mercoledì 26 aprile 2023

Il fenomeno del ghosting e la vera funzione dei social media

Ultimamente mi capita spesso che alcuni miei conoscenti, telematici o meno, lettori di questo blog o meno, si lamentino del fenomeno del ghosting, e queste lamentele sono sempre più frequenti. Innanzitutto: cos'è il ghosting? E' quando una persona con cui chatti, talvolta anche con un certo trasporto da ambo le parti, sparisce nel nulla. La persona che ghosta può essere stata approcciata sia di persona che sui social, non c'è differenza. La conversazione invece avviene quasi sempre per via telematica. In pratica di punto in bianco il rapporto, da abbastanza confidenziale, volendo carico di un sentore di interesse reciproco, svanisce nel nulla. Talvolta capita anche che qualcuno venga bloccato senza alcun preavviso, anche senza che sia stato particolarmente molesto. Lungi da me voler avere una qualche forma di aspettativa nei confronti dei rapporti umani, penso che questo fenomeno sia del tutto figlio della società mediatica dell'oggidì, in cui i social media definiscono quasi totalmente i rapporti tra persone (distruggendoli) e dal canto loro le persone sono troppo immature e autoreferenziali per potersi liberare da questo giogo. 


I nerd americani, nei loro abbagli progressisti spesso dettati da una completa alienazione dal mondo reale (pensano soltanto a drogarsi e a scopare in fondo), parlano di umanità unita, di semplificazione delle interazioni, di cose ieratiche e irrealizzabili della serie "siamo tutti connessi, wow, che figo". Quando qualcuno in una posizione di potere parla di queste cose, di solito la verità sta tutta nel contrario di ciò che dice. Perché è chiaro che i social invero siano degli strumenti di controllo il cui reale scopo è destrutturare i rapporti tra persone in modo tale da impedire la loro aggregazione. Se nell'antichità i romani praticavano il "dividi et impera" mediante la spada, al giorno d'oggi gli americani lo fanno tramite la rete. I social forniscono sì dei topic semplificati/immagini su cui discutere, ma falsificano la comunicazione tra individui levando via la mediazione del corpo (che già di per sé è circa l'80% dell'interazione: le espressioni facciali, i movimenti delle mani ecc. sono molto più importanti delle parole) e facendo leva sul narcisismo, sulla rabbia, sull'identificazione e sui bassi istinti umani (ad accrescere il solipsismo e quindi l'incapacità delle persone di uscire dal proprio guscio egotistico per confrontarsi con cose altre e quindi aumentare la propria flessibilità mentale e capacità di ragionamento/apprendimento, ora gli algoritmi prevedono addirittura le ricerche degli utenti, riproponendogli sempre le stesse cose trite e ritrite in salse diverse). Il tutto allora si riduce a un flame, a una tifoseria, a un solipsismo egotistico, a un meme o a una tizia come tante altre che potendo mettersi in mostra nuda o mezza nuda in un social media può sentirsi finalmente qualcuno quando invero si sta rifacendo a modelli/cliché prestabiliti di derivazione anglo-americana (si pensi alle gothgirl o alle egirl), diventando lei stessa un oggetto di consumo. I giornali poi corrono subito a strombazzare quanto siano bravi, furbi e intelligenti quelli che vendono la propria intimità su Onlyfans, ma ciò ovviamente non stupisce dato che la cultura ormai si è conformata al consumismo e alle tendenze animalizzanti del momento


Vivere con la consapevolezza che prima o poi si verrà ghostati o bloccati causa altresì grande sfiducia nel prossimo: chi non è stato in grado di mantenere delle amicizie stabili nel corso del tempo - di solito la fidanzata storica e gli amici storici si trovano sui vent'anni, poi diventa sempre più difficile tessere rapporti umani duraturi - e che pertanto ricorrerà ai social per non rimanere solo, è molto probabile che otterrà l'effetto opposto, ossia un marcato senso di inadeguatezza. Non parliamo poi di chi ha studiato una vita seguendo un miraggio sociale irraggiungibile per la sua generazione, che si ritroverà scavalcato dai vari tatuatori, fot(t)ografi influencer e da tutte quelle altre figure che grazie ai social sono salite alla ribalta. Se prima di Facebook o Instagram il fighetto della classe spadroneggiava alle scuole medie e superiori, per poi sparire dalla circolazione una volta approdato nel mondo del lavoro, nell'oggidì questo tipo di figure hanno accesso a più donne, più opportunità sociali ecc. Chi ci perde è il maschio medio che ha scelto di percorrere una vita ordinaria fatta di studi e sacrifici, che poi la maggiorparte delle volte si ritroverà tagliato fuori, contrariamente al mondo pre social in cui poteva con molta più facilità trovare una donna di valore e mettere su famiglia. 


Ma perché tatuatori, fot(t)ografi e influencer sono diventati così importanti? Perché moltissime donne, anche sulla trentina, continuano a perseguire questi modelli sociali uscendone quasi sempre ferite? La risposta è semplice: perché, social a parte, la re-infantilizzazione delle masse ormai è talmente marcata che addirittura le femmine, che in quanto pilastri della vita e della società dovrebbero essere più mature dei maschi a parità di età, sono rimaste delle bambine, perennemente confinate nell'etologia della classe scolastica. E la cosa che agevola di più questo meccanismo, dandogli quasi una connotazione taylorista, è un'altra app di origine anglo-americana, ossia Tinder, la quintessenza dell'autolesionismo e del solipsismo relazionale. Anche da queste dinamiche nasce il fenomeno del ghosting e del bloccaggio facile: o si è saturi della quantità di persone (ormai diventate oggetti facilmente liquidabili) a cui si può avere accesso, o si è indisposti verso la loro qualità, ossia in ultima sintesi verso il loro aspetto fisico e il loro grado di conformità alla società dei consumi. Si ha quindi la catena di montaggio delle interazioni sociali, in cui ogni chat, ogni scambio ecc. avviene in modo meccanico, svogliato e superficiale, dacché il tutto tende alla saturazione. Questa fenomenologia del nostro tempo quadra con il concetto di "liquidità" dell'amore e delle relazioni di cui Bauman; liquidità che poi alla fin fine è un insieme più grande che contiene al suo interno la superficialità, la frivolezza e in ultima sintesi di demenza. Essere solamente capaci di "amore liquido" (o non essere capaci di amare veramente, è la stessa cosa) significa semplicemente essere buoni consumatori, ossia bambini affamati e perennemente insoddisfatti; ma non più consumatori di oggetti: consumatori di persone. 


Ritornando al fenomeno del ghosting in sé e alla gente che ci soffre, posso semplicemente dire che a questo mondo nessuno è veramente indispensabile, anche se la società odierna ci vuole far sembrare che influencer e tatuatori ecc. lo siano. Il capitalismo fa sembrare indispensabile chi in quel determinato momento è un buon portafogli da spremere, e in questo caso sono tutti uguali, sia quelli che vengono considerati fighi sia quelli che vengono considerati sfigati. Siamo tutti pesciolini nell'acquario a stelle e strisce del circo informatizzato. Prima i nerd erano considerati sfigati, ora un po' di meno perché comunque cacciano fuori i soldi per i fumetti, i giocattoli, le fiere, Twitch, Onlyfans ecc. Idem tatuatori e compagnia (quando ero ragazzino, praticamente solo i tossici si tatuavano: la cosa era considerata alla stessa stregua dell'autolesionismo. Ora che l'autolesionismo è endemico, e addirittura i professori di scuola si drogano e vanno ai rave, ecco che, magia, il tatuatore è uno dei pilastri della società). Il vero dramma resta comunque quello delle femmine: quando le femmine non crescono più, non maturano più, non riescono più a creare coesione sociale ma rimangono ferme, sempre più spesso in preda a disturbi mentali di vario genere, la società tutta si ferma. Perché come accennavo - repetita iuvant - è la femmina il motore  della vita, nonché l'incarnazione del tempo e delle sue realtà. Ed è sempre la femmina a condurre l'uomo verso l'adultità, sia consapevolmente che inconsapevolmente (di mio penso che nel momento in cui un uomo arriva a comprendere la sofferenza femminile, ha realmente capito la crudeltà della vita e può ritenersi "adulto"). 


Anche io comunque ho ghostato delle persone: non sono di certo un esempio da seguire e non mi reputo in alcun modo né un illuminato né un saggio, ma soltanto un'osservatore del mondo che mi circonda. Ciò detto, le poche volte che ho ghostato l'ho sempre fatto quando vedevo che le persone oggetto del mio ghosting rimanevano ferme, congelate nella loro stasi personale, mentre io invece cercavo di maturare, di cambiare strada, di conoscere individui ai miei antipodi e/o in grado di arricchirmi. Quando si cresce, gli interessi e le priorità della vita cambiano, e di conseguenza anche le persone con cui ci si accompagna. Nondimeno, da grandi anche il ghosting che si subisce diventa una cosa indifferente, dacché si ha la forza in se stessi e non si abbisogna delle conferme altrui. Non sia ha neanche più quel piglio vittimistico di ergersi a esseri abbandonati e non calcolati, perché si sa che tanto siamo tutti polvere che cammina, esseri transitori, impermanenti. E' anche quando si smette di voler essere i protagonisti, quando ci si rassegna alla propria insignificanza a prescindere dal contesto in cui si vive e dagli sforzi che si fanno per sopravvivere, che si è veramente cresciuti. 


6 commenti:

  1. Sicuro che non sia troppo totalizzante quel "Lungi da me voler avere una qualche forma di aspettativa nei confronti dei rapporti umani", senza nemmeno un "fugaci/occasionali", "convenzionali" ecc. al termine? E allora credi ancora di poter conoscere persone che ti arricchiscano di prospettive?
    Mi vien da pensare che se si sviluppano visioni del genre lavorare in ambito finanziario sia effettivamente pessimo, tanto più in centro Milano... sarò un complottista sui generis :D

    Detto questo, il sottoscritto a livello relazionale ha esperienza purtroppo molto scarsa, ma da parte mia mi chiederei che differenza ci sia tra il ghosting tra i social e accorgersi nella realtà, per dire, che un'altra persona all'improvviso fa finta di non vederci e tira dritto quando la incrociamo per strada. Forse la seconda situazione è meno ambigua, anche perché la relazione via social è estremamente più limitata nella comunicazione, come dici tu. Infatti, se una persona visualizza e non risponde ai messaggi, è perché non li vede tra molti altri? o li ignora? o ritiene che la risposta opportuna sia il silenzio (questa è cosa diversa)? A ciò si aggiunge il cortocircuito mentale tra interpretazione troppo letterale di quello che si sperimenta e visione metaforica del rapporto via social come un rapporto reale (volendo si può collegare questa alternanza tra iper-razionalizzazione e iper-idealizzazione alle situazioni generazionali ecc.). Da un lato, per l'algoritmo "visualizzato" è l'inverso di "non visto"/"ignorato" e questo è deterministico, poi che si visualizzi anche senza leggere non è un problema di chi programma l'app... Dall'altro, "visualizzare e non rispondere" fa pensare a una persona che ci guarda (se così non fosse non ci "visualizzerebbe") con lo sguardo apatico, che se accadesse nella realtà sarebbe molto più fastidioso, appunto, di una persona che finge di non notarci mentre finge di fare altro.

    Tutto questo magari è banale e vale soltanto per me: prendilo come esempio di punti che avrei sottolineato io scrivendo il post.
    Grazie comunque per lo stimolo a provare a commentare.

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    1. Ciao lui. Il mio "lungi da me voler avere una qualche forma di aspettativa nei confronti dei rapporti umani" significa che le aspettative sporcano i rapporti: le persone sono ciò che sono, non possono darti cose altre da loro stesse.

      "mi chiederei che differenza ci sia tra il ghosting tra i social e accorgersi nella realtà, per dire, che un'altra persona all'improvviso fa finta di non vederci"

      Il fatto che l'ignorare avvenga col corpo è diverso dal ghostare un avatar. C'è una percezione alterata del rapporto sociale di mezzo, come ho illustrato nel post. La comunicazione, incluso l'ignorare, avviene all'80% mediante il corpo. Il corpo tra l'altro conferisce all'ignorare la sua connotazione, dipendente da caso a caso: antipatia, indifferenza e le solite cose della vita. Il ghosting no, pertanto tale connotazione diventa totalizzante: tu stesso nella tua integrità, tu stesso in quanto oggetto informatico non vai bene. E la cosa con i social diventa massiva, taylorizzata. Tanti piccoli avatar che si scontrano/ghostano tra loro. Prova a rivedere lain con queste considerazioni in mente. Ciauz.

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    2. Forse hai dettagliato meglio ciò che pensavo, sì.

      Chi ti ha detto che abbia visto Lain? :) Comunque no, ho visto giusto la sigla, uno spezzone e letto la tua recensione. Magari la guaderò in futuro. (È ancora distribuita in Italia o sono scaduti tutti i diritti?)

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    3. Boh, di solito i nerdoni che passano di qui hanno visto tutti lain. :D Pardon.

      Non saprei in merito ai diritti, io ho ancora i vecchi dvd della pioneer di quando ero ragazzino.

      Su ebay cmq magari trovi in blue ray.

      Ciao!

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  2. Non posso non convenire con molte delle cose dette. Eppure, non ci sarà in tutto questo una componente "Copenhagen", ovvero (almeno in parte) la cosa esiste e ci soffoca in quanto la osserviamo? Nella mia "bolla" vedo molti coetanei e più giovani essere genitori, restare insieme, avere figli. Spesso - forse non a caso? - sono persone abbastanza disinteressate alla dimensione social, ai trend, ai fenomeni. Si limitano (non potendo evitarlo) a subirne le ricadute più generaliste (da "normaloni"), senza conoscere termini, gergo, personaggi. E questa categoria di persone "analogiche", ai miei occhi, è ancora numerosa, numerosissima. E ancora, non sono sicuro del valore di una sorta di "etica della pulizia", o del "decoro" (nel senso sia esteriore che interiore, che mi pongo dei dubbi). Ad esempio: io non ho tatuaggi prevalentemente perché appartengo a una generazione che non li usava, ma ho amiche e amici più giovani che se ne fanno fare parecchi eppure hanno prole, convivono, sono sposati, si può parlare con loro di un po' di tutto... E questa ricerca della donna "di valore", di una sorta di "pulizia" anche solo nel senso di "non corrotta dallo zeitgeist tardocapitalista" non rischia di diventare un totem accecante? Tante parole, le mie, per finire diventando la Zia Irma che dice "il mondo è grande", "le porte sono tante"... se la gente intelligente come lei, Messina, cede al buio, che si fa noi?

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    1. Ciao, il mio non è tanto un discorso di misofobia (non ho mai negato né l'amicizia né il sesso né la possibilità di avere una relazione a ragazze tatuate), ma serve a mettere delle pulci nel piattino in merito a una certa deriva sociale la cui origine è da rintracciare nell'influenza culturale degli USA. A Milano ad esempio, in cui gli italiani giocano a fare gli americani, statisticamente, salvo eccezioni, è proprio come descrivo io in questo post. Nelle province italiane ovviamente il tutto cambia, e si troveranno i soliti normaloni ingenui che alla fin fine si fanno le loro vite senza avere questo tipo di consapevolezza.

      Che si fa? Si vive nel proprio tempo, cercando di non impazzire (un grosso abbraccio a Céline, again).

      PS: Il tatuaggio è fattualmente autolesionismo, tant'è che può anche causare tumori e questo mi è stato confermato da più medici.

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