domenica 8 agosto 2021

Un breve aggiornamento terminologico


Dopo una proficua telefonata col mio amico G. Cannarsi, che in questo blog indossa le vesti dell'intellettuale (cosa che secondo me lui è in primis, ancor prima di essere il tanto discusso adattatore che tutti conosciamo), abbiamo di comune accordo deciso di sostituire il termine "metanarrazione" con "pseudonarrazione". Un dibattito sul termine corretto da utilizzare era già emerso nei commenti di qualche post precedente, e io di mio ho avuto bisogno di tempo per elaborare al meglio il tutto. Ciò detto, in sostanza, da una rilettura di Lyotard è emerso che lui utilizzava il termine "metanarrazioni" (o meta-recite, traducendo correttamente dal francese) per indicare ciò che ho trovato scritto qui:

 

[ La metanarrazione nella storiografia, anche conosciuta come "grande racconto o narrazione", si oppone alla teoria del postmodernismo che nega la possibilità di una spiegazione onnicomprensiva, totalizzante e armonica del procedere storico umano o della conoscenza.

Il prefisso "meta" in questo caso significa "oltre" vale a dire che i particolari avvenimenti storici vengono nel loro complesso riportati in un ambito universale. Un esempio di metanarazione può essere l'ipotesi delle tre civiltà di Arnold J. Toynbee che cerca di scoprire quali sono le forze trascendenti la storia che segnano l'evoluzione dell'umanità.

La studiosa canadese Linda Hutcheon nel 1988 analizzava una particolare forma di narrativa in rapporto con la storiografia e il romanzo storico ispirandosi alla filosofia del New Historicism, nata negli anni Ottanta in Inghilterra e negli Stati. In quest'ambito secondo lo storico John Stephens, la metanarrazione si avvale di «uno schema narrativo culturale totalizzante o globale che ordina e spiega la conoscenza e l'esperienza, cioè i suoi presupposti trascendenti, la storia (mitica o reale) che presuppone». La metanarrazione cioè, si ritrova in ogni ideologia filosofica, politica o religiosa, che nella sua visione del mondo applica una storia (mitica o reale) della quale si serve per giustificare la sua azione.

Questo concezione storiografica era già stata criticata nel 1979 da Jean-François Lyotard che notava come la condizione postmoderna o postmodernità, fosse caratterizzata da un sempre più grande incredulità verso la natura totalizzante dei metaracconti ispirati da una qualche forma di verità trascendente o universale. Con la sua opera, Lyotard chiudeva una vera e propria categoria interpretativa della società contemporanea - la società, appunto, "postmoderna" - la cui caratteristica peculiare è stata il venir meno delle grandi narrazioni metafisiche (illuminismo, idealismo, marxismo) che hanno giustificato ideologicamente la coesione sociale e ne hanno ispirato, nella modernità, le utopie rivoluzionarie. Con il declino del pensiero totalizzante si è aperto, secondo Lyotard, il problema di reperire criteri di giudizio e di legittimazione che abbiano valore locale e non più universale.]

 

Tenendo quindi a mente che le metanarrazioni per Lyotard sono i grandi ideali del passato, in un certo senso la metafisica di cui lo stesso Nietzsche aveva decretato la fine mediante la sua famosa asserzione "Dio è morto", utilizzare lo stesso termine per delle narrazioni simulacro mutuate da prodotti di intrattenimento può essere fuorviante. Se volessi mai scrivere un libro su queste narrazioni di cui noi consumatori siamo imbevuti sin da piccoli, non potrei chiamarlo "le metanarrazioni della postmodernità", perché sembrerebbe un approfondimento su ciò che aveva scritto Lyotard e non un suo superamento/aggiornamento confacente alla nostra epoca. Il mio ipotetico libro quindi dovrebbe per forza di cose chiamarsi "Le pseudonarrazioni della postmodernità", e qui il tutto quadrerebbe, perché le pseudo narrazioni sono quelle "piccole narrazioni" che sono false,  illusorie (pseudo), ma altresì simulacrizzate e posticce. Ho quindi provveduto a cambiare l'incipit del post che ha inaugurato questo tipo di riflessioni, ossia questo, e a modificare la terminologia nei post che la utilizzano nel senso da me inteso. I commenti, essendo troppi,  spesso solipsismi individuali di un certo utente che tollero molto controvoglia al fine di consolidare le mie capacità spirituali, non riesco a correggerli: un eventuale nuovo lettore che si trovasse confuso potrebbe comunque scrivermi e gli linkerò questo aggiornamento. Nei commenti quindi permarrà l'equazione metanarrazioni = pseudonarrazioni, ma in futuro userò soltanto la seconda definizione al fine di evitare confusione. Si era anche pensato di utilizzare il termine "quasinarrazione", ma una terminologia del genere ha senso in inglese e in un contesto affine alle scienze dure ("the quasi-circular correction to the orbit of a Black Hole Binary", per fare un'esempio). Buone riflessioni sociologiche a tutti. 


NB: In questo post definisco in modo esatto tutte le varie terminologie, contestualizzandole.

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