mercoledì 3 febbraio 2021

Comunque vada non importa: Recensione

 

«Ho messo una maglietta di Emily the Strange. Me l'aveva regalata Miku perché pensava che io fossi come Emily. La scritta dice: "Emily non è pigra, è felice di non far niente". Nel disegno, Emily è sdraiata su una poltrona e fissa il vuoto, circondata dai suoi gatti.» 

 

Il primo libro della Caruso, a differenza de Le Ferite Originali e - almeno credo - degli altri libri della  "maturità artistica" della scrittrice (che non penso di voler leggere, mi fermo qui), è molto meno cliché e certamente non ancora ben polarizzato verso una particolare nicchia di lettrici/fujoshi. Comunque vada non importa (cit. Asuka di Evangelion) è schietto, brutale, talvolta goffo, ridicolo e risibile, tipo la Novel Welcome to the N.H.K. di Takimoto (che rimane comunque di qualità superiore). Siamo sempre lì: vita (o non-vita che dir si voglia) di persone nate negli anni novanta, venute su con Evangelion e MTV, incapaci di vivere, o quantomeno giunte al fondo di una propria pozzanghera esistenziale dalla quale è difficile risalire. Vuoi per la morte della madre, per un padre assente, o per un fratello che si taglia - molto probabilmente di realmente autobiografico c'è poco, ma l'idea di famiglia distrutta viene resa molto bene. 

martedì 26 gennaio 2021

FLCL: recensione

Titolo originale: FuriKuri
 Regia: Tsurumaki Kazuya
Sceneggiatura: Enokido Youji
Character Design: Sadamoto Yoshiyuki
Musiche: The Pillows
Studio: GAINAX, Production I.G.
Formato: serie OVA di 6 episodi
Anni: 2000/2001
 
With the kids sing out the future
Maybe, kids don't need the masters
Just waiting for the little Busters 

 

In una società familistica come quella giapponese, il rapporto con i genitori è un tema cruciale (ad esempio basta pensare a tutta la riflessione di Imagawa, che delle colpe dei genitori che ricadono sui figli ne ha fatto il cardine della sua poetica). Ciò premesso, è stato detto molto sul qui presente Furi Kuri, dato che è caratterizzato da uno spiccato senso del nonsense e dell'assurdo (cose che potrebbero trarre in inganno lo spettatore occidentale). Tuttavia, il fulcro di questa metanarrazione così bizzarra, è appunto la famiglia. In particolar modo, si avverte il distacco generazionale tra Tsurumaki Kazuya, che qui riveste per la prima volta il ruolo di regista generale, e il suo mentore Anno Hideaki. Infatti ai tempi di quest'ultimo, cresciuto con la Expo di Osaka'70 nel cuore (e pertanto con una forte carica ideologica, sebbene simulacrizzata),  ancora permaneva qualche residuo dell'istituzione "famiglia nucleare"  (virgoletto perché la crisi della famiglia c'era già ai tempi di Anno, anche se in forma più lieve di oggi).

martedì 19 gennaio 2021

La scienza postmoderna

 

Ora che ho formalmente ottenuto il mio PhD in Fisica, proprio nel bel mezzo di una pandemia che sembra non finire mai, penso sia arrivato il momento di affrontare l'argomento "scienza" nel contesto consumistico di massa in cui viviamo. Perché sì, neanche l'accademia si è sottratta alle leggi della società liquida dei consumi. Anzi, vuoi forse per certi motivi ideologici (vedasi l'età anagrafica sessantottina dei professori ordinari), ne è stata addirittura l'avanguardia, una sorta di laboratorio sperimentale sia della precarietà esistenziale che della simulacrizzazione della cultura. 

La cosa che più mi ha stupito quando ho iniziato il dottorato è stata che gli articoli scientifici che producevo dovevano essere registrati in un archivio online nel quale venivano etichettati come "prodotti".  Pertanto la scienza, che nel passato era considerata cosa nobile, così come la filosofia, diventava un "prodotto", come quelli dei supermercati. In questo grande archivio di dati, i lettori avrebbero potuto "consumare" tutta la scienza che volevano, così come si scelgono i prosciutti al bancone frigo del Carrefour. Ma per arrivare su di uno scaffale, un prodotto deve essere lavorato in un'industria:  in una catena di montaggio fordista. Infatti la scienza attuale, che amo definire "postmoderna", è fatta a questo modo: per la maggior parte, si produce una fitta quantità di articoli (scritti molto frettolosamente) che vanno a perfezionare modelli già esistenti. Almeno per quanto riguarda la fisica, il mio campo, la ricerca fondamentale (quella che vorrebbe sviluppare nuove teorie formali tipo la relatività di Einstein), anche se molti non lo dicono perché devono intercettare finanziamenti, è in un vicolo cieco. In pratica, anche qui vedo una sorta di fine della Storia.

domenica 17 gennaio 2021

Le ferite originali: Recensione

  

Qualche anno fa avrei voluto scrivere una "storia del nostro tempo". Parlo del periodo precedente agli attentati a Parigi. Un disadattato incontrava una cupa dark lady di un'altra religione, e i due, dopo essersi innamorati, si lanciavano in efferati attentati terroristici. Stile Prima Linea, ma ai giorni nostri. Per poi morire a malo modo entrambi, nella loro rabbia e frustrazione.  I due avrebbero avuto difficoltà ad avere rapporti sessuali, perché il corpo di lei, comunque molto bella, era stato dilaniato da una vita di abusi. 

Le bozze di quel racconto le ho perse. Ma ultimamente ne ho parlato con un amico, il quale mi ha detto: "sei sicuro che questa sia davvero una storia del nostro tempo? La Caruso fa storie del nostro tempo". Non conoscevo questa Eleonora Caruso, ma tra me e me  in effetti ammettevo che una storia del genere non poteva essere del nostro tempo. Perché non c'erano rapporti esasperati e meccanici, e anche quel poco sesso che c'era era una sofferenza, dati i problemi dei protagonisti; perché c'erano ancora delle cose in cui credere e per cui morire (tipo la religione di lei o gli ideali di lui).

Quindi, per aver l'idea di "una storia del nostro tempo", son partito da Le Ferite Originali, del quale voglio brevemente scrivere in questo post. Premetto che l'ho trovato molto sgradevole, una cosa a metà tra doujinshi hentai omoerotica e sfogo sociale/esistenziale (ovviamente è questa la parte che mi interessa di più). E poi sì, Vicenza, nella quale vivono i genitori di uno dei protagonisti, non è assolutamente una "città medievale", ma rinascimentale, dati i suoi capolavori Palladiani (ai quali sono molto affezionato tra l'altro). 

mercoledì 13 gennaio 2021

Incel e redpills: una metastasi della postmodernità


 Ormai sono un po' un luogo comune, queste terminologie. Tipo Incel, Chad e Simp. A partire dal 2018, sul 4chan iniziarono ad apparire meme più specifici: il Doomer, il Boomer, lo Zoomer, il Coomer e similari. 

In particolare, nel web, c'è tutta una particolare comunità sulla cosiddetta "redpill": la pillola rossa di Matrix, quella che ti fa vedere la verità.  In questo caso, la verità tra i rapporti uomo/donna: secondo questa redpill, essi sarebbero guidati dall'indice LMS di un uomo: Look, Money, Status. Un uomo, per "scopare", come dicono loro, deve essere figo, avere soldi e status. Il resto sarebbero vani romanticismi inesistenti nel mondo reale: le spregevoli bluepill. Qualcosa di nuovo sotto il sole? Non saprei. La cosa certa è che la donna, dico dagli Incel, ossia i celibi involontari, viene descritta come un "mostro" biologico tendente a selezionare i Chad (ossia i fighi) e a scartare i poveri nerd sfigati. A parer mio un fondamento biologico sicuramente c'è: il maschio non è che sia così indispensabile alla donna, la quale, dovendo dare la vita, è più forte, resistente e sessualmente potente dell'uomo, il quale è oggetto di selezione (inconscia) in base alle sue capacità di protettore. In alcune specie animali, come ad esempio la Vedova Nera, esempio utilizzato altresì da Schopenauer, il maschio è talmente superfluo che viene ucciso dopo l'accoppiamento. Tutto questo perché la natura, mediante le sue leggi, ha deciso così. Perché quindi tutta questa frustrazione? La Natura ha anche deciso di far invecchiare le nostre cellule in modo tale da condurci alla morte. I più forti sopravvivono (e possono quindi riprodursi) a discapito dei più deboli. Quindi che c'è da stupirsi o arrabbiarsi? Darwin e Leopardi sono materiale da scuola media. Ma andiamo per ordine.