La scrittura in Italia è sempre stata una cosa prevalentemente relegata alla borghesia. I salotti bene, lo scrittore famoso tra i parenti o il padre regista o giornalista che ti lanciano, la scuola Holden con i suoi costi di iscrizione da capogiro, i sofismi televisivi alla Baricco costruiti apposta per ultracinquantenni annoiate mogli di ingegneri, dottori o industriali. In Italia, quindi, per uno scrittore non appartenente alla borghesia o ai salotti giusti è molto difficile emergere (e soprattutto farsi capire). Al premio Calvino dell'anno scorso, forse a causa di un bug del sistema, ha vinto un camionista, con il suo romanzo autobiografico; ma per il resto, essendo i concorsi e l'editoria che conta gestiti dall'establishment, ossia professori universitari o industriali, a parte rari miracolati la cooptazione è molto difficile. Abbiamo quindi scrittori come Giorgio Falco o Vitalino Trevisan, che esordiscono abbastanza tardi dopo innurevoli difficoltà editoriali e una vita passata a barcamenarsi tra la scrittura e i lavori più umili e disparati; a mio avviso questi due, il secondo morto suicida quattro anni fa, sono gli esponenti contemporanei più importanti di un tipo di letteratura che non viene dall'establishment ma dal basso, dal lavoro nudo e crudo; un tipo di letteratura del tutto alieno ai circoli letterari che contano, ai drammi middle class da serie televisiva e alle mode culturali del momento (mode che quasi sempre sono di importazione anglosassone).
Nel suo capolavoro "Ipotesi di una Sconfitta", in cui vengono sfoggiate una grande maestria del linguaggio e della scrittura, Falco si prende in carico l'onere di buttar giù un'autobiografia chirurgica, spietata, utilizzando se stesso come sintomo della "nevrosi politica ed economica" del nostro paese. Figlio di un impiegato dell'Atm col "posto fisso" all'antica, Falco, appartenente alla cosiddetta "generazione X", i figli di quei baby boomer che ora invadono le RSA, si ritrova ad essere l'Agrimensore K. nel Castello diroccato di un'Italia che, incapace di rinnovarsi dopo il boom economico, è stata in grado di assimilare il peggio dal passato fascismo e il peggio dal modello anglossassone per auto seppellirsi sotto tutti gli aspetti, da quello economico a quello sociale. Non essendo un millennial Falco non ha grandi ambizioni o titanismi da fase orale freudiana, né muore dalla voglia di uccidere o di "assorbire" il padre. Semplicemente fa il suo: lascia l'università perché, come dargli torto, la trova ridicola; si imbarca poi in una sequenza di lavoretti e sotto lavoretti precari, tentando (e infine riuscendo, è pur sempre un X) di rendersi indipendente. Stampa le spillette dei Duran Duran e di papa Wojtyla, due entità del suo tempo accomunate dal fatto di essere degli idoli anticomunisti ("Karol Wojtyla agiva come uno sportivo, uno di quei maratoneti che si accasciavano al suolo e baciavano la terra dopo una vittoria. Karol Wojtyla baciava la terra come un tennista, non come un religioso. Aveva vinto la sua battaglia contro il comunismo, ma aveva distrutto la Chiesa, o peggio, l'aveva ridotta all'irrilevanza"); vende scope di saggina nera della Jugoslavia per un'azienda sulla via del fallimento incapace di reggere la pressione della globalizzazione; lavora in nero presso due fratelli abruzzesi che, una volta morto incidentalmente il direttore generale, lo assumono soltanto perché si cagano sotto di eventuali controlli della finanza; fa il magazziniere in un grande punto vendita prendendosi quelle due ore di chiusura tra turni massacranti per leggere qualche libro. Pian pianotto, tra un lavoro di merda e l'altro, Falco si accorge che il suo paese sta transendo in un nuovo tipo di capitalismo, un capitalismo della scarsità e della perfomance spinta. Quando approda in un grande colosso della telefonia come impiegato, Falco descrive le dinamiche tipiche del mondo corporate, il sistema/azienda che, nonostante la patina ipocrita, sfrutta le nevrosi personali dei lavoratori per massimizzare il profitto. Ed ecco quindi l'emblematica Solo Cattiveria, la teamleader anoressica frustrata sessualmente che dà tutta se stessa per la Produzione, una soldatessa indottrinata dal fascismo aziendale che, fissando alienata lo schermo del computer, scava col cucchiaino dentro un vasetto di yogurt semivuoto, il suo unico pasto nelle dodici ore lavorative; i colleghi che si comportano da predatori con i subordinati diventando poi prede dei superiori; il gioco del tutti contro tutti, la guerra tra poveri perché la solitudine e il vuoto di senso necessari alla Produzione conducono immancabilmente al solipsismo e all'aggressività; l'alienazione e la ripetitività delle mansioni al computer, in cui l'individuo informatizzato e quindi spersonalizzato si riduce a essere un mero oggetto di business, uno username nei fogli Excel di project manager disposti a uccidere qualcuno per una progressione di carriera che mai arriverà. "L'azienda chiedeva a Solo Cattiveria di essere se stessa, incassava i frutti della cattiveria personale e le lasciava la responsabilità della cattiveria, ricompensandola per questo: comprava il tempo e la sua personalità, lei obbediva alla cattiveria del sistema aziendale aggiungendoci la propria. A volte immaginavo la sua vita qualora avesse perso il lavoro. Verso chi avrebbe potuto rivolgere la sua cattiveria? Il marito? I figli? I genitori? I suoceri? I vicini di casa? I passanti?".
A questo punto Falco, per non impazzire, si mette a scrivere (come lo capisco, il poveretto). Miracolosamente riesce a pubblicare con Einaudi e sui giornali inizia a circolare qualche trafiletto in merito a questa criptica e immorale "letteratura del lavoro", della quale lui è diventato uno degli autori di punta. Di conseguenza i colleghi lo riconoscono, i capi vengono informati e lui declassato: l'artista diventa subito uno scarto aziendale, un corpo estraneo da tenere sotto osservazione. Falco allora si rivolge ai sindacati, ma il loro apporto alla sua causa è nullo: a questo punto la discensione sociale dello scrittore continua fino a quando, dopo essere stato subappaltato in un call center, decide di rinchiudersi in uno sgabuzzino aziendale senza mai uscire: se gli scapperà da pisciare, piuttosto di incontrare i colleghi al cesso, farà la pipì in una bottiglia di plastica. In pratica Falco striscia il badge la mattina presto, quando non ci sono colleghi in giro, e si rinchiude in Sgabuzzis, così viene soprannominato lo sgabuzzino, con il suo nuovo teamleader che lo lascia fare siccome non averlo tra i piedi è meglio per la Produzione e per tutti. In questo modo, in diciotto mesi di Sgabuzzis, Falco scrive il romanzo La Gemella H, sempre edito da Einaudi. L'auto-licenziamento del vecchio teamleader comporterà poi il licenziamento dello stesso Falco, che si ritroverà a fare lo scrittore a tempo pieno, lavoro tuttavia non sufficiente al proprio sostentamento. Nella parte finale del libro Falco descrive la premiazione come finalista al Campiello della Gemella H (il Campiello è un noto e prestigioso premio letterario organizzato da industriali veneti). Verranno dette frasi a effetto su un connubio tra industria e scrittura ed etica che in realtà non può esistere; il giornalista televisivo famoso che presenterà i lavori dei finalisti si dimostrerà essere più importante degli scrittori stessi, che verranno redarguiti dalla direzione per il loro abbigliamento; il momento culturale manco a dirlo diventerà un mero riempitivo e Falco, nuovamente, si troverà in una situazione alienante in cui la Produzione sarà l'unico vero attore in gioco. Ma Falco, come dicevo, non è un millennial e si accontenta così, i soldi del Campiello se li brucerà in scommesse e tanti saluti. Finisce a questo modo Ipotesi di una Sconfitta, la grottesca pietra tombale sul pianeta culturale, politico e lavorativo italiano. D'altronde la morte, l'autoconsunzione, è la strada che ha scelto l'Occidente tutto, tant'è che in un passaggio sfuggente del libro è la madre stessa di Falco a squarciare il velo di Maya con una semplice frase: "Cosa vogliono fare con tutta questa tecnologia? Inventare la morte?". E questo è tutto, direi.
Non sono molto d'accordo con l'incipit dell'articolo, o meglio, non comprendo il tono critico. Il romanzo moderno è una forma di espressione borghese, che comporta il passaggio dalla poesia e dall'epica eroica alla narrazione dell'uomo comune. Già se si vedono gli antecedenti si nota questa tendenza: a fare poesia, spesso epica, sono gli aristocratici Cavalcanti, Dante, Tasso, Ariosto ecc, mentre a una prosa realistica si dedica il mercante Boccaccio. Il dislivello qualitativo tra il romanzo ottocentesco italiano e quello inglese o francese è dovuto proprio all'assenza di una borghesia forte nella nostra penisola, un problema ridotto nel primo '900, quando infatti saltano fuori grandi autori (borghesi) come Moravia o Pirandello.
RispondiEliminaComunque sia, non so quanto senso possa avere come categoria sociale "la borghesia" in un periodo storico in cui un operaio e un professore hanno la stessa istruzione di base e lo stesso stipendio, conducono lo stesso stile di vita, consumano gli stessi prodotti e desiderano le stesse cose.
La borghesia è un fattore generazionale e relegato ai circoli esclusivi. Chiaro che un ingegnere millennial non prenderà quanto un ingegnere baby boomer infilato in qualche super appalto dagli amici democristiani.
Elimina"un operaio e un professore"
Tu intendi un professore delle superiori, un ordinario in lettere, e quindi la borghesia che intendo, piglia 5/6k per parlare magari di Moresco che non essendo "borghese" fa la fame.
Ah certo, con questa accezione ristretta comprendo meglio.
EliminaMoresco credo sia ostacolato anche dal fatto che i suoi libri principali risultano piuttosto complessi anche a quei quattro gatti che in Italia ancora leggono autori di medio-alto livello come Mari, Siti o Starnone (in ordine decrescente di difficoltà). Confesso che anche io, quando ho visto in libreria il Canto del buio, ossia il suo ultimo mattone di seicento pagine venduto a quasi trenta euro, ho fatto finta di niente.
Sì, era per fare un esempio. In Francia ad esempio nonostante la prolissità un Moresco riuscirebbe comunque a campare, quindi di nuovo, in Italia la letteratura è roba prevalentemente da borghesi.
EliminaSono assolutamente d'accordo con quanto scritto dall anonimo di cui sopra, siamo tutti "poveri" purtroppo. Ma convengo che la generazione Z ha una marcia in più...ha affondato la Meloni e non è poco..
RispondiEliminaLe classi sociali italiane sono sottoproletariato (i nullatenenti), proletariato, middle class, borghesia e i milionari. Il commento dell'anonimo sopra confonde borghesia con middle class. Non siamo tutti poveri: siamo in tanti a essere poveri, ovvio; di certo grazie alla globalizzazione e alle politiche fallimentari degli ultimi 30 anni siamo più poveri di prima ecc. Ma ci sono anche molti, ma molti privilegiati. La middle class si è impoverita e infatti, ritornando in topic, una coppia di impiegati magari col mutuo o con l'affitto a carico non può di certo pagare la retta della scuola Holden al figlio e nel mentre mantenerlo. I borghesi invece possono farlo. E dato che la scuola Holden ad esempio aiuta molto a vincere o a essere menzionati nei concorsi letterari, che la maggiorparte delle volte sono indispensabili a un esordiente per pubblicare decentemente, di fatto la middle class e le classi inferiori vengono tagliate fuori dalla competizione, a meno di casi rari come ho scritto.
EliminaIo sono l anonimo antipatico. Per ora ho letto l incipit e mi sembra abbastanza fondato su una visione parziale della realtà, tipo quella che vuole le ragazze belle superficiali, stupide o troie e quelle bruttine o medie con qualità emotivo-intellettuali migliori. Roba da genealogia della morale.
RispondiEliminaIl primo nome che mi viene in mente era quello di un certo Jonathan scrittore disagiato, che cercando pare si chiami Jonathan bazzi.
Però è pieno di disagiati che vendono
I libri costano poco, li comprano anche i disagiati. Ci vuole qualcuno che parli a loro.
Il poveraccio portoricano per alcuni disagiati, il Jonathan bazzi per altri disagiati. Funziona così no, si fanno piu soldi guadagnando 1 euro da 100.000 utenti che 50euro da mille
Il mercato attualmente è fondato sulle masse. Sui mentecatti. Da disagiato a disagiati.
RispondiEliminaUn disgraziato che può parlare a milioni. Per questo l'eccezione vera e il diamante è Pietro castellitto, perche non scrive per le masse sottoproletarie
Questo libro sembra davvero interessante, probabilmente lo recupererò. Sono felice comunque che, nonostante la mediocrità del mondo in cui viviamo, escono ancora libri degni di considerazione e lettura.
RispondiEliminaSì, Falco è un scrittore con la S maiuscola.
EliminaBene, sono felice di aver conosciuto un nuovo e valido scrittore.
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