Ed eccoci con la nuova piangina Calcariana. Tre milioni di euro dal ministero della cultura, qualche polemica sullo sfruttamento degli animatori (cosa che c'è sempre stata: se questo tipo di sfruttamento c'è in Giappone, che è un paese evoluto, figuriamoci in Italia). La solita solfa sul senso di colpa, sugli amici di strada che soffrono mentre io so' un privileggiato e bla bla bla. La serie del 2023 ci stava, siccome oltre alla piangina cercava di dire qualcos'altro; anche la prima ci stava, dopotutto, ed era ben più frizzante di questa, che nonostante la colonna sonora che sarà costata un occhio della testa a livello di copyright (Moonlight Shadow di Mike Oldfield, Love Will Tear Us Apart dei Joy Division e tanti altri classici immortali che stonano a dir poco in un prodotto così infantile) si rivela posticcia, nonché trascurabile e ridondante addirittura dal punto di vista dell'umorismo (ma serve davvero rafforzare ogni battuta con una scenetta dedicata? Forse a priori si sapeva che non facevano molto ridere 'ste battute, tant'è che mi sono venuti in mente i Robinson, in cui a ogni stronzata che dicevano partiva la risata preregistrata). Perché sì, le battute. È proprio l'umorismo il punto forte di Calcare, quello che lo ha fatto salire alla ribalta in una società del ritardo mentale come quella in cui viviamo. Avesse parlato di cose serie e basta, non se lo sarebbe inculato nessuno. E se le battute non funzionano, se l'umorismo non funziona, il castello non tarda a crollare.
venerdì 26 giugno 2026
giovedì 18 giugno 2026
Venti anni o duecento anni? Riflessioni personali
Me ne sto per i fatti miei seduto alla fermata del bus e mi si avvicina una coppia sulla ventina. Capelli ricci e mascellone lui, facciotta da barbie e fisichino palestrato lei. Comunicano tra loro dozzinalmente, manco fossero due IA; la loro interfaccia col mondo circostante non è il tatto ma lo smartphone, che maneggiano con velocità e precisione chirurgica. A occhio penso di avere sedici anni in più di loro ma mi sento come se ne avessi molti, ma molti di più. Di fatto due persone del genere non c'entrano nulla col mio vissuto e il mondo che mi ha formato. Eppure quel tipo di persone sono ormai ovunque. A casa ho una foto della mia classe di seconda media: ragazzini tutti diversi tra loro, tagli di capelli diversi, vestiti diversi, una generale sensazione di futuro che anima i loro sorrisi. A osservare i ragazzini di oggi invece mi sembra gli manchi soltanto il codice a barre in testa. È inutile negarlo, da quando avevo sedici anni a ora che ne ho trentasei sono cambiate troppe cose. Quei vent'anni che sono passati me ne sembrano duecento, di anni.
giovedì 7 maggio 2026
Le gesta della cumpa di Borgo San Paolo - Terzo Episodio
“Allora può suonare le serenate, sì! Le serenate alla fighe!” dice allora il vecchio senza denti col cappellino, contorcendo il suo volto sparuto in un sorriso come se volesse dimostrare che anche uno zombie può essere allegro.
giovedì 16 aprile 2026
Addio alle armi, un romanzo di Ernest Hemingway
Ero da tempo alla ricerca di un libro in cui perdermi, di una storia che in qualche modo mi catturasse portandomi in un mondo altro ben distante da questa rovinosa contemporaneità che tutti stiamo vivendo. Un sabato pomeriggio, spulciando tra gli scaffali del secondo piano della Feltrinelli di Torino, sotto consiglio di mia madre, direi che questo libro l'ho infine trovato. Farewell to Arms mi ha permesso per un po' di giorni di fuggire dalla realtà ma è comunque una letteratura del reale, con i suoi dialoghi secchi, le sue descrizioni quasi cinematografiche, i suoi avvenimenti di guerra in cui l'invenzione autoriale è palesemente ridotta al minimo (Hemingway fece effettivamente l'autista di ambulanze in Italia durante la WWI e durante quel periodo ebbe altresì una storia d'amore con un'infermiera inglese). I luoghi narrati sono anche i miei di luoghi, dei luoghi in cui ho amato, e forse è anche per questo che il romanzo mi ha preso così tanto: Milano, Udine e l'alto Vicentino.




