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sabato 13 novembre 2021

La nostalgia del futuro: Vaporwave e City Pop

"Tutti quei colori caldi, estivi, come quelli di Kimagure Orange Road e Sailor Moon, sono parte di me" - MikiMoz

 

Penso che la nostalgia sia una cosa tutta umana: si vive quasi sempre nella mancanza di qualcosa, perché si nasce come piccoli animali incompleti in perenne conflitto con lo scorrere del tempo. Questo, dopotutto, è uno dei principali crucci dell'umanità sin da quando si disegnavano idoli nelle caverne, o ci si inchinava con una falce in mano a mietere il raccolto seguendo le fasi lunari. Il presente è lì: è ciò che stiamo vivendo, ma immediatamente è già diventato passato. Della sua importanza, uno se ne accorge soltanto a posteriori, perché sul momento, nell'attimo fuggente, lo si dà per scontato. Il futuro invece, la cosa più vicina al presente, era tutto da scoprire, e se faceva paura, c'erano delle soluzioni per credere nella sua buona riuscita (mi vengono in mente i rituali propiziatori, certi aspetti delle religioni, l'astrologia e quant'altro).  Quando vidi per la prima volta il Ghost in the Shell di Oshii Mamoru, rimasi impressionato da una scena in particolare: una persona aveva dei ricordi che non le appartenevano. Passando poi a UruseiYatsura, che visionai successivamente, il protagonista era bloccato in un'eterna estate: l'estate della sua giovinezza, un'estate dai colori accesi: ma questa volta il futuro non esisteva proprio. La poetica del regista, così come quella di altre numerose opere simili alle sue, sia cinematografiche che letterarie, sono fotografie della fenomenologia di un'epoca, del nostro (eterno) presente. Qualcuno parlava di "Fine della Storia", qualcun altro di "fine delle grandi narrazioni", qualcun altro ancora di "morte di Dio". Ma questa volta non voglio dilungarmi in tecnicismi sociologici, ma fornire degli spunti di riflessione molto personali. 

giovedì 7 maggio 2020

Sailor Moon - Another Story: Recensione

 Titolo originale: 美少女戦士セーラームーン ANOTHER STORY
Sviluppatore: Angel
Formato: Super Famicom
Durata: 15 ore di gioco circa
Anno di uscita: 1995


In tempi bui, nei quali non si può uscire di casa per ordine stesso del governo, non resta altro da fare che rifugiarsi in mondi fantastici. La mia generazione di nerd, in particolare, era cresciuta  più con i jrpg che con i romanzi di avventura: alle medie, bene o male, quasi tutti i compagni di classe (maschi) sapevano cos'era un Final Fantasy. Sebbene per me i modelli ideali di questo tipo di giochi sono tutt'ora Xenogears, Persona 2 e Final Fantasy 7, tutti titoli per PSX, riconosco che l'era del Super Famicom, che non ho vissuto in prima persona per motivi anagrafici, è stata la più brillante per quanto riguarda questo tipo di "racconti interattivi". 
Nel settembre del '95, qualche mese dopo l'uscita di Chrono Trigger, vero e proprio caposaldo del genere a base di viaggi temporali e battaglie epiche, la Angel diede in pasto ai fan l'unico jrpg in circolazione di Sailor Moon. Niente di nuovo sotto il sole dal punto di vista narrativo: una nuova strega cattiva, tale Apsu, vuole cambiare il futuro utilizzando dei cristalli magici, seguendo un po' le orme di qualche cattivo cliché di Final Fantasy. Le nostre eroine pertanto, in una timeline collocabile tra Super S e Sailor Stars, si ritroveranno - outer senshi incluse -, a dover fronteggiare una nuova minaccia per il genere umano - più tutti i vari cattivi delle serie animate andate in onda prima del gioco, ovviamente "resuscitati" da Apsu, e le sue tirapiedi, le carismatiche oppositio senshi venute dal futuro.