Ed eccoci con la nuova piangina Calcariana. Tre milioni di euro dal ministero della cultura, qualche polemica sullo sfruttamento degli animatori (cosa che c'è sempre stata: se questo tipo di sfruttamento c'è in Giappone, che è un paese evoluto, figuriamoci in Italia). La solita solfa sul senso di colpa, sugli amici di strada che soffrono mentre io so' un privileggiato e bla bla bla. La serie del 2023 ci stava, siccome oltre alla piangina cercava di dire qualcos'altro; anche la prima ci stava, dopotutto, ed era ben più frizzante di questa, che nonostante la colonna sonora che sarà costata un occhio della testa a livello di copyright (Moonlight Shadow di Mike Oldfield, Love Will Tear Us Apart dei Joy Division e tanti altri classici immortali che stonano a dir poco in un prodotto così infantile) si rivela posticcia, nonché trascurabile e ridondante addirittura dal punto di vista dell'umorismo (ma serve davvero rafforzare ogni battuta con una scenetta dedicata? Forse a priori si sapeva che non facevano molto ridere 'ste battute, tant'è che mi sono venuti in mente i Robinson, in cui a ogni stronzata che dicevano partiva la risata preregistrata). Perché sì, le battute. È proprio l'umorismo il punto forte di Calcare, quello che lo ha fatto salire alla ribalta in una società del ritardo mentale come quella in cui viviamo. Avesse parlato di cose serie e basta, non se lo sarebbe inculato nessuno. E se le battute non funzionano, se l'umorismo non funziona, il castello non tarda a crollare.
Per chi non lo avesse visto, la trama è suppergiù così: l'amico cinghiale di Calcare, quello che ci ha sempre saputo fare (figuriamoci come sono quelli che non ci hanno saputo fare), gli fa la cresta su un assegno in bianco e riesce comunque a indebitarsi con dei mafiosi (Casamonica?) finendo nei casini. Calcare non chiude occhio (io uno schiaffo come minimo gliel'avrei tirato, al cinghiale) e insieme agli altri disadattati cerca di aiutarlo. Poi Sarah chiede a Calcare di ospitare per qualche giorno un'amica, guardacaso quella che gli piaceva da regazzino; ma dato che il Calca' regazzino era sfigato e a quell'altra piacevano i delinquenti mascellati, il Calca' regazzino non era riuscito a combinare nulla. Ciò premesso, la tizia che Calca' si deve accolla' sta ovviamente insieme a un delinquente picchiatore, e nel caso in cui dovesse tornarsene a casa prenderebbe quasi sicuramente mazzate. E quindi i centri antiviolenza, la frecciata al comune di Roma che non ci investe abbastanza, tutto sacrosanto, certo, a vedere la serie viene quasi da pensare che 'ste ragazze si infilano di proposito nella bocca del demonio perché alla fin fine i maschi tipo Calca', gli sfigati o incel o poco mascellati o porco darktriadati o quel che vogliamo si fanno troppe seghe mentali, sono deboli, rispondono poco agli infiniti stimoli di una contemporaneità alla quale le femmine per una questione etologica si devono forzatamente adattare e quindi non riescono più a farle loro. Ma queste sono tutte farneticazioni, in fondo: Calca' è così perché c'ha i traumi, c'ha la stanza con i rovi, un luogo che non si capisce cosa sia perché fino a prova contraria Calca' non ha mai avuto gravi problemi in famiglia, almeno stando a ciò che racconta. Una madre amorevole e colta, un padre inetto e apatico ma vabbè, il Calca' mica ha mai assistito a violenze domestiche, al bullismo dei genitori nei confronti dei figli o quant'altro.
La narrazione è comunque posticcia, la parte dello strozzinaggio poco credibile (il cinghiale sarebbe finito molto male nella realtà). Il more of the same Calcariano questa volta annoia e non ha un vero mordente: il tutto è estremamente generazionale e autoreferenziale, lo è molto più del solito e sinceramente di mio non concepisco un tale spreco di risorse per una puttanata del genere quando ci sono validissimi artisti underground che nessuno si caga e cagherà mai perché di fatto Zerocalcare ormai detiene il monopolio del fumetto e dell'animazione in Italia. Un conto è scrivere i propri more of the same personali su un blog che non si caga nessuno, l'altro invece è quando si inizia a fare piazza pulita di tutto il resto per mettere in scena sempre le solite quattro paturnie adolescenziali, ingoiando anche ingenti quantità di soldi pubblici. Soldi che sarebbero potuti benissimo finire per le famiglie sotto sfratto, per dire, dato che a Zerocalcare piace tanto andare dietro alla Salis. Oppure in un film fatto per bene con le stesse tematiche, di registi in gamba che non si caga nessuno penso ce ne siano molti in giro. Perché ormai, per quanto faccia il puro, Calca' è a suo modo establishment, e la cosa sinceramente inizia un po' a dare fastidio, senza ovviamente voler abbassarsi a dare ragione ai pagliaccetti di destra che gli vanno contro a prescindere per prendere voti dai vecchi borghesotti cattofascistelli di provincia che ancora costituiscono il nucleo pulsante della società italiana.




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