"Zettai Shounen" è un anime a parer mio fondamentale nella storia dell'animazione di nicchia. Nonostante il suo status di titolo misconosciuto e dimenticato, la sua qualità intrinseca, le sue atmosfere tipicamente giapponesi, i messaggi e i contenuti di cui si fa carico lo rendono un piccolo capolavoro attualissimo e ricco di spunti di riflessione. Grazie alla gentilezza dell'amico Cristian "Garion-Oh" Giorgi, uno dei massimi esperti italiani di anime e manga, nonché traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit, è ora possibile usufruire in questa sede della traduzione in italiano dell'intervista a Kazunori Ito (sceneggiatore dell'anime) e a Tomomi Mochizuki (regista dell'anime) rilasciata dalla rivista online Anime Style. A ciò, sempre in questo post e sempre grazie a Garion-Oh, allego due raccolte di fotografie delle location realmente esistenti in cui sono ambientati i due archi narrativi della storia: Tanna e Yokohama.
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domenica 6 novembre 2016
sabato 10 settembre 2016
Zettai Shounen: Recensione
Titolo originale: Zettai Shounen
Regia: Tomomi Mochizuki
Soggetto: Ajia-do, Genco, Kazunori Ito, Sogou Vision, Toys Works
Sceneggiatura: Kazunori Ito
Character Design: Masayuki Sekine
Musiche: Hikaru Nanase
Studio: Ajia-do, Genco
Formato: serie televisiva di 26 episodi
Anno di trasmissione: 2005
«E’ dentro noi un fanciullino che non solo ha
brividi, […] ma
lagrime ancora e tripudi suoi. […]
Noi cresciamo, ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un
nuovo desiderare, ed egli vi tiene fissa la sua antica serena
meraviglia; noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce, ed egli fa
sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello.
Il quale tintinnio segreto noi non udiamo distinto nell’età
giovanile forse così come nell’età matura, perchè in quella
occupati a litigare e perorare la causa della nostra vita, meno
badiamo a quell’angolo d’anima donde esso risuona.»
[Giovanni
Pascoli]
Ayumu Aizawa è un adolescente introverso, apatico e
di poche parole, che durante l'estate si reca dal padre, che risiede
in una piccola cittadina di campagna. Mentre vaga senza meta per le
strade di un luogo privo di attrattive, egli incontra Miku, una
bambina che parla e ragiona come un'adulta, la quale lo invita a
cercagli il suo amico scomparso, Wakkun.
Per caso, in un giorno apparentemente noioso e
ordinario come tanti altri, finalmente Ayumu incontra Wakkun, ma
quest'ultimo, ben lungi dall'essere un bambino in carne ed ossa, si
tratta di una sorta di Zashiki-warashi con gli stessi abiti e
le stesse sembianze che Ayumu aveva in tenera età. Wakkun
interagisce con alcuni strani yokai che paiono più degli UFO che
delle creature del folklore giapponese, delle “fate materiali” le
quali, all'occorrenza, da bizzarri oggetti meccanici luminosi si
trasformano in bolle di energia che vagano per l'aria allo stesso
modo del polline. Come se da questo incontro Ayumu avesse recuperato
un frammento smarrito della sua anima, egli si reca assieme al sé
stesso bambino a giocare nel bosco, ammirando la semplicità della
natura e delle cose, senza pretesa alcuna. Ma dopo questo evento, in
città incominciano a diffondersi voci indiscrete, secondo le quali
dei kappa sono apparsi in un ambiente ormai violato dalla
precarietà del misterioso e dell'inaccessibile. La giornalista Akira
Sukawara, attratta da questo clima insolito, incomincia ad indagare
sulle misteriose apparizioni, interagendo con gli asettici ritratti
di una giovinezza svuotata e malinconica la quale, con la dovuta
sofferenza interiore, sta muovendo i primi passi verso l'adultità.
sabato 16 luglio 2016
Patlabor 2 - The Movie: Recensione
Titolo originale: Kido Keisatsu Patlabor 2 - The Movie
Regia: Mamoru Oshii
Soggetto: Kazunori Ito, Mamoru Oshii
Soggetto: Kazunori Ito, Mamoru Oshii
Sceneggiatura: Kazunori Ito
Character Design: Akemi Takada, Masami Yuki
Mechanical Design: Yutaka Izubuchi, Shoji Kawamori, Hajime Katoki
Musiche: Kenji Kawai
Studio: Production I.G
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 1993
Character Design: Akemi Takada, Masami Yuki
Mechanical Design: Yutaka Izubuchi, Shoji Kawamori, Hajime Katoki
Musiche: Kenji Kawai
Studio: Production I.G
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 1993
«Non pensate che io
sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace,
ma spada. Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la
figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell'uomo
saranno quelli stessi di casa sua.» [Dal Vangelo secondo Matteo,
10,32-11,5]
Il secondo film del
celebre franchise di “Patlabor”, ideato e sviluppato dal gruppo
HEADGEAR (composto da Mamoru Oshii, Kazunori Ito, Akemi
Takeda, Yutaka Izubuchi e Masami Yuki), a scanso di equivoci, si
tratta di uno dei più grandi capolavori del cinema di animazione di
tutti i tempi. Il lungometraggio - un thriller politico intellettuale
e filosofico dai molteplici livelli di lettura -, si trova
completamente agli antipodi rispetto al mood leggero e
scanzonato tipico dell'usuale universo animato di “Patlabor”. Con esso, oltre a nascere quella storica collaborazione tra Mamoru
Oshii e Production I.G. che nel 1995 porterà all'epocale
“Ghost in the Shell”, si conclude il sodalizio tra i cinque
artisti dell'HEADGEAR, i quali, una volta lasciata carta
bianca al loro talentuoso regista, donano alla storia un film
splendido, inarrivabile, lento, complesso – a detta del critico
cinematografico Tony Rains, “Patlabor 2” è il «primo,
inequivocabile grande film» di
Oshii -, elegante, sontuoso ed estremamente autorale.
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sabato 18 giugno 2016
The Red Spectacles: Recensione
Titolo originale: Akai Megane
Regia: Mamoru Oshii
Soggetto: Kazunori Ito, Mamoru Oshii
Sceneggiatura: Kazunori Ito
Musiche: Kenji Kawai
Produzione: Shigeharu Shiba, Daisuke Hayashi
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 1987
Soggetto: Kazunori Ito, Mamoru Oshii
Sceneggiatura: Kazunori Ito
Musiche: Kenji Kawai
Produzione: Shigeharu Shiba, Daisuke Hayashi
Formato: film cinematografico
Anno di uscita: 1987
Ispirandosi vagamente al romanzo “The Man in the High Castle” di Philip K. Dick, verso la fine degli anni ottanta Mamoru Oshii creò la Kerberos Saga, una narrazione multimediale il cui primo passo fu il qui presente “Akai Megane”, storico esordio dell'irrequieto regista nel campo del cinema live action tout court (percorso che condurrà al notevole “Avalon”, che sancirà la maturità dell'Oshii regista di film dal vivo). Fatto salvo ciò, la Kerberos Saga continuò con il manga “Kenrou Densetsu”, pubblicato tra il 1988 e il 1999, e poi con un secondo live action, “Stray Dog: Kerberos Panzer Cops” (1991). Il prodotto più notevole di questa insolita epopea dal sapore di thriller fantapolitico si tratta indubbiamente di “Jin-Roh” (1999), un lungometraggio – inizialmente concepito come serie OAV - scritto da Oshii e diretto dal giovanissimo talento Hiroyuki Okiura.
“Akai Megane” è un
film molto insolito, permeato da un bizzarro alone di “B-Movie”
coadiuvato da una scarna commistione tra il noir distopico à la
“Alphaville, une étrange aventure
de Lemmy Caution” (film seminale nel suo genere targato 1965 e
ovviamente molto apprezzato da Oshii) e la commedia teatrale
dell'assurdo (genere che il regista trasporrà in animazione due anni
dopo, con il suo particolarissimo e brillante “Gosenzosama Banbanzai!”). Protagonista del lungometraggio è il
fuggitivo Koichi Todome, un ex membro del corrotto gruppo speciale di
polizia denominato Kerberos Panzer Cops, ormai smantellato
dalle alte sfere del potere e ritenuto illegale. Ritornato in
Giappone al fine di ritrovare i suoi compagni scomparsi, Koichi viene
catturato da alcuni spietati agenti governativi – il cui simbolo è
un gatto, che si contrappone all'identità “canina” del
protagonista -, i quali lo torturano e tormentano al fine di carpirne
i segreti politici inerenti il corpo di polizia “pirata” che
intende riesumare, che secondo loro sono contenuti nella borsa che lo
sventurato si porta sempre appresso (sulla quale è presente un
adesivo raffigurante un basset hound, il marchio di fabbrica
del regista). Inizialmente gli ex compagni di Koichi sembrano averlo
tradito, tuttavia la natura umana è molto complessa, e pertanto
certe dinamiche sociali si riveleranno imprevedibili.
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