lunedì 21 aprile 2014

Galaxy Express 999: Recensione

Titolo originale: Ginga Tetsudō Surī Nain
Regia: Nobutaka Nishizawa, Masayuki Akehi
Soggetto: Leiji Matsumoto
Sceneggiatura: Keisuke Fujikawa, Hiroyasu Yamamura, Leiji Matsumoto (non accreditato)
Character Design: Shingo Araki, Shigeru Kogawa
Musiche: Nozomi Aoki
Studio: Toei Animation
Formato: serie televisiva di 113 episodi
Anni di trasmissione: 1978 - 1981 


"Galaxy Express 999" è l'opera più significativa di Leiji Matsumoto, l'unica in cui la trasognata e malinconica poetica dell'autore trova la sua ideale dimensione. Si tratta di un anime fiabesco, dalle molteplici sfaccettature - poesia, melodramma, senso dell'assurdo e del macabro, parodia, fantascienza, critica sociale, western, psicologico -, che attinge direttamente dal vissuto e dall'ideologia del grande poeta delle immagini giapponese scandendo, senza celare un radicale rifiuto della logica, dello scientismo e delle autorità, un inno alle emozioni, alla vita, alla giovinezza e alla bellezza. Questo grande classico dell'animazione giapponese è un viaggio di formazione in cui un bambino, accompagnato da una misteriosa e bellissima donna, va alla scoperta di sé stesso e del grigio mondo degli adulti, a bordo di un treno a vapore che vola tra i multiformi e pericolosi pianeti dello spazio infinito.


«Ho cacciato in Africa. In quel momento ho realizzato che non avrei mai potuto essere un cacciatore. E' stato grazie a film americani come “Tarzan” e “Le miniere di Re Salomone” che ho desiderato l'Africa e l'esplorazione. Ma quando sparai ad un animale, una forte scossa mi si ripercosse contro. Conclusi che non avrei mai potuto essere un cacciatore... la ragione più schietta è che non ho alcun bisogno di sparare ad un animale. Da quel momento in poi, ho sempre sparato a bersagli di cartone.» [Leiji Matsumoto]

Tetsuro è un bambino di dodici anni a cui gli uomini meccanici – i quali appartengono ad una classe sociale privilegiata, che considera gli uomini in carne ed ossa come bestie -, durante una spietata battuta di caccia, hanno ucciso la madre per puro divertimento. In punto di morte, il desiderio di quest'ultima è che suo figlio diventi un uomo meccanico, scelta che gli garantirebbe di affrancarsi da una vita di sottomissione e sofferenza. Ma lo sfortunato, essendo povero, non possiede i soldi necessari ad acquistare un corpo meccanico: sarà l'incontro con la bella Maetel (dal latino, “madre”) la svolta che gli permetterà d'imbarcarsi sul Galaxy Express 999, un espresso intergalattico il cui capolinea è Andromeda, il pianeta in cui vengono elargiti corpi meccanici a quei pochi fortunati che sono riusciti a sopravvivere alle innumerevoli insidie presenti nello spazio.

 
«Maetel è la donna che viaggia assieme ai sogni di un adolescente. Ha viaggiato con milioni, decine di milioni di ragazzi, tanto lontano. Infatti, ci sono tante Maetel quanti ragazzi. Questo è anche il motivo per cui lei può apparire in ogni storia. Tutti i ragazzi hanno incontrato Maetel in circostanze differenti. Questo vale anche per Antares, Emeraldas o Harlock. Sono tutte storie incrociate, ma possono essere considerate autonome. Pertanto, se cambi prospettiva e personaggi, puoi creare quante storie desideri. Shadow e Emeraldas, che erano ragazze nella loro adolescenza, avevano incontrato qualcuno chiamato Maetel nel cuore, direttamente dalla loro infanzia, o durante un periodo in cui erano piene di sogni. E' un viaggio in treno attraverso la mente di una persona [...]. E ogni individuo compie un viaggio differente...» [Leiji Matsumoto]

L'ambigua Maetel si rivela enigmatica e impenetrabile per tutta la durata della serie; il suo sguardo è quello di una donna perennemente triste, che ispira un passato pieno di misteri e segreti; il suo provare pietà per il nemico, nonostante le atrocità che ha commesso, e le strane faccende che compie all'insaputa di Tetsuro, contribuiscono a creare un profondo alone di carisma e mistero attorno al personaggio, che a suo modo incarna l'archetipo della strega. Quello degli archetipi è un gioco tipico di Matsumoto, che contribuisce a imprimere nella mente dello spettatore alcune immagini suggestive e ataviche (la strega, la grande madre, l'aiutante misterioso, l'eroe assoluto, il vecchio saggio, il folle) che si mescolano, come nel caso di "Galaxy Express 999", ad un senso di pienezza, nostalgia e inquietudine. Ciò premesso, essenzialmente per Matsumoto la bella strega bionda e malinconica incarna lo spirito della giovinezza in tutte le sue contraddizioni, quella grande madre di ogni uomo che vive nei recessi più profondi dell'anima, ma che allo stesso tempo è il riflesso di ogni amante reale, la figura materna che conduce l'adolescente all'adultità viaggiando con lui a bordo del treno della giovinezza, il cui capolinea è l'ingresso in quella rigida società giapponese nella quale gli uomini devono trasformarsi in automi per poter integrarsi ed essere accettati. Il tradimento di Maetel verso Tetsuro è lo stesso della grande madre che tenta di castrare l'eroe assoluto, cercando di privarlo della sua individualità; ed ecco che agli archetipi junghiani Matsumoto sovrappone una feroce critica autorale verso l'umanità tutta, verso le sue guerre, la sua ottusità, le sue discriminazioni, il suo vano mito dell'immortalità - è meglio una vita breve, ma intensa, oppure un'apatia infinita, un'interminabile esistenza monotona e meccanica? E' meglio vivere da outsider accogliendo la solitudine e il rischio di fallire o integrarsi nella società rinunciando alla propria individualità in cambio di comodità e certezze? Che valore ha la vita nel momento in cui si rinuncia ai propri sogni per adeguarsi ai dettami del gruppo? Si può scegliere una volta soltanto se diventare dei cinici uomini meccanici senza interessi, senza emozioni, assuefatti dal grigiore del quotidiano, dal lavoro e dall'illusione di poter sconfiggere la morte; l'alternativa è l'accettazione dell'impermanenza e della caducità delle cose, la rinuncia alle illusioni, il vivere ai margini come un Harlock o una Emeraldas, pirati dello spazio in una società ipocrita che si fa beffe di loro; dopotutto, questa è la via scelta dallo stesso Matsumoto una volta diventato adulto (la bandana col teschio dei pirati che l'autore indossa in ogni dove parla da sé).


«Quando ero bambino, ho vissuto lungo i binari ferroviari per la maggiorparte del tempo. Era sempre stato il mio sogno andare nei posti che desideravo col treno... ascoltavo sempre i binari del treno suonare o immaginavo il treno passare di fronte a me, per poi volare via nello spazio. E poi, quando sono diventato un creatore, ho preso veramente quel treno e mi sono recato a Tokyo, quando ancora era in voga la locomotiva a vapore. Pertanto queste due esperienze, combinate assieme, nel momento in cui dovetti disegnare un treno volante mi spinsero a non crearlo come lo Shinkansen: doveva essere un treno a vapore. Questo è il motivo per cui [quello di “Galaxy Express 999”] è un treno fatto a questo modo. Con un treno, puoi comprare un biglietto e andare ovunque. La storia di “Galaxy Express 999” ha luogo in un tempo in cui non c'è bisogno di passare attraverso qualifiche o lavori d'ufficio per viaggiare nello spazio. Hai soltanto bisogno di comprare il biglietto, e il treno ti porta nello spazio. Questo è quello che desideravo, e pertanto l'ho realizzato.» [Leiji Matsumoto]

Spesso “Galaxy Express 999” viene erroneamente associato al “Ginga Tetsudou no Yoru” di Miyazawa, che in teoria ne rappresenterebbe la principale fonte d'ispirazione; a tal proposito, sebbene Matsumoto abbia visto una trasposizione del capolavoro letterario per il kamishibai quando era bambino, egli giustamente fa notare che la sua storia sia basata sulla giovinezza e sulle sue infinite possibilità, mentre invece la triste vicenda di Giovanni e Campanella sul dolore della perdita e sulle anime dei morti vaganti nell'aldilà. Per Matsumoto – come per chi scrive -, tra “Galaxy Express 999” e “Ginga Tetsudou no Yoru” vi è una divergenza fondamentale, il cui ovvio punto in comune è il treno volante, ma nulla di più. Infatti, la magnum opus di Matsumoto in gran parte attinge e rielabora i suoi trascorsi giovanili e il suo pensiero sulle cose del mondo, a partire dal conflitto di classe tra ricchi e poveri (divario che, molto realisticamente, nel corso della serie non viene mai abbattuto: in fondo Matsumoto ben si distanzia dall'etica socialista, puntando verso un suo personalissimo “anarchismo destrorso” in cui l'individuo intelligente e sensibile prevale sulla collettività) sino ad arrivare alla riflessione ben più totalizzante sull'ambiguità della vita, un dono il quale, nonostante la sua bellezza, è perennemente soggetto alla legge del più forte (il biglietto del metaforico "treno della vita" può essere rubato, estorto e quant'altro, senza che ciò interessi minimamente alla compagnia ferroviaria, la quale, allo stesso modo della Natura, non si cura dei più deboli e inadatti a sopravvivere – nel manga, addirittura, il controllore getta direttamente fuori dal finestrino i passeggeri indesiderati).


Il viaggio di Maetel e Tetsuro tra i multiformi e suggestivi pianeti delle vastità siderali è pregno di un malinconico e poetico mood d'autore fatto di silenzi, addii, suicidi, personaggi soli e affranti che diventano aggressivi perché non si sentono accettati dal prossimo (la vicenda della strega in grado di manipolare il tempo); città d'oro in cui vale soltanto la legge dell'apparenza e chi persegue la sostanza delle cose viene bandito; laghi di ghiaccio pieni di corpi senza vita disposti uno accanto all'altro; ragazze bellissime che invecchiano precocemente a causa della durezza del lavoro e delle costrizioni sociali; pianeti a forma di fiore e pianeti che si spaccano in due pezzi senza esplodere; pianeti in cui alcune persone tentano di svincolarsi dalla loro condizione d'inferiorità rimanendo tuttavia uccise; pianeti vivi che l'uomo non rispetta e pianeti in cui ogni cosa è senza forma e ogni punto di riferimento fisso è andato perduto.


Gli episodi della serie sono per la maggiorparte autoconclusivi, e possono essere vincolati tra loro da storie costituite al massimo da tre episodi successivi (come accade ad esempio nel capitolo "Il Castello del Tempo", poetico western fantascientifico in cui compare Capitan Harlock come cameo). In essi non esiste alcun compromesso formale e contenutistico: a tal proposito non posso non citare "Il Pianeta dei Funerali", non-luogo decisamente horrorifico e claustrofobico in cui gli abitanti meccanizzati si divertono ad uccidere le persone in carne ed ossa esclusivamente per celebrarne il funerale, rimanendo appagati dal catartico rituale in sé stesso (palese critica al formalismo religioso e alla paura della morte che lo legittima), oppure “Fermata El Alamein” e “Cavie da Combattimento”, puntate nelle quali la famosa battaglia tra Impero Britannico e forze italo-tedesche della WWII viene riprodotta realisticamente e protratta a oltranza per divertire i turisti, con tanto di soldati/schiavi/giullari che perdono donna, vita e amici soltanto per intrattenere delle persone apatiche e annoiate (inutile far notare che l'episodio sia una feroce invettiva contro la spettacolarizzazione della guerra, della quale Matsumoto ha un'esperienza diretta). Completamente insensato l'episodio più weird in assoluto dell'anime, "Il Pianeta Curiosità", in cui un satellite-sentinella dotato di un inquietante occhio rosso intende squartare Maetel per vedere cosa c'è dentro al suo corpo (!). Alla luce di questo bizzarro andirivieni di situazioni al limite dell'assurdo – ma quasi sempre coadiuvate da ricorrenti metafore e moniti -, le sfumature del mastodontico "Galaxy Express 999" sono innumerevoli, e vanno dal western alla fantascienza con alcuni vagiti di cyberpunk, tutte stratificazioni che contribuiscono a conferire all'opera una sorta di aura “totalizzante” carica di suggestione. 

 
Come era norma negli anni settanta, le animazioni di “Galaxy Express 999” non sono molto pregevoli e le imprecisioni grafiche abbondano, venendo tuttavia compensate dalle struggenti melodie di Nozomi Aoki, che in gran parte contribuiscono a marcare quel senso di poesia - zuccheroso e allo stesso tempo opprimente - caratteristico di tutta l'opera, che si snoda in ben centotredici episodi nei quali la ripetizione svogliata di alcuni schematismi ben rodati è inevitabile – innumerevoli le puntate basate sui vari canovacci del biglietto rubato, del tentato stupro a danno di Maetel, dello scambio di corpo ecc. Fatto salvo ciò, allo stesso modo di “Corazzata Spaziale Yamato”, “Galaxy Express 999” è uno dei titoli fondamentali della storia del suo media (nonché uno dei migliori Matsumoto animati di sempre assieme a “Capitan Harlock” e “Queen Millennia”), e pertanto si tratta di una visione obbligatoria per ogni appassionato d'animazione nipponica che si ritenga veramente tale. Per i giapponesi, la storia di Maetel e Tetsuro è un classico ormai istituzionalizzato e consacrato: in Giappone, “Galaxy Express 999” possiede lo stesso valore iconico che può avere un “Le Petit Prince” in Francia; non è infatti raro imbattersi in statue di Tetsuro, Maetel e del loro treno volante per le strade di alcune delle principali città giapponesi. Nell'aereporto di Kitakyushu, addirittura, un robot parlante con le sembianze di Maetel è adibito a fare da guida turistica ai passeggeri. 


In conclusione, è impossibile da parte mia non mettere al corrente il lettore di come nel finale della serie, uno dei più belli della storia dell'animazione tutta, la carica poetica, melodrammatica e metaforica tipica di Matsumoto converga mirabilmente in un simbolico passaggio all'età adulta che colpisce direttamente al cuore, rievocando l'esperienza di ogni singola persona in un archetipo vasto e totalizzante in cui il dolore dell'addio e le aspettative per il futuro si fondono in un triste, acerbo eppur gioioso commiato, in cui l'amore si fa perdita e la perdita si fa amore; e i fragili trascorsi della giovinezza, nonostante il dolore e le cicatrici che lasciarono in noi, in quel momento simbolico diventano la forza che ci permette di fare un passo in avanti, di diventare noi stessi veramente, di diventare adulti, indipendenti e vogliosi di proseguire quel pericoloso viaggio in cui la morte è dietro l'angolo e la verità è l'unico vero traguardo da raggiungere, l'unico vero capolinea della vita.

Note

I frammenti dell'intervista a Leiji Matsumoto da me riportati nella recensione sono stati tradotti da “Anime Interviews: The First Five Years of Animerica, Anime & Manga Monthly (1992-97)” curato da Trish Ledoux, pag 152-158.

Il doppiaggio italiano di “Galaxy Express 999”, oltre a non avere delle voci fedeli a quelle originali, a circa metà serie viene cambiato radicalmente,  e diviene pressoché inascoltabile, con una cattiva (se non orripilante) recitazione e pochi doppiatori che si spartiscono tutti i personaggi. A questo inconveniente non ha di certo rimediato Yamato Video, che nella pessima edizione dvd da lei rilasciata (nella quale la qualità video è praticamente quella di un VHS e le sigle originali vengono rovinate da orribili credits di cui si poteva tranquillamente fare a meno) non ha effettuato alcun ridoppiaggio e non ha nemmeno inserito i sottotitoli fedeli all'originale (una cosa la quale, data l'importanza del titolo nel contesto della storia dell'animazione giapponese, lascia abbastanza l'amaro in bocca).

















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