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giovedì 7 maggio 2026

Le gesta della cumpa di Borgo San Paolo - Terzo Episodio


Che cos'è la società?

“Tu un giorno dovrai diventare potente, perché soltanto diventando potente potrai inculare gli altri evitando di essere inculato tu stesso” mi dice mio padre mentre passeggiamo sotto il porticato di corso Vittorio e le nostre ombre sembrano allungarsi indefinitamente sul lastricato. A un certo punto un  passante, un uomo di mezza età senza denti col cappellino, lo riconosce, lo ferma e dopo qualche convenevole gli dice che suo figlio lavora in banca, che porta a casa dei gran bei soldoni. “Il mio invece nuota come un pesce, dovresti vederlo come nuota” ribatte subito mio padre dandomi una pacca sulla spalla. “E suona pure la chitarra, eh!”.
“Allora può suonare le serenate, sì! Le serenate alla fighe!” dice allora il vecchio senza denti col cappellino, contorcendo il suo volto sparuto in un sorriso come se volesse dimostrare che anche uno zombie può essere allegro.
“Mio figlio è pieno di figa, sì! Non è mica ricchione! Tutte dietro gli vanno!” rinforza allora mio padre pur sapendo che sono vergine e che con le ragazze non ci ho mai saputo fare.

giovedì 2 aprile 2026

Rivedere Megazone 23 nel 2026


"Il mondo sta cambiando, non sarà più possibile vivere facendo ciò che ci piace", ammette a un certo punto uno dei personaggi di Megazone 23, un OVA che un Io abbastanza diverso da quello attuale aveva recensito molti anni fa. Il cartone animato, o anime che dir si voglia, è un prodotto degli anni ottanta, gli anni della guerra fredda e del (fittizio) boom economico giapponese, la cosiddetta baburu keizai, per chi volesse approfondire. La storia è questa: Shogo è un ragazzotto che si muove per una vibrante,  colorata e caotica Tokyo anni ottanta; a un certo punto entra per caso in possesso di una gigantesca moto in grado di trasformarsi in un robottone, un'arma segreta sviluppata dal governo; poi vabbè, conosce la bella Yui, la tipica ragazza che la darebbe volentieri a un vecchio pur di avere una parte in un film di serie B (trattasi di una questione etologica, diciamo, forse non c'entra lo spirito del tempo). Messa così sembrerebbe una roba banale, e in effetti 'sto Megazone 23 un qualcosa di banale lo è, dico almeno a livello di sceneggiatura (come mai i militari ammazzano la ragazzina che gira il film amatoriale sulla supermoto di Shogo ma lui di fatto è libero di tenersela e di farci ciò che vuole? Boh!). La cosa che nel duemilaventisei colpisce duro, comunque, è la seguente: la Tokyo in cui si muovono i personaggi, o meglio,  il mondo di benessere e prosperità in cui avvengono le vicende, di fatto è una simulazione gestita da un supercomputer, il cosiddetto Bahamut (e no, Matrix non esisteva ancora nel 1985). E  il mondo reale è cosa ben diversa dall'illusione: la Tokyo dei miracoli economici di Shogo e dell'arrapata Yui è un  simulacro contenuto all'interno di un'astronave gigantesca i cui militari, gli unici a conoscere il segreto di Bahamut, sono in perenne lotta contro indecifrabili forze aliene. Una volta che Bahamut viene spento dagli uomini di guerra e potere, ed ergo il velo di Maya squarciato, Shogo, Yui e compagnia brutta devono imparare a fare i conti con un mondo completamente diverso da quello a cui erano abituati. Ma non ne hanno gli strumenti, sono stati colti alla sprovvista.  

lunedì 16 febbraio 2026

Mr. Robot: una recensione trollina


Gli Epstein files sono ormai cosa pubblica: rilasciati questo mese dal dipartimento di stato degli U.S.A., hanno di fatto riconfermato per l'ennesima volta l'antropofagia del potere in tutte le sue accezioni più scabrose e rivoltanti (certo, qua in Italia ce ne fottiamo abbastanza perchè siamo tutti un po' provincialotti e pensiamo soltanto al nostro circolino o all'erba di quello di fronte, però in America le cose stanno diversamente). Sembra tra l'altro che in una email di Epstein del duemilaundici si faccia riferimento a una conversazione avuta da quest'ultimo con Bill Gates in merito al "come far fuori i poveri per intero", in pieno stile Kappa di Akutagawa (non per niente nel qui presente articolo, ancora prima della pubblicazione degli Epstein files, mi ero chiesto: Chissà se gli inutili schiavi che verranno, una volta diventati soltanto un peso per i padroni, verranno pure loro trucidati). Questi ragionamenti deve averli fatti anche Sam Esmail una decina di anni fa, tant'è che Mr. Robot è una serie che parla di hacker anarchici, di megacorporazioni onnipotenti, di supermega ricchi che giocano a fare Dio ricadendo tuttavia nei soliti schematismi mentali innescati dall'umano, troppo umano contrasto tra il principio del piacere e il principio di realtà: le strategie di sopravvivenza di cui quel genio che (era) Ikuhara Kunihiko; il cosiddetto coping, come si direbbe nell'oggidì. 

sabato 24 settembre 2016

Suicide Club: Recensione del film

Titolo originale: Jisatsu Sākuru
Regia: Sion Sono
Soggetto: Sion Sono
Sceneggiatura: Sion Sono
Musiche: Tomoki Hasegawa
Casa di produzione: For Peace Co. Ltd., Omega Project
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 2001


Tōkyō, primi anni Duemila. Una squadra speciale della polizia indaga su una tendenza che sta prendendo piede negli ultimi tempi tra i giovani Giapponesi: quella di mettere in atto dei veri e propri suicidi di massa, in cui nutriti gruppi di adolescenti si tolgono la vita con una sconcertante quanto agghiacciante indifferenza, nelle modalità e nei luoghi più disparati. Credendo che dietro a tutto ciò ci sia un vero e proprio culto istigatore, il detective Kurada – indirizzato da una ragazza nota sulle community online con il nickname di Kōmori ("Pipistrello") – inizia a seguire la pista di un misterioso sito internet che riporta quotidianamente il numero delle vittime; nel frattempo un nuovo gruppo j-pop composto da cinque ragazzine inizia a fare le sue prime apparizioni televisive, riscontrando in tutto il Giappone un successo clamoroso.

sabato 11 giugno 2016

Paranoia Agent: Recensione

Titolo originale: Mousou Dairinin
Regia: Satoshi Kon
Soggetto: Satoshi Kon
Sceneggiatura: Seishi Minakami
Character Design: Masashi Ando
Musiche: Susumu Hirasawa
Studio: Mad House
Formato: serie televisiva di 13 episodi
Anno di trasmissione: 2004


Nel dicembre del 2000 un diciassettenne di Tokyo, subito dopo aver litigato col padre, uscì di casa munito di mazza da baseball e aggredì otto passanti a Shibuya, in preda a un letale miscuglio di rabbia e frustrazione. Sulla base di questo fatto di cronaca, Satoshi Kon decise di creare la sua prima – e purtroppo ultima, causa prematura morte – serie televisiva, “Paranoia Agent”, il canto del cigno di quel cupo e psicologico filone della Nuova Animazione Seriale (NAS) introdotto da “Evangelion” a metà anni novanta, nel quale temi adulti come la critica alla società giapponese, l'alienazione giovanile, la perdita di riferimenti fissi indotta dalla postmodernità et similia venivano di sovente coadiuvati da una regia molto sofisticata e d'autore.
“Paranoia Agent” parla di una psicosi collettiva che viene esternata mediante la simbolica apparizione di shounen bat, inquietante ragazzino dotato di mazza da baseball il quale, nel momento di massima tensione psicologica di un personaggio, ne cancella il disagio esistenziale mediante un salvifico e brutale colpo in testa, che con macabra ironia allevia la sofferenza e l'alienazione della “vittima”. 

sabato 2 aprile 2016

Aum Shinrikyo: considerazioni e spunti di riflessione


Quando la postmodernità arriva, lascia un grande vuoto nell'animo delle persone. C'è chi cerca di riempirlo sedandosi attraverso droghe, violenze gratuite e festini a luci rosse, oppure uccidendo - in modo premeditato e minuziosamente pianificato - una persona a martellate senza alcun motivo coerente, soltanto per provare l'emozione di torturare e di togliere la vita ad una persona innocente, come testimonia la nostra attuale cronaca giornaliera; c'è chi diventa un maniaco ossessivo-compulsivo dei social network, sempre in attesa di ricevere una notifica da parte di persone che manco conosce; c'è chi diventa un consumatore incallito che spende la maggiorparte del suo stipendio in oggetti inutili. Ma i casi più eclatatanti conseguenti alla morte delle ideologie - «gli ideali della piazza sono diventati gli ideali delle camere da letto, delle vogliuzze derivanti da passioni tristi», dice Galimberti -  non sono i suddetti casi da manuale, bensì gli attentati terroristici mossi nel cuore della civiltà "avanzata" da violente sette prodotte dal benessere e dalla mancanza di finalismo tipici della società postmoderna. Senza scomodare fatti di cronaca più recenti, mi preme approfondire il grande prototipo di questo tipo di organizzazioni, ovvero la setta otaku Aum Shinrikyo (alias "La suprema verità dell'Aum"), che nel 1995 terrorizzò il Giappone con l'epocale attentato alla metropolitana di Tokyo a base di gas Sarin.