Questo mio lettore, Seele94, è uno dei pochi che mi son rimasti, ossia uno di quelli dello zoccolo duro che mi ha letto fin dal principio, quando ancora stavo su Animeclick. Lui vive in provincia di Taranto, nella più totale miseria sia umana che economica: una sorta di Rosso Malpelo dell'oggidì, un Rosso Malpelo tuttavia privato di qualsivoglia forma di titanismo o simbolismo. Un atomo debole, solo e dimenticato da tutti perché le priorità oggi sono altre, ed è impensabile che un "intellettuale" di punta contemporaneo torni a parlare di quella vetusta cosa che è la questione meridionale, o tantomeno dell'allarmante fase di totalitaria "post umanità" in cui il capitalismo leggero iper tecnologizzato sta traghettando la nostra (purtroppo ancora bestiale) specie. Questo mio lettore ama i cartoni animati d'annata (o "paralitici", come ama definirli con amara ironia), e di recente l'aver visto Candy Candy l'ha in qualche modo colpito. Ebbene sì, Candy Candy. Proprio quello, oggi, nell'Italia del 2025, quella in cui se non mostri un culo o qualche vacanza prodigiosa su Instagram sei automaticamente etichettato come un fallito. Quindi gli ho detto: "E allora scrivici qualcosa su questo Candy Candy, così te lo pubblico io. Non ti leggerà quasi nessuno, ti avverto: ma almeno avrai scritto, e scrivere aiuta a rielaborare un po' le cose, e a soffrire di meno". Ed ecco quindi le onestissime considerazioni di Seele94 su Candy Candy. La parola ora la lascio a lui.
