Visualizzazione post con etichetta BONES. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta BONES. Mostra tutti i post

sabato 10 ottobre 2015

Eureka Seven: Recensione

Titolo originale: Kōkyōshihen Eureka Seven
Regia: Tomoki Kyoda
Soggetto: BONES, Dai Sato
Sceneggiatura: Dai Sato
Character Design: Kenichi Yoshida
Mechanical Design: Shoji Kawamori
Musiche: Naoki Sato
Studio: BONES
Formato: serie televisiva di 50 episodi
Anni di trasmissione: 2005 - 2006


Per chi scrive, “Eureka Seven” gioca un ruolo abbastanza importante nel suo genere di riferimento, in quanto si tratta dell'ultimo grande – in tutti i sensi: parliamo di uno staff stellare, di un budget spropositato e di una cinquantina di puntate - robotico “classico” della storia; il canto del cigno di quella corrente stilistica originatasi in passato grazie alle lezioni impartite dai seminali “Gundam” e “Macross”, aggiornato secondo i dettami grafici del suo tempo e fornito di una dimensione epica, sentimentale e psicologica in parte affine alle correnti stilistiche in voga negli anni novanta.
Dopo “Eureka Seven”, il robotico diventerà sempre più di nicchia, e lascerà spazio – salvo poche eccezioni - a stridenti commistioni di pochi episodi nate più che altro per motivi pubblicitari, nonché prive di autori di razza in grado di elevare il genere a qualcosa di più riflessivo, iconico e concettuale. Creato da uno staff formato da alcuni degli artisti che in passato avevano lavorato al fianco di Yoshiyuki Tomino - il primo grande intellettuale del robotico - in “Overman King Gainer”, “Eureka Seven” si discosta moltissimo dall'infelice manierismo Sunrise caratterizzato da quelle opere che prenderanno piede dopo il tanto discusso “Code Geass”, guarda caso datato 2006 e responsabile - a prescindere dalla sua effettiva qualità, sulla quale si potrebbe sempre discutere - di aver generato dei raccapriccianti “figli” che contribuiranno alla parabola discendente del genere, che dovrà altresì lasciar spazio al fashion moe di nuova generazione introdotto da “Suzumiya Haruhi no yūutsu – anch'essa opera targata 2006. Insomma, il 2006 a tutti gli effetti rappresenta la data di chiusura di quel fecondo dopo-Eva in cui, seguendo i dettami di Anno e Imagawa, una capace generazione di autori aveva dato alla luce molteplici robotici di grande qualità e spessore.

giovedì 14 agosto 2014

RahXephon: Recensione

 Titolo originale: RahXephon
Regia: Yutaka Izubuchi
Soggetto: BONES, Yutaka Izubuchi
Sceneggiatura: Yutaka Izubuchi, Hideaki Anno (non accreditato), Chiaki J. Konaka, Hiroshi Ohnogi, Ichirou Ohkouchi, Yoji Enokido
Character Design: Akihiro Yamada (originale), Hiroki Kanno
Mechanical Design: Michiaki Sato, Yoshinori Sayama
Musiche: Ichiko Hashimoto
Studio: BONES
Formato: serie televisiva di 26 episodi
Anno di trasmissione: 2002

 
"RahXephon" rientra perfettamente in quel sottogenere che definisco "robotico misterico". Un robotico misterico è caratterizzato dalla presenza di un super-robot dotato di poteri divini e di tematiche religiose, esoteriche e new age che contribuiscono allo sviluppo della trama (quindi "Evangelion" non rientra nella mia classificazione, in quanto nella serie originale questi elementi sono fittizi e non funzionali al finale).