sabato 7 marzo 2015

Anna dai Capelli Rossi: Recensione

 Titolo originale: Akage no Anne
Regia: Isao Takahata
Soggetto: basato sull'omonimo romanzo di Lucy Maud Montgomery
Sceneggiatura: Isao Takahata
Character Design: Yoshifumi Kondou
Musiche: Miyoshi Akira, Mouri Kurodo
Studio: Nippon Animation
Formato: serie televisiva di 50 episodi
Anno di trasmissione: 1979


"Akage no Anne" è uno dei grandi capolavori del genere meisaku e dell'animazione giapponese in generale, ed è diretto da un Isao Takahata giunto all'apice della sua poetica. Il grande maestro dell'animazione giapponese, nonostante la scelta di mantenere nella sua opera una marcata fedeltà al romanzo di Lucy Maud Montgomery, arriva addirittura a migliorarlo, approfondendo determinati eventi resi in modo approssimativo dall'autrice; infondendo una grande espressività ai personaggi e a ciò che li circonda, per mezzo del suo caratteristico e personalissimo "sense of wonder" del quotidiano; rendendo il percorso di crescita della protagonista un affascinate viaggio alla scoperta di sé stessi e della propria posizione nel mondo.


La caratterizzazione di Anna è la prima cosa che colpisce lo spettatore: la sua personalità è indubbiamente quella di una poetessa: già nel suo delirante discorso iniziale con Matthew - un contadino introverso e misogino, il quale è andato a prenderla alla stazione al fine di presentarla all'austera sorella Marilla - traspare una grande immaginazione, un intelligenza molto sottile, una spiccata sensibilità. Mentre parla con fare molto eloquente al vecchio taciturno, la bambina attribuisce a ogni magnifico elemento dello scenario delle campagne di Avolnea un nome romantico e sostanziale, proprio come se vivesse in un sogno; durante il viaggio in calesse i suoi occhi sgranati sono colmi di stupore e di meraviglia per la vita. "Il Lago dalle Acque Splendenti", "Il Bosco degli Innamorati", gli spiritelli degli alberi e delle piante, i quali svolazzano, si posano su di lei e l'accarezzano; ed ecco che Takahata imprime nel suo primo grande capolavoro tutta la sua passione per lo shintoismo, plasmandola con intensi e leggeri tocchi di poesia, riuscendo a trasmettere allo spettatore le stesse meravigliose sensazioni di Anna.


Una volta giunta al "Tetto Verde", la fattoria di Matthew e Marilla, la piccola orfana verrà accolta con freddezza dall'austera proprietaria, la quale si aspettava un maschio in grado di aiutare Matthew nel pesante lavoro agricolo. Ma in poco tempo anche la fredda donna di casa, allo stesso modo di Matthew, si affezionerà alla bambina. Deciderà di tenerla con sé, di mandarla a scuola e di crescerla come una figlia. E' proprio così che ha inizio il grande viaggio di formazione di Anna, con tutti i mutamenti e i traguardi ad esso annessi: dalla nascita del sincero rapporto di amicizia con la piccola e dolce Diana alla ricerca del compromesso tra la realtà adulta e la fanciullesca fantasia, sino all'inevitabile arrivo della grande decisione finale, che simboleggerà l'effettiva maturazione della protagonista.


In "Akage no Anne" i personaggi, i paesaggi, le sensazioni e i dialoghi sono resi in modo magistrale. Il coinvolgimento è immediato, e ogni singolo elemento, anche il più banale, contribuisce a creare il mood unico dell'opera. Tutto s'incastra con grande precisione, formando un intenso mosaico il quale, una volta terminato, lascia un grande vuoto dietro di sé. I comprimari, allo stesso modo di Anna, sono studiati minuziosamente nei dettagli e nelle psicologie: si assiste al livello più alto di caratterizzazione dei personaggi possibile in un anime, ovvero quello in cui pare ch'essi prendano vita, incuranti della finzione intrinseca propria del mezzo animato nel quale si muovono.


I giochi di Anna con la sua amica del cuore Diana, nel suggestivo bosco di campagna; le gaie corse nei campi in fiore; il ciondolare sull'altalena in riva al lago, osservando i suggestivi colori del tramonto; i pesanti giorni di studio, coadiuvati dall'atmosfera frizzante della scuola e dall'accesa rivalità con Gilbert Blythe, ragazzo che ha attirato su di sé l'amore/odio di Anna, da una parte seducendola con il suo talento e dall'altra ferendola nel suo smisurato orgoglio. Ed ecco che numerose vicende quotidiane apparentemente banali s'incrociano tra loro, s'influenzano, risuonano nella quiete dando origine all'agrodolce vita della protagonista; anzi, alla vita in sé stessa: quella cosa preziosa in cui sono fondamentali l'autoaccettazione della propria identità (il primo scoglio che Anna deve superare, giacché inizialmente non si apprezza e soffre per questo motivo), la crescita personale e gli affetti, i quali possono trascendere i legami di sangue e i meri interessi personali (il caso di Matthew e Marilla).


Le musiche di "Akage no Anne" s'integrano perfettamente con l'aspetto visuale dell'opera, e la sigla d'apertura originale giapponese rispecchia benissimo la personalità sognante e passionale del maestro Isao Takahata.
Una particolarità della serie è che essa è troppo breve: la qualità è così alta e le atmosfere sono così coinvolgenti che cinquanta puntate sono addirittura poche, e personalmente ne avrei gradite almeno il doppio, contando anche il fatto che nei successivi romanzi della Montgomery la storia di Anna continua, suppure con sviluppi abbastanza telefonati che non aggiungono nulla di essenziale alla dolce, preziosa e commovente serie animata.













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