James Tiptree Jr. in realtà è una donna, un'autrice di fantascienza che pubblicava racconti e romanzi sotto pseudonimo maschile quando quel tipo di letteratura era al suo apice (ossia il periodo che va dagli anni settanta alla fine degli anni ottanta). Di lei, in Occidente, a parte qualche femminista interessata più a politicizzarla che a comprenderla, nessuno si ricorda nulla: in effetti, come scrittrice, inutile nascondersi dietro a un dito, la Tiptree fa un po' cacare. Questo perché, a parer mio, nonostante le sue storie siano insolite, oscure e conturbanti per il loro tempo, purtroppo, come faceva notare il buon Céline, la letteratura è innanzitutto una questione di stile, e lo stile della Tiptree è abbastanza anonimo, fumettoso e scadente. Ciononostante, in Giappone, almeno presso quella generazione di "adulti" che la leggeva negli anni ottanta, la Tiptree è un mostro sacro. Questo perché nella sua raccolta di racconti The Starry Rift è presente un lolicon drama dalle venature kamikaze, ossia The only neat thing to do ("L'unica cosa pulita da fare"). In questo caso, la cattiva scrittura della Tiptree, oltre ai personaggi e alle tematiche del racconto, fa molta presa sui giapponesi: The only neat thing to do, con i suoi dialoghi ridicoli con tanto di onomatopee nel parlato, di fatto è un manga che avrebbe potuto nascere dalla penna di una Takemiya Keiko a caso, e infatti la copertina della vecchia edizione giapponese del libro, come si vede dall'immagine che ho messo in intestazione, parla chiaro. Inutile dire che questo libretto sia finito nelle mani di lolicon acclamati come Anno Hideaki, creatore di Evangelion, o Kitoh Mohiro, creatore di Narutaru; ma prima di parlare di giapponesate andiamo per ordine e riassumiamo un attimo la trama.
Coati è una quindicenne bionda con gli occhi verdi molto carina o kawaii che dir si voglia; nell'epoca in cui vive, il futuro remoto dell'umanità, sogna di diventare un'esploratrice spaziale. Un giorno il padre decide di comprarle una piccola astronave che può compiere balzi nell'iperspazio (l'avrà ordinata su Amazon X.0?) e, come se non bastasse, le lascia libero accesso alla sua carta di credito/Paypal interstellare. Coati allora non ci pensa due volte a recarsi in viaggio di nascosto verso uno dei punti più pericolosi della galassia, la cosiddetta Frattura. Dopo un balzo iperspaziale in cui ovviamente deve criogenizzarsi e sospendere le proprie funzioni vitali per evitare che a velocità prossime a quelle della luce i suoi organi si comprimano, Coati trova un cilindro-messaggio vagante e decide di prelevarlo per vedere se qualcuno ha bisogno di aiuto. Mettendo il nastro contenuto nel cilindro all'interno del mangiacassette della sua astronave, Coati ha modo di ascoltare il rapporto della squadra di rifornimento e ricognizione formata da due esseri umani, Boney e Co, che dicono cose incomprensibili e sembrano essersi smarriti su qualche pianeta lì vicino. A un certo punto, tuttavia, Coati sente una voce dentro di sé: è Sylobene, una creatura aliena microscopica contenuta nel cilindretto che l'ha infettata come un virus, andandosi a piazzare nel suo cervello. Incredibile ma vero, dato che Sylobene è pure lei ggiuovane e parecchio gentile, le due finiscono per fare amicizia: ebbene sì, una ragazzina che diventa la migliore amica di un'entità aliena che sta facendo non si sa cosa al suo cervello. Il rapporto in men che non si dica diventa morboso: per ingraziarsi Coati ovviamente Sylobene può farla arrapare o farle provare sensazioni vicine all'orgasmo (quindi per poco ci scappa la sgrillettata cosmica). Le due amichette a questo punto decidono di andare sul pianeta dove si sono persi Boney e Co, un pianeta che Sylobene conosce benissimo perché di fatto è il suo: la specie aliena, stando a ciò che Sylobene racconta a Coati, vive in simbiosi con grandi mammiferi zannuti; ma da quando da quelle parti son passati Boney e Co, perché no, gli alieni hanno provato a parassitare qualche cervello umano. Ma senza fargli niente di male, certamente, perché Sylobene e i suoi sono tutti molto ben educati e non amano mettere a disagio coloro che li ospitano. Tuttavia, una volta giunta sul pianeta, Coati, con gran rammarico di Sylobene, vede Boney e Co ridotti praticamente a due bestie insensate, sporche e sbavanti, tutte intente a praticare la sodomia. Il fatto è che la specie aliena si deve riprodurre, e per riprodursi produce spore che vanno poi a distruggere la corteccia celebrale. Sylobene pensava di farcela a nascondere a Coati questo segreto, pensava di poter rimanere eternamente innocente, e invece no, anche il cervello di Coati è destinato ad andare in putrefazione. A questo punto la ragazzina avvisa la Terra e, per proteggere i suoi abitanti e in un certo senso la stessa dignità umana, decide di andarsi a schiantare a tutta velocità contro il Sole di quel pianeta. Sylobene la asseconda e, pur avendo la possibilità di bloccarle le terminazioni nervose immobilizzandola, si suicida insieme a lei. Ed è così che la loli entusiasta e idealista va a immolarsi per la salvezza del genere umano, in modo quasi cristologico. A voi weeb questa scena ricorda qualcosa?
Ebbene sì, Coati altro non è che Yui Ikari, la madre di Shinji Ikari che si auto immola entusiasticamente, per propria scelta (inizialmente Sylobene non obbliga Coati a ospitarla), per il bene superiore dell'umanità (Yui lo fa davanti al figlio; Coati nel nostro caso in contatto radio col padre). La storia di Coati e Sylobene viene poi ripresa moltissime volte in altri manga e anime giapponesi, basta pensare ai mostri di Narutaru che a lungo andare risucchiano il cervello dei loro padroni, o alle coesistenze morbose tra la creatura aliena e la loli di turno (la prima di queste cagate che mi viene in mente è Alien 9). D'altro canto, in una cultura basata sullo Shinto col suo culto della natura e della giovinezza tout court, in assenza di figure cristologiche di riferimento (il Buddha è un po' privo di appeal sessuale, diciamolo) la loli che diventa salvatrice dell'umanità ha un certo peso nell'immaginario collettivo (e qui mi viene in mente anche la seconda serie di Corazzata Spaziale Yamato). Chiusa comunque la parentesi "Giappone", volendo parlare della novel in sé stessa, è chiaro che sia stata scritta da una persona molto disturbata. Quello che succede a Coati, di fatto, è assimilabile a un disturbo schizoide della personalità: Sylobene potrebbe benissimo essere il tentativo da parte dell'autrice di dare un volto a una malattia mentale dissociativa, e ci metto la firma che la Tiptree avesse questo tipo di disturbi, tant'è che nell'ottantasette, due anni dopo la scrittura di The neat thing to do, la scrittrice imbraccia il fucile, spara al marito e poi si spara un colpo in testa. Anche in questo caso The neat thing to do, la cosa pulita da fare, per la Tiptree così come per il suo personaggio Coati, è stata scegliere la morte.



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