Visualizzazione post con etichetta letteratura francese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta letteratura francese. Mostra tutti i post

domenica 9 febbraio 2025

La Pioggia Nera, Cristo si è fermato a Eboli e La Possibilità di un'Isola: tre letture invernali


Nel vecchio Mars di Yokoyama Mitsuteru, le antiche sentinelle piantate dagli alieni nelle profondità terrestri giudicavano la specie umana come "pericolosa" nel momento in cui essa scopriva l'energia atomica. A quel punto il protagonista del manga, una sorta di giudice calato dall'alto in stile Childhood's End, si risvegliava e, dopo un attento studio in merito alla storia e alla bontà della specie, veniva chiamato a decidere se terminarla o no. Questo quesito filosofico, congiunto al trauma del bombardamento nucleare, è molto presente nella (passata) cultura pop giapponese, per interderci anime, manga, film, telefilm e videogiochi. Per un popolo imperiale, provinciale e contadino, infatti, il trauma derivante dalla scienza occidentale ha avuto l'impatto di una congiura cosmica, di una sorta di ritorsione degli dèi o della stessa Natura. Per capire bene questo fatto, tuttavia, a mio parere occorre lasciar perdere l'intrattenimento "pop" e andare a scoprire la letteratura a tema, la fonte diretta del dramma, in cui la disgrazia primigenia viene raccontata in prima persona da chi l'ha vissuta. Le fonti principali da cui attingere sono i romanzi di Ota Yoko e il qui presente La Pioggia Nera di Masuji Ibuse (per intenderci l'autorevole maestro rinnegato da Dazai Osamu poco prima del suicidio). In particolare La Pioggia Nera è una sorta di "coscienza  collettiva" dei vari testimoni di cui lo scrittore aveva raccolto e rielaborato gli scritti, quindi ha un po' il carattere di una vicenda totalizzante, raccontata in prima persona dalla gente comune. Ne La Pioggia Nera, infatti, non vi è alcuna forma di antiamericanismo o condanna politica, a parte qualche frecciata al farraginoso apparato statale dell'epoca: la luce letale su Hiroshima, così come le scellerate decisioni dell'imperatore, sono relegabili a rassegnati eventi di sventura cosmica, che si abbattono su un popolo già di per sé stanco e martoriato dalla guerra. In tutto ciò, dato il livello di maturità della narrazione e dei suoi taciti simbolismi, La Pioggia Nera ascende tranquillamente al rango di capolavoro e di opera intellettuale nel suo senso più profondo. 

martedì 21 marzo 2023

Viaggio al Termine della Notte: Retrospettiva

Louis Ferdinand Céline me lo aveva fatto conoscere il poeta Sergio Bertolino durante i miei anni universitari, in cui suonavo con lui in un gruppo prog rock caratterizzato dalla voce potente e melodica della talentuosa Gemma Conforti, la sua fidanzata di allora (che oggigiorno ha inciso un disco solista e vanta un meritato seguito). Prima di conoscere Sergio (una delle tante figure di passaggio della mia vita) per me l'esistenzialismo era soltanto Moby Dick, e nient'altro (e no, gli anime, anche i migliori, non possono competere con la letteratura). Grazie a lui poi ho conosciuto quello francese: il maniaco pedofilo Sartre, a me indigesto; l'asciutto Camus e infine colui il quale ho amato di più, a cui voglio dedicare questo post. Per me Voyage au bout de la nuit è un capolavoro, giusto un gradino sotto Moby Dick. Nel corso degli anni l'ho riletto tre volte, due intorno ai vent'anni, la terza qualche mese fa. Ai tempi delle prime due letture l'avevo fatto leggere anche ad alcuni ex-amici delle strade, che contrariamente a me non avevano un'istruzione. Lo amarono e lo finirono in poco tempo, discutendone animosamente tra di loro e con me. Perché? Perché è un romanzo onesto, grezzo, schietto: dice che l'uomo è merda, e merda rimarrà sempre, anche se sotto sotto l'autore, essendo francese, vorrebbe che fosse qualcosa di più (un po' come me, in fin dei conti: sono piemontese e la mia terra natale non dista molto dalla Francia). Da qui la sua delusione, in cui mi ci sono sempre ritrovato. Céline non è tipo un Akutagawa, che è nichilista al 100% e tutta la sua letteratura è permeata da un sincero alone di morte (e infatti lo scrittore giapponese è ricordato più che altro per il suo suicidio). Contrariamente a lui Céline è nichilista, sì, ma pieno di vita e di amore per la vita. Un idealista tradito insomma, tant'è che prima di essere uno scrittore era un medico per i poveri (e il più delle volte non si faceva neanche pagare le visite).