sabato 9 agosto 2014

Nadia - Il mistero della pietra azzurra: Recensione

 Titolo originale: Fushigi no Umi no Nadia
Regia: Hideaki Anno
Soggetto: Hayao Miyazaki (non accreditato)
Sceneggiatura: Shigeru Morikawa
Character Design: Yoshiyuki Sadamoto
Mechanical Design: Hideaki Anno, Shoichi Masuo
Musiche: Shiro Sagisu
Studio: GAINAX, TOHO
Formato: serie televisiva di 39 episodi
Anni di trasmissione: 1990 - 1991


Parigi, 1889. Nadia è una ragazza di colore dalle origini sconosciute, che viene sfruttata per il suo charme dal padrone del circo in cui si esibisce. Ella possiede una misteriosa pietra azzurra, che ha attirato un gruppetto di ladri di gioielli i quali le danno la caccia senza tregua. Un giorno come un'altro, per puro caso, ella incontra Jean, un giovane inventore francese che sta partecipando all'Exposition Universelle. Dopo una serie di vicende, i due ragazzi saliranno a bordo del Nautilus, e saranno immancabilmente coinvolti nella guerra tra l'equipaggio del carismatico capitano Nemo e le oscure forze di Neo Atlantide, che tra l'altro sembrano interessate alla pietra azzurra di Nadia, a causa del suo presunto collegamento con l'antica civiltà di Atlantide...


"Nadia e il mistero della pietra azzurra" è un anime che di certo non è passato inosservato. Si tratta di una grande avventura, in cui il mare - come suggerisce il titolo originale, "Nadia dei mari delle meraviglie" - è il vero protagonista; dove la sensazione di trovarsi di fronte ad un'opera dalle infinite possibilità si fa forte. L'anime è stato tratto da un progetto mai realizzato di Miyazaki, addirittura antecedente a "Laputa - Castello nel Cielo" e a "Mirai Shounen Conan"; tuttavia, la supervisione di Hideaki Anno renderà gli sviluppi dei personaggi e delle atmosfere esponenziali; il citazionismo postmoderno tipico del regista plasmerà l'opera di molteplici riferimenti culturali, che verranno fusi assieme creando qualcosa di unico. "Ventimila leghe sotto i mari", "Yattaman", "Giant Gorg", "Esteban e le Misteriose Città d'Oro", "Macross", "Corazzata Spaziale Yamato", "Capitan Harlock", "Il Tulipano Nero"... si potrebbe andare avanti all'infinito con le citazioni: la cultura otaku di Anno è sorprendente, e amalgamata opportunamente non può che contribuire a creare un qualcosa di unico.


E' evidente l'iniziale contaminazione steampunk dell'opera, la quale, per i suoi ingannevoli connotati infantili, ricalca parzialmente lo stile di Miyazaki. Tuttavia, Hideaki Anno si sente più vicino a Tomino, del quale è sempre stato un grande fan dichiarato: questo si evince dalla caratterizzazione psicologica accurata dei personaggi, dal suo modo di trattare la morte, che viene sbattuta in faccia allo spettatore senza mistificazioni di sorta, con un modus operandi graffiante e realista - tipicamente tominiano. Con "Nadia", allo stesso modo del successivo "Evangelion", Anno traspone la sua personalità nei protagonisti: Jean, il geniale ragazzino appassionato di scienza e tecnica rappresenta il suo lato otaku e fiducioso della scienza; invece, Nadia, la famosa tsundere vegetariana di colore che dà il nome all'anime, il suo lato più legato alla natura, quello più spiccatamente miyazakiano (allo stesso modo di Nadia, anche Anno è dichiaratamente vegetariano).


E' proprio questa, a mio avviso, la grandezza di "Nadia": le principali influenze stilistiche di Miyazaki e Tomino si fondono, creando un anime fiabesco, avventuroso, ma allo stesso tempo in grado di trattare temi complessi, adulti, con una continua ricerca del realismo nella caratterizzazione dei personaggi e del loro modo di comunicare. Il rapporto burrascoso tra Jean e Nadia è anche quello tra la scienza avanzatissima del Nautilus, con tutti i suoi segreti - inimmaginabili dagli scienziati dell'ottocento -, e la natura incontaminata, con tutte le sue leggi imparziali e crudeli. Il messaggio dell'autore consiste nel compromesso, sia a livello psicologico - le sue due trasfigurazioni animate, tesi e antitesi, amandosi possono formare la totalità del suo Io, la sintesi - che materiale - la scienza è indispensabile per l'uomo, tuttavia la natura va comunque rispettata. Ciò detto, ancora più di queste cose, "Nadia", con il suo splendido finale, è un vero e proprio inno alla vita - le parole finali di Nemo: "Ikiru!", "devi vivere!".


Nonostante tutte queste ottime premesse, "Nadia" ha un difetto enorme. I filler. Causa problemi di produzione, un taglio di budget colpisce gli episodi dal ventitreesimo al trentaquattresimo. Questo è il cosidetto "capitolo delle isole", nel quale la regia passa dalle mani di Hideaki Anno a quelle di un suo assistente. La situazione è grave, in quanto il ventiduesimo episodio era stato un grande picco di epicità della serie, uno dei migliori. E' drammatico vedere degenerare l'anime, nel pieno del suo splendore, a commediola sentimentale di infimo ordine, con animazioni pietose (molto probabilmente subappaltate a qualche studio coreano di serie B). A mio avviso, questo capitolo filler si può saltare a priori, in quanto la trama non viene proseguita affatto, anzi, il tutto diventa risibile, con ridondanti gag demenziali di pessimo gusto. "Nadia" per me è una serie da ventisette episodi: l'unico episodio del capitolo delle isole in continuity con la trama originale è il trentunesimo, che consiglio a tutti di vedere.


Dal trentacinquesimo al trentanovesimo episodio, Hideaki Anno ritorna alla regia, e trasforma la sua creatura in una space opera epica alla "Corazzata Spaziale Yamato", con rimandi filosofici quasi cyberpunk - verrà infatti accennato il tema della demarcazione tra animo umano e macchina; se lo spirito possa vincere sulla materia (si pensi all'imperatore Neo) -; citazioni prese dalla bibbia, tematiche da letteratura sci-fi di ampio respiro - la creazione della razza umana da parte di misteriose intelligenze extraterrestri. Insomma, si ritorna sulla retta via che si presagiva dagli epici e drammatici episodi precedenti al capitolo delle isole - non posso non citare il lungo flashback di Elettra, un vero e proprio capolavoro di musica e poesia, una di quelle poche scene animate che più sono rimaste impresse nei ricordi della mia vita. I picchi poetici della serie sono infatti indelebili, empatici al massimo grazie alle musiche di un ispirato Shiro Sagisu ("Megazone 23", "Kimagure Orange Road").


Recentemente, la Yamato Video ha ridoppiato "Nadia" senza censure (sconsiglio assolutamente il vecchio doppiaggio mediaset, che presenta addirittura dialoghi inventati). Tuttavia, personalmente, questo è uno dei rari casi in cui preferisco il doppiaggio inglese, in quanto la scelta delle voci operata da Yamato Video non mi ha molto convinto - per dirne una, abbiamo di nuovo Garbolino nei panni di Jean (!) -.


In conclusione, a parte il rammarico per la travagliata fase di produzione, che ha rovinato un potenziale capolavoro assoluto, "Nadia" resta comunque una pietra miliare in grado di lasciare un segno indelebile, che ci ha ammaliato fin da bambini e che è ancora in grado di farlo adesso, data la sua indubbia universalità.














4 commenti:

  1. Visto che ho terminato recentemente il mio rewatch dell'opera, ci terrei a fare qualche considerazione.

    Per prima cosa, partendo dal secondo paragrafo (quello del citazionismo di Anno), c'è da notare una cosa: è vero che Anno ha una vasta cultura Otaku, ma il suo tipo di animazione non si è ancora perso nella ridondanza e nella pochezza intellettuale che caratterizzerà l'animazione che parte dei tardi anni 2000 in poi. Anno ha anche inventiva e cultura, e questo gli ha permesso di compiere un piccolo capolavoro citazionistico: l'espansione del capitolo "Atlantide" (che nel libro di Verne è molto contenuta) fino a farla diventare substrato e motore della storia (pietra azzurra=artefatto antico).
    Un'idea davvero ben implementata. Inoltre traspare tutto l'amore che ha per coloro che sono venuti prima di li, con le notevoli citazioni ad altre opere estremamente importanti.

    Un'altra cosa importante è la complementazione vicendevole fra Nadia e Jean: è vero che i due riflettono in parte il carattere del regista, ma è anche interessante il fatto che essi sono volutamente incompleti, e solo l'unione dei due permette loro di sopravvivere all'epica storia che vivono.

    Concordo anche con i rimandi Tominiani nella psicologia dei personaggi. Anche se, come avevo detto in altra sede, a mio avviso c'è una lieve ma importante differenza: ad Anno interessa mostrare la maturazione in se, come lungo e difficoltoso processo verso il passaggio all'età adulta (tematica novantina estremamente forte e quasi onnipresente nelle opere che contano), mentre Tomino mostra spesso la maturazione come conseguenza del conflitto, una sorta di adattamento dell'animo umano al fine di sopravvivere, e lo fa con connotati non sempre positivi (SPOILER SU IDEON A SEGUIRE: basta vedere Ideon, dove a inizio opera l'Ide protegge i bambini uccidendo i membri del Buff Clan mentre in Be Invoked li lascia morire).

    Insomma: Nadia è sicuramente un'opera nata dalla fusione di concetti nati precedentemente, ma c'è sicuramente un utilizzo interessante degli stessi e alcune trovate sicuramente originali, che permettono a quest'opera di svettare fra quelle del suo periodo.

    Peccato per il capitolo dell'isola, che è il vero tallone d'Achille dell'anime. Probabilmente solo coloro che l'hanno già visto, e che si possono permettere di saltare in larga parte quell'ostica sezione, possono godere meglio dell'opera.
    (è brutto da dire, ma purtroppo la qualità di quelle sezioni subisce un calo verticale in ogni settore).

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  2. Grazie per il commento, molto corposo ed esaustivo. :)

    "Anno ha anche inventiva e cultura, e questo gli ha permesso di compiere un piccolo capolavoro citazionistico..."

    Hideaki Anno, allo stesso modo di Okada e di tutti gli altri SF otaku (che si erano formati leggendo una grande quantità di romanzi fantascientifici, che venivano discussi nelle seminali "SF convention" di Osaka, praticamente i primi raduni otaku della storia del fenomeno) appartiene alla prima generazione dell'otakuzoku, che non era ancora animalizzata, ma aveva stretti contatti con la narrativa cartacea. Da qui - a mio parere - la superiorità di questa generazione rispetto alle altre (che tra l'altro darà il suo meglio negli anni '90, con opere quali il qui discusso Nadia, Evangelion, Utena, Sailor Moon ecc.).

    "Inoltre traspare tutto l'amore che ha per coloro che sono venuti prima di li, con le notevoli citazioni ad altre opere estremamente importanti."

    Sopratutto i tokusatsu sessantini e settantini: ad esempio, il Nautilus è palesemente ispirato al Mighty-bou di Mighty Jack, mentre il retroscena inerente gli Apolostoli di Evangelion deriva da UltraSeven, sequel di Ultraman, il tokusatsu preferito di Anno (del quale, mentre cammina per la strada con la moglie, ripete i nomi di tutte le puntate in modo ossessivo-compulsivo).

    In merito alla dicotomia Anno/Tomino, il tutto sta nella loro esperienza di vita: Tomino guarda la postmodernità da fuori (Ideon), rimanendo ancorato ai valori moderni e al dopoguerra (reale); Anno invece l'analizza dall'interno (Evangelion), basandosi su dei valori fittizi mutuati dagli ideali dell'Expo di Osaka del '70 (da lui vissuta da bambino) che verranno poi traditi con il passare del tempo. Tutto questo ovviamente si ripercuote sulla natura e sull'interazione dei loro personaggi.

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  3. Un'altra cosa che è possibile realizzare a posteriori:

    è veramente interessante il come gli autori abbiano contestualizzato le varie componenti del cast in relazione al tempo in cui è ambientata l'opera.

    -Innanzitutto la storia è ambientata a fine XIX secolo, in un'epoca dominata da teorie positiviste. Jean e molti altri personaggi primari (Hanson) e secondari (i militari delle navi da guerra, il nobile poser inutile delle isole e altri) hanno una mentalità prettamente positivista tipica di fine 800, e sono arciconvinti che la scienza sia la soluzione a tutto.

    -Neo-Atlantide è basato sull'archetipo del totalitarismo della prima metà del novecento, ed è in parte il risultato dell'estremizzazione del pensiero positivista unita al desiderio di rivalsa e restaurazione dell'antica gloria (in seguito al disastro di Tartes, idealmente simile ai disagi che portarono al consolidamento dei regimi).

    -Nadia invece è maggiormente ispirata alle controculture della seconda metà del XX secolo: è vegetariana, cerca il contatto e la simbiosi con la natura e rinnega una buona porzione dei due rappresentanti dei vecchi sistemi.
    (ovviamente il fatto di rappresentare una controcultura fa si che le sue posizioni non siano successori delle precedenti)

    -Infine gli uomini del Nautilus sono più simili ai contemporanei di Anno e degli autori: essi sono alquanto distaccati da tutti i modelli precedentemente discussi, e lo sono perché ne comprendono i difetti intrinseci.

    Hanno messo un vero e proprio spaccato di posizioni culturali nella rappresentazione dei personaggi. Alcuni abbastanza palesi (positivismo e totalitarismo) altri un po' meno, ma con un risultato interessante.

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  4. In effetti uno dei motivi per cui sono parecchio legato a Nadia è proprio la somiglianza dei personaggi a quelli dei libri avventurosi ottocenteschi che leggevo all'epoca. Anche in questo caso si nota la cultura letteraria di Anno. XD

    L'equipaggio multi-etnico del Nautilus, di nuovo, deriva dal pensiero tominiano: infatti durante la lavorazione di Yamato Tomino voleva un equipaggio senza alcuna barriera culturale o razziale - inutile dire che la sua poetica si basa proprio sui difetti di comunicazione tra individui, spesso dal background socio/culturale differente (cosa molto palese in Brain Powerd e Turn A Gundam, in cui compaiono anche individui di colore).

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