Titolo originale: Suzumiya Haruhi no Yūutsu
Regia: Tatsuya Ishihara
Soggetto: Nagaru Tanigawa
Sceneggiatura: Fumihiko Shimo, Joe Ito, Katsuhiko Muramoto, Nagaru Tanigawa, Shoji Gato, Tatsuya Ishihara, Yutaka Yamamoto
Character Design: Noizi Ito
Musiche: Satoru Kosaki
Studio: Kyoto Animation
Formato: serie televisiva di 14 episodi
Anno di trasmissione: 2006
Regia: Tatsuya Ishihara
Soggetto: Nagaru Tanigawa
Sceneggiatura: Fumihiko Shimo, Joe Ito, Katsuhiko Muramoto, Nagaru Tanigawa, Shoji Gato, Tatsuya Ishihara, Yutaka Yamamoto
Character Design: Noizi Ito
Musiche: Satoru Kosaki
Studio: Kyoto Animation
Formato: serie televisiva di 14 episodi
Anno di trasmissione: 2006
Il 2006 è stato un anno spartiacque per l'animazione giapponese. A suo
modo, "Suzumiya Haruhi no Yuuutsu" è stata un'opera influente nella
storia dell'animazione, in grado di rappresentare una nuova generazione
di otaku ben diversa da quella cresciuta con "Evangelion" e decisamente
agli antipodi rispetto alla storica avanguardia formata dagli ormai
decrepiti ragazzi dello studio Nue, ovvero Hideaki Anno, Shoji Kawamori,
Toshiki Hirano e soci. Con questo anime prende definitivamente piede il
concetto attuale di moe, del quale i primi vagiti - trascurando il lolicon
ideato da Hideo Azuma ed esploso nei primi anni ottanta, che a tutti
gli effetti rappresenta l'antesignano più vecchio di questa corrente
stilistica - erano già comparsi nella seconda metà degli anni novanta,
epoca nella quale la messa in onda in fascia serale di "Evangelion"
aveva definitivamente canonizzato la cultura otaku. "Suzumiya Haruhi no
Yuuutsu" in un certo senso ricorda i pucciosi deliri nonsense delle opere strettamente moe
di quel periodo, "Di Gi Charat" in primis, e nondimeno li aggiorna con
un nuovo design più curato e attento ai dettagli, uno dei tanti tratti
caratteristici di uno stile che in seguito verrà abusato e ripetuto fino
alla nausea: "Lucky Star", K-On!" et similia porteranno avanti quanto
inaugurato da "Suzumiya Haruhi no Yuuutsu" nel peggiore dei modi
possibili, elevando il moe a uno dei paradigmi predominanti del
loro media di riferimento. Commercialmente si passa quindi dalla
produzione di modellini di mecha alla vendita di figure di personaggi
femminili: la via di mezzo indubbiamente è stata "Evangelion", che a suo
modo era in parte moe e in parte robotico, ovviamente
secondo i canoni della sua epoca (il suddetto tuttavia ha fatto vendere
più figure di Asuka e Rei che modellini di unità Eva, il che è tutto
dire). Pertanto, per motivi commerciali, l'attenzione dello spettatore
viene definitivamente spostata verso i personaggi: non servono più dei
robot che si fanno la guerra, non serve più una trama, non servono più
melodrammi e contenuti impegnati. L'importante è che l'otaku si
"innamori" di un determinato personaggio femminile, pertanto
un'ambientazione scolastica e qualche riflessione intellettualoide sono
delle cose più che sufficienti a fare da contorno a un vuoto pneumatico
in cui si muovono varie ragazze estremamente pucciose e kawaii, nonché sessualizzate secondo i dettami del caratteristico vedo/non vedo che tanto stimola le fantasie erotiche maschili.




