag 34. 
 
In merito alla crescita del Miyazaki come autore e alla correlazione della sua poetica col contesto degli anni novanta, ricordo che ne parlai anche nel mio dossier sull'Aum Shinrikyo.

Per chi fosse interessato alle citazioni e agli errori presenti nel film, allego il seguente articolo.
















3 commenti:

  1. L'unico film diretto da Miyazaki che apprezzo da quando ha dato vita allo Studio Ghibli

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    1. Sì, mettendo da parte il suo irritante socialismo da poltrona è un bel giocattolo.

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  2. La scena mistica degli aerei è anche una citazione di un racconto di Roald Dahl "Loro non invecchieranno"

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