sabato 1 agosto 2026

The only neat thing to do: un (morboso) racconto di James Tiptree Jr.


 James Tiptree Jr. in realtà è una donna, un'autrice di fantascienza che pubblicava racconti e romanzi sotto pseudonimo maschile quando quel tipo di letteratura era al suo apice (ossia il periodo che va dagli anni settanta alla fine degli anni ottanta). Di lei, in Occidente, a parte qualche femminista interessata più a politicizzarla che a comprenderla, nessuno si ricorda nulla: in effetti, come scrittrice, inutile nascondersi dietro a un dito, la Tiptree fa un po' cacare. Scrivo questo perché, a parer mio, nonostante le sue storie siano insolite, oscure e conturbanti per il loro tempo, purtroppo, come faceva notare il buon Céline, la letteratura è innanzitutto una questione di stile, e lo stile della Tiptree è abbastanza anonimo, fumettoso e scadente. Ciononostante, in Giappone, almeno presso quella generazione di "adulti" che la leggeva negli anni ottanta, la Tiptree è un mostro sacro. Questo perché nella sua raccolta di racconti The Starry Rift è presente un lolicon drama dalle venature kamikaze, ossia The only neat thing to do ("L'unica cosa pulita da fare"). In questo caso, la cattiva scrittura della Tiptree, oltre ai personaggi e alle tematiche del racconto, fa molta presa sui giapponesi: The only neat thing to do, con i suoi dialoghi ridicoli con tanto di onomatopee nel parlato, di fatto è un manga che avrebbe potuto nascere dalla penna di una Takemiya Keiko a caso, e infatti la copertina della vecchia edizione giapponese del libro, come si vede dall'immagine che ho messo in intestazione, parla chiaro. Inutile dire che questo libretto sia finito nelle mani di lolicon acclamati come Anno Hideaki, creatore di Evangelion, o Kitoh Mohiro, creatore di Narutaru; ma prima di parlare di giapponesate andiamo per ordine e riassumiamo un attimo la trama. 

 


Coati è una quindicenne bionda con gli occhi verdi molto carina o kawaii che dir si voglia; nell'epoca in cui vive, il futuro remoto dell'umanità, sogna di diventare un'esploratrice spaziale. Un giorno il padre decide di comprarle una piccola astronave che può compiere balzi nell'iperspazio (l'avrà ordinata su Amazon X.0?) e, come se non bastasse, le lascia libero accesso alla sua carta di credito/Paypal interstellare. Coati allora non ci pensa due volte a recarsi in viaggio di nascosto verso uno dei punti più pericolosi della galassia, la cosiddetta Frattura. Dopo un balzo iperspaziale in cui ovviamente deve criogenizzarsi e sospendere le proprie funzioni vitali per evitare che a velocità prossime a quelle della luce i suoi organi si comprimano, Coati trova un cilindro-messaggio vagante e decide di prelevarlo per vedere se  qualcuno ha bisogno di aiuto. Mettendo il nastro contenuto nel cilindro all'interno del mangiacassette della sua astronave, Coati ha modo di ascoltare il rapporto della squadra di rifornimento e ricognizione formata da due esseri umani, Boney e Co, che dicono cose incomprensibili e sembrano essersi smarriti su qualche pianeta lì vicino. A un certo punto, tuttavia, Coati sente una voce dentro di sé: è Sylobene, una creatura aliena microscopica contenuta nel cilindretto che l'ha infettata come un virus, andandosi a piazzare nel suo cervello. Incredibile ma vero, dato che Sylobene è pure lei ggiuovane e parecchio gentile, le due finiscono per fare amicizia: ebbene sì, una ragazzina che diventa la migliore amica di un'entità aliena che sta facendo non si sa cosa al suo cervello. Il rapporto in men che non si dica diventa morboso: per ingraziarsi Coati ovviamente Sylobene può farla arrapare o farle provare sensazioni vicine all'orgasmo (quindi per poco ci scappa la sgrillettata cosmica). Le due amichette a questo punto decidono di andare sul pianeta dove si sono persi Boney e Co, un pianeta che Sylobene conosce benissimo perché di fatto è il suo: la specie aliena, stando a ciò che Sylobene racconta a Coati, vive in simbiosi con grandi mammiferi zannuti; ma da quando da quelle parti son passati Boney e Co, perché no, gli alieni hanno provato a parassitare qualche cervello umano. Ma senza fargli niente di male, certamente, perché Sylobene e i suoi sono tutti molto ben educati e non amano mettere a disagio coloro che li ospitano. Tuttavia, una volta giunta sul pianeta, Coati, con gran rammarico di Sylobene, vede Boney e Co ridotti praticamente a due bestie insensate, sporche e sbavanti, tutte intente a praticare la sodomia. Il fatto è che la specie aliena si deve riprodurre, e per riprodursi produce spore che vanno poi a distruggere la corteccia celebrale. Sylobene pensava di farcela a nascondere a Coati questo segreto, pensava di poter rimanere eternamente innocente, e invece no, anche il cervello di Coati è destinato ad andare in putrefazione. A questo punto la ragazzina avvisa la Terra e, per proteggere i suoi abitanti e in un certo senso la stessa dignità umana, decide di andarsi a schiantare a tutta velocità contro il Sole di quel pianeta. Sylobene la asseconda e, pur avendo la possibilità di bloccarle le terminazioni nervose immobilizzandola, si suicida insieme a lei. Ed è così che la loli  fresca e ottimista va a immolarsi per la salvezza del genere umano, in modo quasi cristologico. A voi weeb questa scena ricorda qualcosa? 

 


 Ebbene sì, Coati altro non è che Yui Ikari, la madre di Shinji Ikari che si auto immola entusiasticamente, per propria scelta (inizialmente Sylobene non obbliga Coati a ospitarla), per il bene superiore dell'umanità (Yui lo fa davanti al figlio; Coati nel nostro caso in contatto radio col padre). La storia di Coati e Sylobene viene poi ripresa moltissime volte in altri manga e anime giapponesi, basta pensare ai mostri di Narutaru che a lungo andare risucchiano il cervello dei loro padroni, o alle coesistenze morbose tra la creatura aliena e la loli di turno (la prima di queste cagate che mi viene in mente è Alien 9). D'altro canto, in una cultura basata sullo Shinto col suo culto della natura e della giovinezza tout court, in assenza di figure cristologiche di riferimento (il Buddha è un po' privo di appeal sessuale, diciamolo) la loli che diventa salvatrice dell'umanità ha un certo peso nell'immaginario collettivo (e qui mi viene in mente anche la seconda serie di Corazzata Spaziale Yamato). Chiusa comunque la parentesi "Giappone", volendo parlare della novel in sé stessa, è chiaro che sia stata scritta da una persona molto disturbata. Quello che succede a Coati, di fatto, è assimilabile a un disturbo schizoide della personalità: Sylobene potrebbe benissimo essere il tentativo da parte dell'autrice di dare un volto a una malattia mentale dissociativa, e ci metto la firma che la Tiptree avesse questo tipo di disturbi, tant'è che nell'ottantasette, due anni dopo la scrittura di The neat thing to do, la scrittrice imbraccia il fucile, spara al marito e poi si spara un colpo in testa. Anche in questo caso, di fronte alla soverchiante entropia del mondo e della mente  umana, che tanto si illude di poterlo rappresentare in tutta la sua crudeltà, The neat thing to do, la cosa pulita da fare, per la Tiptree così come per il suo personaggio Coati, è stata scegliere la morte. 

9 commenti:

  1. Quella tra forma e contenuto è una vecchia dicotomia, alla quale alcuni (tipo De Sanctis) hanno cercato capziosamente di porre rimedio fingendo che in fin dei conti non ci sia differenza, che la forma sia contenuto, che A=B eccetera. In realtà, com'è ovvio, i due piani sono ben distinti e, per quanto esistano scrittori come Proust in grado di raggiungere il massimo livello in entrambi, la maggior parte dei romanzieri eccelle soltanto in uno dei due. Personalmente sono più allineato con la visione espressa da Singer nelle sue lezioni di letteratura: meglio un autore con uno stile modesto ma qualcosa da comunicare che un autore che scrive divinamente ma non ha nulla da dire. Tra un Dostoevskij (romanziere dallo stile molto rozzo, anche perché per necessità economiche sfornava duecento pagine al giorno) e un Nabokov, preferisco il primo: un romanzo vuoto con uno stile elegante mi sembra il corrispettivo di un film vuoto con effetti speciali straordinari (le due puntate finali di Evangelion sono sicuramente migliori della Rebuild!).
    Per quanto riguarda il tema della fusione fatale uomo/entità non umana, in effetti è presentissima nella cultura pop giapponese, anche in opere non stupide come Kiseiju o Mushishi. Dici che è tutto legato ai racconti della Tiptree? Io avevo sempre pensato si trattasse di una modalità di raffigurazione di qualche paura ancestrale, presente infatti anche in tanti registi occidentali (es Cronenberg)

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    1. Eh, io invece preferisco Nabokov. Poi per carità, stranamente ho apprezzato la novel di Welcome to the N.H.K che praticamente sembra una sceneggiatura talmente è scritta male, ma se uno fa fantascienza deve saper scrivere un minimo. Questo perché è un derivato del fantasy e nessuno potrebbe reggere un film di Miyazaki animato di merda, per dire. Detto questo sì, le giapponesate con la loli infettata dall'alieno vengono al 100% da The Neat Thing To Do, perché i giapponesi sono un popolo di repressi sessuali lolicon e quindi la letteratura di una psicotica come la Tiptree per un popolo del genere è oro colato.

      Tornando al discorso di prima, uno scrittore per me è uno che padroneggia la scrittura, quindi ha la tecnica. Un vero scrittore riesce a variare il proprio stile in base a ciò che scrive (ad esempio se scrive dal pdv di un 15enne saprà usare il linguaggio e le modalità narrrative di un 15enne, saprà controllare i dialoghi rendendoli credibili ecc.). Charlie Parker diceva che per suonare bene bisognava imparare tutto per poi dimenticare tutto. Così si crea uno stile. La Tiptree sembra faccia fanfiction.

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    2. Ammetto che il tuo giudizio sulla fantascienza mi ha sorpreso. A me pare che, nei suoi esempi qualitativamente migliori, sia sempre stata una letteratura che antepone il contenuto alla forma: nessuno dei più grandi autori in questo campo (Asimov, Lem, Dick, Clarke, Huxley, Gibson, Le guin ecc) è mai stato ammirato per il suo stile, anzi, si è sempre detto che questi erano scrittori con abilità stilistiche giusto sufficienti a veicolare i messaggi, ma non paragonabili ai grandi autori di letteratura non di genere (di solito, quando si pensa al "bello stile", si citano i vari Proust, Musil, Joyce, Faulkner, Woolf, Lispector, Borges, Saramago...). Insomma, la fantascienza è sempre stata un modo per riflettere, più che per mostrare le proprie abilità formali. Per tornare al summenzionato Nabokov, questi reputava 1984 di Orwell un libro mediocre, perché disprezzava la narrativa atta a trasmettere messaggi politici o a portare avanti indagini sociologiche, dato che per lui tutti si riduceva allo stile; d'altronde Nabokov in questo era davvero estremo, tanto che aveva un giudizio negativo perfino di Balzac, Brecht, Camus, Celine, Eliot, Maupassant, Mann, Pirandello, Pound e Sartre. È un approccio che razionalmente comprendo, ma che faccio davvero fatica a condividere: per me è doveroso saper scrivere in modo "non SusannaTamaresco" (che immagino sia il livello della Tiptree, da come la descrivi), ma non serve essere baciati da Dio come Cartarescu per fare buona letteratura, basta realizzare opere oneste e con della sostanza. Opinione personale che non pretendo di spacciare come verità assoluta, s'intende

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    3. Non so, se prendi Stanislav Lem ad esempio trovi sia padronanza tecnica che contenuto. Non dico che deve saper scrivere come Proust o Virginia Woolf (di cui tra l'altro ho recentemente riletto gita al faro, sempre top). Parlando della Tiptree poi, volendo tornare in topic, non è che in quello che ho letto ci sia tutto sto contenuto: praticamente scrive delle proprie nevrosi e psicosi in chiave SF.

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    4. Sìsì, facevo un discorso più generale sui grandi del genere, purtroppo sulla Tiptree non posso esprimermi perché non l'ho letta. Comunque mi pare che la fantascienza ormai sia in via d'estinzione: a parte l'autore cinese del Problema dei tre corpi (diventato noto grazie all'adattamento Netflix, peraltro), non mi vengono in mente scrittori sci-fi contemporanei famosi. Anche in animazione ormai vanno altri prodotti, nonostante qualcuno ogni tanto tenti di riportare in vita la fantascienza; l'anno scorso ci aveva provato Watanabe, ma la sua ultima serie è talmente oscena che in confronto il summenzionato "Alien 9" sembra un capolavoro. Forse anche i nostri discorsi al riguardo sono anacronistici

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    5. Sì, è tutto molto anacronistico, lo stesso concetto di blog lo è.

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  2. La cosa più divertente è che un'opera scritta (apparentemente, fidandosi della data di pubblicazione) da una persona di 70 anni ed espressione "terminale" delle sue difficoltà psichiche diventi alimento di persone giovani alla ricerca di trasgressione intellettuale e di "assoluto" :)

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    1. C'è la loli che si masturba sull'astronave, più che la trasgressione i lettori cercano l'arrapamento.

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    2. Nah, l'arrapamento sarà semmai una conseguenza dopo aver apprezzato lo stile di scrittura "poco serio" di cui dici e la sensazione di... drammaticità? 😁

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