Apro gli occhi. Sono ancora io, sono ancora una coscienza. Non lo sono sempre, né lo sarò per sempre: spesso dormo e mi annullo, anche se ho gli occhi aperti; talvolta divento qualcun altro, mi comporto in dei modi che poi, a posteriori, mi sembrano poco coerenti con l'idea che ho di me stesso. Ho un brutto rapporto con l'impermanenza, quindi cerco l'immobilità: ed ecco che mi siedo, chiudo gli occhi e osservo i miei pensieri scorrere in uno dei rari momenti in cui sono veramente lucido. Fluiscono meccanicamente, seguendo catene causali radicate in una scatola nera chiamata subconscio. Il desiderio, il velo di Maya, l'esserci a intermittenza, senza alcuna vera risoluzione. L'alternativa è illudersi, lasciarsi corrompere da sé stessi, fissare dei respingenti tra le confusionarie carrozze del proprio animo.
E poi, nella vita di tutti i giorni, il contatto con qualche altra persona: ragionamenti che passano sempre per i numeri, la quantificazione, la prestazione in sé stessa. Il conto in banca, il numero di partner sessuali, le ore lavorate, gli anni, i risultati delle partite di pallone o il numero di medaglie appuntate al proprio petto. Questi uomini simili a macchine mi fanno sentire ancora più solo di quando lo sono per davvero, seduto sul mio divano verde persiano in una stanza colma di silenzio. Allora guardo indietro nel mio passato, cerco di ritornare a quando ero bambino. Ero ben più animale, mi ricordo bene le immagini sfumate e le emozioni fuori controllo: il pupazzo di un pagliaccio fatto a pezzi, le lacrime per un piccolo camion della spazzatura della Lego. La mia consapevolezza e il mio sapere ovviamente non erano ai livelli attuali; nondimeno, il pensare che un giorno dovrò morire, abbandonando quanto guadagnato in questi termini, un po' mi cruccia. Aver compiuto una sorta di percorso di vita, tuttavia, per quanto governato dal caso, dai demoni e dalle contingenze esterne, in qualche modo mi rassicura, sembra darmi un senso: ho come la sensazione di recuperare un briciolo del mio tempo perduto, un tempo che ormai, nel presente, sembra essersi annullato. Da piccolo non ero quindi una vera e propria coscienza, ma un conglomerato di pulsioni; eppure quasi fin da subito avevo sentito il fascino del mistero, così come la paura del vuoto, del buio, degli occhi fissi del ritratto di una Stupa buddista che mio padre teneva attaccato al muro. Una volta, alla televisione, durante un documentario, vidi una scena in cui due orsi bianchi si stavano prendendo a morsi, con tanto di sangue che schizzava sul ghiaccio. La cosa mi fece paura e chiesi agli adulti: perché la natura è così cattiva? Ma nessuno mi seppe rispondere. Allora pensai: com'è possibile che a catechismo mi insegnano che Dio è buono, e poi lo stesso Dio permette una cosa così orribile?
Venne poi il tempo in cui scoprii il pensiero scientifico: gli esseri umani, così come tutti gli animali, sono macchine biologiche create da un genoma "egoista" i cui unici obbiettivi consistono nella riproduzione e nella sopravvivenza alle difficoltà dell'ambiente esterno. Un essere microscopico e debole, per poter sopravvivere, un po' come fa lo schifoso Krang, il celeberrimo nemico delle Tartarughe Ninja, deve quindi crearsi una corazza molto più grande di lui in cui rifugiarsi, ossia l'uomo, un delfino, una scimmia, una mosca, un fiore e così via. È obbligato a creare la diversità, perché se ad esempio trattassimo il genoma come un ipotetico virus informatico in grado di moltiplicarsi mediante un becero copia e incolla, basterebbe il più rudimentale degli antivirus per fare piazza pulita di tutti i suoi esemplari. Ecco perché a questo mondo esisterebbe il sesso, la cosa più ambita dai mammiferi. E l'infedeltà, che alla fin fine trattasi di una pratica il cui naturale scopo sarebbe la mera differenziazione del genoma. E la violenza, perché il genoma oltre a essere egoista è anche cannibale: se un orso si sbrana un altro orso, il genoma del primo sta di fatto sopravvivendo grazie all'assimilazione di quello del secondo. Osservando il mondo animale si scoprono le più efferate crudeltà: Darwin, Dawkins, Lorentz, Monod, Democrito. E mettiamoci anche Schopenauer, che anzi di scadere nel facile solipsismo dei filosofi, si impegnava a osservare la natura con grande onestà. Il fatto incontrovertibile, comunque, è che l'universo, un luogo per nulla ospitale, si fonda esclusivamente sul caso e sulla necessità. Pertanto la coscienza sarebbe un assurdo: come mai un meccanismo che si nutre di se stesso, chiamiamolo pure Wille Schopenaueriana o genoma egoista, deve sviluppare una simile funzionalità? La coscienza garantisce veramente un incremento della sopravvivenza degli individui? Che vantaggi trae il genoma di un'orca quando essa, sconvolta dal dolore, si mette a viaggiare senza meta portandosi il figlio morto in bocca, come se stesse facendo una sorta di straziante marcia funebre? Perché la macchina deve piangere?
Non del tutto soddisfatto, pervenni quindi alla conoscenza esoterica: la Kabbalah dice che Dio, rappresentato da un perfetto e trascendente vaso di luce, abbia deciso di autolimitarsi, di frantumarsi in numerosi cocci che in seguito hanno originato l'universo con tutta la sua vastità, con tutte le sue stelle e i suoi insensati buchi neri cannibali di materia. Un vuoto freddo e incommensurabile con i suoi megalitici spazi vuoti, le sue violentissime reazioni termonucleari e la sua veloce espansione, una bolgia nella quale la Terra da noi abitata altro non è che un granello di sabbia. Le leggi della fisica dicono che un giorno l'espansione raffredderà talmente tanto l'universo da far spegnere tutte le stelle ed evaporare tutti i buchi neri: ci sarà quindi una rinascita, come suggeriscono le speculazioni di Roger Penrose sulla Cosmologia Ciclica Conforme? O bisogna credere all'esoterismo, che in sostanza ci dice che non viviamo nella realtà più reale, ma soltanto in un sottomondo inferiore che ogni tanto si interseca con l'assoluto e le sue leggi? Oppure che la coscienza sia un meccanismo escogitato dall'universo, e quindi dal famoso Dio che si è autolimitato facendosi a pezzi, per poter conoscere nuovamente se stesso tramite le sue creature?
Tiro una scoreggia, sbadiglio e mi metto a scorrere video su Youtube. Alcuni di essi sono realizzati con l'intelligenza artificiale: sembrano quasi veri. Mi chiedo se in futuro le persone, soprattutto le generazioni che cresceranno con l'IA, saranno in grado di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. Mi chiedo se un giorno Internet collasserà per eccesso di informazione, diventando un inferno straripante di invadenti e bugiardi demonietti robotici. Non ho più fiducia nella politica o nello Stato: sono cose troppo lente, troppo corrotte, che verranno inevitabilmente soppiantate dalla macchina. Giungo a un'intervista a Federico Faggin, l'inventore del microchip. Lui giustamente dice che le intelligenze artificiali sono strumenti statistici, che non potranno mai sviluppare una coscienza. Per lui la coscienza è una cosa che esiste separatamente dalla materia; ha una visione esoterica simile a quella che avevo io da adolescente, quando leggevo l'Io della Mente di Hofstadter e Dennett. Faggin rigetta il riduzionismo scientifico, si apre all'esoterismo e arriva addirittura a dare ragione a Lovercraft: la coscienza è il risultato di una lotta tra entità sovrannaturali e trascendenti, un po' come gli spiriti di cui lo sciamano Don Juan e Carlos Castaneda, o all'E.C.C.O., che non è il nome del delfino dell'omonimo gioco del Sega Genesis, ma un acronimo di Earth Coincidence Control Office, l'organismo sovrannaturale presieduto da misteriosi dèi coscienti che secondo il neuroscienziato Jhon C. Lilly governava gli avvenimenti casuali nella vita delle persone. Lilly inventò la vasca di deprivazione sensoriale, molto utilizzata da Richard Feynman, Nobel per la fisica per via dello sviluppo dell'elettrodinamica quantistica, al fine di studiare i propri stati alterati di coscienza; sosteneva che si potesse insegnare a parlare ai delfini; diceva cose molto simili a Faggin. Faceva uso di droghe, certo, una scorciatoia fin troppo facile e mai veramente affidabile. La verità costa sempre fatica.
Ma anche l'esoterismo, un po' come l'edonismo, dopo un po' stanca. In fondo anche Ouspenski era arrivato a mettere in dubbio ciò che diceva Gurdjieff. Tutto viene a noia, e si torna a Leopardi: il misticismo new age trascendentale alla fin fine è stata (ed è) una moda come tante altre. I capricciosi dèi in carne ed ossa di Sylicon Valley fantasticano in merito al poter diventare eterni duplicando la propria mente nell'intelligenza artificiale; Musk vorrebbe colonizzare Marte, un pianeta tanto lontano quanto inabitabile; i popoli soffrono e i vecchi fascismi ritornano. Siamo giunti in tutto e per tutto a Galaxy Express 999: forse l'unico vero scopo da perseguire nel 2026 è il cercare di rimanere umani, anche se tutto sembra spingere nella direzione opposta. Rassegnarsi all'assenza di risposte nel meccanico mondo delle macchine. Si può fuggire dalla grande macchina? Si può sognare un mondo superiore, un paradiso pieno di giustizia e non soggetto alle bestiali leggi di natura e del Male, nel quale magari incontrare nuovamente le persone perdute e amate? Potrebbe esistere la possibilità di una metempsicosi? L'esistenza dei reparti di oncologia infantile, in cui i bambini piccolissimi soffrono di tumore, o i vari stermìni in corso sulla faccia della Terra a causa dell'egoismo e della cattiveria che l'uomo ha ereditato dal proprio creatore, lo sfacciato gene di cui Dawkins, suggerirebbero proprio di no. L'assenza di Dio è un fatto reale. Il dubbio è ontologico, e assale nel profondo. Soltanto i pazzi e gli ignoranti sono pieni di certezze.
Apro di nuovo gli occhi. Sono ancora io? Sono ancora una coscienza? Sembrerebbe proprio di sì, anche se qualche centinaia di migliaia di cellule del mio corpo nel frattempo sono cambiate. Là fuori piove, la foschia vaga per casermoni grigi senz'anima. Mi viene in mente il sorriso pieno di vita di una giovane ragazza, io e lei che camminavamo per le strade di una città antica, in un mondo che sembrava migliore. Sono vivo, sì. In qualche modo, anche se avrei voluto fare meglio le cose, ho vissuto. Sono in grado di dire "Io sono", nonostante il sonno e tutte le altre varie interferenze. E ciò mi sembra già di per sé un miracolo.


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