sabato 11 aprile 2015

Mobile Suit Z Gundam: Recensione

Titolo originale: Kidō Senshi Z Gundam
Regia: Yoshiyuki Tomino
Soggetto: Hajime Yatate, Yoshiyuki Tomino
Sceneggiatura: Yoshiyuki Tomino, Akinori Endo, Hiroshi Ohnogi, Miho Maruo, Tomoko Kawasaki, Yasushi Hirano, Yumiko Suzuki
Character Design: Yoshikazu Yasuhiko
Mechanical Design: Kunio Okawara, Kazumi Fujita, Mamoru Nagano
Musiche: Shigeaki Saegusa
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 50 episodi
Anni di trasmissione: 1985 - 1986


1985. Contemporaneamente all'ibrido real/super robot "Layzner", lo studio Sunrise sforna "Mobile Suit Z Gundam", il seguito diretto della leggendaria prima serie gundamica. Si tratta di un progetto ambizioso e dal budget spropositato, un mastodontico kolossal dagli aspetti tecnici all'avanguardia e dall'inaudito fascino stilistico; con quest'opera, l'obbiettivo primario dello staff guidato da Yoshiyuki Tomino fu quello di creare una versione molto piu' complessa della prima serie televisiva, ossia un thriller fantascientifico dalla trama oltremodo sofisticata, nonché infarcito con una marcata dose di fantapolitica e melodramma. Nonostante tutte queste buone premesse, il risultato finale in un certo senso contraddice la pietra miliare del 1979, scadendo nella spettacolarizzazione della guerra e trascurando quelle importanti riflessioni su di essa che avevano reso il primo "Gundam" un'opera coraggiosa, concettuale e profonda. Non c'è quindi da stupirsi del fatto che Tomino abbia per lungo tempo rinnegato "Z Gundam", non ritenendolo in alcun modo rappresentativo della sua poetica.


La trama dell'opera, malgrado l'amaro disprezzo provato dal suo stesso autore, verrà riciclata ad nauseam nella maggiorparte dei capitoli successivi legati al brand; in essa lo scontro tra fazioni caratteristico della prima serie televisiva viene ampliato e portato agli estremi, con un abile rovesciamento dei ruoli: da una parte è schierata l'AUEG, associazione non governativa ispirata ai princìpi contolisti di Zeon Zum Deikun, e dall'altra i "Titans", violento organo militare di origine federale reminescente delle SS naziste, la cui nascita risale ai fatti esposti nel - assolutamente non indispensabile - prequel "Gundam 0083: Stardust Memory" del 1991. Inoltre, non mancherà all'appello quel poco che resta di Zeon e degli Zabi dopo la conclusione della prima serie (che ovviamente è una visione obbligatoria assieme al terzo film della trilogia del 1981, il capolavoro "Incontro nello Spazio").


"Mobile Suit Z Gundam" è la serie gundamica più cupa e "psicologicamente instabile" mai creata. La frustrazone del protagonista Kamille, in pieno contrasto col mondo degli adulti; lo sguardo spento di un Amuro fallito, inetto e prigioniero del passato; eterni perdenti che riescono a dare un senso alla loro vita soltanto attraverso la violenza; carismatiche guerriere dagli occhi di ghiaccio che vogliono ricostruire un glorioso impero andato distrutto; la triste condizione dei cyber-newtype, esseri umani modificati geneticamente per fini bellici; le lacrime versate dai personaggi per la morte improvvisa delle persone care, i loro voltafaccia e tradimenti in nome di amori non corrisposti e ideali fallaci... in particolare i tormenti psicologici di Four e Rosamia rendono molto bene l'idea di come la guerra, unita al progresso di scienza e tecnica, possa trasformare potenziali fidanzate e sorelle in impersonali, ciniche e fredde macchine da combattimento. Secondo Tomino gli esseri umani dovrebbero invece imparare a comprendersi ed evolversi, come suggerisce la naturale connessione mentale dei newtype, per la prima volta messa completamente in evidenza sin dall'inizio della serie.


Nell'analisi di "Z Gundam" bisogna essere consapevoli del fatto che è stato realizzato da un regista stizzito e alla ricerca di una completa libertà espressiva, insofferente verso le scelte commerciali imposte da un'ambiziosa Sunrise decisa a sfondare. Ergo avremo modo di assistere a numerose sfilate di robot trasformabili, tra i quali compare nientepopodimenoche un monolitico pandoro volante (il cosiddetto "Psycho Gundam") e altri mecha dall'indubbio carisma, molti dei quali partoriti dal grande talento visuale di Mamoru Nagano, autore e designer il quale, giovanissimo, aveva già donato il suo tratto all'opera di punta Sunrise dell'anno precedente, "Heavy Metal L-Gaim", vero e proprio embrione di quella che sarà l'opera della sua vita, il celebre manga "The Five Star Stories".


Allo stesso modo degli altri numerosi robotici degli anni ottanta, questo lavoro di Tomino si dimostra pienamente influenzato dalla rivoluzione estetica introdotta da "Macross", l'intramontabile spartiacque che diede origine al percorso di canonizzazione dell'otakuzoku - fenomeno che trovera' compimento definitivo soltanto molti anni dopo, nel 1995, con il grande successo della replica televisiva di "Evangelion" in fascia serale. Ed ecco comparire nel tenebroso "Z Gundam" una discreta dose di fanservice robotico e non, controbilanciato da una serie di provocazioni e moniti del regista nei confronti dei nascenti gunota - Tomino stesso dichiarerà che il problematico Kamille è il tipico otaku di "Gundam", rendendo interpretabile l'amaro finale della serie come un vero e proprio monito - tra l'altro confermato in numerose interviste - rivolto a quelle persone che si "friggono il cervello" con i prodotti di consumo, vivendo nel grigiore e nell'alienazione (qualcuno ha detto "Evangelion"?). La frustrazione di Tomino, infatti, era dovuta al fatto che gli otaku, oltre ad essere degli individui problematici, richiedevano prevalentemente fanservice, robot sempre più curati nei dettagli, tecnicismi inerenti armi e modellini, elucubrazioni mentali sulla continuity dell'UC e altre inezie, infischiandosene bellamente della sostanza delle sue opere.


Ritornando ad analizzare "Z Gundam" in sé stesso, è impossibile non riconoscere ch'esso presenta un cast troppo numeroso di personaggi, palesemente difficile da gestire per un regista perennemente ancorato ai suoi classici quattro o cinque stereotipi (onnipresenti tralaltro nei vari "Ideon", "Dunbine" e nello stesso "Gundam"). Quest'ultimo fatto, congiunto allo script confusionario e alla cattiva gestione dei tempi della narrazione, è quello che innesca i famosi difetti di sceneggiatura della serie, in quanto spesso alcuni personaggi scompaiono per poi ricomparire a caso molti episodi dopo (come succede con le cyber-newtype Four e Rosamia ad esempio). Cinquanta puntate sono troppo poche per caratterizzare "alla Tomino" un cast così numeroso. Fatto salvo ciò, il regista riesce comunque a lasciare il segno, creando un'opera epica che pare quasi una rivisitazione sci-fi della seconda guerra mondiale: numerosi saranno gli stermìni di massa operati dalle varie fazioni, anche per mezzo di gas tossici, armi chimiche e nucleari. E' da notare che i riferimenti alla bomba atomica non sono marcati e angosciosi come quelli del già citato "Aura Battler Dunbine", uno dei vertici massimi del maestro e, in un certo senso, il "padre spirituale" del qui presente "Z Gundam". Indubbiamente, entrambe le opere risentono molto delle tragedie del ventesimo secolo, che sono rimaste ben impresse nei ricordi della generazione di Tomino.


E' quindi la marcata serietà e il grande carisma della confezione a rendere questo lavoro tominiano - palesemente imperfetto e mal gestito - uno dei massimi esponenti del robotico anni ottanta; una tappa obbligata la quale, oltre alle due suddette caratteristiche, ha dalla sua un'innata carica di negatività coadiuvata da un supremo scazzo registico - le molteplici inquadrature sballate e caotiche con le quali si viene immersi, sin dal primo istante della serie, in un mare di confusione, violenza ed incomunicabilità. E mentre lo spettatore arriva a provare le stesse sensazioni dello psicolabile protagonista grazie alla frenetica isteria registica tominiana, ecco che gli vengono somministrate - a mo' di vero e proprio schiaffone mediatico - continue ed eclatanti uccisioni dei numerosi personaggi principali; attori tragici dalle personalita' tormentate invischiati in una spirale di morte che come mood si avvicina al tetro "Ideon", il consolidato apice artistico del regista. Tali sensazioni graffianti, dure - e talvolta romantiche, nonché dense di un lirismo poetico di gran classe -, figlie di un contesto differente da quello attuale, sono una delle tante suggestioni derivanti della grande animazione del passato, la cui perizia stilistica è sopravvissuta sino ai giorni nostri (si pensi alle recenti riedizioni in Blue Ray uscite in Giappone dei classici degli anni settanta e ottanta, tra le quali, ovviamente, è altresì presente il titolo recensito).


PS: una critica che spesso viene rivolta a  "Z Gundam" riguarda la superficialità dei dialoghi. Questa volta la colpa non è della Sunrise ma del pessimo adattamento americano, ulteriormente modificato da un Fabrizio Mazzotta intento a rendere più antifascista e politica la serie, ovviamente a discapito dei contenuti originali. Infatti il doppiaggio mediaset non deriva da una traduzione diretta del giapponese, ma dell'americano, con ulteriori aggiunte che snaturano in parte il concept gundamico originale. Pertanto è altamente consigliato l'utilizzo del fansub inglese, il quale è molto più fedele all'originale degli infelici adattamenti yankee.


PPS: La trilogia filmica di "Z Gundam", tale "Z Gundam - A New Translation", è assolutamente trascurabile, in quanto di qualità molto bassa: si tratta di tre film mal diretti, risibili, quanto mai farraginosi e neanche minimamente paragonabili all'omonima serie televisiva - della quale, come se non bastasse, l'orrendo film conclusivo "L'amore fa palpitare le stelle" altera completamente il finale, rendendolo oltremodo anticlimatico e banale.


 



















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