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mercoledì 12 ottobre 2016

Cowboy Bebop: A review

Title: Cowboy Bebop
Directed by: Shinichirō Watanabe
Original concept: Hajime Hayate
Series story editor: Keiko Nobumoto
Original character design: Toshihiro Kawamoto
Mechanical designer: Kimitoshi Yamane
Music composed by: Yoko Kanno
A production of: SUNRISE INC. BANDAI VISUAL
Episodes: 26
Original run: April 3, 1998 – April 24, 1999


In the following article, I will be reviewing the anime series Cowboy Bebop, which can be classified as a postmodern space opera. Inspired by the innovative ideas of Osamu Dezaki's famous Space Adventure Cobra series, Cowboy Bebop will use them in two different ways in order to create its episodes. Firstly, it integrates them with brief, various explorations of different movie genres, stretching from comedy to hard boiled, from film noir to action movie or psychological thriller, with no disdain for a little cyberpunk touch. Secondly, they are amplified by the authors' vast store of knowledge on Western cinema and music. And here comes Cowboy Bebop, one of the most important Japanese anime series of the 1990s, whose appeal and success is to be found in its complex network of associations and quotes that resembles a mosaic, for you will need to have all the pieces to fully understand the picture.
Furthermore, it is worth mentioning that there is a recurring element in Shinichiro Watanabe's polyhedric work, coming from the Japanese folk legend Urashima Taro. Indeed, once we remove any postmodern element and reference to other anime, we can see remarkable analogies between the characters' complex personalities and background and the legend. Here Watanabe follows the steps of previous Japanese film directors who used the legend as metaphor of the phenomenology of postmodernity.

sabato 4 luglio 2015

Cowboy Bebop: Recensione

 Titolo originale: Cowboy Bebop
Regia: Shinichiro Watanabe
Soggetto: Hajime Yatate
Sceneggiatura: Keiko Nobumoto
Character Design: Toshihiro Kawamoto
Mechanical Design: Kimitoshi Yamane
Musiche: Yoko Kanno
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 26 episodi
Anni di trasmissione: 1998 - 1999


L'anime di cui mi accingo a scrivere è una space opera postmoderna, in cui gli spunti creativi di base mutuati dall'illustre "Space Adventure Cobra" di Osamu Dezaki vengono coadiuvati da molteplici incursioni in generi differenti - commedia, hard boiled, noir, action, psicologico, senza disdegnare sfumature cyberpunk - e amplificati dal notevole bagaglio culturale degli autori, una vera e propria enciclopedia del cinema e della musica occidentale. Nasce così un mosaico citazionistico di grande successo e carisma, nonché una delle opere cardine dell'animazione giapponese degli anni novanta: il celeberrimo "Cowboy Bebop".
E' molto interessante osservare che esiste una ricorrenza comune nella grande architettura dalle molteplici sfaccettature che costituisce il lavoro della vita di Shinichiro Watanabe, giacché nel profondo attinge direttamente dal folklore giapponese; infatti, tolti i vari strati di citazionismo e postmodernismo, in "Cowboy Bebop" si osservano delle marcate analogie tra le storie e le psicologie dei vari personaggi e l'affascinante mito di "Urashima Tarou", il quale - seguendo l'esempio di molti registi precedenti a Watanabe - viene utilizzato come metafora della fenomenologia della postmodernità.

lunedì 29 settembre 2014

Sakamichi no Apollon: Recensione

Titolo originale: Sakamichi no Apollon
Regia: Shinichiro Watanabe
Soggetto originale: Yuki Kodama
Sceneggiatura: Ayako Katoh/Yuko Kakihara/Shinichiro Watanabe
Character Design: Nobuteru Yuki
Musiche: Yoko Kanno
Studio: Mappa/Tezuka Production
Formato: serie di 12 episodi
Anno di uscita: 2012


Shinichiro Watanabe, il regista di "Cowboy Bebop", torna finalmente con una nuova serie, per di più coadiuvato a livello musicale da un astro luminoso quale Yoko Kanno, apprezzatissima compositrice a cui dobbiamo un vastissimo repertorio di bellissime colonne sonore.
Un'occasione rara, uno spettacolo da non perdere, un anime da guardare assolutamente: questo, almeno, era ciò che pensavo quando mi sono approcciato per la prima volta a "Sakamichi no apollon", opera dalle credenziali stratosferiche, molto chiacchierata negli ultimi tempi.