giovedì 2 aprile 2026

Rivedere Megazone 23 nel 2026


"Il mondo sta cambiando, non sarà più possibile vivere facendo ciò che ci piace", ammette a un certo punto uno dei personaggi di Megazone 23, un OVA che un Io abbastanza diverso da quello attuale aveva recensito molti anni fa. Il cartone animato, o anime che dir si voglia, è un prodotto degli anni ottanta, gli anni della guerra fredda e del (fittizio) boom economico giapponese, la cosiddetta baburu keiki, per chi volesse approfondire. La storia è questa: Shogo è un ragazzotto che si muove per una vibrante,  colorata e caotica Tokyo anni ottanta; a un certo punto entra per caso in possesso di una gigantesca moto in grado di trasformarsi in un robottone, un'arma segreta sviluppata dal governo; poi vabbè, conosce la bella Yui, la tipica ragazza che la darebbe volentieri a un vecchio pur di avere una parte in un film di serie B (trattasi di una questione etologica, diciamo). Messa così sembrerebbe una roba banale, e in effetti 'sto Megazone 23 un qualcosa di banale lo è, dico almeno a livello di sceneggiatura (come mai i militari ammazzano la ragazzina che gira il film amatoriale sulla supermoto di Shogo ma lui è praticamente libero di tenersela e di farci ciò che vuole? Boh!). La cosa che nel duemilaventisei colpisce duro, comunque, è la seguente: la Tokyo in cui si muovono i personaggi, o meglio,  il mondo di benessere e prosperità in cui avvengono le vicende, di fatto è una simulazione gestita da un supercomputer, il cosiddetto Bahamut (e no, Matrix non esisteva ancora nel 1985). E  il mondo reale è cosa ben diversa dall'illusione: la Tokyo dei miracoli economici di Shogo e dell'arrapata Yui è un  simulacro contenuto all'interno di un'astronave gigantesca i cui militari, gli unici a conoscere il segreto di Bahamut, sono in perenne lotta contro indecifrabili forze aliene. Una volta che Bahamut viene spento dagli uomini di guerra e potere, ed ergo il velo di Maya squarciato, Shogo, Yui e compagnia brutta devono imparare a fare i conti con un mondo completamente diverso da quello a cui erano abituati. Ma non ne hanno gli strumenti, sono stati colti alla sprovvista.  
 
Il rewatch di certo ha solleticato l'otaku sopito in me: la idol strafiga Eve che vive nei dati, le musiche cazzutissime, i disegni tutti a mano e i personaggi che hanno la fortuna di cazzeggiare in un mondo in cui non esisteranno mai Jeffrey Epstein, Mark Zuckerberg, Elon Musk, Jeff Bezos e compagnia. Le animazioni poi non ne parliamo, sono strepitose per l'epoca: i soldi per  pagare eserciti di animatori di certo non mancavano. Ma come dicevo, è l'allegoria che colpisce. Il discorso del mondo che pensi sia in un certo modo ma  poi è tutt'altro. 
 
 
A sarà düra, cumpà 
 
 
Volendo fare un discorso più generale, c'è stata un'Italia pre e post governo Monti, me lo ricordo bene Borgo San Paolo prima e dopo la crisi dei subprime. Nei miei raccontini adolescenziali, infatti, i personaggi si muovono in una Eliottana wasteland, questo è certo, tuttavia pensano alle Magic, a Evangelion e ragionano come se quella crisi non ci fosse mai stata. Eppure a quei tempi si stava molto meglio rispetto ad adesso (basta pensare che mia madre di fatto mi manteneva da sola, con un semplice lavoro di contabile, una cosa che sarebbe impossibile al giorno d'oggi). Diciamo pure che l'Occidente è sempre stato come la Tokyo di Megazone 23, soltanto che il nostro Bahamut è stato via via spento nel corso degli anni, vuoi per il servilismo della nostra classe politica nei confronti degli USA, vuoi per le congiunzioni astrali e gli dèi falsi e burgiardi, vuoi per una dannosa mescolanza di classismo, cristianesimo e provincialismo (qualcuno ha detto fascismo?) da sempre incisa nell'italico genoma. Ma è soltanto con la pandemia globale che l'astronave dispersa nello spazio della cruda verità s'è dovuta rivelare per intero ai nostri occhi. E poi la guerra in Ucraina e Gaza; Trump e l'amico suo che attaccano quello che fu l'antico regno di Persia, facendo schizzare la benzina a due euro al litro e spingendo ulteriormente l'inflazione. Il sogno europeo del Mortazza e di altri babbi come lui ormai ridotto a barzelletta; la Germania che si riarma e riempie le strade di soldati e volantini che invitano all'arruolamento, mentre i giovani, giustamente disinteressati a diventare carne da cannone per i potenti, manifestano, ingoiano pastigliette colorate e leggono One Piece. Di fatto siamo in una terza guerra mondiale, certo, la classe media è alla cinghia, però oh, vuoi mettere comprare a rate Alexa su Amazon, che tanto ci fa compagnia? O un piccolo mutuo per un monolocale a Milano, cosicché dopo le venti ore di lavoro per una busta paga iper tassata che a malapena basta a coprire affitto e bollette ci si può pigliare l'apertivo? E per il resto c'è il prestito Findomestic, ovvio. I coinquilini con cui fare le orgette, una stanzetta minuscola a partire da settecento euro (se tutto va bene). E sempre tutti col sorriso, siamo nella miglior epoca possibile, anche se gli operai dell'antica Pirelli erano decisamente messi meglio, almeno i padroni gli davano la casa e lo Stato costruiva vagonate di case popolari che venivano poi svendute ai terroni. Ma quanto è attuale Megazone 23, madò! Dico così perché sono proprio queste immagini di inconsapevole indigenza sociale a essermi saltate in mente quando ho visto la scena con Shogo e Yui che se ne stanno nudi a letto tutti beati nel post scopata e poi ops, per la strada ci stanno i carri armati, ma come mai? Vivevamo nella migliore epoca possibile, diamine! E allora fanno finta di niente, perché di fatto non possono fare niente: certo, Shogo può provare a fare un po' il fenomeno con la moto robbò, ma le mazzate dai militari se le prende comunque, mica è un boomer come Mazinga. Perché i tempi sono diventati improvvisamente duri, il gioco è finito. E a dei tempi duri, così pieni di vizi come si è, ci si ritrova impossibilitati a reagire. Ci si ritrova soli, incapaci di coesione perché la coesione era ed è una cosa da poveri, perché soltanto i poveri abbisgnano di un vicendevole aiuto, il lusso della solitudine è una roba da privilegiati. Oppure, ancora peggio, gli schiavi si mettono a ragionare come i padroni. Dov'è finito l'happy consoomerism in cui tutti si era come la famiglia del Mulino Bianco? Dove sono finite la tranquillità e la sicurezza? Dov'è finito il futuro? E quindi ecco che la nostalgia prende sempre più piede (sono i potenti che vogliono inculcarvi la nostalgia per non farvi ribellà, avrebbe detto il Frusciantone, che qui ricordo con il massimo affetto). E la tendenza al rifugio, la narrazione ripatoria, il gingillo dell'adolescenza felice, Seita che lascia morire la sorellina perché per le cose brutte non ci è per niente portato. "Il mondo sta cambiando, non sarà più possibile vivere facendo ciò che ci piace". E fare ciò che non ci piace sta diventando pure un lusso, aggiungerei, mie care persone e personaggi di cartone. 

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