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martedì 4 agosto 2026

Quattro letture: La Macchia Umana, Fiesta, Il Pianeta del Silenzio e Il Grande Mantenuto


La Macchia Umana, di Philip Roth (4/5) 

 La Macchia umana è il primo libro che ho letto di Philip Roth, scrittore che di certo non ha bisogno di presentazioni. Nell'immaginario di inizio anni duemila il titolo era abbastanza noto per via del famoso adattamento filmico con Antony Hopkins e Nicole Kidman (mi ricordo che mia madre aveva la VHS). La storia narra di Coleman Silk, un professore universitario in pensione con un segreto: è un bianco con genitori neri (cosa geneticamente possibile, infatti Roth per creare il personaggio si era ispirato a una persona realmente esistita). Coleman fonda quindi il suo successo personale su una menzogna: ben consapevole della condizione dei neri americani nella sua epoca (nel flashback sul suo passato colpisce molto il fatto che abbia perso il primo grande amore della sua vita, una ragazza bianca di buona famiglia, dopo avergli fatto conoscere i genitori afroamericani), Coleman si spaccia per bianco, tant'è che, ironia della sorte, alla fine della sua carriera una innocente battuta su due allievi di colore (li chiama niggas  o qualcosa del genere) gli costa uno scandalo che lo spinge all'isolamento. Ritornato quindi a una condizione di marginalità sociale, Coleman fa amicizia con lo scrittore Nathan Zuckerman, una sorta di alter ego di Roth che fa da io narrante (una voce fin troppo onniscente, soprattutto nelle lunghissime disgressioni sui personaggi), e si trova un'amante di trent'anni più giovane, la bidella Faunia, che gli è socialmente agli antipodi. Paradossalmente Coleman ha mentito per far carriera, Faunia invece mente sul suo analfabetismo (in realtà sa leggere e scrivere) per fare tutto il contrario, ossia per rendersi completamente estranea e invisibile a quel tritacarne che è la società americana.