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sabato 25 giugno 2016

House: Recensione

Titolo originale: Hausu
Regia: Nobuhiko Obayashi
Soggetto: Chigumi Obayashi
Sceneggiatura: Chiho Katsura
Musiche: Asei Kobayashi, Mickie Yoshino
Effetti speciali: Nobuhiko Obayashi
Produzione: Nobuhiko Obayashi, Toho Company
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 1977
 

A detta di Nobuhiko Obayashi, regista, produttore e addetto agli effetti speciali di "House" (Hausu, 1977), fu sua figlia Chigumi – all'epoca frequentante il sesto anno delle elementari –, a suggerirgli l'idea di una casa che divorasse i propri abitanti. Mentre si stava pettinando davanti allo specchio del bagno, la ragazzina iniziò a fantasticare su quanto sarebbe stato terrificante se il suo stesso riflesso, in quell'attimo, fosse uscito dallo specchio per mangiarsela. Il padre, colpito e affascinato da quest'insolita immagine, chiese alla figlia cos'altro all'interno della loro casa avrebbe potuto attaccarla: «a volte, mentre suono il piano, le dita iniziano a farmi molto male; mi sento come se la tastiera me le stesse masticando». Incoraggiata dal padre, la piccola Chigumi Obayashi continuò così a concepire orrori nati dalla propria casa: fu in questo modo che, lentamente, iniziò a prendere forma la struttura narrativa e l'approccio visivo di "House".

mercoledì 10 dicembre 2014

Ai City: Recensione

Titolo originale: Ai Shiti
Regia: Kouchi Mashimo
Soggetto: basato sull'omonimo manga di SYUFO
Sceneggiatura: Hideki Sonoda
Character Design: Chuuichi Iguchi
Musiche: Shiro Sagisu
Studio: Toho, Movic, Ashi Productions
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 1986


In una marea di robaccia dimenticata, c'è sempre della robaccia buona. "Ai City" emerge dal marasma degli OAV anni '80 filo-statiunitensi in modo quanto mai eclatante e sborone: già la scena di apertura è tutta un programma. Si accendono le luci della città, ed ecco che parte una musica J-POP composta da un'ispirato Shiro Sagisu che rimanda ai gloriosi fasti di "Megazone 23"; le trombe midi squillano, le chitarre elettriche ringhiano aggressive, scandiscono note possenti, meccaniche; sono ritmi da musica dance, quella vera, e vengono giustamente coadiuvati da un cantato banale e senza senso alcuno. E lo spettatore, che se ne sta lì, sdraiato sul divano con lo sguardo apatico e fiacco, anch'egli diventa anni '80. Gli crescono i capelli, con tanto di tinta ed acconciatura Glam Rock, mentre si esalta di fronte all'inseguimento iniziale alla "Miami Vice" animato a ventiquattro frames al secondo, pieno di luci, colori, ombreggiature e riflessi studiati al dettaglio. I grattacieli, le donne alte due metri, gli esper che devastano tutto muovendosi con delle coreografie che paiono appena uscite da un video di Michael Jackson... che l'esaltazione abbia inizio. Ci vuole lo stato d'animo giusto: gli anni '80 bisogna sentirli dentro. Bisogna riviverli.