
Touch di Adachi Misturu è uno degli evergreen del fumetto giapponese: recensirlo, valutarlo, lodarlo, parlarne male per fare tendenza, ecc. sono semplici inezie. Pertanto la cosa che mi preme analizzare con questo scritto è ciò che l'opera rappresenta dal punto di vista oggettivo, dato che come per ogni totem adolescenziale e generazionale, ognuno ci vede un po' se stesso e quindi è difficile avere una comprensione lucida di ciò di cui si sta parlando. Neanche per Shimamoto Kazuhiko (pseudonimo di un mangaka compagno di banco all'università dei membri fondatori della GAiNAX, che poi diventerà noto agli otaku in quanto character designer originale di G Gundam) lo era: chi ha visto il bellissimo telefilm Aoi Honoo sa che egli ne era affascinato, ma rimproverava ad Adachi di non aver inserito alcuna epica né drama nella sua storia (curioso poi che Adachi a sua volta omaggerà Shimamoto in una scena di Touch ). Dico questo perché gli otaku dell'epoca (che si nutrivano di pseudonarrazioni epiche quali Uchuu Senkan Yamato ), nonostante Touch fosse un fumetto per "tutti", erano ossessionati dalle vicende di Kazuya e Tacchan, il primo fratello lodevole e asso indiscusso del baseball scolastico, ma dal destino crudele, e il secondo fratello pigro e superficiale, che in seguito alla tragedia sceglieva di migliorare umanamente portandosi dietro la pesante eredità spirituale del gemello. E poi c'era Minami, la ragazza (ovviamente) più bella della scuola che era contesa tra i due, fatto che dava origine al più classico dei triangoli amorosi, anche se macchiato dallo spettro della morte. Morte che veniva affrontata senza storture né melodrammi (come rimproveravano gli otaku contemporanei a Shimamoto, che ho usato come esempio), in modo tale che le cose arrivassero a pacifica risoluzione, cosa intuibile già fin dal principio.