«Ho messo una maglietta di Emily the Strange. Me l'aveva regalata Miku perché pensava che io fossi come Emily. La scritta dice: "Emily non è pigra, è felice di non far niente". Nel disegno, Emily è sdraiata su una poltrona e fissa il vuoto, circondata dai suoi gatti.»
Il primo libro della Caruso, a differenza de Le Ferite Originali e - almeno credo - degli altri libri della "maturità artistica" della scrittrice (che non penso di voler leggere, mi fermo qui), è molto meno cliché e certamente non ancora ben polarizzato verso una particolare nicchia di lettrici/fujoshi. Comunque vada non importa (cit. Asuka di Evangelion) è schietto, brutale, talvolta goffo, ridicolo e risibile, tipo la Novel Welcome to the N.H.K. di Takimoto (che rimane comunque di qualità superiore). Siamo sempre lì: vita (o non-vita che dir si voglia) di persone nate negli anni novanta, venute su con Evangelion e MTV, incapaci di vivere, o quantomeno giunte al fondo di una propria pozzanghera esistenziale dalla quale è difficile risalire. Vuoi per la morte della madre, per un padre assente, o per un fratello che si taglia - molto probabilmente di realmente autobiografico c'è poco, ma l'idea di famiglia distrutta viene resa molto bene.




