James Tiptree Jr. in realtà è una donna, un'autrice di fantascienza che pubblicava racconti e romanzi sotto pseudonimo maschile quando quel tipo di letteratura era al suo apice (ossia il periodo che va dagli anni settanta alla fine degli anni ottanta). Di lei, in Occidente, a parte qualche femminista interessata più a politicizzarla che a comprenderla, nessuno si ricorda nulla: in effetti, come scrittrice, inutile nascondersi dietro a un dito, la Tiptree fa un po' cacare. Questo perché, a parer mio, nonostante le sue storie siano insolite, oscure e conturbanti per il loro tempo, purtroppo, come faceva notare il buon Céline, la letteratura è innanzitutto una questione di stile, e lo stile della Tiptree è abbastanza anonimo, fumettoso e scadente. Ciononostante, in Giappone, almeno presso quella generazione di "adulti" che la leggeva negli anni ottanta, la Tiptree è un mostro sacro. Questo perché nella sua raccolta di racconti The Starry Rift è presente un lolicon drama dalle venature kamikaze, ossia The only neat thing to do ("L'unica cosa pulita da fare"). In questo caso, la cattiva scrittura della Tiptree, oltre ai personaggi e alle tematiche del racconto, fa molta presa sui giapponesi: The only neat thing to do, con i suoi dialoghi ridicoli con tanto di onomatopee nel parlato, di fatto è un manga che avrebbe potuto nascere dalla penna di una Takemiya Keiko a caso, e infatti la copertina della vecchia edizione giapponese del libro, come si vede dall'immagine che ho messo in intestazione, parla chiaro. Inutile dire che questo libretto sia finito nelle mani di lolicon acclamati come Anno Hideaki, creatore di Evangelion, o Kitoh Mohiro, creatore di Narutaru; ma prima di parlare di giapponesate andiamo per ordine e riassumiamo un attimo la trama.
