martedì 19 gennaio 2021

La scienza postmoderna

 

Ora che ho formalmente ottenuto il mio PhD in Fisica, proprio nel bel mezzo di una pandemia che sembra non finire mai, penso sia arrivato il momento di affrontare l'argomento "scienza" nel contesto consumistico di massa in cui viviamo. Perché sì, neanche l'accademia si è sottratta alle leggi della società liquida dei consumi. Anzi, vuoi forse per certi motivi ideologici (vedasi l'età anagrafica sessantottina dei professori ordinari), ne è stata addirittura l'avanguardia, una sorta di laboratorio sperimentale sia della precarietà esistenziale che della simulacrizzazione della cultura. 

La cosa che più mi ha stupito quando ho iniziato il dottorato, è stata che gli articoli scientifici che producevo dovevano essere registrati in un archivio online nel quale venivano etichettati come "prodotti".  Pertanto la scienza, che nel passato era considerata cosa nobile, così come la filosofia, diventava un "prodotto", come quelli dei supermercati. In questo grande archivio di dati, i lettori avrebbero potuto "consumare" tutta la scienza che volevano, così come si scelgono i prosciutti al bancone frigo del Carrefour. Ma per arrivare su di uno scaffale, un prodotto deve essere lavorato in un'industria:  in una catena di montaggio fordista. Infatti la scienza attuale, che amo definire "postmoderna", è fatta a questo modo: per la maggiorparte, si produce una fitta quantità di articoli (scritti molto frettolosamente) che vanno a perfezionare modelli già esistenti. Almeno per quanto riguarda la fisica, il mio campo, la ricerca fondamentale (quella che vorrebbe sviluppare nuove teorie formali tipo la relatività di Einstein), anche se molti non lo dicono perché devono intercettare finanziamenti, è in un vicolo cieco. In pratica, anche qui vedo una sorta di fine della Storia.

domenica 17 gennaio 2021

Le ferite originali: Recensione

  

Qualche anno fa avrei voluto scrivere una "storia del nostro tempo". Parlo del periodo precedente agli attentati a Parigi. Un disadattato incontrava una cupa dark lady di un'altra religione, e i due, dopo essersi innamorati, si lanciavano in efferati attentati terroristici. Stile Prima Linea, ma ai giorni nostri. Per poi morire a malo modo entrambi, nella loro rabbia e frustrazione.  I due avrebbero avuto difficoltà ad avere rapporti sessuali, perché il corpo di lei, comunque molto bella, era stato dilaniato da una vita di abusi. 

Le bozze di quel racconto le ho perse. Ma ultimamente ne ho parlato con un amico, il quale mi ha detto: "sei sicuro che questa sia davvero una storia del nostro tempo? La Caruso fa storie del nostro tempo". Non conoscevo questa Eleonora Caruso, ma tra me e me  in effetti ammettevo che una storia del genere non poteva essere del nostro tempo. Perché non c'erano rapporti esasperati e meccanici, e anche quel poco sesso che c'era era una sofferenza, dati i problemi dei protagonisti; perché c'erano ancora delle cose in cui credere e per cui morire (tipo la religione di lei o gli ideali di lui).

Quindi, per aver l'idea di "una storia del nostro tempo", son partito da Le Ferite Originali, del quale voglio brevemente scrivere in questo post. Premetto che l'ho trovato molto sgradevole, una cosa a metà tra doujinshi hentai omoerotica e sfogo sociale/esistenziale (ovviamente è questa la parte che mi interessa di più). E poi sì, Vicenza, nella quale vivono i genitori di uno dei protagonisti, non è assolutamente una "città medievale", ma rinascimentale, dati i suoi capolavori Palladiani (ai quali sono molto affezionato tra l'altro). 

mercoledì 13 gennaio 2021

Incel e redpills: una metastasi della postmodernità


 Ormai sono un po' un luogo comune, queste terminologie. Tipo Incel, Chad e Simp. A partire dal 2018, sul 4chan iniziarono ad apparire meme più specifici: il Doomer, il Boomer, lo Zoomer, il Coomer e similari. 

In particolare, nel web, c'è tutta una particolare comunità sulla cosiddetta "redpill": la pillola rossa di Matrix, quella che ti fa vedere la verità.  In questo caso, la verità tra i rapporti uomo/donna: secondo questa redpill, essi sarebbero guidati dall'indice LMS di un uomo: Look, Money, Status. Un uomo, per "scopare", come dicono loro, deve essere figo, avere soldi e status. Il resto sarebbero vani romanticismi inesistenti nel mondo reale: le spregevoli bluepill. Qualcosa di nuovo sotto il sole? Non saprei. La cosa certa è che la donna, dico dagli Incel, ossia i celibi involontari, viene descritta come un "mostro" biologico tendente a selezionare i Chad (ossia i fighi) e a scartare i poveri nerd sfigati. A parer mio un fondamento biologico sicuramente c'è: il maschio non è che sia così indispensabile alla donna, la quale, dovendo dare la vita, è più forte, resistente e sessualmente potente dell'uomo, il quale è oggetto di selezione (inconscia) in base alle sue capacità di protettore. In alcune specie animali, come ad esempio la Vedova Nera, esempio utilizzato altresì da Schopenauer, il maschio è talmente superfluo che viene ucciso dopo l'accoppiamento. Tutto questo perché la natura, mediante le sue leggi, ha deciso così. Perché quindi tutta questa frustrazione? La Natura ha anche deciso di far invecchiare le nostre cellule in modo tale da condurci alla morte. I più forti sopravvivono (e possono quindi riprodursi) a discapito dei più deboli. Quindi che c'è da stupirsi o arrabbiarsi? Darwin e Leopardi sono materiale da scuola media. Ma andiamo per ordine.

mercoledì 6 gennaio 2021

Che cos'è stato e cos'è per me Magic: The Gathering: un post personale


 
 
Dopo il divorzio dei miei, da piccolo, in un paese sperduto nella provincia di Torino, vedere il cartone dei Pokémon mi tirava molto su di morale. Avevo anche il Gameboy, sì, quello grosso come un mattone, e giocavo davvero tanto ai giochi dei Pokémon. Sia nell'anime che nel gioco c'era un mondo dove potevi parlare con tutti senza problemi, senza cose brutte o emotivamente eccessive. Le mie prime amicizie, nella scuola di quel paesino sperduto nel verde dove vivevo da mia nonna, erano nate grazie ai Pokémon. Io e i miei amici guardavamo l'anime, e ci connettavamo via cavo con i nostri monolitici Game Boy per sfidarci con i nostri mostriciattoli. Ogni volta che finivo il gioco, avrei voluto resettare la mia memoria per poterlo riniziare da capo come se non l'avessi mai giocato. Era troppo bello per un bambino. Quando passai alle carte dei Pokémon (era inevitabile!), mio padre, che aveva visto in un negozio 'ste *famosissime* carte di Magic, mi consigliò di giocare  a quello. Dopo poco tempo, avevo un mazzo starter di Settima Edizione in mano.

sabato 2 gennaio 2021

Il Vangelo secondo Matteo: Recensione

Regia: Pier Paolo Pasolini
Soggetto: Vangelo secondo Matteo
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 1964

Difficile scrivere qualcosa su un opera del genere, sulla quale è stato detto e ridetto di tutto, sopratutto negli anni della sua uscita. Non penso che comunque Il Vangelo di Pasolini sia un film religioso (la prima versione era stata addirittura girata senza alcun miracolo), né tendente così bruscamente a una propaganda marxista tout court, come molti fanno credere. Le prime cose che ho personalmente notato, frame per frame, sono una certa ricerca del misticismo nell'ordinario, e la fotografia di un continuo senso di perdita, che culmina con la crocifissione del nostro Cristo "rivoluzionario" - di fatto l'attore che lo interpreta è un comunista catalano in lotta contro il regime franchista. Gli altri attori ovviamente sono intellettuali amici di Pasolini o ragazzi delle strade, e la regia pare quasi quella di un reportage, con intermezzi naif alternati a momenti di furore mistico/esistenziale. Le parole del Cristo, doppiato da Enrico Maria Salerno, vengono enfatizzate da primi piani intensi, e scelte con molta accuratezza dal vero e proprio Vangelo secondo Matteo. Macigni come «Non accumulate tesori su questa Terra, dove tignola e ruggine corrodono, e dove i ladri sfondano e rubano; ma accumulate per voi tesori in Cielo, dove né tignola né ruggine corrodono, e dove i ladri non sfondano e non rubano», sono veri e propri moniti anti-società dei consumi: e infatti, ben lungi dai meccanicismi del rituale religioso, con tutta la sua intensità emotiva ed intellettuale, Il Vangelo di Pasolini è oggi più attuale che mai.