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sabato 2 gennaio 2021

Il Vangelo secondo Matteo: Recensione

Regia: Pier Paolo Pasolini
Soggetto: Vangelo secondo Matteo
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 1964

Difficile scrivere qualcosa su un opera del genere, sulla quale è stato detto e ridetto di tutto, sopratutto negli anni della sua uscita. Non penso che comunque Il Vangelo di Pasolini sia un film religioso (la prima versione era stata addirittura girata senza alcun miracolo), né tendente così bruscamente a una propaganda marxista tout court, come molti fanno credere. Le prime cose che ho personalmente notato, frame per frame, sono una certa ricerca del misticismo nell'ordinario, e la fotografia di un continuo senso di perdita, che culmina con la crocifissione del nostro Cristo "rivoluzionario" - di fatto l'attore che lo interpreta è un comunista catalano in lotta contro il regime franchista. Gli altri attori ovviamente sono intellettuali amici di Pasolini o ragazzi delle strade, e la regia pare quasi quella di un reportage, con intermezzi naif alternati a momenti di furore mistico/esistenziale. Le parole del Cristo, doppiato da Enrico Maria Salerno, vengono enfatizzate da primi piani intensi, e scelte con molta accuratezza dal vero e proprio Vangelo secondo Matteo. Macigni come «Non accumulate tesori su questa Terra, dove tignola e ruggine corrodono, e dove i ladri sfondano e rubano; ma accumulate per voi tesori in Cielo, dove né tignola né ruggine corrodono, e dove i ladri non sfondano e non rubano», sono veri e propri moniti anti-società dei consumi: e infatti, ben lungi dai meccanicismi del rituale religioso, con tutta la sua intensità emotiva ed intellettuale, Il Vangelo di Pasolini è oggi più attuale che mai.