mercoledì 4 febbraio 2026

Riflessioni di un essere umano

 

Apro gli occhi. Sono ancora io, sono ancora una coscienza. Non lo sono sempre, né lo sarò per sempre: spesso dormo e mi annullo, anche se ho gli occhi aperti; talvolta divento qualcun altro, mi comporto in dei modi che poi, a posteriori, mi sembrano poco coerenti con l'idea che ho di me stesso. Ho un brutto rapporto con l'impermanenza, quindi cerco l'immobilità: ed ecco che mi siedo, chiudo gli occhi e osservo i miei pensieri scorrere in uno dei rari momenti in cui sono veramente lucido. Fluiscono meccanicamente, seguendo catene causali radicate in una scatola nera chiamata subconscio. Il desiderio, il velo di Maya, l'esserci a intermittenza, senza alcuna vera risoluzione. L'alternativa è illudersi, lasciarsi corrompere da sé stessi, fissare dei respingenti tra le confusionarie carrozze del proprio animo. 

E poi, nella vita di tutti i giorni, il contatto con qualche altra persona: ragionamenti che passano sempre per i numeri, la quantificazione, la prestazione in sé stessa. Il conto in banca, il numero di partner sessuali, le ore lavorate, gli anni, i risultati delle partite di pallone o il numero di medaglie appuntate al proprio petto. Questi uomini simili a macchine mi fanno sentire ancora più solo di quando lo sono per davvero, seduto sul mio divano verde persiano in una stanza colma di silenzio. Allora guardo indietro nel mio passato, cerco di ritornare a quando ero bambino. Ero ben più animale, mi ricordo bene le immagini sfumate e le emozioni fuori controllo: il pupazzo di un pagliaccio fatto a pezzi, le lacrime per un piccolo camion della spazzatura della Lego. La mia consapevolezza e il mio sapere ovviamente non erano ai livelli attuali; nondimeno, il pensare che un giorno dovrò morire, abbandonando quanto guadagnato in questi termini, un po' mi cruccia. Aver compiuto una sorta di percorso di vita, tuttavia, per quanto governato dal caso, dai demoni e dalle contingenze esterne, in qualche modo mi rassicura, sembra darmi un senso: ho come la sensazione di recuperare un briciolo del mio tempo perduto, un tempo che ormai, nel presente, sembra essersi annullato. Da piccolo non ero quindi una vera e propria coscienza, ma un conglomerato di pulsioni; eppure quasi fin da subito avevo sentito il fascino del mistero, così come la paura del vuoto, del buio, degli occhi fissi del ritratto di una Stupa buddista che mio padre teneva attaccato al muro. Una volta, alla televisione, durante un documentario, vidi una scena in cui due orsi bianchi si stavano prendendo a morsi, con tanto di sangue che schizzava sul ghiaccio. La cosa mi fece paura e chiesi agli adulti: perché la natura è così cattiva? Ma nessuno mi seppe rispondere. Allora pensai: com'è possibile che a catechismo mi insegnano che Dio è buono, e poi lo stesso Dio permette una cosa così orribile? 


Venne poi il tempo in cui scoprii il pensiero scientifico: gli esseri umani, così come tutti gli animali, sono macchine biologiche create da un genoma "egoista" i cui unici obbiettivi consistono nella riproduzione e nella sopravvivenza alle difficoltà dell'ambiente esterno. Un essere microscopico e debole, per poter sopravvivere, un po' come fa lo schifoso Krang, il celeberrimo nemico delle Tartarughe Ninja, deve quindi crearsi una corazza molto più grande di lui in cui rifugiarsi, ossia l'uomo, un delfino, una scimmia, una mosca, un fiore e così via. È obbligato a creare la diversità, perché se ad esempio trattassimo il genoma come un ipotetico virus informatico in grado di moltiplicarsi mediante un becero copia e incolla, basterebbe il più rudimentale degli antivirus per fare piazza pulita di tutti i suoi esemplari. Ecco perché a questo mondo esisterebbe il sesso, la cosa più ambita dai mammiferi. E l'infedeltà, che alla fin fine trattasi di una pratica il cui naturale scopo sarebbe la mera differenziazione del genoma. E la violenza, perché il genoma oltre a essere egoista è anche cannibale: se un orso si sbrana un altro orso, il  genoma del primo sta di fatto sopravvivendo grazie all'assimilazione di quello del secondo. Osservando il  mondo animale si scoprono le più efferate crudeltà: Darwin, Dawkins, Lorentz, Monod, Democrito. E mettiamoci anche Schopenauer, che anzi di scadere nel facile solipsismo dei filosofi, si impegnava a osservare la natura con grande onestà. Il fatto incontrovertibile, comunque, è che l'universo, un luogo per nulla ospitale, si fonda esclusivamente sul caso e sulla necessità. Pertanto la coscienza sarebbe un assurdo: come mai un meccanismo che si nutre di se stesso, chiamiamolo pure Wille Schopenaueriana o genoma egoista, deve sviluppare una simile funzionalità? La coscienza garantisce veramente un incremento della sopravvivenza degli individui? Che vantaggi trae il genoma di un'orca quando essa, sconvolta dal dolore, si mette a viaggiare senza meta portandosi il figlio morto in bocca, come se stesse facendo una sorta di straziante marcia funebre? Perché la macchina deve piangere


Non del tutto soddisfatto, pervenni quindi alla conoscenza esoterica: la Kabbalah dice che Dio, rappresentato da un perfetto e trascendente vaso di luce, abbia deciso di autolimitarsi, di frantumarsi in numerosi cocci che in seguito hanno originato l'universo con tutta la sua vastità, con tutte le sue stelle e i suoi insensati buchi neri cannibali di materia. Un vuoto freddo e incommensurabile con i suoi megalitici spazi vuoti, le sue violentissime reazioni termonucleari e la sua veloce espansione, una bolgia nella quale la Terra da noi abitata altro non è che un granello di sabbia. Le leggi della fisica dicono che un giorno l'espansione raffredderà talmente tanto l'universo da far spegnere tutte le stelle ed evaporare tutti i buchi neri: ci sarà quindi una rinascita, come suggeriscono le speculazioni di Roger Penrose sulla Cosmologia Ciclica Conforme? O bisogna credere all'esoterismo, che in sostanza ci dice che non viviamo nella realtà più reale, ma soltanto in un sottomondo inferiore che ogni tanto si interseca con l'assoluto e le sue leggi? Oppure che la coscienza sia un meccanismo escogitato dall'universo, e quindi dal famoso Dio che si è autolimitato facendosi a pezzi, per poter conoscere nuovamente se stesso tramite le sue creature?


Tiro una scoreggia, sbadiglio e mi metto a scorrere video su Youtube. Alcuni di essi sono realizzati con l'intelligenza artificiale: sembrano quasi veri. Mi chiedo se in futuro le persone, soprattutto le generazioni che cresceranno con l'IA, saranno in grado di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. Mi chiedo se un giorno Internet collasserà per eccesso di informazione, diventando un inferno straripante di invadenti e bugiardi demonietti robotici. Non ho più fiducia nella politica o nello Stato: sono cose troppo lente, troppo corrotte, che verranno inevitabilmente soppiantate dalla macchina. Giungo a un'intervista a Federico Faggin, l'inventore del microchip. Lui giustamente dice che le intelligenze artificiali sono strumenti statistici, che non potranno mai sviluppare una coscienza. Per lui la coscienza è una cosa che esiste separatamente dalla materia; ha una visione esoterica simile a quella che avevo io da adolescente, quando leggevo l'Io della Mente di Hofstadter e Dennett. Faggin rigetta il riduzionismo scientifico, si apre all'esoterismo e arriva addirittura a dare ragione a Lovercraft: la coscienza è il risultato di una lotta tra entità sovrannaturali e trascendenti, un po' come gli spiriti di cui lo sciamano Don Juan e Carlos Castaneda, o all'E.C.C.O., che non è il nome del delfino dell'omonimo gioco del Sega Genesis, ma un acronimo di Earth Coincidence Control Office, l'organismo sovrannaturale presieduto da misteriosi dèi coscienti che secondo il neuroscienziato Jhon C. Lilly governava gli avvenimenti casuali nella vita delle persone. Lilly inventò la vasca di deprivazione sensoriale, molto utilizzata da Richard Feynman, Nobel per la fisica per via dello sviluppo dell'elettrodinamica quantistica, al fine di studiare i propri stati alterati di coscienza; sosteneva che si potesse insegnare a parlare ai delfini; diceva cose molto simili a Faggin. Faceva uso di droghe, certo, una  scorciatoia fin troppo facile e mai veramente affidabile. La verità costa sempre fatica.   


Ma anche l'esoterismo, un po' come l'edonismo, dopo un po' stanca. In fondo anche Ouspenski era arrivato a mettere in dubbio ciò che diceva Gurdjieff. Tutto viene a noia, e si torna a Leopardi: il misticismo new age trascendentale alla fin fine è stata (ed è) una moda come tante altre. I capricciosi dèi in carne ed ossa di Sylicon Valley fantasticano in merito al poter diventare eterni duplicando la propria mente nell'intelligenza artificiale; Musk vorrebbe colonizzare Marte, un pianeta tanto lontano quanto inabitabile; i popoli soffrono e i vecchi fascismi ritornano. Siamo giunti in tutto e per tutto a Galaxy Express 999: forse l'unico vero scopo da perseguire nel 2026 è il cercare di rimanere umani, anche se tutto sembra spingere nella direzione opposta. Rassegnarsi all'assenza di risposte nel meccanico mondo delle macchine. Si può fuggire dalla grande macchina? Si può sognare un mondo superiore, un paradiso pieno di giustizia e non soggetto alle bestiali leggi di natura e del Male, nel quale magari incontrare nuovamente le persone perdute e amate? Potrebbe esistere la possibilità di una metempsicosi? L'esistenza dei reparti di oncologia infantile, in cui i bambini piccolissimi soffrono di tumore, o i vari stermìni in corso sulla faccia della Terra a causa dell'egoismo e della cattiveria che l'uomo ha ereditato dal proprio creatore, lo sfacciato gene di cui Dawkins, suggerirebbero proprio di no. L'assenza di Dio è un fatto reale. Il dubbio è ontologico, e assale nel profondo. Soltanto i pazzi e gli ignoranti sono pieni di certezze. 


Apro di nuovo gli occhi. Sono ancora io? Sono ancora una coscienza? Sembrerebbe proprio di sì, anche se qualche centinaia di migliaia di cellule del mio corpo nel frattempo sono cambiate. Là fuori piove, la foschia vaga per casermoni grigi senz'anima. Mi viene in mente il sorriso pieno di vita di una giovane ragazza, io e lei che camminavamo per le strade di una città antica, in un mondo che sembrava migliore. Sono vivo, sì. In qualche modo, anche se avrei voluto fare meglio le cose, ho vissuto. Sono in grado di dire "Io sono", nonostante il sonno e tutte le altre varie interferenze. E ciò mi sembra già di per sé un miracolo. 

26 commenti:

  1. PARTE 1 di 2
    Complimenti, l'immagine dell'orca mi ha fatto venire i lacrimoni. L'altro giorno guardavo un documentario in cui una zebra si trascinava con un ampio squarcio sulla schiena dopo l'aggressione di un predatore. Immaginavo di essere l'assistente del documentarista, ce ne stavamo nascosti a filmare, e lui, indicando la zebra agonizzante, diceva: "Ehh, sono le leggi di Madre Natura, non spetta a noi interferire". Al che io sarei saltato in piedi correndo verso la zebra, ancheggiando come Sylvando di Dragon Quest XI, casse del pronto soccorso in ambo le mani al grido di "Nooooh! Ti curo ioooo!". In generale sono bellissime e dolorose considerazioni, queste.
    Il Tzimtzum della Kabbalah! (Meme_Di_Caprio_indica_la_TV) Anche io sono sempre stato affascinato dal Dio che si ritira per permettere l'esistente. (Beninteso, il mio livello di approfondimento è "oh, ci sta!"). Un'altra idea, forse simile, che mi si presentava era quella di Dio stile "ep26 di Eva". Sei Dio, quindi sei "tutto", "infinito". Ma essere tutto equivarrebbe a non esistere, perché si può esistere solo rispetto a qualcos'altro. Allora ti frammenti, alienando da te delle parti, e lo fai per te stesso, per poter esistere, prima ancora che per "le parti" che hai alienato.
    Magari quelle parti servono a creare relazioni tra loro, esperienze, diversità, il molto dal nulla, quindi possono ben cuocere nel loro brodo fatto anche, e tanto, di dolore. Tanto ormai ti sono aliene, mica soffri tu. E abbiamo così una specie di "malteismo anniano", o un demiurgo gnostico con la faccia di Shinji, possiamo scegliere...
    Certo che se mai davvero interiorizzassimo il discorso per cui tu e il tuo nemico non siete soltanto "uguali", ma in molti sensi "tu sei lui" (ok, questo era in un romanzo di Star Trek), le cose cambierebbero parecchio. E invece la reciproca, implacabile fàgia pare insita nella realtà. Una cosa che mi turbava (se le angosce sono queste, essere piuttosto introverso è un privilegio, mi rendo conto) veniva da quando - tanto tempo - fa lessi "A brief history of time" di Hawking. H. scriveva di come la freccia del tempo termodinamica (da bassa entropia verso alta entropia) fosse inscindibile dalla freccia del tempo psicologica (percepiamo di procedere dal passato, o dal presente, verso il futuro).
    Scriveva qualcosa come "se vivessimo in un mondo con il tempo invertito, in cui le cose 'vanno sempre MEGLIO', in cui cocci di vetro si ricompongono sul pavimento a formare un bicchiere che poi ritorna intatto sopra al tavolo, noi, vedendo il bicchiere integro sul tavolo, NON ricorderemmo comunque di aver mai visto i cocci a terra". Idem, quindi, per il resto delle cose "invertite" di quel mondo: penso all'immagine della celebrità denudata fatta con l'IA che torna a essere acqua cristallina di un lago, ai denti di un predatore che resuscitano e rattoppano il cucciolo di orca. Quanto precede non si manifesterebbe comunque a noi senzienti. Quel mondo ci è precluso. Hawking concludeva ritenendo che soltanto in un universo con questa freccia del tempo termodinamica (da bassa entropia ad alta entropia) la vita intelligente fosse possibile. E io mi dicevo: "Vuoi vedere che lo scopo di noi esseri intelligenti è proprio quello di sbudellare, divorare l'intero universo il più efficientemente e rapidamente possibile?". Magari siamo in qualche misura consci di ciò, e il rigetto di quest'idea ogni tanto ci fa anelare, in modo un po' perverso, al "mondo della freccia invertita", che - se ci si pensa - è anche quello in cui ce ne torniamo tutti nelle pance delle mamme e poi smettiamo di vivere.

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    1. Grazie per questo commento, mi sorprende che qualcuno sia riuscito a entrare nella stessa lunghezza d'onda di ciò che ho scritto. Per risponderti, secondo me l'universo non ha senso alcuno: scambi energetici tra particelle, reazioni meccaniche, caos e autofagia che in qualche modo, inspiegabilmente, tendono alla coscienza, che è il famoso assurdo di cui Camus, Heidegger ecc.

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  2. PARTE 2 di 2
    (segue) Spesso, per fare un parallelo, si contesta ad un entusiasta dell'espansione economica: "basta con 'sto cemento, basta inquinare, guarda che una crescita infinita è contro natura! Le leggi della termodinamica dicono che... ecc. ecc.". Lui ti risponde "ma guarda che è grazie al passaggio da bassa ad alta entropia che anche tu vivi e respiri". Che in pratica vuol dire "guarda che quando parliamo di 'crescita infinita' sappiamo benissimo di star parlando - alla resa dei conti - di 'consumo totale', ma mica ce ne facciamo un problema, anzi, che ci stiamo a fare qui se no?". In realtà, l'aumento di entropia vale indipendentemente dalla vita intelligente. Quel che ci turba è probabilmente la nostra sensazione, questa sì, nostra prerogativa, di avere delle scelte al riguardo, di avere diverse strade e diverse potenzialità, il dramma della responsabilità, ecc. Quasi tutto è già insito nella natura, come scritto qui sopra.
    Forse la "cattiveria" è prerogativa nostra, come sa chiunque posti su Facebook l'abdicativo "meglio gli animali delle persone!" E poi c'è quella bella storia delle "relazioni". Se il "dio" si è ritirato, alienandosi da noi, per farci raccogliere esperienze interagendo, tanto varrebbe limitare il più possibile il dolore. Intendo evitare il dolore originato proprio dalla "cattiveria" nella violenza, del divorare ad ogni costo, non quella tentazione di "rifuggire o anestetizzare i naturali dolori e lutti dell'esistenza umana" di cui si è parlato anche qui, che problematicamente ha contrassegnato la nostra epoca.
    Si torna alla vecchia regola aurea, la mia conoscenza del dolore è una guida: mi permette di evitare in ogni modo (possibile) di risparmiarlo agli altri. Chi conosce il dolore e lo procura agli altri potendo evitarlo è tendenzialmente una merdaccia. Cosa brutta. Rinunciare a un beneficio personale (soprattutto se non essenziale alla tua sopravvivenza) per risparmiare dolore ad altri? Cosa bella. Mi tengo su questi binari semplici e ingenui e va meglio. Il mondo pare andare tutto da un'altra parte? Vivilo come una "messa alla prova" di questo tuo principio (come direbbe il predicatore...). D'altronde, anche su questo religioni orientali e scienza hanno quella parvenza di assonanza così rassicurante. In un primo tempo, per la scienza, la realtà era fatta di cose. Poi si è capito che sono importanti anche le relazioni tra le cose. Poi con la fisica quantistica si è scoperto che le relazioni sono anche più importanti delle cose. Infine, le ultime scoperte propendono per far pensare che nella realtà "esistono soltanto relazioni". Spero voglia dire una cosa bella. (Quest'ultima cosa '"esistono solo relazioni" l'ho letta in un libro di Rovelli anche se sono sicuro di averla già sentita più volte). Alla fine le religiosità che trovo più rinfrancanti sono proprio quelle che ti parlano di un ritorno al tutto. Sìi.. foorse c'è il problemuccio "mi sa che perdi la tua individualità" (quello ci brucia parecchio), ma c'è il lato positivo. Se è "tutto", non sarà mai qualcosa di meno delle persone e relazioni che hai amato, ma sarà qualcosa di più, che comprende anche esse. Speriamo non tornino al tutto anche le porcherie (smettete di sporcare il mio tutto, coglioni!), speriamo che anche il "dolore" sia frutto dell'essere "limitati", e fuori dal tutto, come anche si dice. Niente, ho voluto scrivere queste cose qui, dove leggo cose che mi interessano, tanto perché oggi avere i "quattro amici al bar" è diventato un lusso raro e difficile, grazie!

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    1. "entropia vale indipendentemente dalla vita intelligente"

      La vita intelligente infatti necessita di ordine e l'ordine, per attuarsi nell'universo, ha bisogno di lottare contro l'entropia, ossia contro il secondo principio della termodinamica. Mantenere la temperatura a 36 richiede un grande sforzo e la continua assimilazione di "carburante".

      Poi sì, il dolore senz'altro è una guida, ma un abuso di dolore comunque conduce alla follia o alla morte. E' tutto molto complicato. Di certo sopprimerlo completamente in stile BNW è sbagliato e crea nevrosi.

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    2. Caro amico, scoprirai vivendo che la grande differenza tra Huxley e Orwell è che, stanti le loro differenti estrazioni, avevano saggiato le brutture dell'umanità in modi diversi. Nella realtà, si manifestano dia i deragliamenti di BNW che quelli di 1984. Che Mustapha Mond sia così conscio e onesto è un bel sogno. Der Mond. Più realisticamente, in alto ci sogno di O'Brien. Ma non sono cattivi. Sono solo umani. Il punto è proprio questo. Ci si sente buoni per natura perché non si ha la forza di specchiarsi nella crudeltà di chi ha l'agio per esprimerla. E allora la si chiama "disumana". Ma no, no, dell'umano è proprio l'antropofagia. Forse perché fummo fatti a immagine di qualcosa che "umano" non era, da principio? Chissà.

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    3. Io, non so se ho capito bene cosa intendiate con antropofagia, ma se sia un certo nutrirsi di emozioni...

      Che necessariamente sono poi massime nell giovinezza... da evangelion a Brain Powerd a Lou Andreas che era appena 20enne o giu di li.

      È necessaria e cosa buona l'antropologia

      Il problema è il rifiuto femminile ad essere consumate. Se c'è una mente perversa dietro il collasso sociale attuale è l'aver sfruttato il normale istinto di preservazione femminile, la tensione tra il desiderio di essere consumate e quello di conservarsi, e aver trasformato l'orgoglio in isteria di massa stile pifferaio di Hamelin.

      Il valore dell'ultima opera di Takahata mi sembra sempre di più questo.

      Cioè quello che è stato sempre detto sul rifiuto della vita.

      Ma il rifiuto di una principessa splendente. La rovina mediante il normale narcisismo femminile.

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  3. Avrei la compulsione di ragionare molto su questo articolo e sui commenti di Marco .A., ma naturalmente non ne ricaverei nulla di sensato da scrivere. Di conseguenza spammo soltanto il seguente:
    la cosa più gradevole per me sarebbe poter dire con orgoglio di non aver mai vissuto e di aver modo di non vivere mai. La prima affermazione deriverebbe dal far equivalere il cumulo di carte che possiedo e qualche vago ricordo di alcune parti della mia cosiddetta vita -- o presenza fisica -- con la scarsità di testimonianze di tutte le parti rimanenti, e dimostrare che l'una o l'altra sezione dell'archivio (visto che equivalgono, quale delle due si scelga è indifferente) corrispondono al nulla totale. Oltretutto il materiale tende a perdersi essendo composto in misura crescente di elementi non indicizzabili quali commenti su questo blog o su YouTube, quindi si perdono potenzialmente elementi utili a trovare la via della dimostrazione di "non vita" (o magari invece a suggerire qualcosa di diverso e insperato?).
    L'affermazione di non dover vivere mai invece deriverebbe dalla possibilità di raggiungere lo status seguente: vita priva di legami e di responsabilità/aspettative, scarsa intelligenza più reale che esibita ma auspicabilmente tenuta sotto controllo, lavoro monotono ma non esageratamente stancante/distruttivo, emozioni secondo andamento ciclico, pensiero dominante di fare i soldi con l'equivalente di qualche giro di roulette con la speranza di un benessere più o meno stereotipato, idealmente qualche amico tanto fedele quanto accomunato dai medesimi automatismi (altrimenti ci stanno l'IA e i blog/YouTube/altri social per sfogarsi e simil-conoscersi, per l'appunto). (Si capisce a quale modello mi riferisco? Indizio: l'avevo citato o ripreso anni fa su questo blog paragonandolo alla Commedia dell'arte). Se con ciò si mantenesse un sottostante (in senso finanziario) di parziale consapevolezza e cultura, non ci sarebbe davvero da recriminare. E invece tutto ciò è improbabile, e, definitivamente ovvero al momento ovvero definitivamente, si rimane qua, a incarnare (secondo me) stereotipi di generazioni trascorse (le giovanili di città e di nobile provincia settanta/ottantine? quelle dei nativi di fine ottanta / primi novanta? Boh.) resi più introversi e formalizzati e introiettati.
    L'elemento dell'orgoglio nella seconda affermazione è autoevidente; nella prima si legherebbe a non aver avuto sofferenze che non siano concepibili da un ragazzino privo di autocoscienza o che restino conscie per più di qualche minuto/ora.

    Felicitazioni (fe-li-ci-ta-ziooo-niii!) per la permanenza di questo spazio e dei suoi autori e del suo pubblico :)

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    1. Ciao, non ho capito molto di quello che hai scritto, ma ti ringrazio comunque per il commento e le felicitazioni.

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  4. https://www.youtube.com/watch?v=mM9KRCNIpZ8

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    1. Non ho mai visto questa serie, anche se ne ho sentito parlare. Adesso sto provando a vedere Mr. Robot, ma è una faticaccia (me l'hanno consigliato degli amici). Non sono più avvezzo all'intrattenimento televisivo.

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    2. Quel che ti posso dire è che mi "intrattengo televisivamente" una volta ogni lustro, da circa quattro lustri.

      La prima serie di True Detective l'ho vista proprio cinque anni fa. Credo che, complice questo post, la rivedrò. :D

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    3. Scusa, la prima stagione.

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  5. Cmq sto finendo ora il 7 volume della Recherche... lo avevo interrotto a metà.

    Tra i libri letti, l autobiografia di Riccardo Schicchi, che merita specie nella parte della gioventù. Germania, Trauma di una nazione di Gitta Sereny.. merita anch'esso. La gioventù assume nei due tinte così simili...

    E dicevo la Recherche...il punto in cui dice i libri vanno tradotti, non scritti perché sono dentro di noi.

    Ricordo ancora... non ha senso tramandare nulla. Ogni verità umana è iscritta in noi stessi... Platone, la metempsicosi, le essenze non vanno imparate ma ricordate

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    1. https://www.youtube.com/watch?v=k7tQKBrA3Ao

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    2. Da uomo di sinistra il proprietario del blog pubblica solo quello che lo compiace invece di cercare la critica costruttiva.

      È un peccato pure il link youtube. Tipo grande intelligenza sprecata.
      Bambinone narcisista. Invece se ti sforzavi di leggere il mio post casomai prendevi il libro in mano ed era interessante.

      Perché in effetti alcune cose scritte nel VII libro risuonano un pò ovunque, da Platone a Tomasi di Lampedusa, ma la chiarezza con cui sono state espresse, esplicate...

      Beh per rispondere al blogger è qualcosa che si io non ho mai letto. E si legge tra le righe il grande sforzo psicologico fatto per metterle giù quelle pagine..

      Però io ho la mia sensibilità, e sento spesso la passione dell autore anche in un freddo libro ste.. traslucido li è lì casomai nella prefazione, o nell'espandere al massimo le potenzialità della tecnica di cui è esperto e in cui crede.

      È un peccato, tornando ad una cosa letta qui, che Proust sia anche solo nominato in un corso di scrittura. E nominato come antiquato.

      E che chi esprime quell'opinione sia considerato meritevole di attenzione.

      Un commento bello, a questo VII tomo, stando ai post depressi del blogger sarebbe stato...

      Non sono contento del libro che la vita ha impresso in me. Cioe che la vita imprime in ognuno.

      Alla fine della Recherche. È davvero spaventoso. Tutta l'architettura, e poi quel finale

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    3. Proust non è antiquato. Il contrario, semmai, un postmoderno ante litteram. Come Kierkegaard. Proust viveva e ragionava già da oltre la fine della storia. Al post-verista che citi, aggiungi pure Visconti. Dalla Loberdia alla Sicilia, passando per la Baviera.

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    4. Non credo lo sia per nulla infatti. Andando avanti di analogie la giovinezza del Narratore della Recherce è nello spirito molto vicina a quella che si legge nell autobiografia di Riccardo Schicchi infatti...

      Ben diversa da quella che Gitta Sereny descrive riguardo i giovani nazisti e antinazisti, in cui l'elemento chiave è l'entusiasmo nel fsre la guerra.
      Proprio in questi giorni pensavo che la rovina psicologica del Xx secolo sia stata la progressione della medicina.
      Ha cambiato la prospettiva esistenziale. Se si vive a lungo e bene, è saggio non buttare via la propria esistenza, è anche saggio lavorare duro e mettere da parte per.il futuro... che si avrà tempo per divertirsi.e godere.
      Non per dire che sono un genio ma credo che quando Pasolini se la prendeva con la borghesia e contro la piccola borghesia fosse questo normale spirito umano che avversarie. Ma non ne aveva capito il motivo.
      È cambiata l intera prospettiva esistenziale. Prima si moriva facilmente per un infezione o altre.cose che oggi sono di facile cura. Rimane solo la fertilità femminile per ora ad evitare che si diventi adulti a 50anni.
      Altrimenti già ci saremmo pienamente arrivati

      Consiglio cant help falling in love with you di elvis.mentre si legge il post.
      Per.capire perché questo non vada bene

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    5. Ho il sospetto che PPPasolini se la prendesse con la borghesia per proiezione della sua propria miseria, il che è umano, troppo umano.

      Sul tuo discorso, un personaggio di un film disse "Se la vita che ci è data non fosse una sola, che swnso avrebbe viverla am massimo dello sforzo?" – poi, nella sua parvenza marziale stile Mishima in buon compleanno sul campo di battaglia, con un colpo di spada spaccava al volo una farfalla che andava risorgere bagnadosi in una sorta di brodo primordiale della resurrezione. "Padre, io voglio più tempo!", replicava un altro superuomo biondo. Del resto, giovinezza... giovinezza... primavera di bellezza!

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    6. Ma il punto non è questo... il punto è banale, tanto banale che è imbarazzante scriverlo, eppure credo sia tutto li.
      In una prospettiva esistenziale lunga, la giovinezza non può che diventare terreno di accumulo e di preparazione. Non di dispendio.
      È umano
      Ma rimane un mondo di vecchi inaciditi e annoiati
      Il libro di Gitta Sereny mi è piaciuto davvero molto e da spunti di riflessioni su verità umane al di la del periodo storico che racconta.

      Ancora la fertilità femminile è, forse ancora per poco, l'unico scoglio e obbligo alla crescita. L'unica cosa che impone che a 35anni si debba essere.adulti è che i corsi universitari e il primo lavoro ben pagato non ci sia a 40-50ann8

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    7. L'ultima opera di Pasolini d'altronde fu la trilogia della vita. Ma quel degrado socio economico che denunciava, come tanti negli anni 60, probabilmente era legato non all industrializzazione e allo stile di vita che portava con sé solo epifenomeni di una cambio radicale della prospettiva esistenziale.
      Ricordo ancora in Deadman, quando nudo uccide 3 uomini... gli odori di un tempo diverso.
      Due dei miei bisnonni sono morti entrambi 40enni, subito dopo la seconda guerra mondiale, per banali infezioni che oggi si curano forse anche a casa...

      Uno dei 2 a 40anni era già stato vedovo e risposato, la prima moglie morta (non di parto) giovanissima dopo aver dato una figlia.
      Nulla di che presumo storie comuni.
      Specie uno era discretamente benestante.
      In Calabria ai tempi del fascismo le statistiche dicono si morisse più che in Africa nera a inizi 2000, in Africa nelle zone di guerra civile

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    8. Peraltro la cosa buffa in questa discussione è che tu sei notoriamente quanto geniale tanto ignorante...o almeno ignorante almeno la metà di quanto geniale.

      E proust non lo hai mai letto. Perché alla fine tutto il punto del VII libro è quello che avevi espresso anche tu anni fa, forse anche meglio, con si nasce ... e si muore ricoperti di cicatrici. Una serie di post coevo all'uscita di Kaguya.

      Non credo sia la memoria il punto, ma quel tipo di concezione gnoseologica e quindi esistenziale.

      Come dire la stessa cosa è il pensare e l'essere ma poi ciò che vogliamo con i sensi è il generatore del pensiero. E ciò che vogliamo si imprime in noi.

      Non credo davvero fosse la memoria il punto delle Madeleine, ma quasi una riflessione gnoseologica e dunque esistenziale.

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    9. Comunque sì, prima di parlare del romanzo moderno più complesso mai scritto tanto vale leggerlo, il diavolo sta sempre nei dettagli. Ma vabbè, ognuno in testa ha le sue robe. Siamo tutti postmoderni egoriferiti, alla fin fine.

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  6. In realtà lo leggo a pizzichi e minuzzi, intervallandolo con altre letture più leggere e con la vita quotidiana. È durato 4 anni, ancora devo finirlo.

    AkiraSakura che lo ha letto avrà colto al punto in cui sono, mancano circa 150 pagine.
    La riflessione, che dovrebbe essere il tiratore filosofico finale, me la aspettavo noiosa ed invece è stata realmente brillante...

    Motlo pascaliana. L'istinto suggerisce ciò che l'intelligenza tenta di eludere.
    O altro ancora, anche meglio ma che va letto.

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