Gli Epstein files sono ormai cosa pubblica: rilasciati questo mese dal dipartimento di stato degli U.S.A., hanno di fatto riconfermato per l'ennesima volta l'antropofagia del potere in tutte le sue accezioni più scabrose e rivoltanti (certo, qua in Italia ce ne fottiamo abbastanza perchè siamo tutti un po' provincialotti e pensiamo soltanto al nostro circolino o all'erba di quello di fronte, però in America le cose stanno diversamente). Sembra tra l'altro che in una email di Epstein del duemilaundici si faccia riferimento a una conversazione avuta da quest'ultimo con Bill Gates in merito al "come far fuori i poveri per intero", in pieno stile Kappa di Akutagawa (non per niente nel qui presente articolo, ancora prima della pubblicazione degli Epstein files, mi ero chiesto: Chissà se gli inutili schiavi che verranno, una volta diventati soltanto un peso per i padroni, verranno pure loro trucidati). Questi ragionamenti deve averli fatti anche Sam Esmail una decina di anni fa, tant'è che Mr. Robot è una serie che parla di hacker anarchici, di megacorporazioni onnipotenti, di supermega ricchi che giocano a fare Dio ricadendo tuttavia nei soliti schematismi mentali innescati dall'umano, troppo umano contrasto tra il principio del piacere e il principio di realtà: le strategie di sopravvivenza di cui quel genio che (era) Ikuhara Kunihiko; il cosiddetto coping, come si direbbe nell'oggidì.
lunedì 16 febbraio 2026
mercoledì 4 febbraio 2026
Riflessioni di un essere umano
Apro gli occhi. Sono ancora io, sono ancora una coscienza. Non lo sono sempre, né lo sarò per sempre: spesso dormo e mi annullo, anche se ho gli occhi aperti; talvolta divento qualcun altro, mi comporto in dei modi che poi, a posteriori, mi sembrano poco coerenti con l'idea che ho di me stesso. Ho un brutto rapporto con l'impermanenza, quindi cerco l'immobilità: ed ecco che mi siedo, chiudo gli occhi e osservo i miei pensieri scorrere in uno dei rari momenti in cui sono veramente lucido. Fluiscono meccanicamente, seguendo catene causali radicate in una scatola nera chiamata subconscio. Il desiderio, il velo di Maya, l'esserci a intermittenza, senza alcuna vera risoluzione. L'alternativa è illudersi, lasciarsi corrompere da sé stessi, fissare dei respingenti tra le confusionarie carrozze del proprio animo.
martedì 23 dicembre 2025
Katia vuole fare la scrittrice
“Siamo una casa editrice che ama investire sui giovani talenti: è da sempre nostra premura organizzare incontri di discussione tra gli autori e il loro pubblico. Inoltre, come avrà già notato, siamo molto, ma molto attenti al sociale”. La facciotta alla Helen Kane di Katia ascoltava entusiasta quella specie di agente immobiliare che gesticolava dall’altra parte dello schermo. Per via delle sue umili origini e della sua tendenza a chiudersi in se stessa, una tendenza a cui un individuo in camice bianco affibbiò l'etichetta di autismo, Katia aveva avuto un’adolescenza a dir poco difficile; a ciò si sommava il suo essere un po’ paffutella e il suo scarso interesse per le mode e l’apparire. Insomma, nonostante la sua giovane età, Katia già si sentiva in qualche modo vecchia, tant’è che arrivò più volte a chiedersi: cosa lascerò di me il giorno in cui morirò? Cosa lascerò di tutto questo mio pensare, di questa mia sete di bellezza, di questa necessità di assoluto che da sempre vaga per la mia mente? Da qui il bisogno di scrivere: grazie alla scrittura Katia aveva trovato una sorta di rifugio, di conforto dell’anima; poter pubblicare il suo lavoro, pensò, avrebbe potuto aiutare altre persone con i suoi stessi problemi; o in qualche modo le avrebbe rese testimoni dei suoi pensieri più profondi e rari, che sarebbero rimasti scolpiti in eterno tra le pagine del suo libro. Quella piccola casa editrice, quindi, contando anche il fatto che tutte le altre avevano bellamente ignorato il suo manoscritto, pensò potesse fare al caso suo.
giovedì 18 dicembre 2025
Giochiamo a merda? - Parte seconda
giovedì 11 dicembre 2025
Careless people (Gente che se ne frega), un libro di Sarah Wynn-Williams
Le poche volte che apro Facebook o Instagram mi sale un improvviso senso di nausea: tutti che litigano con tutti, la guerra tra maschi e femmine, i reel stupidissimi di gente che fa smorfie e spara cazzate alla ricerca di una flebile fiammata di notorietà. Di certo i social non sono più ciò che erano intorno al duemiladieci, anni nei quali, anzi di essere vere e proprie macchine antropofaghe, si rifacevano a blog e forum col miraggio progressista di "connettere tutti". Sarah Wynn-Williams (che d'ora in poi abbrevierò con S.W.W.), l'autrice del qui presente libro, aveva iniziato a lavorare in Facebook proprio in quegli anni: da immagrata neozelandese qual era, riuscendo a farsi assumere inventadosi il ruolo di responsabile dell'interazione tra gli executive dell'azienda e politici e capi stato, ha di fatto vissuto il sogno americano, constatandone poi le falle e la decadenza (tant'è che nel libro, a scanso di equivoci, viene addirittura citato Citizen Kane di Orson Wells). La sostanza di tutto ciò è che un nerd piccolo borghese di Harvard, Mark Zukerberg, da ragazzotto ingenuo e poco interessato alla politica (inizialmente manco li vuole ricevere, i capi di stato), una volta raggiunta la consapevolezza della propria potenza, si trasforma in un pericoloso affarista megalomane ossessionato dal rendere Facebook un Moloch globale, uno strumento di potere grazie al quale lui e i suoi più fidati collaboratori calibrano le scelte dell'algoritmo (che decide cosa le persone devono vedere e quindi pensare) in modo tale da massimizzare il proprio guadagno, senza curarsi delle conseguenze che ciò può avere sulla società (un esempio lampante citato dall'autrice, nonché documentato da Amnesty International, è il ruolo che Facebook ha avuto nello sterminio dei rohingya da parte delle forze armate di Myanmar, per dirne una). Una persona mediamente intelligente capirebbe già da sé, senza alcun bisogno di informarsi, quanto i social e la pseudocultura da essi portata in auge sia nociva per la specie umana; ma qui, in questo coraggioso libro (che ha venduto un sacco nonostante la censura imposta da Meta), tutto ciò viene messo nero su bianco.




