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lunedì 15 settembre 2025

Dieci giorni all'esecuzione (un racconto originale by Molly)

 

 * * * Giorno 1 * * *

 

Mi ci rispecchio a malapena nel riflesso di questa enorme finestra che mi separa dal resto del mondo: da qui, dalla mia prigionia, posso ammirare tutta la città. Ho come l’impressione che i miei capelli non siano mai stati così spenti, né i miei occhi così rossi.

Tra dieci giorni non sarò più qui: in piazza tutti potranno ammirare la mia esecuzione. Così ha stabilito il sovrano, così è scritto nelle leggi. E io le ho violate.

Qui uccidere non è la cosa più grave che si possa fare, o meglio, dipende chi si uccide, dato che il valore delle persone non sempre è lo stesso. Io comunque non ho ucciso nessuno: forse è stata la mia sola presenza a uccidere, il mio respiro affannato, il mio passo incerto e pesante.

Mi accorgo di come si vede bene la città da quassù: si vede il Palazzo Reale, che in tutta la sua magnificenza sembra quasi un gigante intento a guardarti con aria di sfida. Chissà se oltre le mura che la circondano ci sono luoghi più umani, sussurro tra me e me.

Abbassando lo sguardo, sempre più in basso, ci sono le case di noi abitanti. Occorre sapere che vivere qui è un privilegio, questo ci viene detto sin dall'infanzia. Le famiglie più ricche godono di ogni beneficio: noi di sotto possiamo soltanto alzare gli occhi al cielo, apprezzare la loro fortuna e ritenerci graziati dalla loro presenza.

sabato 28 settembre 2024

Utena è un anime woke? Ripercorrendo un vecchio capolavoro.


Mi  è capitato da poco di rivedere La Rivoluzione di Utena, un anime che per chi non lo sapesse dà nome, citazioni e grafica a questo blog. Trattasi indubbiamente di una delle serie televisive più importanti della mia vita, nel senso che mi ha fatto (ri)appassionare a questo media quando facevo l'università e mi ha permesso di conoscere il cofondatore di questo blog nonché quella che fu la mia ex, che ne era una grande appassionata (senza Ikuhara Kunihiko a fare da cupido nei miei twenties, molto probabilmente non avrei mai avuto una vita sentimentale). Ciò detto, su questo blog c'è già la ottima recensione di Onizuka90, il cofondatore di cui sopra, uno scritto appartenente a un'epoca passata in cui eravamo più giovani, più ottimisti, vivevamo in un mondo meno "social" di oggi e così via. Ora, a trentaquattro anni, ho voluto fare un esperimento e rivedermi quello che nella nostra nicchia consideravamo il miglior anime di tutti i tempi, un'opera simbolista, filosofica, esoterica, totalizzante e chi più ne ha ne metta. All'epoca la cosiddetta cultura woke non era ancora martellante come nell'oggidì, cosicché, quella che oggi si potrebbe definire come "l'omosessualità di Utena", era  un argomento che nelle discussioni tematiche non veniva quasi mai toccato né considerato. Ora invece, nel duemilaventiquattro, anche alla luce di una nuova leva di animefan che spesso si associano alla cultura woke decifrando Utena in tale ottica (i.e. Utena eroina lgbtq+ che sconfigge il patriarcato rappresentato da Akio e si mette con la mulatta), durante la visione non ho potuto evitare di pormi la fatidica domanda: "Ma non è che l'anime che pensavo fosse una genialata simbolista e allegorica in realtà sia soltanto quello?". Non che ci sia qualcosa di male, sia ben inteso, ma l'anime me lo ricordavo molto più profondo. E infatti, andando avanti con la visione, ho avuto la riconferma che invero Ikuahara voleva andare a parare altrove; e forse questa volta, dico a trentaquattro anni, penso di aver addirittura capito abbastanza chiaramente dove

sabato 12 novembre 2016

Wet Moon: Recensione

Titolo originale: Wet Moon
Storia: Atsushi Kaneko
Disegni: Atsushi Kaneko
Tipologia: Seinen Manga
Edizione italiana: Star Comics
Volumi: 3
Data di uscita: 2011


«Ehi, ascoltami... che aspetto pensi che abbia il lato nascosto della Luna? Nessuno può ancora saperne niente, e sono libera di dare sfogo alla mia immaginazione, no? Però... presto gli esseri umani andranno lassù. E a quel punto, questa mia libertà scomparirà di colpo.»
– Ruri –

Si definisce wet moon (“luna bagnata”) – in italiano nota come “luna a barchetta” – una particolare fase lunare in cui la falce illuminata si ritrova coricata sull’orizzonte con le due estremità protese verso l’alto, assumendo un aspetto simile a un ghigno beffardo. Come un freddo faro nella notte, la Luna si fa da sempre osservatrice esterna delle vicende dell’uomo, che – affascinato dalla sua argentea luce – nel corso dei secoli ha alimentato innumerevoli leggende e credenze popolari ad essa legate. Ed è proprio questo richiamo primordiale e inarrestabile che sta al centro di “Wet Moon”, cupo e onirico manga pubblicato a partire dal 2011 sulle pagine della rivista “Comic Beam” di Enterbrain, e firmato da uno degli autori contemporanei più eclettici e geniali del Sol levante: Atsushi Kaneko.

sabato 1 ottobre 2016

Mind Game: Recensione

Titolo Originale: Mind Game
Regia: Masaaki Yuasa
Soggetto: Robin Nishi
Character Design: Yūichiro Sueyoshi
Direzione dell'animazione: Yūichiro Sueyoshi
Produzione: Eiko Tanaka
Musiche: Seiichi Yamamoto
Studio: Studio 4°C
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 2004


Era il 2004 quando un titolo passato quasi in sordina in patria, diretto da un regista di mezz'età sconosciuto ai più, fece le sue prime apparizioni nei festival nazionali. Come un vero e proprio pugno in faccia, il film sconvolse fin nelle fondamenta il cinema d'animazione giapponese: distanziandosi dagli ormai abusati tòpoi che monopolizzavano il mercato, l'allora trentanovenne Masaaki Yuasa (questo il nome del regista) e i produttori del vulcanico Studio 4°C decisero di calcare con forza il pedale dell'originalità, mettendo totalmente da parte la logica delle vendite per consegnare alla storia un prodotto quantomai anarchico, unico e irripetibile, fondamentalmente diverso da qualsiasi altra opera fosse stata concepita in precedenza. Trasposizione dell'omonimo manga semi-autobiografico di Robin Nishi, serializzato sulle pagine di "Comic Are!" di Magazine House, "Mind Game" si dimostra fin dai primi fotogrammi un vero e proprio esperimento visionario e anticonvenzionale, capace di amalgamare codici e correnti artistiche differenti – tra cui psichedelia, pop art, surrealismo, avant-garde e materiale live action – come nessun altro lungometraggio cinematografico aveva mai osato prima. Il risultato è un'opera che al momento dell'uscita fu ovviamente ignorata dalle masse, ma che pervenne quasi subito allo status di cult movie celebrato parimenti da critica nazionale e internazionale, persino nei circuiti che fino ad allora avevano bellamente ignorato l'animazione giapponese: il film fu lodato apertamente da mostri sacri dell'industria occidentale come Bill Plympton ("Idiots and Angels") e ottenne diverse candidature a rassegne di grande prestigio, arrivando a vincere il Grand Prize al Japan Media Arts Festival (superando, tra gli altri concorrenti, "Il castello errante di Howl") e ben cinque premi al Fantasia International Film Festival di Montréal, tra cui miglior film, regista e sceneggiatura. La stessa Madhouse, del tutto estranea alla produzione dell'opera, fu colta da un tale entusiasmo nei suoi confronti che si mise a promuovere la pellicola a spese proprie; difatti non è un caso che quasi tutti i lavori successivi del regista – tra cui i celebratissimi "Kaiba" e "The Tatami Galaxy" – saranno prodotti e realizzati dal noto studio d'animazione fondato da Masao Maruyama.

sabato 25 giugno 2016

House: Recensione

Titolo originale: Hausu
Regia: Nobuhiko Obayashi
Soggetto: Chigumi Obayashi
Sceneggiatura: Chiho Katsura
Musiche: Asei Kobayashi, Mickie Yoshino
Effetti speciali: Nobuhiko Obayashi
Produzione: Nobuhiko Obayashi, Toho Company
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 1977
 

A detta di Nobuhiko Obayashi, regista, produttore e addetto agli effetti speciali di "House" (Hausu, 1977), fu sua figlia Chigumi – all'epoca frequentante il sesto anno delle elementari –, a suggerirgli l'idea di una casa che divorasse i propri abitanti. Mentre si stava pettinando davanti allo specchio del bagno, la ragazzina iniziò a fantasticare su quanto sarebbe stato terrificante se il suo stesso riflesso, in quell'attimo, fosse uscito dallo specchio per mangiarsela. Il padre, colpito e affascinato da quest'insolita immagine, chiese alla figlia cos'altro all'interno della loro casa avrebbe potuto attaccarla: «a volte, mentre suono il piano, le dita iniziano a farmi molto male; mi sento come se la tastiera me le stesse masticando». Incoraggiata dal padre, la piccola Chigumi Obayashi continuò così a concepire orrori nati dalla propria casa: fu in questo modo che, lentamente, iniziò a prendere forma la struttura narrativa e l'approccio visivo di "House".

sabato 4 giugno 2016

Ping Pong the Animation: Recensione

Titolo originale: Ping Pong the Animation
Regia: Masaaki Yuasa
Soggetto: Taiyō Matsumoto
Character design: Nobutake Itō
Direzione delle animazioni: Nobutake Itō
Musiche: Kensuke Ushio
Studio: Tatsunoko Production
Formato: serie televisiva di 11 episodi
Anno di uscita: 2014


«Le persone talentuose che sanno esattamente chi sono non cercano nulla. Quelli che non sanno chi sono... sono loro che lottano più duramente per vincere, in modo da provare qualcosa.» [Jō Koizumi]

"Ping Pong the Animation". Ovvero lo spokon secondo Masaaki Yuasa.
Se vista nell'ottica della flessione di titoli degni di nota che la sta trascinando in questi ultimi anni, l'animazione giapponese può dirsi arrivata a un punto morto. All'interno dell'ondata di produzioni omologate e iper-schematizzate che ci sta investendo in questo periodo, la ricerca stilistica e la coraggiosa innovazione che caratterizzavano l'industria fino agli anni Novanta sono sempre più un eco lontano, un fioco riverbero che riecheggia privo di forza in mezzo alla penuria di originalità; potersi gustare nel 2014 un prodotto come quello che mi accingo a recensire, vera e propria rivisitazione anticonvenzionale di uno dei generi più in voga nell'ultimo decennio, rappresenta dunque una piacevolissima scoperta.
Ma direi di procedere per ordine.

sabato 7 maggio 2016

Mawaru Penguindrum: Recensione

 Titolo originale: Mawaru-Penguindrum
Regia: Kunihiko Ikuhara
Soggetto: ikuni chowder (Kunihiko Ikuhara)
Sceneggiatura: Kunihiko Ikuhara, Takayo Ikami
Character Design: Lily Hoshino (originale),Terumi Nishii
Musiche: Yukari Hashimoto
Studio: Brain's Base
Formato: serie televisiva di 24 episodi
Anno di trasmissione: 2011


Tredici anni dopo aver dato alla luce il capolavoro “La Rivoluzione di Utena”, Kunihiko Ikuahara torna nuovamente in scena con un'altra opera dall'indiscutibile valore, “Mawaru Penguindrum”, adattamento (in)fedele e molto autorale di uno dei racconti più celebri della letteratura giapponese, il “Ginga Tetsudou no Yoru” di Kenji Miyazawa. Commistione postmoderna tra fiaba, commedia dell'assurdo e tragedia greca, l'anime in primis è un vero e proprio atto d'amore del suo regista nei confronti degli emarginati, di coloro i quali sono stati confinati nell'anonimato ai limiti della società giapponese, che nell'opera viene rappresentata mediante molteplici, toccanti metafore in un geniale andirivieni di situazioni estreme, riflessioni e dialoghi brillanti. Protagonisti della storia sono i due fratelli Shouma e Kanba Takakura, i quali - allo stesso modo del Miyazawa che nel 1924 iniziava a scrivere il suo racconto in preda al dolore - stanno vivendo il dramma della perdita dell'adorata sorellina Himari, la quale soffre di una grave malattia incurabile. Ha così inizio il loro viaggio a bordo del “Treno della Via Lattea” - il treno del destino -, che nell'anime diventa la metropolitana di Tokyo; all'inizio di questo percorso, che si snoda tra una puntata e l'altra della serie – ogni “fermata” è un episodio dell'anime, scelta abbastanza metanarrativa – tra allegorie ed eventi realmente accaduti, Himari torna misteriosamente in vita grazie ad un copricapo a forma di pinguino, il quale tuttavia la possiede per alcuni brevi frangenti trasformandola nell'impertinente Principessa del Cristallo, una surreale madamigella la quale reclama a gran voce ai due sfortunati fratelli il penguindrum, un oggetto magico che le permetterebbe di avere salva la vita.

sabato 9 gennaio 2016

Yume Nikki: Recensione

 Titolo Originale: Yume Nikki
Autore: Kikiyama
Tipologia: videogioco freeware
Piattaforma: Windows
 Data di uscita: 2004


"Yume Nikki" è un videogioco decisamente anomalo, sempre se definirlo "videogioco" sia corretto. Sviluppato da un'unica persona della quale non si conosce alcunché - a parte il soprannome, Kikiyama -, che si è dileguata nel nulla subito dopo il rilascio (gratuito e privo di copyright), il "gioco" è stato oggetto di numerosi dibattiti in rete, e ha ottenuto un successo telematico non da poco, con tanto di innumerevoli fan art e blog a tema. Fatto salvo ciò, m'interessa innanzitutto fare luce sul motivo principale per il quale "Yume Nikki" non sia un vero e proprio gioco: diciamo pure ch'esso sta ai videogiochi tradizionali come "Eraserhead" di David Lynch sta al cinema classico, sia formalmente che dal punto di vista della carica innovativa. In "Yume Nikki" non vi è alcuna storia: quella di Madotsuki (la protagonista dell'opera, il cui nome significa letteralmente "alla finestra") è un'epopea inconscia, un viaggio nei sogni più cupi, nevrotici e profondi; un vagare per enormi spazi oscuri senza finalità alcuna, a parte quella di raccogliere i ventiquattro effetti che serviranno a sbloccare il raccapricciante "finale" del "gioco", il quale a tutti gli effetti si potrebbe definire come un non-finale, il degno coronamento di una grande non-narrazione.
Inutile dire che nei blog di tutto il mondo i fan si siano sbizzarriti a cercare un senso in "Yume Nikki", a fornire molteplici spiegazioni dei suoi inquietanti simbolismi mediante le più svariate teorie e fantasticherie. Per chi scrive, tutti questi tentativi di trovare una storia all'interno di quella che di fatto è una non-storia, è una pura contraddizione dettata dall'eccessivo attaccamento del fandom alla struttura dei videogiochi tradizionali, la quale indubbiamente è finalistica per motivi commerciali - ovvero di semplice fruizione da parte delle masse. Pertanto, il mio scritto non sarà finalizzato a dare un senso teorico all'opera in questione, ma a fornirne un'analisi contestualizzata dei simbolismi. Proprio come l'inconscio umano che intende palesemente  rappresentare, "Yume Nikki" si esprime mediante raccapriccianti foreste di simboli, con un linguaggio multilivello impossibile da forzare in schemi prestabiliti senza l'ausilio di psicologia e antropologia.

sabato 3 ottobre 2015

El Topo: Recensione

Titolo originale: El Topo
Regia: Alexandro Jodorowsky
Soggetto: Alexandro Jodorowsky
Sceneggiatura: Alexandro Jodorowsky
Musiche: Alexandro Jodorowsky
Casa di produzione: PRODUCCIONES PANICAS
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 1970


El Topo (La Talpa) è uno dei film più spirituali che abbia mai visto. Capolavoro visionario, sperimentale, surreale, ai limiti dell'esperienza sensoriale e cinematografica, questa grande allegoria infarcita di una marcata dose di esoterismo ed esistenzialismo si rivela ancora oggi formidabile, e allo stesso tempo oscura, impenetrabile. “El Topo” è un grande mosaico decifrabile nei suoi significati più reconditi soltanto se lo spettatore che lo guarda è in grado di comprenderlo e di coglierne, magari dopo innumerevoli visioni, i complessi e potenti rimandi al misticismo sincretistico, i quali vengono somministrati mediante frasi taglienti come sciabole – «il cuore, la testa, cambiali di posto»; «troppa perfezione è un errore» -, deserti che paiono riflettere più l'anima del protagonista che il mondo reale, archetipi, violenza feroce, orgiastica, che nel suo simbolismo riflette la prigionia dell'uomo, un satiro schiavo del desiderio, della follia e della volontà di vivere, perennemente intrappolato nel velo di Maya, il dominio delle illusioni. 

sabato 29 agosto 2015

Dolls: Recensione

 Titolo originale: Dolls
Regia: Takeshi Kitano
Soggetto: Takeshi Kitano
Sceneggiatura: Takeshi Kitano
Musiche: Joe Hisaishi
Casa di produzione: Office Kitano
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 2002


L'eterno vagare degli innamorati, che tentano di fuggire dal destino, legati l'un l'altro da una corda rossa. Camminano lentamente, con lo sguardo perso nel vuoto; per le strade, le ferrovie, i viali colmi di ciliegi in fiore; e la natura - che si manifesta in una poesia d'immagini, colori e suoni - sembra del tutto indifferente alle sorti dei suoi figli. Essi comunicano mediante sguardi fugaci: le parole sono inutili, generano soltanto incomprensione e dolore. L'unica vera realtà è quella del silenzio.

venerdì 12 giugno 2015

Persona 2: Innocent Sin: Recensione

Titolo originale: Perusona 2: Tsumi
Sviluppatore: ATLUS
Soggetto: Cozy Okada, Kazuma Kaneko
Character Design originale: Kazuma Kaneko
Musiche: Toshiko Tasaki, Kenichi Tsuchiya, Masaki Kurokawa
Formato: PSX, PSP
Durata: 50 ore di gioco circa
Anno di uscita: 1999


 «I am Thou, Thou art I 
I am the Mask that dwell within the realm of the Awake and Slumber 
From the Sea of thy Soul, I come forth to brave adversity. 
By the same Coin, I test the potential and conviction in thy will and heart 
Though appearances may differ, I am a self wanting the same liberty as Thou 
Much to my dismay, if Thou wishes to be fractured then I will seek to be whole. 
However, Thou cannot separate from I so if Thou gives up life I take it 
Until that time I am Thou and Thou art I»

Cinque amici d'infanzia dal passato nebuloso ed avvolto nel mistero vengono convocati da Filemone, l'incarnazione dell'inconscio collettivo, il quale fornisce loro il potere delle Persona, degli esseri sovrannaturali che rispecchiano il lato creativo dell'inconscio - le ombre dei vari personaggi, parallelamente, sono dotate di delle Persona inverse, che ne rappresentano il lato distruttivo e complementare. Emerge fin da subito lo spiccato dualismo dell'opera, in cui ogni determinato simbolo possiede un perfetto opposto: l'altra faccia della medaglia che non si può discernere da quel sistema estremamente complesso che è l'animo umano.
Da un inizio apparentemente banale, in cui dei giovani dotati di un potere sovrannaturale devono salvare il loro mondo da uno spietato antagonista che agisce nell'ombra, il tutto si farà via via sempre più cupo ed introspettivo, culminando in quello che a mio avviso è uno dei migliori finali di sempre, una valanga di emozioni dalle spiccate allegorie psicologiche che rimandano in ogni singolo, lirico fotogramma, ai gloriosi fasti degli anime più truci ed intellettuali degli anni novanta.

sabato 6 giugno 2015

Ginga Tetsudou no Yoru: Recensione

 Titolo originale: Ginga Tetsudou no Yoru
Regia: Gisaburou Sugii
Soggetto: basato sull'omonimo racconto di Kenji Miyazawa
Sceneggiatura: Minoru Betsuyaku
Character Design: Hiroshi Masumura
Musiche: Haruomi Hosono
Studio: Group TAC
Formato: film cinematografico 
Durata: 105'
Anno di uscita: 1985


Nella cultura giapponese, il racconto di Kenji Miyazawa che dà il nome a questo film è un grande classico, a mio avviso paragonabile a quello che per noi occidentali è il "Piccolo Principe" di Antoine de Saint-Exupéry. Gli anime che in qualche modo si sono ispirati all'opera di Miyazawa sono innumerevoli, tant'è che lo scrittore ha avuto una forte influenza sulla poetica di Isao Takahata, Hayao Miyazaki e, in parte, sul  brillante "Mawaru Penguindrum" di Kunihiko Ikuhara. Fatta questa doverosa premessa, il film di cui scriverò è un adattamento cinematografico fedele al cartaceo, che ne ripropone l'atmosfera inquieta e sognante con fare molto riflessivo, lento, denso di quel tipico sense of wonder delle fiabe per bambini. Il regista alla guida di questa monolitica trasposizione è un vero e proprio veterano dell'animazione old school, Gisaburou Sugii, un nome – purtroppo - misconosciuto ai più il quale nel corso della sua carriera ha lavorato in adattamenti animati di opere seminali del calibro di "Tetsuwan Atom", "Dororo", "Glass no Kamen" e "Genji Monogatari". 

venerdì 27 marzo 2015

Neon Genesis Evangelion: spunti per un'interpretazione.



Il nuovo vangelo, il vangelo dell'epoca post-moderna.

Scrivere una recensione a proposito di Evangelion nel 2012 non è cosa facile; dal 1995 sono passati quasi diciassette anni e su quest'opera sono stati spesi (metaforicamente parlando) litri e litri di inchiostro, sono state costruite interpretazioni di ogni genere e specie, impalcature spesso infondate, alle volte forzate, in alcuni casi invece interessanti e produttive. Si tratta di una serie che ha segnato intere generazioni di appassionati, e la sua fama ha portato il seme della discordia nel mondo, tanto da far discutere ancora oggi le masse. Con la consapevolezza quindi che ciò che andrò a scrivere forse non sarà nulla di nuovo, né di temerario o straordinario, sicuramente già esplicitato da molti, cercherò comunque di dare un'impronta personale alla mia recensione, sperando di non esagerare, e di non annoiare.

lunedì 24 novembre 2014

Simoun: Recensione

Titolo originale: Simoun
Regia: Junji Nishimura
Soggetto: Fūkyōshi Oyamada
Character Design: Asako Nishida
Musiche: Toshihiko Sahashi
Studio: Studio Deen
Formato: serie televisiva di 26 episodi
Anno di trasmissione: 2006


Incredibile come certe opere d'animazione possano passare del tutto inosservate al grande pubblico, senza che venga loro dato un minimo di attenzione o di interesse nonostante il pregio di cui si possono fregiare. Simoun è di certo un esempio eclatante di questo fenomeno che, ingiustamente, lo ha reso quasi sconosciuto ai più. In effetti difficile è immaginare il target di pubblico a cui sia ipoteticamente destinata una tale opera, data la pesantezza e difficoltà dei temi trattati ci si rende conto che abbiamo di fronte una serie estremamente di nicchia.

venerdì 7 novembre 2014

Kanashimi no Belladonna: Recensione

Titolo originale: Kanashimi no Belladonna
Regia: Eiichi Yamamoto
Soggetto: basato sul libro "Satanism and Witchcraft" di Jules Michilet
Sceneggiatura: Yoshiyuki Fukuda, Eiichi Yamamoto
Character Design: Kuni Fukai
Musiche: Masahiko Satou
Studio: Mushi Productions
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 1973


"Kanashimi no Belladonna", alias "Belladonna della Tristezza", è una rilettura dell'emancipazione femminile in chiave psichedelica e postmoderna. Concepito originariamente da Osamu Tezuka e diretto da Eiichi Yamamoto, questo film è l'ultimo della trilogia Animerama, comprendente "Cleopatra" e "A Thousand & one Nights", entrambi diretti da Tezuka stesso prima del suo abbandono della Mushi Productions per dedicarsi completamente ai manga. Misconosciuto e intellettualoide capolavoro visivo anni '70, "Kanashimi no belladonna" è un concentrato di arte visuale decisamente d'avanguardia.

sabato 3 maggio 2014

Le ali di Vendemiaire: Recensione

 Titolo originale: Vandemieru no Tsubasa

Titolo inglese: Wings of Vendemiaire

Autore: Mohiro Kitoh

Tipologia: Seinen

Edizione italiana: Star Comics 

Volumi: 2

Anno di uscita: 1996

 


Iniziai a leggere "Le ali di Vendemiaire" sospinto dal fascino e dall'interesse che in me avevano destato le altre due opere, ben più note, di Mohiro Kitoh ("Narutaru" e "Bokurano") autore dall'inconfondibile stile grafico piuttosto asettico e algido, volto in funzione di una sceneggiatura affilata e crudele, che lascia la riflessione ad appannaggio del lettore, senza svolgerla a suo beneficio, aprendo così la possibilità ad una rielaborazione del tutto personale dei contenuti, i quali si connotano spesso per un cinismo decisamente marcato.

sabato 26 aprile 2014

Mononoke (TV): Recensione

Titolo originale: Mononoke
Regia: Kenji Nakamura
Sceneggiatura: Chiaki J. Konaka, Ikuko Takahashi, Michiko Yokote e Manabu Ishikawa
Character Design: Hashimoto Takashi
Musiche:Takanashi Yasuharu
Studio: Toei Animation
Formato: serie televisiva di 12 episodi
Anno di trasmissione: 2007


Mononoke è una serie del 2007 prodotta dalla Toei Animation e magistralmente diretta da Kenji Nakamura, regista di "Ayakashi: japanese classic horror". Quest'opera è considerabile infatti come una sorta di spin-off degli ultimi tre episodi di Ayakashi (intitolati: “Bake Neko”), un insieme di vicende parallele strutturate sulla medesima ambientazione e concentrate attorno all'enigmatica figura del farmacista (Kusuriuri), impegnato in un misterioso viaggio.

domenica 6 aprile 2014

Shoujo Kakumei Utena: Adolescence Mokushiroku (FILM) - Recensione

Titolo originale: "Shoujo Kakumei Utena: Adolescence Mokushiroku"
Titolo inglese: "Revolutionary girl Utena: The Adolescence of Utena" 
Regia: Kunihiko Ikuhara
Soggetto originale: Kunihiko Ikuhara/Be papas
Sceneggiatura/screenplay: Enokido Youji
Character Design: Shinya Asegawa
Musiche: Hideato Amari/J.A. Seazer/Shinkichi Mistumune
Studio: J.C. Staff
Formato: Film 
Durata: 81'


Correva l'anno 1999 quando il celebre regista Kunihiko Ikuhara donò al mondo uno dei film più eccentrici, anticonformisti e rivoluzionari che l'animazione giapponese avesse mai avuto il coraggio di offrire. Stiamo parlando di Shoujo Kakumei Utena: Adolescence Mokushiroku (apocalisse adolescenziale), opera che si ricollega al progetto mediatico creato dai Be-Papas, la cui peculiarità è quella di estendere il più possibile il soggetto originale a vari veicoli espressivi, quali musical, manga, anime e videogiochi, una strategia commerciale vincente che sarà ripresa più volte dai posteri.