lunedì 8 dicembre 2014

Remì Senza Famiglia - Recensione


  Titolo originale: Ie Naki Ko
Regia: Osamu Dezaki
Soggetto: basato sul romanzo "Senza Famiglia" di Hector Malot
Sceneggiatura: Haruya Yamazaki, Tsunehisa Ito
Character Design: Akio Sugino
Musiche: Takeo Watanabe
Studio: Tokyo Movie Shinsha
Formato: serie televisiva di 51 episodi
Anni di trasmissione: 1977-1978


«Remì, ti senti felice o infelice in questo momento? Pensaci, voglio una risposta precisa.» 
«Non... non lo so proprio.» 
«E' una risposta giusta. Purtroppo non possiamo mai saperlo. Se tu pensi alla tua felicità di una volta, allora ti capita di sentirti infelice adesso. E se invece ti senti felice adesso e pensi di essere stato infelice in passato, questo vorrebbe dire che non sai cosa sia la felicità. Sai ragazzo, da questo villaggio è uscito un uomo che un giorno diventò Re. Non voleva essere povero, e così si mise a lavorare sodo, e combatté, e uccise molti nemici, e alla fine diventò il Re di Napoli. Ma quell'uomo una volta mi disse che rimpiangeva i giorni in cui era un semplice ragazzo di paese. Non mi disse il perché, ma io lo sapevo benissimo.
Non possiamo cambiare il destino di una persona, né il suo passato né il suo presente, e non sappiamo se è felice o no.
» [Vitalis si rivolge a Remì]


Il vecchio e misterioso Vitalis, un comico viaggiante dallo sguardo penetrante e vissuto, parla così della felicità a Remì, un orfanello acquistato in un piccolo paese della Francia per pochi denari. Racconta una storia parlando anche della sua vita, del suo passato, fornendo alcuni indizi a quell'innocente essere che in quel momento lo sta guardando con gli occhi sgranati per l'ammirazione. Il racconto di Vitalis, in un certo senso, è la summa del loro viaggio; il viaggio di due comici che insieme a dei cani e a una scimmietta si esibiscono per le strade dei paesi della Francia al fine di racimolare qualche moneta buttata in terra; buttata lì, così tanto per, da qualche passante; buttata qualche volta con indifferenza, qualche volta per pietà, qualche volta per compensare il talento di quei due poveracci - quel vecchio autoritario e dall'animo nobile che una volta aveva conosciuto il Re di Napoli, e quel bambino ripudiato con ferocia dal padre adottivo. E' impossibile determinare quale potrà mai essere il destino di quei due mesti buffoni, i quali sono altresì figure estremamente tragiche nel drammatico circo che è la vita. Vita che nel viaggio di Remì viene esplorata sino in fondo: l'amicizia, la crescita, la gioia, la verità, la menzogna, la sofferenza, la disperazione. Ci sono momenti di gioia estrema, come quando si viaggia sul Cigno, l'imbarcazione della dolce Signora Milligan, una nobildonna fiera e gentile che porta in giro per la Francia il suo figlioletto malato; oppure momenti di solitudine, di angosciosa tristezza; delle contingenze che farebbero perdere la speranza a chiunque. Ma la cosa che certamente rende il viaggio di formazione di Remì un viaggio speciale sono le persone ch'egli incontra lungo il suo cammino: Vitalis, la Signora Milligan, l'esuberante ragazzo delle strade di nome Mattia... e tanti, tanti altri, i quali paiono più persone reali che meri simulacri senz'anima: alcuni di essi saranno dei veri e propri disperati, altri loschi figuri, altri ancora onesti e leali, degli amici su cui contare nei momenti più difficili. Ed ecco che, interagendo con i suddetti nel suo triste vagabondare, Remì man mano comprenderà quello che intendeva dire il vecchio Vitalis con la sua storia; e comprenderà altresì il comportamento del Re di Napoli, il quale rimpiangeva i giorni in cui era un semplice ragazzo come tanti altri.


"Ie Naki Ko", alias "Remì le sue avventure" per noi italiani, è l'adattamento diretto dal celebre Osamu Dezaki dell'omonimo romanzo ottocentesco di Hector Malot. L'opera è passata alla storia come uno dei titoli più influenti nel suo genere (il meisaku), e il merito è dell'indiscusso talento della coppia Dezaki/Sugino, i quali, mediante il loro stile inconfondibile, hanno trasposto in animazione un classico occidentale infondendogli un retrogusto visceralmente melodrammatico e intimamente affine allo spirito giapponese del dopoguerra. Osamu Dezaki, infatti, tra le altre cose, propone un finale radicalmente diverso da quello del romanzo: un finale che nella sua assoluta bruttezza e incoerenza rispecchia perfettamente lo spirito di abnegazione di un popolo orgoglioso, povero e sconfitto.


Siamo di fronte a pura arte, e per convincersi basta osservare alcuni fotogrammi dell'opera: i fondali sembrano dei quadri di pittori espressionisti; la regia di Dezaki è empatica ed espressiva al massimo, e ovviamente così personale da essere riconoscibile dopo poche inquadrature; il character design di Akio Sugino è come sempre perfetto, così elegante e raffinato che può tranquillamente rivaleggiare con quello del leggendario Shingo Araki per finezza e caratura artistica. Le musiche, con la loro carica evocativa, colma di genuina tristezza, sono composte da accordi rigorosamente minori che paiono scanditi da piangenti chitarre, e contribuiscono a creare un'atmosfera altamente poetica e drammatica. Personalmente, alcune melodie mi hanno vagamente ricordato i brani più intimi e depressivi del celebre "Tubular Bells" di Mike Oldfield, un disco uscito qualche anno prima di "Ie Naki Ko" e altresì pregno del fascinoso e inimitabile mood degli anni settanta.


Episodi come "La Morte del Generale" sono concentrati di tragedia spiazzanti per lo spettatore odierno, il quale è completamente estraneo alla durezza dell'animazione giapponese degli anni settanta. In "Ie Naki Ko" non è presente alcuno sconto, e il tutto scorre libero tra morti, sventure, lacrime, povertà, difficoltà estreme, fame, stenti. I pochi momenti solari in cui domina la felicità sono enfatizzati e resi indelebili dall'abisso di sventure che li hanno preceduti; e i rapporti positivi che nascono tra i personaggi diventano molto coriacei grazie alle avversità esterne. La mancanza di benessere unisce le persone e le spinge ad avere rapporti più sinceri, più duraturi, più sostanziali.


In conclusione, "Ie Naki Ko" è un anime molto adulto, cupo e artisticamente valido, nonché uno dei numerosi capolavori che uno dei più grandi registi della storia dell'animazione - se non il più grande - ha lasciato in eredità ai posteri. La suddetta è una di quelle serie che vanno a costruire il bagaglio culturale di chi le guarda sotto tutti gli aspetti, sia dal punto di vista dell'animazione giapponese stricto sensu - in quanto ne rappresenta uno dei lavori fondamentali - che della cultura occidentale di ampio respiro, giacché chi ha già letto il romanzo potrebbe trarre godimento da una sua pregiata versione televisiva o, viceversa, chi è rimasto affascinato dal lavoro di Osamu Dezaki potrebbe interessarsi ai capolavori della letteratura ottocentesca.













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