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martedì 23 dicembre 2025

Katia vuole fare la scrittrice


 “Siamo una casa editrice che ama investire sui giovani talenti: è da sempre nostra premura organizzare incontri di discussione tra gli autori e il loro pubblico. Inoltre, come avrà già notato, siamo molto, ma molto attenti al sociale”. La facciotta alla Helen Kane di Katia ascoltava entusiasta quella specie di agente immobiliare che gesticolava dall’altra parte dello schermo. Per via delle sue umili origini e della sua tendenza a chiudersi in se stessa, una tendenza a cui un individuo in camice bianco affibbiò l'etichetta di autismo, Katia aveva avuto un’adolescenza a dir poco difficile; a ciò si sommava il suo essere un po’ paffutella e il suo scarso interesse per le mode e l’apparire. Insomma, nonostante la sua giovane età, Katia già si sentiva in qualche modo vecchia, tant’è che arrivò più volte a chiedersi: cosa lascerò di me il giorno in cui morirò? Cosa lascerò di tutto questo mio pensare, di questa mia sete di bellezza, di questa necessità di assoluto che da sempre vaga per la mia mente? Da qui il bisogno di scrivere: grazie alla scrittura Katia aveva trovato una sorta di rifugio, di conforto dell’anima; poter pubblicare il suo lavoro, pensò, avrebbe potuto aiutare altre persone con i suoi stessi problemi; o in qualche modo le avrebbe rese testimoni dei suoi pensieri più profondi e rari, che sarebbero rimasti scolpiti in eterno tra le pagine del suo libro. Quella piccola casa editrice, quindi, contando anche il fatto che tutte le altre avevano bellamente ignorato il suo manoscritto, pensò potesse fare al caso suo.