Una mia amica dark, una persona molto buona e intelligente, apre una di quelle merde di app di incontri per cercarsi una fidanzata, scrolla un po' di profili e mi dice qualcosa del tipo: "Sembra che ormai la storia dell'avere malattie mentali venga fatta passare come un qualcosa di figo... guarda un po' qua, ci sono ’ste ragazze che si vantano di avere problemi... Anche sui social è così, con tutti ’sti meme che semplificano e sminuiscono le cose. Vorrei proprio vedere se postassi la mia diagnosi firmata dallo psichiatra, vorrei proprio vedere cosa ci troverebbero di figo...". Io allora le rispondo: "L'intrattenimento ormai è la misura di tutte le cose". In questo post vorrei un attimo elencare e ragionare sul significato e sulle implicazioni di questa mia osservazione, che implicitamente ne racchiude un'altra, ossia: "L'(in)esperienza del reale è stata ricondotta all'esperienza dell'intrattenimento". Giocando un po' come con le Matrioske, in ultima istanza si potrebbe dire: "Il principio del piacere, a livello sociale e sistemico (almeno per quanto riguarda l'Occidente), ha offuscato la realtà, a tutti i livelli e istanze". Ma procediamo con ordine.
venerdì 9 maggio 2025
sabato 28 settembre 2024
Utena è un anime woke? Ripercorrendo un vecchio capolavoro.
Mi è capitato da poco di rivedere La Rivoluzione di Utena, un anime che per chi non lo sapesse dà nome, citazioni e grafica a questo blog. Trattasi indubbiamente di una delle serie televisive più importanti della mia vita, nel senso che mi ha fatto (ri)appassionare a questo media quando facevo l'università e mi ha permesso di conoscere il cofondatore di questo blog nonché quella che fu la mia ex, che ne era una grande appassionata (senza Ikuhara Kunihiko a fare da cupido nei miei twenties, molto probabilmente non avrei mai avuto una vita sentimentale). Ciò detto, su questo blog c'è già la ottima recensione di Onizuka90, il cofondatore di cui sopra, uno scritto appartenente a un'epoca passata in cui eravamo più giovani, più ottimisti, vivevamo in un mondo meno "social" di oggi e così via. Ora, a trentaquattro anni, ho voluto fare un esperimento e rivedermi quello che nella nostra nicchia consideravamo il miglior anime di tutti i tempi, un'opera simbolista, filosofica, esoterica, totalizzante e chi più ne ha ne metta. All'epoca la cosiddetta cultura woke non era ancora martellante come nell'oggidì, cosicché, quella che oggi si potrebbe definire come "l'omosessualità di Utena", era un argomento che nelle discussioni tematiche non veniva quasi mai toccato né considerato. Ora invece, nel duemilaventiquattro, anche alla luce di una nuova leva di animefan che spesso si associano alla cultura woke decifrando Utena in tale ottica (i.e. Utena eroina lgbtq+ che sconfigge il patriarcato rappresentato da Akio e si mette con la mulatta), durante la visione non ho potuto evitare di pormi la fatidica domanda: "Ma non è che l'anime che pensavo fosse una genialata simbolista e allegorica in realtà sia soltanto quello?". Non che ci sia qualcosa di male, sia ben inteso, ma l'anime me lo ricordavo molto più profondo. E infatti, andando avanti con la visione, ho avuto la riconferma che invero Ikuahara voleva andare a parare altrove; e forse questa volta, dico a trentaquattro anni, penso di aver addirittura capito abbastanza chiaramente dove.
venerdì 20 settembre 2024
Le fiere del fumetto nel 2024: Riflessioni e divagazioni personali
Un lettore, che in questo articolo chiamerò ***, mi ha scritto in un gruppo Telegram di aver partecipato a una fiera del fumetto nel sud Italia. È un ragazzo che non ho mai conosciuto di persona, ma con interessi musicali, culturali e cinematografici abbastanza ricercati (se non fosse così non mi leggerebbe, d'altronde). "Sono andato per tentare di rimorchiare qualche egirl" ha scritto. "Ma lo spettacolo in fiera è stato desolante: le egirl stanno tutte con megrechad e corechad, e io sono come invisibile per loro. Ho vagato un po' per la fiera ma mi sentivo come un alieno: eppure una volta quello era il mio mondo". Megrechad e corechad a parte, che sarebbero derivazioni più o meno nerd del fantomatico chad di cui la redpill, ossia il bel ragazzo di status e bellezza elevata che ha facilmente accesso alla vagina (o al culo, dipende dai gusti), la sensazione di "estraneità" di cui mi ha parlato *** devo dire che l'ho provata anche io alle ultime fiere a cui sono stato. Ero lì per Shito ovviamente, un amico di lunga data, e non di certo per rimorchiare qualche egirl; eppure il sentore di "essere fuori posto" non mi ha mai abbandonato un secondo. Se provo a scavare nella memoria, mi vengono in mente i vecchi Lucca Comics ai quali mi portava mia madre da ragazzino: qualche tensostruttura fuori dalle mura, presenza di cosplayer quasi nulla (una maglietta degli Slayer era già tanto) e si andava lì per la limited di Wolf's Rain (devo ancora averla da qualche parte, quella col librone della Luna), per cercare qualche carta di Magic a buon prezzo o per girare le bancarelle e ravanare nei cassettoni con le OST di anime e visual novel (fu così che conobbi Tsukihime, tra l'altro, per via della suggestiva copertina del CD: mi sentivo dark e mi ero trovato una cosa dark, fine). Non esistevano i social media, non esistevano le egirl e nemmeno i Moccia o i Cicciogamer della situazione. La passione per una cosa, dico una passione a livello individuale, la si sentiva propria e basta, senza alcuna necessità di emulazione o di affidarsi a un guru. Era impossibile pertanto sentirsi "fuori posto", perché la pressione sociale era pressoché nulla. Si accettava di essere diversi, di essere soli, e andare a Lucca a comprarsi la Cardass Masters della waifu Mana Kirishima era il proprio rifugio, perché nella realtà, a scuola, le ragazze non si mettevano con quelli problematici o diversi dalla massa.
domenica 25 agosto 2024
Hazbin Hotel, Prima Stagione: Recensione easy
In un posto che frequent(avo) c'è molto hype su questo cartone animato creato da Vivienne Medrano, che da quel che leggo in giro è un'animatrice autodidatta venuta su grazie a YouTube. Dato il successo dell'episodio pilota della serie, Amazon Prime ne ha comprato i diritti e ne ha finanziato la realizzazione della prima stagione, otto episodi abbastanza digeribili di un musical alla newyorkese in cui i canoni infantili Disney vengono sporcati e decostruiti per lanciare alcuni messaggi sulla società americana. Sia a livello di grafica che di trama niente che non si sia già visto: Charlie Morning Star è la figlioletta di Lucifero, il Re degli inferi, e un giorno decide di aprire un Hotel per permettere alla sua gente di redimersi in modo tale da ascendere al paradiso. Charlie è la principessa di un inferno che assomiglia più agli slums di New York City che all'inferno dantesco: night club, gioco d'azzardo, droga a go go, completa mancanza di empatia nei confronti del prossimo, spazzatura per le strade e arrivismo spietato. Il turpiloquio degli abitanti dell'inferno d'altro canto rafforza il tutto, manco Charlie fosse la reginetta di Quarto Oggiaro. Ciò premesso, il fardello che la protagonista ha deciso di caricarsi sulle spalle non è banale: esso infatti è un maldestro tentativo di evitare gli stermini di massa commissionati dal paradiso, l'equivalente della upper town newyorkese, che periodicamente manda lo sbirro Adamo a "ridurre la popolazione" di un inferno sempre più sovrappopolato. Tutto molto interessante per un cartone animato contemporaneo (per di più ameri-cano!), una cosa da visionare con zero aspettative.
martedì 9 aprile 2024
Fame Blu, un libro di Viola Di Grado: Riflessioni personali
Premetto che il libro in questione mi è piaciuto. Lo stile dell'autrice (che deve molto ai classici giapponesi), la copertina, l'impaginazione, la scelta della carta... Insomma, non ho alcuna voglia di donarlo alla biblioteca, come spesso faccio con i libri che non mi lasciano niente. La trama narra della relazione omosessuale tra un'insegnante di lingua italiana e una giovane femme fatale cinese, tale Xu. L'incontro avviene a Shangai, che viene abilmente fatta rivivere dalla rodata tecnica della scrittrice. Per quanto cliché, Fame Blu si presenta come una storia di alienazione ben fatta: la protagonista narrante è abulica, in lutto per la morte del fratello e la sovrainformazione della sua nuova città la sommerge, diventando man mano parte di lei. L'esperienza dei rapporti umani, in primis il sesso, si mescola in un tutt'uno a quella del cibo, venendo per di più ostacolata dai limiti linguistici (l'autrice conosce il cinese e utilizza la sua conoscenza per creare incomunicabilità tra i personaggi). L'identità delle due protagoniste, che fanno sesso al mattatoio abbandonato mordendosi a vicenda, è un po' come uno specchio caduto a terra: frammenti dispersi nei quali non si vede altro che se stessi. Il cibo, così come l'amore macabro e tossico, riempiono vuoti compulsivi, ma non curano alcunché. Il tutto, finale a parte (è questa l'unica nota dolente, ma ne parlerò più avanti) sembra quasi un film di Shin'ya Tsukamoto girato da un punto di vista femminile. Poi c'è il locale notturno amato dalla femme fatale, lo spleen e tutto ciò che vogliamo. Questo libro in un certo senso assomiglia prima parte del mio, anche se io lì raccontavo un amore tossico tra un lui e una lei. Eh sì, la borderline straniera. La modella superfiga che ti fa soffrire. Il/la partner tossico/a che a te, te che sei così debole e insicuro/a, sembra infondere un po' di brivido, un po' di voglia di strisciare a terra, le emozioni forti. Qualcosa di nuovo e di poco noioso. Perché ormai scriviamo tutti storie così?
giovedì 28 marzo 2024
Shiki Jitsu (Giorno di Cerimonia): un film di Anno Hideaki
Shiki Jitsu viene subito dopo Love & Pop ed è il secondo film con attori in carne e ossa di Anno Hideaki, il regista di Evangelion. L'attrice protagonista, Fujitani Ayako, è la figlia di Steven Seagal e il film, almeno sulla carta, è un adattamento di un suo racconto breve, Touhimu. Preso atto di queste formalità, Shiki Jitsu è invero una creatura tutta di Anno Hideaki, e in particolar modo sembra la conclusione di una ipotetica trilogia concettuale costituita altresì dall'End of Eva e dal succitato Love & Pop. In pratica, "Io, regista alienato che vive in un mondo di finzione per proteggermi dalla vita, incontro la vita in sé stessa, ossia una giovane ragazza col disturbo borderline. La sua sofferenza mi scuote, mi impressiona, mi fa cambiare. Ci creo un personaggio fittizio sopra: Sooryuu Asuka Langley (per intenderci la "rossa" di Evangelion). Mi innamoro del mio personaggio perché non sono in grado di gestire la persona reale. E mi odio per questo". Nell'End of Eva infatti avevamo la messa in scena dell'ossessione onanistica per l'archetipo della broken girl: Shinji che si masturbava su Asuka in coma; Gendo che infilava la mano in una Rei completamente nuda, un po' come un vecchio puttaniere ebefilo; l'altro tizio di cui non ricordo il nome che durante il trapasso veniva perseguitato da un esercito di Rei assatanate e ghignanti. E così via. In Love & Pop, d'altro canto, si entra a tutto tondo nel fenomeno dell'enjo kosai, ma in una dimensione più sociologica e meno intimista (in fondo è un adattamento di Topaz II di Murakami Ryuu, un idealista che ha passato la vita a scrivere del vuoto interiore e della decadenza del consumismo nippo-americanizzato).
martedì 12 marzo 2024
Stacy, una Graphic Novel di Gipi
Gipi, almeno per me, è uno ai livelli di Pazienza, se non il suo erede spirituale. Anche se di suo non mi è piaciuto proprio *tutto*. La Terra dei Figli, ad esempio, mi aveva fatto a dir poco addormentare. Ciò premesso, Gipi sembra una persona fragile: lo si vede a sentirlo parlare nelle interviste, lo si percepisce dalle sue movenze incerte. La sua probabilmente è una psicologia post traumatica, della serie che c'è qualcosa che deve averlo scosso per davvero quando era piccolo. E ciò che in lui è sopravvissuto a tale "breaking point" interiore ora come ora deve convivere col senso di colpa dovuto al privilegio (il senso di colpa è una cosa che Gipi ha in comune con Zerocalcare). Perché sì, accedere dal nulla agli ambienti altolocati della cultura italiana e poter quindi campare della propria arte è appannaggio di pochi, e l'autore sembra risentirne. Detto questo, a un certo punto, non ricordo in che anno di preciso, questa persona fragile posta una vignetta su Instagram (una stronzata, sì, ma chissenefrega: su Magnus & Bunker c'era di peggio; sullo stesso Pazienza c'è molto di peggio, soltanto che a quei tempi non c'era la cancel culture). Da qui inizia il putiferio: l'artista viene linciato da femministe, politicamente corretti vari, leoni da tastiera e per finire dai suoi stessi amichetti di merende della sinistra radical chic italiana. Ergo Gipi si toglie definitivamente dai social, che già in precedenza gli provocavano disagio (e ci mancherebbe, sono stati creati apposta per friggere le teste delle persone!), e scrive Barbarone sul pianeta delle scimmie erotomani, un fumetto comico denso di riflessioni sul baratro del solipsismo animalizzato contemporaneo (l'astronave/specchio con la stessa forma di uno dei personaggi; le scimmie che vogliono inculare l'alter ego Gipiano).
sabato 13 gennaio 2024
Frivolezza o vittimismo: pesca la tua carta, AkiraSakura
L'utilizzo dei social media per me sta diventando un'esperienza psicologicamente miserabile, tant'è che ho quasi sempre la tentazione di cancellarmi da ogni dove, cosa che tuttavia non posso fare per via del mio "hobby" di scrittore (bisogna tenere d'occhio cosa fa l'editore, bisogna andare dalle book influencer a elemosinare un po' di promozione; c'è gente nel mondo della piccola editoria che ho conosciuto proprio lì, su Instagram, quindi cancellarlo mi precluderebbe alcuni contatti che un giorno potrebbero tornarmi utili). TikTok in particolare è un qualcosa di feroce: ognuno/a cerca di spammare la supercazzola o il meme più grottesco possibile per tentare di diventare virale per qualche minuto; il resto sono flame fatti in modalità video, la fiera dei casi umani, il dissing e il contro-dissing, il minchione che fa le marchette con millemila like e così via. Gente con la faccia spenta scrolla questi microvideo uno dopo l'altro col ditino: sulla metro, per strada, nei bar malfamati, mentre mangia, mentre fa cagare il cane... Insomma, in ogni dove. E lì, sul social cinese, c'è la fiera del solipsismo, un generalizzato "tutti contro tutti" che tende all'infinito, una spirale di trash che di fatto è l'evoluzione maligna della televisione. Ora sono gli sketch a essere venduti, è l'umanità stessa che si vende da sé, basti pensare alla Ferragni che oltre a vendere i pandori scam vende altresì l'immagine di qualsiasi cosa riguardi la sua sfera privata, in primis i figli. Nella televisione quando ero ragazzino c'erano le pubblicità della Mulino Bianco, con la famiglia felice che si mangiava i biscotti; ma ora qualcosa è cambiato. Sembra proprio che qualsiasi cosa possa essere venduta: anche l'omicidio di una ragazzina può diventare un qualcosa su cui fare business (e non soltanto sui social). In tutto questo marasma raccapricciante, comunque, possiamo identificare due categorie di "espressione", se così le vogliamo chiamare: la prima è la frivolezza, la seconda il vittimismo. Che poi, alla fin fine, sono modalità esistenziali infantili.
domenica 3 dicembre 2023
Giulia Savarelli e la narrativa provinciale contemporanea
Avendo pubblicato con una piccola casa editrice in provincia di Bari, inevitabilmente sono incappato in tutta una letteratura di nicchia che prima mi era ignota. Il mio stesso editore, Giacovelli, è anche lui uno scrittore e nel suo ultimo libro, ad esempio, descrive tutto un mondo provinciale in cui ci sono famiglie supermega coese, i preti che danno consigli di vita, la fidanzatina della giovinezza che ti rimane accanto fino all'età adulta e altre cose che per il me stesso ragazzino figlio di divorziati e delle periferie torinesi, sono robe tipo che ne so, un film di Miyazaki. C'è tuttavia l'intrusione della postmodernità nel contesto provinciale: le prime esperienze con i social, il miraggio di Milano, l'amico che si drogava ecc. Definirei quindi questo tipo di romanzi brevi scritti da ragazzi o ragazze delle province del sud come "narrativa provinciale contemporanea". Contrariamente alla letteratura mainstream, non è un genere politicizzato (e grazie al cielo, aggiungerei), spesso è intimista e personale e comunque, modulo qualche esigenza riparativa derivante dalla perdita di qualche persona cara, presenta solitamente dei finali positivi e non sfocia mai nel nichilismo (addirittura, in uno dei due romanzi che saranno l'oggetto principale di questo post, con molta gentilezza l'autrice si "scusa" nella postfazione per aver messo un finale negativo, cosa che mi ha parecchio colpito). Questa mia riflessione sa molto di Rousseau: sono gli ambienti urbani, quelli più vicini alle industrie, a fomentare il nichilismo. Nelle province di un paese mediterraneo originariamente pastorale, il nichilismo postmoderno è una cosa di cui si sentono sì degli echi, ma poi il tutto si normalizzerà nella bellezza delle proprie cittadine, delle proprie radici e nel conforto dei propri cari (i ringraziamenti nei libri di narrativa provinciale si sprecano: grazie ai miei genitori, grazie a X, grazie a Y e così via, spesso per una pagina intera).
domenica 12 novembre 2023
Doveva essere il nostro momento: Recensione
Ed eccolo qui, il miglior libro della Caruso, molto probabilmente il romanzo contemporaneo più bello che abbia mai letto. L'autrice, ormai giunta alla maturità artistica, abbandona quasi completamente i cliché narrativi da fanfiction per scrivere un'opera adulta, riflessiva, che in un mondo editoriale dominato dai boomer fa un po' da bandiera/contraltare di un'intera generazione di esclusi. "Doveva essere il nostro momento" narra dei Millenial, ossia i nati tra l'85 e il 95, quelli con una gamba fissata nel mondo pre-crisi e l'altra (mutilata) nella Wasteland post-crisi. Noi trentenni siamo molto particolari: i nostri genitori sono stati la generazione più viziata e inetta alla vita di tutte, gli X; i noi stessi bambini, spesso cresciuti con i valori della Silent Generation, ossia quelli dei nonni, hanno vissuto nella bambagia degli albori di internet, dei cartoni animati su MTV, di tutta una serie di frivolezze e certezze sociali che poi, con l'avvenire della crisi dei subprime a inizio anni duemila, sono tranquillamente andate a farsi fottere. Noi Millennial siamo così attaccati ai feticci della nostra infanzia perché, in fondo, non abbiamo mai accettato il "mondo che è venuto dopo", quel capitalismo gretto, meschino e antropofago dell'oggidì. D'altro canto, in confronto agli Zoomer (i nati negli anni duemila) siamo stati dei privilegiati, e il privilegio, inutile dirlo, genera pretese eccessive. A tutto ciò si aggiunge l'educazione ricevuta dai nonni, che, al giorno d'oggi, in un'epoca completamente priva di valori e di senso, si rivela più un handicap che un vanto. Il Millennial che ha fatto "carriera" al vecchio modo, infatti, è quasi sempre un depresso o un compulsivo, perché sa benissimo di aver fatto valangate di sacrifici per niente o, ancora peggio, per farsi svalutare e sbranare dall'onnipresente, carnivoro dio Saturno globalizzato. Ciò premesso, inquadrato il contesto, passiamo al libro in sé.
venerdì 27 ottobre 2023
"Invidio la tua libertà": Riflessioni su una crisi tutta occidentale, identitaria e non solo
L'altro giorno è venuto a farmi visita un mio conoscente di lunga data che non vedevo più da molto tempo. Mi ha contattato privatamente sui social con l'intenzione di vedermi e siamo usciti a cena insieme, a Milano. Per questioni di privacy, lo chiamerò X.
X ha su per giù la mia stessa età, forse è più vecchio di me di qualche anno. E' fidanzato da anni con una ragazza di status sociale elevato ed è manager in qualche azienda finanziaria. I soldi e lo status, volendo anche la compagnia femminile, di certo non gli mancano. Dato che so che è diventato manager, l'ho portato in un posto abbastanza chic, per non offenderlo. Lui ha apprezzato la cosa e mi ha offerto addirittura la cena. Perché quindi scrivere un post su un'esperienza di vita così banale? Perché ormai, dopo questa ennesima esperienza di persona apparentemente "arrivata" che mi confida un grande disagio esistenziale, sentimentale e psicologico, avverto come una sensazione di "capolinea della società", di "fine dell'umanesimo occidentale", se così si può dire. Ho come il sentore che il mito del successo solitario che noi italiani, figli di una società provinciale e pastorale, abbiamo (forzatamente) importato dagli yankee - successo che poi, insieme all'invidia, è l'ultima roccaforte su cui si basa il nostro sistema di valori post-religioso e post-ideologico -, sia ormai diventato insostenibile, grottesco, e ovviamente perseguibile soltanto mediante l'auto-sedazione (i.e. la dipendenza da sostanze o dal sesso) o surrogati di amore (i.e. il cane, lo psicologo).
sabato 29 gennaio 2022
Teoria della civiltà senza dolore (無痛文明論, Painless Civilization): Riflessioni
martedì 18 gennaio 2022
Masculin, Féminin (Maschile, Femminile): Recensione
Musiche: Jean-Jacques Debout
Devo ammettere che Masculin, Féminin di Godard mi ha molto colpito per la sua lucidità sociologica (lo potrei tranquillamente inserire tra i miei dieci film preferiti, sia per la sua estetica impeccabile che per i contenuti a me cari). Liquidato dalla critica del nostro paese perlopiù come un "film su come la gioventù dei late 60's francese praticava il sesso", etichetta risibile quasi quanto l'adattamento italiano del titolo (Il Maschio e la Femmina, scelta compiuta al fine di sessualizzare indebitamente l'opera), esso è in realtà una fotografia in bianco e nero della postmodernità nella Parigi pre-sessantottina. Essendo una nouvelle vague frammentaria e didascalica, la trama è ridotta allo scheletro: Paul, giovanotto comunista incapace di definirsi in un mondo molto confuso, si invaghisce di Madeleine, che lavora con lui nella redazione di una rivista giovanile. La ragazza, così come le sue amiche, è più interessata al consumismo americanizzato dilagante che ad una relazione sentimentale, e infatti si mette insieme a Paul quasi apaticamente, dando la priorità alla sua carriera discografica. La gravidanza lascerà indifferente lei e farà impazzire lui, che pur essendo fissato col socialismo e critico verso l'utilizzo degli anticoncezionali importati dagli States, si dimostrerà troppo immaturo per affrontare l'idea della paternità. Paul cadrà poi misteriosamente dal balcone di una casa comprata con i soldi della madre senza che venga specificato se si sia trattato di suicidio o meno. Chiudono il film l'impassibilità di Madeleine e della sua amica di fronte all'evento. Nel sottotitolo di uno dei capitoli dell'opera, appare l'asserzione: Questo film potrebbe intitolarsi "I figli di Marx e della Coca-Cola"
martedì 21 dicembre 2021
Perché il sesso è così importante nella nostra società?
E' davvero difficile ai giorni nostri non essere bombardati dalla sessualizzazione continua di qualsiasi cosa riguardi la nostra quotidianità. Mi ricordo che avevo smesso di guardare la televisione proprio perché stufo di pubblicità in cui le automobili venivano sessualizzate e così via (per non parlare poi di quelle odiose della Benetton, l'apice del kitsch consumistico di massa). D'altro canto, per la strada abbiamo ragazzine in abiti succinti e truccate che si credono grandi, un boom della prostituzione anche in tempi di pandemia, gente che impazzisce perché non riesce a fare sesso e magari ammazza qualcuno (questa cosa a quanto pare pare è molto frequente in america), hikikomori e masturbatori seriali (quelli che che su 4chan vengono definiti coomer). La discoteca, Instagram e Tinder sono i luoghi didascalici in cui si stabilisce chi tra il bestiame consumistico "fluido" - volendo utilizzare un aggettivo caro a Zigmunt Bauman - potrà beneficiare del sesso, e funzionano sull'apparenza, sulla mera immagine. In questi non-luoghi, sopratutto quelli telematici, le persone sono come prodotti di consumo sugli scaffali dei supermercati, da scegliere o buttare via in base al sex appeal, e il discorso vale per ambo i generi: nel consumismo contemporaneo, il maschio (quello ovviamente giovane e bello) a parer mio è sessualizzato e simulacrizzato quasi quanto la donna. La pornografia è la cosa più consumata in assoluto: molte femmine sembra siano obbligate ad omolagarsi ad essa (mi viene in mente la crescita vertigionosa del porno-cosplay negli ultimi anni) e molti maschi sembra che a furia di consumarla si siano castrati, rischiando perennemente di cadere nel baratro coomer (che poi alla fin fine è una forma di OCD, il disturbo ossessivo-compulsivo, cosa a parer mio più affine al sesso maschile, mentre le femmine d'altro canto dimostreranno più propensione al solipsismo, e pertanto al disturbo borderline). Inutile poi accennare altresì alle conseguenze della pornografia sui bambini, che ovviamente ne possono usufruire indisturbati e in modo illimitato dai loro cellulari (il che è molto diverso dalla campatina con la rivista porno rubacchiata in edicola come nel pre-internet, qui nel presente stiamo parlando di un flusso continuo di immagini che crea dipendenza).
sabato 13 novembre 2021
La nostalgia del futuro: Vaporwave e City Pop
"Tutti quei colori caldi, estivi, come quelli di Kimagure Orange Road e Sailor Moon, sono parte di me" - MikiMoz
Penso che la nostalgia sia una cosa tutta umana: si vive quasi sempre nella mancanza di qualcosa, perché si nasce come piccoli animali incompleti in perenne conflitto con lo scorrere del tempo. Questo, dopotutto, è uno dei principali crucci dell'umanità sin da quando si disegnavano idoli nelle caverne, o ci si inchinava con una falce in mano a mietere il raccolto seguendo le fasi lunari. Il presente è lì: è ciò che stiamo vivendo, ma immediatamente è già diventato passato. Della sua importanza, uno se ne accorge soltanto a posteriori, perché sul momento, nell'attimo fuggente, lo si dà per scontato. Il futuro invece, la cosa più vicina al presente, era tutto da scoprire, e se faceva paura, c'erano delle soluzioni per credere nella sua buona riuscita (mi vengono in mente i rituali propiziatori, certi aspetti delle religioni, l'astrologia e quant'altro). Quando vidi per la prima volta il Ghost in the Shell di Oshii Mamoru, rimasi impressionato da una scena in particolare: una persona aveva dei ricordi che non le appartenevano. Passando poi a UruseiYatsura, che visionai successivamente, il protagonista era bloccato in un'eterna estate: l'estate della sua giovinezza, un'estate dai colori accesi: ma questa volta il futuro non esisteva proprio. La poetica del regista, così come quella di altre numerose opere simili alle sue, sia cinematografiche che letterarie, sono fotografie della fenomenologia di un'epoca, del nostro (eterno) presente. Qualcuno parlava di "Fine della Storia", qualcun altro di "fine delle grandi narrazioni", qualcun altro ancora di "morte di Dio". Ma questa volta non voglio dilungarmi in tecnicismi sociologici, ma fornire degli spunti di riflessione molto personali.
mercoledì 18 agosto 2021
"La vita è un sogno, o i sogni aiutano a vivere?"
Questa domanda, divenuta una sorta di meme ante litteram usata per dileggiare il suo autore, il giornalista Gigi Marzullo, era probabilmente un quesito assai più intelligente di chi trovava divertente ripeterlo a mo' di nonsense, non avendone capito l'assai denso senso. Proviamo a riformulare, versione glossata, esplicitata, ovvero semplificata per bimbi.
"La vita umana è essa stessa tutto un insieme di sogni, oppure no, la vita è altro dai sogni ma i sogni sono necessari all'uomo per vivere?"
Mi sa che il signor Marzullo fu molto arguto, e intelligente, nel porre quella famigerata domanda. Segue un serio articolo del padrone di casa, che ci auguriamo avrà lettori meno beceri dell'allora uditorio TV del caso. [Introduzione by Shito]
sabato 7 agosto 2021
Perché chi guarda anime e legge manga ha quasi sempre dei problemi? Risposta ad un lettore
Qualche tempo fa mi è stato chiesto in privato da un certo Manuel: "ma perché la maggiorparte della gente che guarda anime e/o legge manga ha dei problemi?". Dato che ora come ora faccio davvero fatica a consumare prodotti di intrattenimento, non mi sono neanche sentito chiamare in causa. Ma sicuramente gli animefan che stanno su Twitch o nei gruppi Facebook si sarebbero molto risentiti di questa domanda, dato che ormai l'essere "nerd", in particolare divoratore/divoratrici di media giapponesi, è quasi mainstream. Questo discorso è un po' come quello dei vecchi che dicono che giocare ai videogiochi aliena dalla realtà: certo, chi ci gioca e si sente normale si potrebbe arrabbiare, ma c'è sempre un fondo di verità in tali asserzioni.
lunedì 19 luglio 2021
Twilight Q Episode 2: Recensione
Regia: Oshii Mamoru
Soggetto & sceneggiatura: Oshii Mamoru
Character Design: Kondo Katsuya
Musiche: Kawai Kenji
Studio: Ajia-do Animation Works
Formato: OVA (durata 29 min. circa)
Anno di uscita: 1987
Twilight Q era un progetto di OVA autoconclusivi in cui si pensava di far confluire il meglio dell'animazione giapponese dell'epoca. E' infatti il primo lavoro del gruppo HEADGEAR, formato da Oshii Mamoru, Ito Kazunori, Takada Akemi e Kawai Kenji, che qualche anno dopo daranno alla luce il capolavoro Patlabor 2: The Movie, per poi sciogliersi.
Dopo un primo episodio di poco conto, intitolato Reflection, si ha il ben più interessante Mystery Article File 538, che è un OVA estremamente autoriale in cui Oshii fa praticamente ciò che gli pare. Il risultato è un monologo filosofico-sociologico, prevalentemente basato su fermi immagine stile Visual Novel poliziesca (andavano molto di moda in quel periodo), del tutto indigeribile e incomprensibile ai più. Vale quindi la pena, seguendo altresì le richieste di alcuni miei lettori, dedicargli una breve recensione.
sabato 17 luglio 2021
Karekano (Le Situazioni di Lui&Lei): idealità o realtà?
Devo ammettere che per quanto sia un bellissimo manga, forse uno dei pochi shoujo veramente intelligenti e studiati a tavolino nei minimi dettagli, (ri)leggere Karekano per me è quantomeno pesante, e soprattutto poco interessante. Questa pertanto non sarà una vera e propria recensione, ma un post vagamente riflessivo. Non mi interessa decantare le doti dell'autrice, la dolcezza della storia e dei disegni, e quanto il manga sia davvero un piccolo capolavoro. Mi interessa invece tracciare una netta distinzione tra idealità e realtà in opere come queste, che nella loro potenza pseudonarrativa possono trarre in inganno lettori non ancora scafati nel vivere. Il post verrà bizzarramente diviso in due parti, una che parla del manga e una che parla della vita vera, ipotizzando come potrebbe essere Karekano ai giorni nostri.
domenica 27 giugno 2021
La carrozza, il cocchiere e i cavalli
Nella mia adolescenza, fui un avido lettore di G.I. Gurdjieff. Ora che Battiato è morto, addirittura su Wikipedia leggo che il famoso "Centro di Gravità Permanente" viene associato all'insegnamento del mistico armeno, cosa che quando avevo 14 anni non era così alla portata di tutti. A giudicare da qualche intervista che ho trovato su Youtube, il cantautore aveva letto i Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto, che era la prima parte dell'adattamento del matematico P.D. Ouspenski degli insegnamenti di Gurdjieff, dato che quest'ultimo non badava alla formalizzazione del suo esoterismo, ma parlava per metafore e tendeva e prendere in giro gli interlocutori troppo bloccati nel loro ego. Pensandoci bene, anche se Wikipedia lo trascura (non l'ho mai ritenuta una fonte d'informazioni affidabile, ma mi stupisce che parli di Battiato e G.), "La Cura" è ancora più Gurdjieffiana de il "Centro di Gravità Permanente", dato che parla di amore incondizionato (a questo ci arriveremo più avanti). Fatto salvo ciò, gli insegnamenti del mistico erano stati calibrati per il mondo post-rivoluzione industriale: la "Quarta Via", che è altresì il nome del "sequel" de i Frammenti, il libro di cui parla Battiato, è invero il nome della via spirituale che l'uomo moderno (post-moderno diremo nell'oggidì) dovrebbe intraprendere, essendo diverso dai fachiri, dagli yogi e dagli asceti del passato, che erano modelli di vie "di altri tempi". Un uomo del '900 aveva bisogno di temprare il suo spirito convivendo con i vizi e le comodità figlie dell'industrialismo. Sebbene sia stata poco conosciuta fino a dieci/quindici anni fa (ma ora vedo che l'internet è pieno di siti e associazioni a tema, sebbene siano legittimamente dubitabili), la figura del mistico/troll armeno è rimasta ben scolpita nella cultura umana: oltre al nostro amato Battiato, anche Frank Lloyd Wright, Pamela Lyndon Travers e Robert Fripp erano tutti suoi allievi, diretti o indiretti a seconda dell'età (Fripp addirittura creerà una scuola chitarristica, la guitar craft, basata sul "progetto di perfezionamento dell'uomo" elaborato da Gurdjieff, per il quale musica e danza erano fondamentali).















