Visualizzazione post con etichetta recensioni libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta recensioni libri. Mostra tutti i post

martedì 4 agosto 2026

Quattro letture: La Macchia Umana, Fiesta, Il Pianeta del Silenzio e Il Grande Mantenuto


La Macchia Umana, di Philip Roth (4/5) 

 La Macchia umana è il primo libro che ho letto di Philip Roth, scrittore che di certo non ha bisogno di presentazioni. Nell'immaginario di inizio anni duemila il titolo era abbastanza noto per via del famoso adattamento filmico con Antony Hopkins e Nicole Kidman (mi ricordo che mia madre aveva la VHS). La storia narra di Coleman Silk, un professore universitario in pensione con un segreto: è un bianco con genitori neri (cosa geneticamente possibile, infatti Roth per creare il personaggio si era ispirato a una persona realmente esistita). Coleman fonda quindi il suo successo personale su una menzogna: ben consapevole della condizione dei neri americani nella sua epoca (nel flashback sul suo passato colpisce molto il fatto che abbia perso il primo grande amore della sua vita, una ragazza bianca di buona famiglia, dopo avergli fatto conoscere i genitori afroamericani), Coleman si spaccia per bianco, tant'è che, ironia della sorte, alla fine della sua carriera una innocente battuta su due allievi di colore (li chiama niggas  o qualcosa del genere) gli costa uno scandalo che lo spinge all'isolamento. Ritornato quindi a una condizione di marginalità sociale, Coleman fa amicizia con lo scrittore Nathan Zuckerman, una sorta di alter ego di Roth che fa da io narrante (una voce fin troppo onniscente, soprattutto nelle lunghissime disgressioni sui personaggi), e si trova un'amante di trent'anni più giovane, la bidella Faunia, che gli è socialmente agli antipodi. Paradossalmente Coleman ha mentito per far carriera, Faunia invece mente sul suo analfabetismo (in realtà sa leggere e scrivere) per fare tutto il contrario, ossia per rendersi completamente estranea e invisibile a quel tritacarne che è la società americana.

lunedì 18 novembre 2024

Trilogia di New York, Nietzsche, Hesse e altre letture autunnali


Questo autunno ho letto e scritto molto. Faccio quindi un post con le recensioni delle mie letture autunnali, ossia un libro di Michel Houellebecq, un libro di Paul Auster, un libro di Herman Hesse, un libro di Friedrich Nietzsche e infine un libro contemporaneo di un'autrice minore. I voti, come nel mio precedente post estivo, sono stati dati in scala da uno a cinque. La foto qua sopra è uno scorcio autunnale di Padova, che nel corso degli anni è rimasta uno dei miei luoghi preferiti.   

giovedì 4 aprile 2024

Laboratorio Palestina, un libro di Antony Loewenstein


"Questo libro è stato scritto come un avvertimento riguardo al mondo spaventoso che potrebbe spalancarsi se un etnonazionalismo di stampo israeliano dovesse continuare la sua ascesa in un secolo già segnato dalla volontà di potenza di nazioni che non si piegano a niente, dalla Russia a Israele alla Cina agli Stati Uniti".  


Il libro in questione è uscito da poco, è stato scritto da un ebreo nipote di ebrei fuggiti all'olocausto (quindi direi che non si può tacciare di antisemitismo) e a mio parere è un capolavoro di giornalismo, allo stesso modo dell'inchiesta di Yoram Binur di cui avevo parlato qui. In quest'altro post avevo espresso le mie idee personali in merito all'attuale conflitto in corso; l'inchiesta di Loewenstein, rigorosamente documentata, sembra fare un ulteriore passo in avanti rispetto a  ciò che avevo scritto e pensato, fornendo un panorama a dir poco distopico dell'attuale presente della nostra umanità. Il libro infatti non si ferma soltanto a far luce sull'efferato militarismo hi-tech israeliano, ma mette in evidenza il controllo dei mezzi di comunicazione, in particolare i social media, da parte del ben noto Stato mediorientale da sempre in simbiosi con gli USA. Altro punto cruciale è l'utilizzo della Palestina da parte dell'industria delle armi israeliana come "ambiente di test" per i propri prodotti, che in seguito verranno esportati verso altri stati o regimi con la garanzia dell'efficienza anti-terrorismo, anche quando il terrorismo sono donne, bambini, ambulanze, ospedali, operatori umanitari e così via, generando introiti multi-miliardari. Detto ciò, in un certo senso mi stupisce che un grande e potente editore italiano come Fazi abbia deciso di pubblicare un libro del genere, contando gli interessi che attualmente l'Italia ha in ballo con Israele (in primis i contratti di fornitura di gas naturale nati dopo la faccenda Nord Stream, e qui si capiscono molte cose in merito alla censura in corso sui nostri media).