Ed eccoci con la nuova piangina Calcariana. Tre milioni di euro dal ministero della cultura, qualche polemica sullo sfruttamento degli animatori (cosa che c'è sempre stata: se questo tipo di sfruttamento c'è in Giappone, che è un paese evoluto, figuriamoci in Italia). La solita solfa sul senso di colpa, sugli amici di strada che soffrono mentre io so' un privileggiato e bla bla bla. La serie del 2023 ci stava, siccome oltre alla piangina cercava di dire qualcos'altro; anche la prima ci stava, dopotutto, ed era ben più frizzante di questa, che nonostante la colonna sonora che sarà costata un occhio della testa a livello di copyright (Moonlight Shadow di Mike Oldfield, Love Will Tear Us Apart dei Joy Division e tanti altri classici immortali che stonano a dir poco in un prodotto così infantile) si rivela posticcia, nonché trascurabile e ridondante addirittura dal punto di vista dell'umorismo (ma serve davvero rafforzare ogni battuta con una scenetta dedicata? Forse a priori si sapeva che non facevano molto ridere 'ste battute, tant'è che mi sono venuti in mente i Robinson, in cui a ogni stronzata che dicevano partiva la risata preregistrata). Perché sì, le battute. È proprio l'umorismo il punto forte di Calcare, quello che lo ha fatto salire alla ribalta in una società del ritardo mentale come quella in cui viviamo. Avesse parlato di cose serie e basta, non se lo sarebbe inculato nessuno. E se le battute non funzionano, se l'umorismo non funziona, il castello non tarda a crollare.
venerdì 26 giugno 2026
sabato 15 novembre 2025
Dalla postmodernità alla postumanità
La postmodernità era ancora un luogo di narrazioni, piccole narrazioni, pseudo-tali o addirittura l'assenza di esse; delle narrazioni che in qualche modo, nonostante tutto, raccoglievano ancora in sé un chicco di significato, poiché la modernità, o in qualche modo i soliti archetipi dell'umano, rintoccavano pur sempre sul fondo del barile (tipo che ne so, Kirkegaard opportunamente citato in Evangelion; oppure Utena, che per significato non è poi così diverso dalla Recerche di Proust). La letteratura postmoderna era Pynchon, Cărtărescu e compagnia: un bel casino, certamente, ma si trattava pur sempre di letteratura. Un prompt generato automaticamente con ChatGPT rastrellando l'internet (tra l'altro violando il diritto d'autore) è pur sempre letteratura? È pur sempre umanità? Ha pur sempre un significato? Alcuni diranno che l'I.A. è uno strumento, così come una volta lo era il vocabolario online. Ma per me no, non è così. Questa intelligenza artificiale è un cambiamento radicale, una cosa che non può essere paragonata a nessun oggetto appartenente al passato.
sabato 23 agosto 2025
Letture: Mishima, Gadda e altri
In questo periodo della mia vita così privo di emozioni e particolari turbamenti, una sorta di eterno presente à la Beautiful Dreamer, leggo molto. Quest'anno in particolare ho iniziato la temeraria lettura della Recerche di Proust, un gravoso impegno che tuttavia intervallo con letture più "leggere". Qui "recensisco" alcune di esse, in particolare I racconti della maturità di Checov, Il Maestro di Vigevano di Mastronardi, La Cognizione del Dolore di Gadda, Lo Stadio di Wimbledon di Roberto del Giudice e infine, gran finale, Confessioni di una Maschera di Mishima Yukio. Ovviamente le edizioni che ho letto sono quelle che ho caricato come immagini di corredo al testo (occhio quindi a non comprare la versione tradotta dall'americano del libro di Mishima). Cover Photo (titolo: un abitacolo vuoto) by me.
martedì 19 agosto 2025
Jakubisko e la morte dell'illusione (by Molly)
Uccelli, Orfani e Pazzi, titolo della pellicola di Juraj Jakubisko datata 1969, è un'opera che mette in luce il declino dell'animo umano con la follia intrinseca della corrente cinematografica della Nová Vlna. Una follia incisiva, decisiva, che in questo caso fa da tematica portante a quest’ora e venti di film.
I tre protagonisti sono orfani, non solo di genitori, ma anche di qualsivoglia identità sociale. Difatti vivono in un mondo devastato e privo di punti di riferimento, nel quale sono spronati ad andare avanti unicamente in nome della succitata follia.
Ma cos'è esattamente questa follia tanto nominata nel film?
La follia è una filosofia di vita, schermo protettivo contro l'annichilimento emotivo, la tristezza e la consapevolezza. Una sorta di strategia di sopravvivenza.
Yorick, Ondrej e Martha, infatti, rifuggono costantemente nella follia, salvo brevi attimi di perentoria lucidità.
domenica 27 luglio 2025
Lilja 4-ever: Riflessioni
giovedì 4 luglio 2024
Dino Buzzati, il trauma del tempo e altre riflessioni
venerdì 10 novembre 2023
Le mie vacanze 2023: "Quelli che si salvano sono gli invisibili"
L'anno scorso ero andato in Giordania con WeRoad: l'esperienza offerta da questa "agenzia di viaggi" è stata una specie di ritorno alle scuole superiori in cui sono praticamente andato "in gita" con degli sconosciuti suppergiù della mia stessa età. Devo ammettere che è stata una bella vacanza - volevo semplicemente fotografare il Mar Morto, rivivere le atmosfere del Clarel di Melville -, che mi ha permesso di conoscere della persone con cui, stranamente, mi son trovato molto bene nonostante la mia misantropia. Ovviamente, poi, finita la vacanza, i rapporti si sono diradati, sicché ognuno è tornato a farsi i casi suoi, cosa legittima nel mondo incasinato di oggi. Quest'anno, invece, dovendo lavorare al libro e volendo risparmiare qualche soldo, non ho fatto alcun viaggio. C'era comunque un lettore molto interessato a conoscermi: io facevo il pigro, non avevo voglia di incontrarlo, ma lui insisteva. L'ho quindi accontentato: sono andato ai Navigli ed eccolo lì il biondo, con la sua maglietta dei Joy Division. Mapo è uno studente di filosofia, ha una decina di anni in meno di me ed è convinto che io sia un supermega intellettuale, uno che potrebbe scalare il mondo ma è troppo coglione e quindi si sminuisce e si mette in disparte, senza rendere gli altri partecipi di tutte le cose che sa. Parliamo per ore di fisica e filosofia, mentre nel frattempo bevo un cuba libre e fumo due sigarette. Gli offro addirittura da bere. Paragona il mio pensiero, che ha conosciuto spulciandosi tutti gli articoli di questo antro infinitesimale della rete (di cui non ho neanche voglia di rinnovare la grafica), a quello di Feyerabend, un filosofo che manco conoscevo. Mapo per di più è un darkettone, ma non di quelli volgari: è diciamo uno decadente, un "tizio postpunk" che si mangia i My Bloody Valentine a colazione. Abbiamo anche lo stesso gusto per i meme e il trollaggio trashissimo. Siamo amici, è fatta.
domenica 29 ottobre 2023
Io, il mio Nemico: Retrospettiva & Riflessioni personali
Dato quello che sta succedendo in giro per il mondo, ho deciso di rispolverare una vecchia lettura sconosciuta ai più, ma ben nota a mia madre, che da giovane, un po' come me, era un'avida lettrice con una discreta sensibilità verso il sociale. Quindi, per ovvi motivi, lessi "Io, il mio nemico" da ragazzino, anche se all'epoca non avevo ancora la maturità necessaria per poterlo veramente capire, nonostante comunque, in qualche modo, lo avessi visceralmente assorbito e fatto mio (mi sembra di ricordare una fase della mia vita in cui volevo fare il militare e il giornalista). Fatte queste premesse, l'opera è appunto un capolavoro di giornalismo, quando il giornalismo ancora esisteva e non era perlopiù fake news o l'emblema dello sputtanamento e del partito preso come oggi. In sostanza, l'autore è un giornalista ebreo con un passato nell'esercito israeliano (paracadutisti, antiterrorismo), che nel 1986, di comune accordo con il suo giornale, decide di sfruttare il suo aspetto fisico e la sua profonda conoscenza della lingua e della cultura araba per fingersi palestinese.
venerdì 27 ottobre 2023
"Invidio la tua libertà": Riflessioni su una crisi tutta occidentale, identitaria e non solo
L'altro giorno è venuto a farmi visita un mio conoscente di lunga data che non vedevo più da molto tempo. Mi ha contattato privatamente sui social con l'intenzione di vedermi e siamo usciti a cena insieme, a Milano. Per questioni di privacy, lo chiamerò X.
X ha su per giù la mia stessa età, forse è più vecchio di me di qualche anno. E' fidanzato da anni con una ragazza di status sociale elevato ed è manager in qualche azienda finanziaria. I soldi e lo status, volendo anche la compagnia femminile, di certo non gli mancano. Dato che so che è diventato manager, l'ho portato in un posto abbastanza chic, per non offenderlo. Lui ha apprezzato la cosa e mi ha offerto addirittura la cena. Perché quindi scrivere un post su un'esperienza di vita così banale? Perché ormai, dopo questa ennesima esperienza di persona apparentemente "arrivata" che mi confida un grande disagio esistenziale, sentimentale e psicologico, avverto come una sensazione di "capolinea della società", di "fine dell'umanesimo occidentale", se così si può dire. Ho come il sentore che il mito del successo solitario che noi italiani, figli di una società provinciale e pastorale, abbiamo (forzatamente) importato dagli yankee - successo che poi, insieme all'invidia, è l'ultima roccaforte su cui si basa il nostro sistema di valori post-religioso e post-ideologico -, sia ormai diventato insostenibile, grottesco, e ovviamente perseguibile soltanto mediante l'auto-sedazione (i.e. la dipendenza da sostanze o dal sesso) o surrogati di amore (i.e. il cane, lo psicologo).






